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domenica 30 settembre 2012

REPORT SUL CONVEGNO CONTRO LE RINNOVABILI DEL 29 SETTEMBRE




 Non ho mai creduto alle rinnovabili. Il pannello solare esiste da sessant’anni, è stato più volte migliorato, con soluzioni tecnologiche sempre più efficaci, eppure rimane un semplice ausilio energetico. Va bene per riscaldare l’acqua della fattoria o del condominio, per dare un poco di elettricità da usare sul posto. Ma nessun paese al mondo può basare la sua economia sul pannello solare, e infatti in sessant’anni nessuno lo ha fatto. Lo stesso vale per le torri eoliche, che vanno col vento: ora c’è ora non c’è e comunque la resa è poca. Non vi sono sistemi di stoccaggio di energia affidabili, e la rete di distribuzione andrebbe ridisegnata e rinnovata abolendo le reti centralizzate a favore di una rete diffusa e informatizzata  che costa tantissimo (rispetto alla resa). Inoltre i sistemi delle rinnovabili si basano su centraline e su elettrodotti reticolari su tutto il territorio, a stretto contatto con gli abitanti,  che inquinano l’ambiente con alti tassi di onde elettromagnetiche. 

Questo, dicevo, è stata sempre la mia convinzione. Ma quello che ho imparato ieri al Convegno del Comitato Nazionale contro le rinnovabili nelle Aree Verdi, tenutosi a Torre Alfina (Viterbo) è stato scioccante: non solo ha confermato tutto quello che credevo, ma ha aperto uno spaccato sugli interessi  che girano intorno alla cosidetta  Green Economy, alla devastazione ambientale e del paesaggio che comportano, agli effetti gravissimi sulla salute e sulla serenità della popolazione. In particolare per quel che riguarda gli impianti industriali, quelli molto estesi a cui è richiesta una produzione di energia elevata, veri eco-mostri distruttori di ogni rapporto tra uomo e natura e dell’agricoltura. Molti agricoltori hanno dovuto abbandonare la lavorazione nelle campagne vicine agli impianti di “Green Economy”, e molto toccante è stato il racconto fatto da alcuni di loro al Convegno. Gli effetti sulla fauna sia diretti, come per gli uccelli, sia indiretti per la devastazione degli ecosistemi è impressionante. Non si può chiaramente neanche  immaginare che si possa sostituire la quota di energia ora prodotta da petrolio, gas e carbone con queste cose qui. Sia perché il Bel Paese diverrebbe un’enorme distesa di quegli eco-mostri (che occuperebbero tutte le campagne, le coste  e pure le montagne), sia perché non si avrebbe l’ energia nella quantità, nella intensità e nei tempi che è necessario avere per la sua utilizzabilità effettiva. E’ una verità che, finalmente, è certificata anche da riviste quotate in ambito scientifico, come dimostra l’ultimo numero di “Le Scienze” ancora in edicola questo mese.

Ma veniamo ad una breve cronaca del Convegno.
Il convegno comincia con un po’ di ritardo. Nadia Bartoli , Presidente e Fondatrice del Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico nelle Aree Verdi, introduce richiamando brevemente le finalità del Comitato Nazionale   che conta ormai 8500 iscritti; lei personalmente non si dice contraria in assoluto: le rinnovabili andrebbero bene sui tetti di edifici, su aree industriali, e per autoconsumo locale. Ma trasformare le aree verdi residue del nostro paese per farle divenire “parchi” eolici o fotovoltaici significa destinare alla distruzione l’ambiente naturale e il paesaggio italiano. Ricorda quello che le è successo personalmente, che è il motivo che l’ha spinta a fondare il Comitato. Acquistato un casale nei luoghi amati fin dall’infanzia, dove il paesaggio di verdi colline intorno erano per lei punto di riferimento, di identificazione e di amore per la natura, si è vista costruire praticamente a pochi metri dal proprio giardino, un enorme campo fotovoltaico con pannelli di silicio e metallo che hanno devastato il paesaggio, le hanno tolto la vista che tanto aveva amato, e hanno deprezzato la casa fino a renderla invendibile. Il riverbero dei pannelli disturba i vicini, e di frequente –come documentato in un video- i pannelli prendono fuoco incendiando tutto l’impianto e la vegetazione residua. Accenna alla devastazione che ha riguardato il lago di Bolsena dove, nei pressi di Piansano, è stato costruito un grande impianto eolico con le torri visibili da tutte le coste intorno al lago.
Modera il Convegno Oreste Rutigliano, consigliere Nazionale di Italia Nostra: riferisce brevemente sulle iniziative di Italia nostra contro gli impianti industriali eolici e fotovoltaici. Anche lui dice che le rinnovabili sono utili per l’autoconsumo di famiglie e comunità locali, non su scala industriale. Definisce Italia nostra l’unica associazione ambientalista che si oppone all’industria dell’eolico e fotovoltaico. Dopo la presidente e il moderatore interviene il biologo Sandro Andreucci che parla sull’impatto delle onde elettromagnetiche, prodotte dagli impianti delle rinnovabili, sui sistemi biologici. Nel nostro paese il livello elettromagnetico medio misurato nel 2006 era 700 volte superiore a quello misurato nel 1976. La centrale fotovoltaica produce un campo elettromagnetico ben superiore ai 20 volts/metro soglia oltre la quale sono dimostrati effetti biologici. Gli effetti negativi si concentrano in particolare sul sistema immunitario, i cui squilibri si ritiene siano alla base dell’aumento di incidenza di malattie invalidanti come la sclerosi multipla, le malattie autoimmuni, la maggiore suscettibilità alle infezioni. Inoltre sono sempre più evidenti gli effetti cancerogeni delle radiazioni elettromegnetiche ed esistono studi ormai avanzati sull’aumento di incidenza di leucemie e altre neoplasie in abitanti nelle vicinanze di sorgenti elettromagnetiche. Sono stati dimostrati anche effetti sulla psiche in particolare l’ansia e l’insonnia. L’impianto fotovoltaico è all’origine di alterazioni biologiche anche negli animali dove si riscontra diminuzione di fertilità, aumento di mortalità e alterazioni biologiche  e comportamentali.
Terzo relatore il dottor Iacoviello, presidente del Comitato Ambiente, Paesaggio, Salute e Sicurezza,  il quale in un ampio intervento descrive l’impatto veramente impressionante del fotovoltaico e dell’eolico dul territorio. Descrive le implicazioni legali e amministrative legate agli impianti che configurano vere e proprie truffe ai danni dei cittadini. Riferisce in proposito a quel che avviene riguardo alla classificazione acustica della zona (“zonizzazione acustica”) con l’arrivo delle costruzioni della “green economy”: appena impiantato l’eolico la zona viene immediatamente riclassificata da zona verde di campagna a zona industriale e automaticamente si alzano le tolleranze (da 30 decibel a centinaia di db). Ma il rumore acustico, peraltro un ronzio estremamente fastidioso e disturbante, non è il solo. Viene riportato anche l’effetto dei cosidetti “infrasuoni” che consistono in vibrazioni con frequenza inferiore a quella del suono, le quali sono particolarmente in grado di alterare la percezione, la sensibilità, procurando alla lunga un senso di stordimento, incapacità a concentrarsi, cefalea, vertigini, ansietà e insonnia. Molto disturbo reca anche l’ombreggiamento dovuto alle torri (spesso alte anche un centinaio di metri) e alle pale rotanti che provocano alternanza di luce e ombra con alterazioni visive. Accenna soltanto all’effetto distruttivo sull’aviofauna e su altre specie su cui verrà riferito in seguito da un altro relatore. Non meno devastanti delle torri sono le opere per l’accesso ai “parchi” eolici che richiedono chilometri e chilometri di strade di accesso , scavi, sbancamenti, sopraelevazioni, terrapieni. Nel sito della torre si deve fare una buca di decine di metri di lato e di profondità che deve poi essere riempita di calcestruzzo. Una volta fatti gli impianti, smantellarli è impossibile e comunque molto costoso. Si giunge al ridicolo quando le ditte costruttrici e le amministrazioni compiacenti parlano delle strade di accesso agli impianti come di “piste ciclabili”. Domina il politically correct. Vi è il problema poi delle centraline di raccolta dell’energia e degli elettrodotti che si trovano in vicinanza di centri abitati con alto inquinamento elettromagnetico. Il dottor Iacoviello riferisce poi delle vere e proprie truffe amministrative con certificazioni non veritiere che spesso sono dietro alle license di costruzione di questi impianti. Si approvano infatti progetti eolici su cartografie false: il territorio interessato viene spesso rappresentato con carte vecchie, prive di costruzioni recenti, con classificazioni alterate, non figuranti come ZPS (zone di protezione speciale). Viene portato l’esempio di ciò che è avvenuto a Piansano o in Basilicata. Iacoviello conclude ricordando che è in atto una speculazione industriale dietro la copertura tranquillizzante del termine  “Green Economy”, speculazione che distrugge il territorio, i campi agricoli, la salute degli abitanti, e arricchisce spesso le mafie. A questo proposito viene portato l’esempio di un grande parco eolico, richiedente milioni di euro di investimenti,  la cui impresa costruttrice risultava intestata ad un pregiudicato di Caserta ufficialmente nullatenente. Accenna poi ai progetti in cui viene minimizzato l’impatto ambientale con “foto a testa bassa” fatte con lo scopo di far risultare bassissimo l’impatto ambientale in realtà devastante. Ma oltre l’impatto estetico vi sono casi di pericolosità degli impianti (foto di pale rotte, scagliate a distanza, rotori incendiati, blocchi di ghiaccio scagliati a decine di metri dall’impianto,ecc.).
Prende la parola Vincenzo Ferri, naturalista, che dice per prima cosa che bisogna smetterla con il chiamare “parchi” eolici o fotovoltaici questi ecomostri, si tratta di un nome-truffa. Si fa una domanda: l’agricoltore che lavora in un campo eolico o nei pressi di uno fotovoltaico quante radiazioni elettromagnetiche riceve? Sempre più questi impianti riguardano aree protette come le ZPS e le SIC ( siti di importanza comunitaria). Nel 2000 sono apparse le prime torri tripala. Oggi si stimano in 7500 gli impianti esistenti, di cui solo 2000 funzionano realmente. Mancano i collegamenti con la rete elettrica e gli elettrodotti. Nasce il sospetto che la maggior parte degli impianti sia servita a riciclare denaro e non per entrare in funzione. Si assiste già ad alcuni impianti abbandonati che stanno come opere metafisiche in un paesaggio surreale, e a nessuno importa di togliere l’impianto inutile, sia per le spese richieste che per la difficoltà dell’impresa (in particolare per le torri, le grandi basi in cemento, gli elettrodotti ecc.). Il dottor Ferri riferisce poi dell’azione devastante delle pale sulla fauna aviaria. Mostra una serie di foto con uccelli spiaccicati dalle pale, ma la maggior parte sono pipistrelli che in ragione di 10 a 1 prevalgono sugli uccelli (cornacchie, tordi, ma anche aquile, falchi ecc.). All’inizio gli impianti a pale erano montati su tralicci ma oggi sono vietati: gli uccelli vi si installavano e le loro deiezioni richiamavano animali e insetti alla base e ulteriore fauna aviaria con alterazione di tutto l’equilibrio faunistico della zona. Per finire riassume così lo stato dell’eolico: inconsistenza energetica: poco vento e basse energie prodotte. Disastro paesaggistico e faunistico.
Il successivo relatore è l’agricoltore Piero Romanelli (testimonianza della 1° vittima) che lavora i campi al confine tra la Toscana e l’ Emilia Romagna. E’ un intervento forte, passionale, che colpisce tutti. Si definisce vittima dell’eolico. Cacciato da Legambiente perché non in linea con il “partito” (risate nella sala). Nella zona interessata in cui si trovavano i suoi campi era stata cambiata prima la determinazione acustica da parte del comune e per invogliare i residenti avevano promesso anche la riduzione della bolletta della luce (cosa mai avvenuta).  L’impianto fu costruito.  Il rumore è pazzesco e si sente anche a 1 chilometro e duecento metri di distanza. "Devo lavorare con le cuffie, ma il rumore penetra lo stesso, ti entra nel cervello. Sentivo la testa pesante, avevo spesso mal di testa e malessere. Un giorno sono svenuto e, portato al Pronto Soccorso, è stata diagnosticata “Wind Turbin Sindrome. E’ una patologia caratterizzata da tremori, tachicardia, vertigini, senso di pressione alle orecchie, ansia, insonnia, malesseri. Vado a cercare un’altra casa a 5 chilometri di distanza. Ho iniziato una causa legale che è ancora in corso. Mi sono stati offerti soldi che ho rifiutato. Quello che è peggio non è il rumore, ma le vibrazioni, gli infrasuoni. Sapete quanto è la resa dell’impianto? Il 2,5 % di energia, bassissima. Intorno nella stessa zona stanno consumando terreno agricolo per costruire impianti di fotovoltaico a terra. Un altro disastro".
Poi è la volta della 2° vittima, Carmine Mastropaolo di Campobasso. "Dopo anni di sacrifici mi ero comprato una casa in campagna, la mia unica casa. Hanno fatto una specie di blitz e in men che non si dica hanno impiantato intorno alla mia proprietà  un “parco” -ma meglio dire campo-  fotovoltaico che era progettato all’inizio da 3 MW poi scesi a 1 MW. Alle mie rimostranze sono stato minacciato di adire alle vie legali. Siccome si va contro il Totem della “Green Economy” si ha torto per definizione. I primi inpianti di pannelli stanno a 20 metri dalla porta di casa e hanno posto una cabina a 60 metri. Mi hanno offerto denaro per stare buono. Il paesaggio intorno alla mia casa era meraviglioso, colline verdi, alberi rigogliosi: hanno distrutto tutto, il paesaggio non è più riconoscibile. Quelli del paese non ci tengono, non gliene frega niente, non c’è stata reazione alcuna. Gli esperti del paesaggio e per l’impatto ambientale hanno dato parere positivo! Vieni accusato di non volere i posti di lavoro, di intralciare l’interesse pubblico (ma si tratta di interesse pubblico o privato?).  Dormire vicino all’  “Inverter” non fa bene, abbiamo cominciato a presentare danni da elettromagnetismo, mal di testa, stanchezza. Mia figlia si è ammalata ed è stata fatta diagnosi di cardiopatia da streptococco".
E’ la volta di Michele Petraroia, consigliere regionale del Molise
Il Molise è la regione con il più alto numero di pale eoliche rispetto al territorio. Imprese e autorità locali non si fermano di fronte al paesaggio, alle aree di alto valore archeologico e di interesse culturale. Riferisce a questo proposito il caso del sito archeologico di Sepino (Molise), l’antica Altilia-Saepinum –prima roccaforte dei Sanniti e poi cittadina romana- classificata SCUDO BLU INTERNAZIONALE dal 2010 -  (ICBS International Commitee of the Blue Shield), fondato nel 1996, prende il nome dal simbolo specificato nella Convenzione de L’Aja (1954) a protezione dei Beni Culturali, per la difesa dei quali vengono promosse azioni di protezione, prevenzione e sicurezza in tutte le situazioni rischiose, come i conflitti armati e le calamità naturali-. Sono 9 anni che si combatte contro un’impresa che vuol mettere su pale eoliche alte 130 metri, le più alte mai costruite in Italia sul sito di Sepino. Poiché in origine del progetto un sovrintendente ai beni culturali ha dato parere positivo, l’impresa in questione ha vinto tutti i ricorsi e ha avuto ragione ben 4 volte al Consiglio di Stato. Sono 136 le associazioni locali   che si oppongono al progetto. Ma la legge normativa 94 sull’interesse pubblico consente l’esproprio forzoso. Poiché ad un certo punto è intervenuto un funzionario del Ministero dei Beni Culturali che voleva bloccare la costruzione dell’impianto, l’impresa gli ha richiesto un risarcimento danni di 20 milioni di euro. Purtroppo spesso in Italia si danno, da parte dei poteri locali, autorizzazioni senza il parere della sovrintendenza. Con sentenza del 17 maggio 2012, per un progetto di costruzione di impianti rinnovabili in un’area protetta per la presenza di tratturi, sono nulle le autorizzazioni delle regioni se non c’è il parere positivo della sovrintendenza (sentenza n. 033009 del Consiglio di Stato). L’impresa costruttrice è di proprietà di un dipendente della provincia di Caserta che risulta senza altri redditi. I terreni vengono brutalmente espropriati agli agricoltori, che spesso vivono della terra su cui lavorano, anche solo per la viabilità di accesso e di collegamento degli impianti. In seguito al massiccio deturpamento del paesaggio perfino la regione Molise ha deciso linee guida restrittive per l’edificazione di nuovi impianti (ad esempio norme per le distanze minime da abitazioni, aree protette ecc.) ma la Corte Costituzionale le ha bocciate. Le istituzioni sono pre-orientate a favore della cosidetta Green Economy. Anche per le ZPS e le SIC ora si può fare riferimento solo a leggi nazionali ed europee, che sono tutte a favore della Green Economy. Purtroppo i punti per contrastare questa violenza impositiva delle istituzioni sono pochi, come la distanza minima o il concetto di aree non idonee. La rete di interesse a favore delle rinnovabili è potente e consistente per una elevata quantità di denari in gioco ed è difficile per i singoli o le comunità di cittadini reggere alle pressioni. Per  fortuna un funzionario dello Stato, Gino Famiglietti, della sovrintendenza ai beni culturali, con i suoi veti e pareri ha salvato il Molise da una devastazione generale: se i programmi di Green Economy fossero andati avanti senza contrasti tutte le aree verdi del Molise sarebbero state distrutte o rovinate; in alcuni casi hanno buttato giù alberi secolari, devastato aree agricole produttive, paesaggi incontaminati da secoli. Per impiantarvi campi fotovoltaici, pale eoliche giganti, elettrodotti, colate di cemento, svasamenti di terra, strade di accesso e collegamento, centraline, ecc. E’ necessario, necessario, terminare  incentivi sballati, erronei, e selezionare i finanziamenti evitando una terminologia superata e distruggendo modelli economici compatibili. Non si può più parlare di pubblica utilità per interessi ben determinati e tutt’altro che pubblici. Per l’esproprio forzoso si ricorre ancora alla legge n.1773 del 1933 sugli espropri. La legislazione deve essere ricondotta dall’interesse pubblico a quella che effettivamente si tratta: Impresa Privata. Un consiglio ai cittadini che, riuniti in comitati, cercano di opporsi ricorrendo alle commissioni per l’impatto ambientale e alle sovraintendenze: indicare sempre alternative come microimpianti, bioedilizia, risparmio energetico, geotermia ecc. "Purtroppo devo anche denunciare un fatto: le imprese costruttrici degli impianti della cosidetta green economy hanno i loro tecnici che lavorano DENTRO i comuni, le regioni, perfino a palazzo Chigi presso i funzionari della Presidenza del Consiglio". Influenzano così direttamente le decisioni prese, facendosi schermo del politically correct, dell’energia rinnovabile equa e sostenibile…
Dopo il pranzo nel pomeriggio sono intervenuti altri relatori tra cui Daniele Cavilli: come le cosidette energie “alternative” trasformano (e cancellano) le identità culturali.
Vittorio Fagioli, Presidente della CISA (Comitato Interregionale Salvaguardia Alfina). Giorgio Barassi: illustrazione dei paesaggi prima e dopo l’installazione di impianti eolici.
Avv. Fausto Ceruli: aspetti di legislazione, sentenze, giustizia su rinnovabili e ambiente.

A conclusione si può dire che è ormai coscienza sempre più diffusa che la cosidetta Green Economy esprime spesso interessi economici di imprese a volte legate a poteri finanziari e a volte a poteri locali o infine a poteri di cosca, che si fanno schermo dell’interesse pubblico e del movimento culturale e politico a favore delle energie alternative. Nella realtà si tratta di una appropriazione per lo più ingiustificata di denaro pubblico e della messa in opera di impianti devastanti per l’ambiente e il paesaggio del nostro paese, sempre più povero di aree verdi. La presenza di torri eoliche, di elettrodotti, di sterminate coperture di pannelli di silicio, e dei rumori e degli effetti connessi, lungi dall’inserirsi armonicamente, toglie l’anima alla terra e al paesaggio. Nel corso del dibattito si è riferita la vicenda di una signora veneta che, trasferitasi dalla città rumorosa e inquinata, in campagna per vivere una vita più serena e a contatto della natura, aveva visto le terre intorno alla sua casa devastate da torri eoliche: non solo il danno economico, visto che recatasi ad una agenzia per rivendere la fattoria si è vista rispondere che il valore si era quasi azzerato. Ma soprattutto  il danno morale di una perdita di identità e senso: “non sono venuta in campagna per trovarvi inquinamento acustico, elettromagnetico, e devastazione ambientale. Cercavo la pace ho trovato l’inferno”.

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