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domenica 12 novembre 2017

Conferenza a Roma su permacultura urbana e decrescita

(Principi della Permacultura in una slide mostrata ieri alla Conferenza)
Si e' tenuta ieri 11 Novembre 2017 a Roma (ex mattatoio di Testaccio) la conferenza del Movimento della Decrescita Felice dedicata alla Permacultura urbana. Relatore uno che si occupa direttamente di permacultura e offre corsi di formazione nel campo: Andrea Pavan, consulente agro-ambientale. Ho assistito alla conferenza con l'intento di accertare se venisse trattato in qualche modo il tema della sovrappopolazione. Come era prevedibile, data l'impostazione ideologica del Movimento della decrescita felice, al tema non si e' fatto alcun accenno. Nel contempo e' stato possibile farmi un'idea del movimento della decrescita almeno qui in Italia e delle difficoltà' teoriche e pratiche che lo attraversano. Infatti il relatore ed i partecipanti hanno definito il movimento non tanto dal punto di vista politico ed ideologico (cosa che esporrebbe in primo piano tutte le difficoltà' che nel mondo attuale si oppongono ed impediscono uno sbocco positivo), ma dal punto di vista pratico, del comportamento delle singole persone che si riconoscono nelle idee e nei valori della decrescita felice. Su questo, pur con tutte le critiche e perplessita' che posso personalmente rivolgere alla teoria della decrescita, non posso che concordare positivamente: attualmente il movimento della decrescita e' una posizione etica, una visione che riguarda l'atteggiamento individuale e i propri comportamenti verso gli altri uomini e la natura al tempo del collasso generale dell'ambiente planetario. I giovani che si riconoscono nel movimento sono persone positive che rifiutano i canoni comportamentali del consumismo fine a se stesso e della visione produttivistica basata sulla ideologia dell' Homo Faber. Pavan ha sottolineato come questo rifiuto del comportamento umano prevalente basato sulla volontà' di intervenire sulla natura, di trasformare il mondo, di produrre merci, di generare concorrenza e consumo di risorse, polluzioni e rifiuti, sia nella loro weltschauung una misura individuale, un metodo di rapportarsi concreto di ciascuno di noi con le cose e le persone, più' che una ideologia con cui interpretare e modificare i grandi sistemi.
Che cosa e' la permacultura?
(prima si parlava di permacoltura; oggi valutandone le implicazioni comportamentali verso ogni aspetto della vita di tutti i giorni si preferisce parlare di permacultura). La permacultura e' un nuovo modo di produrre il cibo e di organizzare la propria vita a livello individuale. Si basa su comportamenti pratici, ricorrendo alla coltura personale o familiare direttamente nel proprio domicilio o nelle vicinanze, secondo criteri di natura, di piante e frutti evitando l'utilizzo di tecnologia e prodotti chimici, e alla costruzione materiale fatta con le proprie mani degli oggetti di cui necessitiamo ogni giorno evitando il ricorso a prodotti pre-confezionati dal sistema industriale e tecnologico dominante. Per questo scopo la raccomandazione e' di seguire i ritmi e le leggi della natura senza interventi artificiali: molto interessanti le foto mostrate in cui si vede come gli orti creati secondo la mancanza di regole della permacultura sono caotici, spontanei, senza le ordinazioni spaziali di quelli basati sulla chimica e le tecnologie. Si tratta di sistemi naturali in grado di "funzionare" autonomamente: dopo qualche anno non necessitano di semine artificiali ma si basano sulla crescita per inseminazione naturale come ad esempio per le cipolle e le patate. I sistemi di irrigazione sfruttano l'acqua piovana raccolta dai tetti e nelle vasche e recipienti limitrofi alle colture. Interessante e' stata la discussione sorta tra pubblico e relatore su come considerare le erbe infestanti o l'edera che cresce su un tronco d'albero (anche da frutto): si tratta di infestazione da eliminare o invece l'edera rappresenta l' "intenzione" della natura di riprendersi un territorio in cui quel tipo di albero non era previsto? Va lasciata liberta' alla natura o va privilegiato l'intervento umano volto a soddisfare esigenze proprie dell'uomo? Qui la discussione ha preso un risvolto filosofico: e' lecito attribuire alla natura una intenzionalità ? L'azione umana rappresenta qualcosa di artificiale (e quindi fuori dalla natura) o fa parte anche essa della natura visto che l'uomo appartiene al mondo animale? Pavan ha sottolineato come si debba privilegiare la spontaneita' della natura sugli interventi umani; a tal proposito racconta di essere stato punto da un ragno cresciuto nel suo orto naturale privo di antiparassitari chimici, e di averne provato soddisfazione come controprova di una natura spontanea che esprime se stessa. Ma torniamo alla permacultura. Gli oggetti della casa (tavoli, sedie, letto ecc.) sono costruiti manualmente con il riutilizzo di pezzi e con legno, la pulizia della casa non usa prodotti chimici ma gli EM di colture batteriche specifiche per lo scopo. E' previsto il compostaggio dei liquami dei bagni per l'uso come fertilizzanti. L'energia deriva ovviamente da fonti naturali rinnovabili senza alcun ricorso agli idrocarburi. Tutto questo rapportato su scala cittadina genera, nella visione dei decrescitari, un vivere solidale, di comunità' in cui l'unione delle forze dei singoli e delle famiglie crea una convivenza più' naturale ed ecosostenibile, autosufficiente nei propri consumi e non impattante sul sistema ambiente. I rifiuti cittadini, che Pavan definisce l'ano della comunità' cittadina, ci danno indicazioni sui comportamenti da modificare, su quelli da rafforzare, sulle scelte da fare. Tutto si basa sull'economia del riciclo che tende a riutilizzare, a recuperare (dai vuoti delle bibite e del latte, dal vetro al metallo, alla carta, ai rifiuti organici) senza impattare sull'ambiente naturale.
In conclusione cosa si può dire su questo movimento che pare avere una certa presa su una parte, ancora molto minoritaria, di pubblico?
L'impressione generale e' che si tratta di utopisti. Di gente che crede che il ritorno in agricoltura ma anche in ogni altro ambito della vita civile, a cicli naturali e privi del sistema produttivo industriale moderno, sia possibile partendo dai comportamenti dei singoli individui. Un atteggiamento anti-consumistico che viene mitizzato con un afflato quasi religioso, ritenuto in grado di trasformare nel profondo la società' contemporanea. Il rifiuto tecnologico che sottende il discorso della decrescita vorrebbe assurgere a nuovo paradigma: creatività' al posto della tecnologia tradizionale della produzione industriale. Sul piano del comportamento etico individuale e collettivo al tempo del collasso ambientale questo puo' essere un valore. Ma quali sono gli aspetti economici e politici di queste scelte se portate sui grandi numeri e sull'organizzazione dei grandi sistemi come le megalopoli? Il movimento della decrescita rischia di rimanere una testimonianza, una ispirazione di pochi adepti che testimoniano un romantico sogno di una società' agreste in un mondo sempre più' dominato dai grandi poteri sovranazionali e dalla potenza della tecnica. Come si pone il rapporto tra anarchismo metodologico della decrescita con la scienza e la sua metodologia? Quali aporie si aprono per una visione del futuro basata su una scelta ideologica che si contraddice già' nella sua definizione di "decrescita felice"? Tutto il movimento ecologico si basa su aporie, basta ricordare quella di "crescita sostenibile". Ma qui siamo all'assurdo. Come e' possibile ipotizzare una decrescita (del Pil, economica, produttiva, tecnologica, organizzativa, di risorse energetiche, di cibo per il mancato uso di fertilizzanti e pesticidi) in un mondo che l'Onu prevede avviarsi verso gli 11 miliardi di abitanti dagli attuali 7 entro la fine del secolo? Minori risorse per un numero quasi doppio di abitanti: a cosa puo' portare tutto questo? Quali conseguenze economiche e sociali? Quali conseguenze politiche? Puo' bastare l'idea della solidarietà' e una sorta di comunitarismo (a differenza di quello marxista, questo del tutto indefinito) per compensare gli squilibri e le contraddizioni che si aprono? E poi infine: e' realmente fattibile una politica verso la decrescita che non riguardi le scelte individuali di poche persone, ma - per avere un senso per il pianeta- riguardi la stragrande maggioranza della specie umana? Pur con tutto il rispetto per le persone che in buona fede credono nella decrescita felice, la mia risposta a questi interrogativi e' negativa. E l'assenza assoluta dell'argomento della sovrappopolazione nel convegno di ieri mi conferma in questa mia posizione. Il pianeta non verra' salvato, se mai lo sarà', dagli utopisti della decrescita felice.

martedì 31 ottobre 2017

L'ennesima inutile denuncia degli esperti Onu

Sorpresa: nonostante l'applicazione degli accordi di Parigi la CO2 atmosferica continua a salire. Lo dice l'Organizzazione meteorologica mondiale (ONU), e specifica che in un anno -dal 2015 al 2016- il livello di CO2 nell'aria è passato da 400 ppm ai 403 ppm, un salto mai visto prima in un periodo così breve. Purtroppo per gli analisti ambientali Onu, democratici e progressisti, della cosa non si può incolpare Trump, infatti la rilevazione riguarda il 2016 ancora troppo presto perché la politica ambientale ed energetica del presidente americano possa aver sortito effetti.
Si passa allora ad incolpare generiche "attività umane" e addirittura "la forte presenza di El Nino". Cioè traducendo un po' semplicisticamente il pensiero degli esperti Onu: l'anidride è cresciuta perché "ha tirato vento...". Il segretario generale del Wmo, Petteri Taalas, dopo aver riferito questi dati, senza fare alcuna autocritica, passa alle solite previsioni: "Se non saranno ridotte drasticamente le emissioni di CO2 andremo incontro a un rapido aumento della temperatura entro la fine del secolo e ben oltre la soglia stabilita dagli accordi di Parigi sul clima". La verità è che tutti gli accordi fatti alle conferenze Cop che si sono succedute negli ultimi anni dal protocollo di Kyoto all'accordo di Parigi si sono dimostrati incapaci di influire minimamente sulla salita quasi verticale delle concentrazioni, anno dopo anno, della CO2 - come dimostra la grafica (visibile sotto il titolo di questo post) rilasciata dagli stessi analisti del Wmo.
E perché - ci si deve chiedere- tutti questi accordi e protocolli non hanno sortito effetto alcuno?
La risposta è di una semplicità disarmante: perché in nessuno di questi accordi si è preso in considerazione il centro del problema, l'origine da cui scaturiscono tutti gli effetti, ossia la spaventosa e inusitata crescita demografica della specie Homo che dalla seconda metà del 1700 fino ad oggi ha portato la Terra sull'orlo del collasso ambientale. Questo argomento è un tabù assoluto per gli esperti Onu interessati molto ai diritti di Homo, e per nulla ai diritti delle specie animali e vegetali e alla reale salvaguardia della natura. La visione antropocentrica che pone l'uomo al centro dell'Universo come padrone assoluto e incontrastato, ereditata dalle religioni e fatta propria dalla ideologia pseudodemocratica del politicamente corretto che oggi imperversa e domina sulla politica planetaria - vera e propria ideologia totalitaria che distrugge tutte le altre specie viventi e avvelena moralmente e fisicamente la natura del pianeta - ha impedito agli analisti Onu di vedere la verità che avevano davanti ma non volevano vedere. Si sono così limitati a volgere lo sguardo, come i dannati di Dante che camminano col collo torto, accusando solo gli effetti ma non guardano la causa: ecco allora che la colpa sono gli eccessi dei consumi, l'eccessivo uso degli idrocarburi in campo energetico, il capitalismo, il mercato, le guerre, le multinazionali, l'industria, le armi, il cibarsi di carne ( oggi i democratici e progressisti dell'Onu consigliano di mangiare vermi e cavallette...). E poi l'incredibile cieco richiamo ripetuto ossessivamente sia dall'Onu che dai vari governi "democratici" dei diritti solo diritti. Secondo costoro l'uomo è depositario assoluto di tutti i diritti lasciando al resto della natura tutti i doveri: quello delle specie viventi di scomparire per far posto al cancro umano in continua crescita, quello della natura e dell'ambiente di far da magazzino e risorsa fruibile secondo il piacere e la necessita dell'unico dominus: Homo. Purtroppo per gli esperti delle Nazioni Unite intervenire sugli effetti (i consumi) senza toccare l'origine dei problemi (la sovrappopolazione) non è solo molto difficile, è impossibile. Come dice Sartori in un suo articolo sul Corriere di qualche anno fa i consumi non si possono realisticamente ridurre se non riduciamo i consumatori: "i paesi poveri giustamente pretendono sviluppo, chi non ha mai visto la luce elettrica , ora la vuole; chi ha sofferto il freddo dell'inverno e il caldo dell'estate ora vuole riscaldamento e condizionatori; chi va in bicicletta aspira ad una motocicletta; chi mangiava solo riso ora vuole anche carne. Quindi l'aumento demografico comporta aumenti moltiplicati di cibo e comodità".
Pensare che tutto si risolva con il paradigma del ricorso alle rinnovabili è pura illusione. La curva della concentrazione della CO2 dataci dagli esperti Onu sta lì a dimostrarlo: nonostante il ricorso massiccio dell'occidente a queste tecnologie, costoso e poco produttivo (la crisi economica ha molto a che vedere con l'aumento dei prezzi dell'energia), la CO2 continua a salire anzi si impenna. Del resto Cina , India e gli altri grandi paesi questo lo sanno bene: nei vari accordi Cop hanno sempre rimandato di decenni l'abbandono di carbone e petrolio adducendo motivi economici.
La soluzione è lontana e forse è già troppo tardi. Nel frattempo gli esperti democratici e progressisti dell'Onu, specializzati nel politicamente corretto, continuano ad essere ciechi e sordi. Mentre il pianeta soffoca sotto otto miliardi di umani, gli esperti Onu vanno a misurare i fumi delle ciminiere e ad analizzare le fogne delle città. Dicendo che sono essi che inquinano. Non gli otto miliardi di umani...

mercoledì 4 ottobre 2017

La società eccitata

Ripropongo a distanza di cinque anni questo articolo, pubblicato in questo blog nel 2012. Nonostante la crisi economica abbia un poco spento alcuni entusiasmi della società “eccitata” lo ritengo ancora valido a cogliere certi aspetti della nostra società occidentale produttivista e iperconsumistica. Aspetti che fanno parte dell’essenza di questa società e che spiegano la piega distruttiva verso l’ambiente e che pongono a rischio la sopravvivenza del pianeta. Poiché i fondamenti della cultura e dell’economia contemporanea hanno assunto sempre di più i caratteri di una eccitazione consumistica fine a se stessa, come ben descritto nel libro di Christoph Turcke, prendere coscienza di questa distorsione autodistruttiva può contribuire a ricondurre la nostra società nei limiti dello sviluppo, come chiedeva il club di roma quaranta anni fa. L’articolo che qui ripropongo ha un piglio “letterario” e tuttavia non si può negare che esprime meglio di tanti testi “scientifici” alcune verità sgradevoli del nostro modo di vivere.
Ormai tutto avviene come in uno spot pubblicitario. In politica si parla per spot. In televisione si comunica per spot. Le vecchie lettere di una volta non esistono più; oggi ci sono le email o i post di facebook o i messaggi watsapp, che sono per lo più brevi spot comunicativi. Tutto l’agire umano è divenuto, come sostiene Habermas, un “agire comunicativo” che implica sempre meno uno scambio di contenuti e di "comprensioni", e sempre più apparenze e semplificazioni a base di spot. Il ragionamento, tra tutti questi spot, sta perdendo importanza ed è ormai sempre più raro. Le argomentazioni lunghe sono considerate noiose. La nostra società, afferma Christoph Turcke nel suo illuminante libro “LA SOCIETA’ ECCITATA”, è basata sulla Sensation che in tedesco corrente designa ciò che desta scalpore, interesse, curiosità. Tutto è basato sulla sensazione, e poiché le sensazioni predominanti in un mondo dove la cultura è principalmente televisiva e informatica, sono essenzialmente estetiche, tutto diviene estetica della sensazione, virtualità. La sensazione ha bisogno di automantenersi, non può mai ridurre la tonalità di funzione, pena la caduta in uno stato di depressione. La società contemporanea oscilla tra eccitazione eccessiva e depressione. La moderazione di pensiero e l’espressione basata sul ragionamento pacato è noiosa, fa vendere poco, non è competitiva, ed è quindi rapidamente eliminata dalla libera concorrenza. Per mantenersi a livelli alti, la sensation ha bisogno di nutrirsi di consumi e quindi trasforma il mondo in un televisore virtuale, in Werbung con cui la lingua tedesca designa la pubblicità, ma anche l’indaffaramento continuo, un lavorio continuo. Così la pubblicità delle merci diventa la pubblicità in assoluto e la percezione di ciò che desta sensazione diventa la percezione in assoluto. La società contemporanea oscilla tra la frenesia consumistica e la discarica, tutto ciò che sta in mezzo è azzerato. Il bello è acquistare la merce, utilizzarla stanca subito: il prodotto è già vecchio il giorno dopo averlo acquistato, è già un rifiuto potenziale. La velocità è un aspetto essenziale, la “sensation” si mantiene solo accelerando i messaggi e rinnovandoli continuamente. L’eccitazione è richiesta in tutti i campi. Tutti parlano in pubblico concitatamente, ci si esprime per spot, la tv, la radio, la politica è fatta di cose gridate, sensazionali, spot stupefacenti. L’attacco al nemico politico non è argomentato ma gridato, la manifestazione di una posizione politica è l’urlo.
Tutto il mondo diviene eccitato, l’equilibrio delle cose e la pacatezza non hanno più senso e luogo. Intere civiltà scompaiono dietro l’eccitazione del presente. Il mondo intero è un set in continua trasformazione, tutto va prodotto, sviscerato, ribaltato, demolito e ricostruito, fruito, utilizzato, spompato e poi ridotto a rifiuto e scaricato in discarica. Se si sta in casa bisogna accendere luci, televisori, computer, radio, hi-fi, cellulari, telefoni, frullatori, trapani. Ogni sosta è considerata sospetta. Una casa silenziosa allarma l’inquilinato: si chiamano i vigili del fuoco e la polizia. Un fracasso che ricomincia è un ritorno alla norma civile. Fuori ci si sposta correndo con gipponi come si fosse in guerra, o auto sportive, o moto rombanti, correndo vorticosamente da un posto all’altro. Il clacson non serve a chiedere strada ma a dimostrare l’esistenza, è una fenomenologia esistenziale. L’automobilista moderno ha corretto Cartesio: Cogito ergo suono. La frenesia eccitatoria non consente soste neanche quando si guida. Al volante si compulsa freneticamente lo schermo colorato del cellulare o, in alternativa, si scambiano sguardi aggressivi ai guidatori vicini, pronti alla lite. I nostri nonni facevano le vacanze raggiungendo lentamente paesi a pochi chilometri dalle città. Oggi si parte con aerei giganti per raggiungere velocemente ogni parte del globo alla ricerca di eccitazioni che distanze più brevi non assicurano.
Se si resta in città bisogna divertirsi, eccitarsi (pena la depressione): ed ecco allora stadi, teatri con urlatori, comici, guitti. Luna park sempre in attività, centri commerciali, piscine, scivoli, macchine volanti, piste da corsa, notti bianche, megaconcerti, fuochi artificiali. Le nostre città nelle notti estive lampeggiano per megaconcerti o fuochi artificiali come sotto bombardamenti virtuali. In inverno si raggiunge la montagna ed invece di rilassarsi e godersi la natura maestosa delle vette innevate, ecco la gente che sale su funivie, seggiovie, canestri sospesi nel vuoto, poi giù a capofitto in discese forsennate con sci ultratecnologici sulla neve per poi, raggiunta la valle, risalire velocemente per ributtarsi giù di nuovo alla ricerca di sensazioni sempre più forti. In ogni stagione ci si lancia con miniapparecchi parapendii e tutti a volteggiare mai sazi di Sensation. Sul mare motoscafi, yacht, aliscafi, sci d’acqua, moto d’acqua, pesca subacquea, windserf e via stimolando. Le spiagge sono diventate un parossismo espositorio di corpi, unti, massaggiati, spruzzati, curati, corpi rigorosamente eccitati. In questo delirio somatocentrico il corpo è il mezzo per mantenere sempre alto il livello sensitivo-sensoriale eccitatorio. Poiché l’invecchiamento raffredda gli spasimi, ecco che tutti cercano farmaci antiossidanti, conservanti, vitaminici, rassodanti. Si vedono vecchietti già affetti da stupor senile che cercano in farmacia pillole per effimere tumescenze. Anche le vecchine non rinunciano alla sensation e, tinte le chiome e vestite con colori abbaglianti, partono per mete esotiche fornite di creme emollienti per le pelli incartapecorite e di dollari che facciano dimenticare le ere trascorse.
Le palestre pullulano di aspiranti alla incorruttibilità e alla venustà perenne: i corpi sono costantemente ancorati a macchinari semoventi, a bilancieri oscillanti, ad aste pendenti, a pesi alternanti, a piombi gravanti, come in un inferno dantesco, sempre ingaggiati per un turgore muscolare che sconfina spesso nella tumefazione. Questa paranoia del corpo conduce poi gli eccitati a percorsi di vera espiazione attraverso tormenti sanitari che consistono in innesti, lembi, scorrimenti, infiltrazioni, sclerosi, filling, massovibrazioni, scuotimenti, tatuaggi e successive rimozioni con ustioni e piaghe, spaventosi interventi chirurgici con ablazioni sanguinarie e altrettanto violenti spostamenti di pezzi anatomici, oppure impianti protesici per lo più di masse siliconiche volte a surrogare ormai rinsecchite protuberanze esauste dal secondo principio della termodinamica e dallo scorrere del tempo, con finale inesorabile pendenza e mosceria irreversibile. Tutta la società contemporanea è un agitarsi infruttifero, un affaccendamento inoperoso che termina spesso nelle rianimazioni ospedaliere per infarti e collassi da stress. Siamo nell’era degli stent: ogni ostruzione di arterie esauste dai continui eccitamenti viene impiantata con stent volti ad assicurare la perenne vitalità di organi che chiedono solo riposo. La morte non rientra nel narcisismo agitatorio e consumistico, ed allora ecco la necessità di nasconderla, di non nominarla ( tizio …non è più, caio è scomparso…), di velocizzarla nelle sue necessità di rottamare la salma il più in fretta possibile, nel modo che dia meno nell’occhio. Unica licenza concessa alla contemporaneità: la pubblicità sulle pompe funebri, anch’essa a spot. Mogli e mariti si consumano come le altre cose, si fruiscono per il tempo necessario, poi vengono a noia e si cambiano. L’importante è consumare, consumare, consumare spinti dalla pubblicità e dall’eccitazione, e soddisfarsi nella polluzione finale di rifiuti come in una frenesia masturbatoria. Tutto si risolve in un ciclo continuo: vendita, consumo, rifiuto e discarica. Ma il pezzo forte è la vendita, tutto ruota sulla vendita, e l’acquisto è divenuto il rito più praticato dalle masse, che si recano –come una volta si recavano durante le festività nei templi della religione- nei centri commerciali, i nuovi templi del moderno dio: la merce.
Denaro e merce, tutto l’universo della società eccitata gira intorno a questo Giano bifronte. Il mondo si è così trasformato in un centro commerciale. E il supermercato è la metafora del mondo. Qui l’eccitazione è alle stelle: gli occhi cercano vogliosi nelle file disordinate di scatolette o tra gli imballi di plastica che a malapena lasciano riconoscere il contenuto. Anche le verdure o i prodotti della campagna non hanno più nulla di naturale. Ciò che conta è il colore delle confezioni. I clienti si affollano e si spintonano eccitati dalla merce come tanti topi intorno al formaggio. Gli ultimi prodotti tecnologici alla moda richiamano una eccitazione che ricorda quella religiosa. Masse roteanti si incanalano in file interminabili a vedere l'ultimo Iphone come le folle di fedeli alla Mecca intorno alla Ka'ba. A questa eccitazione generale non esiste scampo. Anche la cultura e l’ambiente diventa pubblicità e vendita. Tutti i luoghi del mondo che in passato destavano meraviglia sembrano divenuti set pubblicitari, finzioni sceniche, villaggi turistici artificiali. Nei luoghi più appartati e un tempo adatti alla riflessione meditativa, trovi ormai le luci sgargianti della pubblicità, hotel cinque stelle, piste artificiali, megastore, punti vendita, premi al miglior consumatore, e via virtualizzando. Le fiere imperversano ovunque al solo scopo di vendere cianfrusaglie o cibi preconfezionati. Se un luogo è ancora tranquillo e silenzioso è subito preda di speculatori eccitati dalla prospettiva di impiantarvi un centro commerciale o una trovata turistica. Mi trovavo tempo fa in un paesino della toscana con un piccolo centro termale. Lo avevo raggiunto di sera ed ero andato a dormire dopo una pizza, pregustandomi il giorno successivo la quiete del posto. Venni svegliato di primo mattino dal terribile perforante rumore di un trapano gigantesco: mi affacciai alla finestra e nella campagna davanti l’albergo vidi macchine scavatrici all’opera con rumori infernali. Era in costruzione l’ennesimo centro commerciale. Addio pace, pensai. Di fronte alla finestra un gigantesco cartellone pubblicitario con una ragazza in veste succinta che annunciava la “eccitante” novità.

mercoledì 27 settembre 2017

Con i Grunen tedeschi si chiude il ciclo del movimento dei verdi

E' la fine di un ciclo: quello del movimento verde mondiale. La malattia che uccide il movimento è la stessa che sta conducendo il pianeta alla distruzione: l'antropocentrismo, il mettere cioè l'uomo e le sue esigenze egoistiche di specie al centro e al di sopra di tutto, persino al di sopra della sopravvivenza dell'ambiente naturale e biologico che è al fondamento dell'esistenza dell'uomo stesso. Si tratta, per semplificare al massimo, di pura stupidità della scimmia autoproclamatasi Homo sapiens sapiens. Gli autori di questa definitiva chiusura della storia del movimento verde sono i Grunen tedeschi, il cui partito diviene essenziale per la costituzione del nuovo governo federale. Il movimento tedesco era l'unico sopravvissuto, tra i verdi europei, ormai quasi tutti scomparsi dietro lo zero virgola. In Germania, dove esso era relativamente forte con circa l'otto per cento, pur non ottenendo nelle elezioni tenutesi qualche giorno fa un buon risultato (è rimasto stabile), diviene essenziale con i suoi settanta deputati per la formazione del nuovo governo. Ma la partecipazione al governo e la realizzazione anche parziale del suo programma equivale alla sua fine e, con la sua, la fine del movimento verde mainstream. Vediamo infatti il suo programma: chiusura definitiva delle centrali nucleari tedesche e dei finanziamenti alla ricerca sul nucleare sicuro (compresa le centrali a fusione), chiusura delle centrali a carbone pulito e programma di riduzione ed estinzione dell'uso degli idrocarburi. Auto esclusivamente elettrica con la fine del motore a scoppio. Lotta al riscaldamento climatico con la riduzione dei consumi e ricorso esclusivo all'energia da rinnovabili da eolico e solare. Apertura completa all'accoglienza dei flussi di immigrati senza più distinzioni tra profughi ed immigrati economici. Estensione totale del sistema di Welfare a tutti, immigrati compresi.
Si tratta di un programma semplicemente nichilista, volto cioè alla distruzione della Germania e della civiltà occidentale. Si tratta di un programma che nega qualsiasi rapporto tra risorse e qualità della vita. Si tratta di un programma che ignora il motivo di fondo all'origine di tutti i problemi ambientali: gli eccessivi tassi di natalità della specie Homo e la sovrappopolazione planetaria.
Il programma di chiusura definitiva delle centrali nucleari avrà un costo stimato di circa 500 miliardi di euro. La Cancelliera Merkel, che lo aveva accettato in passato diluendolo però nell'arco di una ventina di anni, vi aveva fatto fronte accentuando l'uso delle centrali a carbone (cosidetto carbone pulito) e degli altri idrocarburi. Ma ora i verdi chiederanno l'accelerazione della fine del nucleare e la chiusura anche delle centrali a carbone. L'energia nel futuro dei tedeschi diventerà molto costosa, essendo insufficiente la produzione da rinnovabili (nonostante tutti gli incentivi e gli investimenti pubblici nel settore) e molto cara la sua produzione. Molta energia dovrà essere importata ad esempio dalla Francia e dall'Inghilterra che continuano ad investire sul nucleare, con aumento dei costi. Se a questo si aggiunge la richiesta dei verdi di aprire completamente le frontiere alla immigrazione libera si disegna uno scenario paradossale. All'aumento dei costi dell'energia e alla riduzione programmata dei consumi (il che equivale a dire una forte riduzione del PIL) si aggiungerà un forte aumento della popolazione residente, cioè più consumatori e più costi per welfare, assistenza e lavoro. Le città tedesche dovranno prevedere un aumento della richiesta di abitazioni, di nuovi edifici e infrastrutture per servizi (case popolari, scuole, ospedali, strade, ferrovie, mezzi di trasporto, terziario, strutture produttive e commerciali, rifiuti, discariche ecc.). La densità abitativa e la cementificazione cambieranno volto al già antropizzato territorio tedesco. L'assicurazione di sostegni economici e di servizi di welfare a tutti, indipendentemente dalla cittadinanza, secondo quanto chiedono i verdi tedeschi nel loro programma, richiamerà ulteriori afflussi di immigrati da ogni parte del pianeta. Tutto questo mentre l'economia tedesca andrà, secondo i programmi stessi dei Grunen, incontro ad una riduzione della produzione e quindi di surplus economico disponibile per investimenti e per l'occupazione, oltre ai programmi di welfare che dovranno necessariamente prevedere un aumento dei costi per l'espansione numerica dei beneficiari. Anche a chi è digiuno di economia appare evidente che questi programmi sono utopici e potenzialmente catastrofici. Ma lo scenario economico non è il solo che fa vedere un futuro drammatico se il programma dei verdi verrà attuato. Come già accade in Svezia o in Francia la presenza di una forte minoranza extracomunitaria fa prevedere tensioni sociali e conflitti culturali che contribuiranno ad una minore qualità della vita anche in Germania. Vari aspetti che implicano una riduzione della sicurezza e un aumento di conflitti di identità sono già emersi nel paese, e sono all'origine del malcontento che ha portato al risultato ottenuto dalla destra di Afd.
Non credo di essere un troppo facile profeta se mi azzardo alla seguente previsione: il governo che si appresta a governare la Germania sarà l'ultimo che vedrà la partecipazione dei verdi e questi saranno del tutto spazzati via nel prossimo turno elettorale. A meno che i tedeschi non decidano per il collasso definitivo della Germania e dell'Europa. Da bravi verdi mainstream che vedono solo le esigenze dell'uomo dimenticandosi del resto della natura, nel programma dei Grunen non vi è una sola parola sul vero problema all'origine del riscaldamento globale e del collasso ambientale: i tassi di natalità e la sovrappopolazione umana. I sedicenti Verdi continuano a non voler vedere che la progressiva distruzione del mondo naturale, la riduzione impressionante delle foreste per far posto ai terreni agricoli e alle città, la scomparsa progressiva delle altre specie animali, l'esaurimento delle acque e l'aumento dei conflitti per le risorse, l'immissione sempre più massiccia di anidride in atmosfera, l'inquinamento progressivo con veleni dovuti alla produzione di massa, e tutti gli altri fenomeni che minacciano la Terra sono dovuti all'eccesso numerico della popolazione umana. Di questo eravamo certi. E' soprattutto per questo motivo che la fine del movimento verde, almeno nella sua manifestazione attuale, non può che farmi piacere. In attesa della nascita di un nuovo movimento che riconosca nella sovrappopolazione umana la vera causa del disastro ambientale e climatico in cui il pianeta sta precipitando.

mercoledì 19 luglio 2017

Riscaldamento climatico e ipocrisia: il caso Norvegia

Una foresta recentemente incendiata per fare spazio all’agricoltura di sussistenza, nella Repubblica democratica del Congo.
La crisi del movimento ambientalista continua, non tanto per colpa di Trump, ma assai di più per le proprie contraddizioni e incapacità di scelta. Lo stop di Trump agli accordi di Parigi sul clima ha lasciato tutti senza parole ma ha anche chiarito molti equivoci e scoperto grandi ipocrisie. Il WSJ riporta che secondo esperti climatologi, se anche gli Stati Uniti avessero rispettato l'accordo, la riduzione dell'aumento della temperatura media sarebbe stato di 0,17 gradi Celsius nel 2100. Una inezia, ben inferiore ai due gradi che si suppone siano necessari ad evitare l'apocalisse climatica. Anche perché Cina e India non si sono impegnati a ridurre le emissioni almeno fino al 2030, poi si vedrà. Nel frattempo i due giganti demografici ( e ora anche economici) continueranno ad aumentare il consumo di carbone. Gli unici che stanno facendo qualcosa sono i paesi europei ed infatti il prezzo medio dell'energia elettrica nell'UE è salito del 55% dal 2005 al 2013. Gran parte della crisi economica del vecchio continente è legata alle politiche energetiche di cosidetta sostenibilità (sostenibilità politica e di facciata, ma insostebilità di fatto economica). Ciononostante, le emissioni in Germania sono aumentate negli ultimi due anni in quanto sono stati bruciati più idrocarburi per compensare l'energia nucleare ridotta e una inaffidabile produzione solare ed eolica. Ma complessivamente si deve constatare che, con o senza Trump, questi accordi sul clima, da Kyoto a Parigi, hanno sostanzialmente fallito. Quando gli ambientalisti falliscono gli obiettivi si consolano con la mitologia della catastrofe: l'Apocalisse distruggerà il pianeta o, in versione minore, ucciderà miliardi di umani ristabilendo l'equilibrio. Ma nessuna mitologia riuscirà a tirarli fuori da una crisi che per ora appare irreversibile.
Così gli ambientalisti oscillano tra periodi di attivismo inutilmente ottimistico e periodi di attesa della catastrofe prossima ventura.
Unica costante che mai viene meno nell'ideologia degli ecologisti è l'antropocentrismo. Tutta la loro azione, questo bisogna dirlo chiaramente, non è centrata sull'ambiente: è centrata sull'uomo, i cui diritti di crescita illimitata non possono mai essere messi in discussione. Di qui nascono tutte le contraddizioni e l'inutilità dell'azione ambientalista, quella inefficacia da tutti percepita che di fatto ne ha segnato negli ultimi decenni la fine politica. Ormai i partiti e i movimenti verdi hanno percentuali insignificanti persino in nord europa dove fino ad alcuni anni fa sembravano in crescita.
Vediamo in particolare come l'ideologia antropocentrica (che ha a suo fondamento il concetto che il cosmo sia al servizio dell'uomo e delle sue esigenze) abbia concretamente affossato la lotta contro il riscaldamento climatico di un paese in cui gli ambientalisti partecipano alla politica ambientale del governo: la Norvegia. Il governo norvegese sotto la guida del Primo Ministro Signora Erna Solberg è stato tra i più attivi al convegno sul clima di Parigi nell'opporsi ai consumi di idrocarburi da parte dei principali paesi industrializzati e in favore di politiche di riduzione delle emissioni, ed è stato ai primi posti nel criticare il Presidente Trump per la sua politica di disinteresse sul tema emissioni di carbonio. Ma quando ha ricevuto la richiesta di aiuto del governo della repubblica democratica del Congo perché contribuisse all'aumento della produzione agricola del paese per la sussistenza della popolazione in crescita esplosiva (media di 7 figli per donna, popolazione raddoppiata dal 1990: da 30 a sessanta milioni), di fronte alla richiesta antropica di più cibo, il governo ambientalista norvegese ha deciso di contribuire alla deforestazione di 20 milioni di ettari di foreste tropicali nel paese africano per favorire la voltura del terreno forestale a terreno agricolo atto alla produzione di cereali e altri prodotti ( o per destinarlo ad allevamenti) per la alimentazione della popolazione. Non solo, ma ha deciso di finanziare la deforestazione insieme ad imprese private, tra cui Unilever, Mars e Nestlè, con l'obiettivo di raggiungere 400 milioni di dollari di investimento in una impresa che collega il governo norvegerse alle imprese private nel raggiungere i "traguardi per il benessere dell’umanità, come la riduzione della povertà". Poiché la contraddizione raggiungeva l'ipocrisia in maniera evidente, sia la premier norvegese che Paul Polman amministratore delegato dell'Unilever si sono affrettati a dichiarare che insieme alla deforestazione "a scopo umanitario" il consorzio pubblico-privato farà interventi di salvaguardia per altre aree forestali. "Excusatio non petita accusatio manifesta" dicevano i latini. Tutto questo attivismo di Norvegia e imprese private contro la grande foresta della Valle del Congo e contro le specie che vi vivono è passato completamente sotto silenzio da parte delle maggiori organizzazioni ambientaliste. Un silenzio assordante. Nessuno degli ambientalisti ha contestato l'aiuto cosidetto umanitario al Congo, aiuto che costerà al pianeta la perdita di gran parte della seconda più grande area forestale della Terra, la perdita di una biodiversità inestimabile con migliaia di esemplari di scimpanzè, bonobo ed elefanti della foresta e con loro centinaia di altre preziose specie in via di estinzione. Nessuno dei Verdi così furiosi nel criticare Trump per il consumo di idrocarburi, ha nulla da dire sul fatto che verranno distrutte foreste africane che immagazzinano ogni giorno enormi quantità di carbonio togliendole all'atmosfera e combattendo l'effetto serra. Non solo gli alberi immagazzinano grandi quantità di carbonio, ma anche i suoli: gran parte delle concessioni su cui avverrà la deforestazione in Congo si trovano su spessi strati di torba. Questi contengono in media quasi 2.200 tonnellate di carbonio per ettaro. Fino a 10 miliardi di tonnellate di CO2 potrebbero essere rilasciate con gli abbattimenti, secondo le stime di RFUK (organizzazione Rainforest Foundation UK ) . L’equivalente delle emissioni di carbonio della Norvegia nei prossimi 200 anni. Nessuno degli ambientalisti del politicamente corretto ha nulla da dire sul fatto che questo crimine ambientale avviene in un paese dove non si fa nulla per ridurre i tassi di natalità rispetto agli attuali folli sette figli per donna (figli che allo stato attuale non hanno risorse di cibo sufficienti né possibilità di vita economica dignitosa). Su questo domina un silenzio tombale. Prima viene l'uomo, di fronte alla cui crescita di numero e di consumi è vietato porre qualsiasi limite. La ecologica Norvegia dunque, che tanto dice di lottare per ridurre le emissioni di carbonio, contribuisce così in maniera massiccia all'aumento di quelle emissioni allo scopo di mantenere l'ulteriore crescita demografica di Homo.

giovedì 29 giugno 2017

La confessione del banchiere

In un'intervista del finanziere Matteo Raminghi, chief investment officer di Ubs, sul mensile finanziario Patrimoni (numero di maggio), il banchiere riferisce su quali asset puntare per un solido portafoglio che assicuri buoni rendimenti nei prossimi anni. L'intervista, sotto il titolo di " I mega trend da cavalcare" riporta in maniera chiara quale futuro i grandi gruppi finanziari si aspettano nell'arco dei prossimi anni e disegnano uno scenario particolarmente interessante per chi si occupa di ecologia. Si deduce infatti che le banche e la finanza si aspetta molti guadagni dalla crescita esplosiva della popolazione e dalle nuove opportunità' create da migrazioni e crescita delle megalopoli, dall'invecchiamento della popolazione e persino dalla crescita della criminalità . L'intervista dice molto sugli orientamenti economici e politici dei poteri nazionali e sovranazionali che ci governano e per noi che denunciamo la crisi planetaria dovuta alla crescita eccessiva della popolazione umana suona come una sirena di allarme. Dobbiamo opporci finche' siamo in tempo, prima che la barca del pianeta terra affondi nel mare della irresponsabilità che ci sta portando alla rovina.
Riporto parte dell'intervista, quella che contiene i punti salienti che ci interessano:
D: Nei portafogli dei vostri clienti si inseriscono ancora investimenti con ottiche di lungo periodo?
R:Nell'ambito di un portafoglio diversificato, tutta la componente azionaria andrebbe presa in considerazione con un orizzonte di medio-lungo termine. Inoltre, ha sicuramente senso destinare una porzione a investimenti di ampio respiro che puntino a trarre beneficio da quei cambiamenti strutturali di natura ambientale, demografica, tecnologica: i cosiddetti mega trend, che creano molteplici opportunità d'investimento a lungo termine.Alcune società e settori potranno beneficiare di questi cambiamenti strutturali raggiungendo una crescita dei ricavi ben superiore e stabile, rispetto alla crescita economica.
D: Quali sono i mega trend da seguire?
R: Ci sono tre mega trend destinati a modificare gli assetti ambientali, sociali ed economici nel corso dei prossimi anni e dei prossimi decenni. L'aumento della popolazione : secondo l'Onu si arriverà a 10 miliardi di persone entro il 2050, dai 7,3 miliardi odierni. Per rendere l'idea del tasso di crescita , la popolazione mondiale sarà più che triplicata rispetto al 1950. L'invecchiamento: la vita media si sta allungando in tutto il mondo e tra oggi e il 2050 la popolazione di oltre 65 anni sarà quasi triplicata, superando per numero i giovani sotto i 25 anni. L'urbanesimo: negli anni '90, la popolazione rurale superava quella urbana. Al momento sono equivalenti ma tra venti anni la popolazione urbana sarà il doppio di quella rurale , mentre quasi il 10 % degli abitanti del pianeta risiederà in appena 41 metropoli. Potremmo, inoltre, aggiungere anche la quarta rivoluzione industriale che, attraverso l'utilizzo di robotica e intelligenza artificiale, modifica radicalmente i processi produttivi.
D: Come si possono concretamente sfruttare questi mega trend?
R: Partiamo dall'aumento della popolazione, che apre scenari importanti per le società che si occupano, per esempio, di agricoltura, gestione delle risorse idriche, infrastrutture ecc. Per quanto riguarda le risorse idriche, basti pensare che l'aumento della popolazione mondiale, il miglioramento del tenore di vita e l'industrializzazione dei mercati emergenti ( con i conseguenti consumi di energia specialmente da fonti fossili) accrescono la domanda di acqua potabile, mentre l'assenza di infrastrutture e il cambiamento climatico ne limitano la disponibilità. Il trattamento e la gestione dell'acqua e le infrastrutture idriche potranno quindi crescere a un tasso medio del 6% annuo. Se prendiamo in considerazione l'invecchiamento della popolazione, esso creera domanda di numerosi servizi. Tra i bisogni più impellenti vi e sicuramente quello di nuovi medicinali, in particolare per la cura delle malattie oncologiche. Per le società farmaceutiche attive nello sviluppo di farmaci di nuova generazione si apriranno importanti opportunità di crescita, che vediamo anche per il settore finanziario. Con i figli del baby boom che si avviano alla fine della carriera lavorativa, il numero di pensionati e destinato a salire vertiginosamente in rapporto alle persone in attivita lavorativa. Se consideriamo che i governi delle principali economie avanzate sono concentrati sul contenimento della spesa pubblica, per le società finanziarie si aprono notevoli opportunità di offrire soluzioni integrative a sostegno dei sistemi pensionistici.
D: E per quanto riguarda l'urbanesimo?
R: Un simile sviluppo delle metropoli porta con se nuovi spazi, per esempio, per le infrastrutture (altro cemento ndr) legate ai trasporti. Ma l'aumento della densità e delle differenze sociali portera anche a una maggiore domanda di sicurezza (leggi: più crimini ndr). Si tratta di una esigenza che tocca tutti gli aspetti della nostra vita: dalla prevenzione del terrorismo alla cybersecurity, dalla protezione delle infrastrutture da parte degli stati alla tutela dei dati da parte delle aziende, fino alla necessita per i consumatori di poter fare affidamento sulla qualità di prodotti come gli alimenti per i neonati, i segnalatori di fumo e gli allarmi antincendio. Si tratta, a nostro avviso, di un tema prevalentemente difensivo, all'interno di un mercato la cui crescita nei prossimi anni dovrebbe aggirarsi tra il 5 e il 10 %.
Queste sono le aspettative e gli intendimenti del potere finanziario e della grande impresa. Sembra che per banche e grandi imprese il pianeta sia una risorsa infinita e che le risorse naturali siano senza fine. Persino la carenza o l'esaurimento delle risorse fondamentali come l'acqua sono considerate opportunità di speculazione finanziaria. In questa allucinante intervista il manager Ubs confessa sinceramente che la grande finanza punta sulla crescita della popolazione e dei consumi, e che addirittura si aspetta di sfruttare commercialmente anche gli spetti negativi come l'invecchiamento di grandi masse di persone e l'insicurezza sociale derivante dall'aumento della criminalità , il terrorismo e i fenomeni migratori. Il finanziere vede una grande opportunità di crescita del Pil e dei consumi nello sviluppo delle megalopoli e nel progresso tecnologico, in particolare la robotizzazione. Ovviamente anche la cementificazione, la costruzione di infrastrutture, la distruzione del verde e delle foreste, l'aumento dei consumi energetici e le emissioni di gas tossici sono per questi ecocriminali fonti di ulteriori guadagni. Non manca nulla a questo punto per capire una amara verità': chi cerca di salvare il pianeta dalle conseguenze catastrofiche della sovrappopolazione umana e dell'aumento esponenziale dei consumi (a quella collegato) si trova di fronte l'ostilità del potere finanziario e industriale insieme alla stupidita' di chi nega l'evidenza della sovrappopolazione per motivi ideologici e antropocentrici. Anche se la presa di coscienza si sta allargando, la lotta sarà ancora lunga.

sabato 24 giugno 2017

Il ritorno delle tribù

E' dal gennaio del 2017 che al Viminale si vedono strani personaggi di carnagione olivastra o francamente scura con abiti variopinti. Sembrano arrivare dal deserto, ed in effetti è così. Si incontrano con funzionari del ministero o a volte con lo stesso ministro Minniti. Si tratta di capi clan del deserto del Fezzan nel sud della Libia. Cosa vengono a discutere gli sheik libici con il ministero degli interni italiano? Di varie cose, ma essenzialmente di terrorismo jihadista, di traffici illeciti di esseri umani e di investimenti per lo sviluppo delle aree più remote del Fezzan. Il governo italiano confida sugli sheik per arrestare il flusso interminabile di popolazioni subsahariane che cercano di raggiungere l'Italia via mare. Anche se di poco, finalmente qualcosa si muove, dopo anni di immobilismo (gli anni di Alfano per intenderci). Cosa indicano questi strani incontri? Che per risolvere crisi epocali ormai le grandi potenze contano poco, e che bisogna tornare a trattare con i capi tribù.
Non è solo un fenomeno che ha a che fare con l'Italia. Anche Petreus, l'ex capo delle operazioni militari americane in Medio Oriente, per risolvere almeno in parte la guerriglia in Iraq dovette discutere e arrivare a compromessi con gli sheik delle tribù irachene. Del resto, come spiega Maurizio Molinari nel suo ultimo libro: il ritorno delle Tribù, nel mondo arabo-musulmano Stati come Libia, Siria, Yemen, Iraq e Somalia si sono polverizzati in realtà locali, claniche, tribali e militari in conflitto tra loro e altre nazioni come l'Egitto, il Libano e l'Algeria temono di subire analoga sorte non riuscendo a esercitare la piena sovranità su parte dei propri territori. Il ritorno delle tribù non è solo un fenomeno mediorientale. Anche in Occidente si assiste alla fine dello Stato nazione, senza che si intraveda una soluzione alternativa. Da noi il processo che ha portato alla fine delle stato-nazione viene da lontano, con i grandi conflitti europei del 900.Dopo l'esito catastrofico di quei conflitti, si è cercato di costruire una sovrastruttura Statale come la UE che potesse creare nuove aspettative al posto degli interessi nazionali, ma anche l'Unione Europea sembra cedere sotto la tendenza alla frammentazione tra singole entità loco-regionali e, addirittura, ad una regressione a disuguaglianze e plurime etnie che minano alla base ogni ideale di unità. Si tratta di un effetto di due fattori tra loro collegati: la grande crisi economica che dall'inizio del terzo millennio ha accompagnato la globalizzazione dell'economia, e l'esplodere degli effetti della sovrappopolazione planetaria con il collasso ambientale e gli epocali spostamenti di popolazioni in cerca di risorse e benessere. Le società dei paesi occidentali hanno subito così anche esse una sorta di tribalizzazione: l'impoverimento ha portato a maggiori conflitti interni, a posizioni di estremismo, a populismi ma anche a imposizioni del politicamente corretto da parte delle classi dominanti che perseguono i loro interessi. Lo Stato si è trasformato così da campo di conciliazione tra interessi diversi, in campo di conflitto aperto tra gruppi contrapposti. Il popolo ha perso la sua unità frammentandosi su posizioni poco conciliabili tra loro. Il sentimento di appartenere ad una nazione e ad una patria si è annullato. E' emblematico, nel marasma generale dei valori in Occidente, un piccolo episodio avvenuto durante i colloqui al Viminale. Mentre da noi si discute di togliere ogni valore di appartenenza con lo ius soli, i capi tribù libici - come racconta Molinari nel suo libro- così hanno risposto a Minniti che chiedeva quali valori e quali punti di vista volessero portare avanti gli sheik: "noi ci riconosciamo nel valore del sangue e dell'onore". Minniti, rappresentante di uno stato che non ha ormai più nessuna appartenenza e considera ogni richiamo alla propria etnia come razzismo, se l'è cavata rispondendo che da calabrese poteva capirli bene.
Il fenomeno dei migranti crea un collegamento diretto tra l'indebolimento degli stati da cui provengono, in Africa e Asia, e il malessere sociale di quelli dove arrivano, in Occidente. Il processo di frammentazione delle democrazie industriali è in pieno svolgimento su entrambe le sponde dell'Atlantico e investe anche l'Italia. Il prevalere su scala globale degli interessi delle potenze russa e cinese, poco attente ai valori democratici, riflette il crearsi di nuovi autoritarismi anche su scala globale oltre a quella locale. Le tribù si espandono, lo stato di diritto arretra.
La crisi dello stato nazione si vede chiaramente nelle periferie delle grandi città europee: si assiste infatti alla creazione di nuove enclave "tribali" dove a zone abitate in prevalenza dalle classi medie impoverite autoctone (dire italiane ormai suona strano), si alternano zone abitate quasi esclusivamente da popolazioni immigrate che portano con sé le proprie abitudini e la propria religione. E' facile che tra queste comunità parcellizzate, in presenza di uno stato che non ha più autorità e valori da far rispettare, si generino conflitti e contrasti anche violenti, come già avvenuto in molte città del nord europa. Ed anche la percezione della sicurezza collettiva vien meno, generando paure ed estremismi più o meno populistici. Quello che colpisce è la sensazione di fallimento della democrazia nella capacità di guidare e controllare gli impetuosi processi di cambiamento delle nostre società e della geopolitica mondiale. La democrazia perde il significato che aveva prima : di partecipazione di un popolo alle decisioni politiche principali attraverso istituzioni rappresentative, per trasformarsi in società conflittuali dove si contrappongono i diritti di gruppi opposti costituiti o da gruppi economici (classi impoverite, lavoratori, disoccupati ecc.) o da gruppi etnico-culturali (islamici, orientali, africani ecc.). Le vecchie istituzioni, fatte per lo stato nazione, non reggono alla crisi e si aprono prospettive che possono evolvere o in nuovi equilibri o in esplosioni di violenza. In presenza di regole non condivise, il declino economico diviene stabile e porta alla insicurezza sociale diffusa. Alla trasformazione cui stiamo assistendo sotto i nostri occhi contribuisce in maniera decisiva l'esplosione demografica incontrollata che aggrava sia la crisi economica e la fine dello stato nazione, che il collasso ambientale. Ma di questo purtroppo nessuno parla, e neanche nel libro , pur interessante e condivisibile di Molinari, si trova alcun cenno al problema.

domenica 11 giugno 2017

La liberazione del figlio di Gheddafi

Uno dei più grandi disastri della storia recente lo dobbiamo al premio Nobel (preventivo) Obama. In combutta con il Presidente francese Sarkozy ( e la partecipazione un po forzata del premier italiano di allora Berlusconi) fu deciso di rimuovere il dittatore Gheddafi per favorire la primavera araba. Come con gli altri disastri di Obama (vedi Siria) al posto della primavera venne l'inverno, anzi l'Inferno. Scannamenti, fucilazioni e una guerra crudele come poche altre mai seguirono al progetto di reintrodurre la democrazia di Montesquieu e Tocqueville in mezzo alle tribù di predoni della Cirenaica. Ovviamente i quattro bombardieri americani e i due francesi, vista la mala parata, dopo aver fatto la bella missione si dileguarono alle rispettive basi senza più far ritorno sul posto e fregandosene completamente del post-intervento. Cavoli per l'Italia, affari suoi. Isis e bande di tagliagole si spartirono il territorio libico senza che il presidente premio Nobel e il dandy francese facessero più nulla. Evitarono perfino di parlarne. Dal disastro è emersa un'unica grande industria della nuova primavera obamiana: quella degli scafisti che a suon di dollari hanno cominciato a traghettare centinaia di migliaia di migranti alle nostre navi militari e a quelle delle Ong. Queste, nel più completo disinteresse delle autorità di governo italiane, lucrano sulla mafia libica e sulla coglioneria nazionale onde realizzare i loro scopi ideologici e commerciali. Corollario delle imprese obamiane è la nuova politica della UE e delle principali nazioni del nord europa: chiusura delle frontiere con l'Italia con la sospensione dell'accordo di Shenghen. La Merkel ha anche provveduto da par suo a risolvere il problema dei profughi che tansitavano dai balcani: sei miliardi di euro all'anno alla Turchia hanno chiuso il passaggio. Col cerino in mano è rimasta l'Italia, ma non è una novità. La dabbenaggine dei governanti di questo disgraziato paese si è vista quando alle malefatte si è unita la beffa: l'ex presidente americano è stato invitato in Italia con grandi festeggiamenti per tenere conferenze lautamente retribuite , quasi a ringraziarlo per averci regalato trecentomila immigrati all'anno (ma alla Siria è andata peggio: seicentomila morti e tre milioni di profughi). Oggi si viene a sapere che il figlio di Gheddafi è stato liberato dalla sua prigione a Tripoli. Sperare che dietro ci siano i servizi italiani è pura follia. Noi i criminali li liberiamo si, ma in Italia e dalle carceri italiane. Dietro questa liberazione ci sta la Cia (e la nuova amministrazione Usa) o ancor più probabilmente i russi e i servizi egiziani che cercano di porre rimedio agli ultimi anni di disastri. Il generale Haftar ha tutto l'interesse ad appoggiarsi alla tribù di Gheddafi per vincere la partita con il fantoccio dell'Onu, tal Serraj, scelto come uomo da supportare dall'Italia non si sa per ordine di chi e che ha difficoltà a governare anche il palazzo in cui risiede. L'unica nostra speranza è che la liberazione del figlio dell'ex capo tribù e dittatore locale rafforzi le prospettive di un governo forte almeno nel nord della Libia. Un accordo con un eventuale futuro dittatore sul modello di quello della Merkel con Erdogan potrebbe essere efficace. Solo così si riuscirà a limitare l'afflusso nei prossimi anni di milioni di africani nel nostro già super-antropizzato territorio. Nessun governo italiano, sia esso rappresentato da Grillo, Salvini o Renzi potrebbe fare nulla, a parte le chiacchiere di cui sono tutti capaci. Quanto all'Unione Europea continuerà a fregarsene e a lasciarci affogare nel mediterraneo. Ecco a cosa ci ha ridotti una Europa inconsistente e inesistente e una Italia politica da barzelletta: a sperare in un nuovo dittatore libico.

martedì 30 maggio 2017

Potere e demografia: il lavaggio del cervello

Per tanti anni ho creduto che la verità' della sovrappopolazione del pianeta da parte della specie Homo fosse negata dai media e dal potere per ignoranza o per vecchie posizioni antropocentriche. O per semplici motivi religiosi. Mi sbagliavo. Oggi sono convinto che dietro il negazionismo della sovrappopolazione ci siano interessi e poteri molto forti che usano la demografia come un tempo si usavano le armi e la guerra. Un enorme coacervo di poteri sta usando i tassi di natalità' per affermare un dominio economico e finanziario, politico, geostrategico, religioso, ideologico. La verità' della sovrappopolazione era stata individuata già' da Malthus e poi codificata in termini moderni da Paul Ehrlich nel suo testo base del 1968. Molti intellettuali e scienziati avevano individuato in questo il primo problema del pianeta. Anche politici, come De Gasperi, che già' nel 1951 dichiarò a Truman che l'emigrazione italiana era un problema di sovrappopolazione del paese (e parlava di un paese che aveva, allora, 40 milioni di abitanti). Del problema hanno parlato in tempi più recenti intellettuali come Pasolini, Ortese, Sartori, Ronchey, Ceronetti per limitarsi agli italiani. Ma sono sempre rimasti isolati su questo punto, visto da intellettuali e media come una stranezza e mai recepito come una denuncia. Nel 1979 il Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti dichiarò che la crescita eccessiva della popolazione era una minaccia per gli Stati Uniti e per l'intero pianeta.La guerra tra Salvador e Honduras del 1969 fu un tipico esempio di guerra generata dall'eccesso di popolazione, in quel caso infatti l'eccessiva popolazione di El Salvador costringeva all'emigrazione massiccia e illegale verso l'Honduras causando prima tensioni e poi il conflitto armato (come fu stabilito in un documento ufficiale dell'Organizzazione degli Stati americani). Ma i tempi e le opinioni sono rapidamente cambiati. Oggi la negazione del problema e' divenuta assai più forte, ha raggiunto punte di repressione quasi violenta, un vero e proprio lavaggio del cervello da parte dei media e del potere costituito. Persino il dato complessivo dei sette miliardi e mezzo di abitanti del pianeta viene silenziato e represso, dietro il mantra continuamente ripetuto: il pianeta e' vuoto, potrebbe contenere altre decine di miliardi di umani, la natalità' scende, si rischia l'estinzione. Oppure, nella variante degli esperti demografi dell'Onu: si siamo più' di sette miliardi ma tra poco arriva la transizione e la popolazione scenderà' - quindi e' sbagliato appoggiare il controllo demografico, perché' questo verra' da solo. Incredibilmente bisogna constatare che a questa demonizzazione contro chi denuncia il problema della sovrappopolazione contribuiscono i movimenti ecologisti, che nel loro vario articolarsi trovano l'unanimità' quando si tratta di silenziare il tema a loro fortemente sgradito. In questo i movimenti verdi si rivelano essere gli esecutori materiali, i capo', che attuano gli ordini repressivi da parte dei poteri finanziari, politici e religiosi dominanti.
Vediamo da vicino quali sono questi poteri e come tutti convergano verso l'interesse di silenziare il tema demografico. Le banche centrali, le grandi banche private e i poteri finanziari sono coscienti che ridurre la popolazione comporta una riduzione dei consumi e degli scambi finanziari. Ad esempio vediamo come la Banca Centrale Europea tratta il problema immigrazione, osteggiando le parti politiche che vi si oppongono. I grandi poteri finanziari intendono la globalizzazione nel suo senso più' estremo: come libero spostamento di uomini e merci senza alcun ostacolo. La globalizzazione ha abbassato il costo del lavoro e ampliato il mercato delle merci dalle ristrette piazze nazionali ai miliardi di consumatori globali. Lo sviluppo del commercio globale e' divenuto un affare sia per le banche che per le imprese in grado di competere sul mercato globale. A titolo di esempio basti vedere come una impresa nazionale come la Fiat si sia rapidamente trasformata in multinazionale dell'auto, variando produzioni e mercati su scala globale e decuplicando i profitti in pochi anni. Intere nazioni, come la Cina, hanno visto moltiplicarsi il Pil grazie alla globalizzazione. Per funzionare la globalizzazione ha bisogno di consumatori, cioè' di due ingredienti: nascite e sviluppo economico. In questa ottica e alla luce di tali interessi chi si batte per ridurre le nascite e' un sovversivo pericoloso, un anti-sistema, un nemico della democrazia, addirittura un nazista. Stranamente in epoca pre-globalizzazione, Paul Ehrlich quando pubblico' The Population Bomb, non fu mai accusato di questo. Anzi le sue posizioni furono condivise sia dagli stati, come fu per il governo americano, che dalle organizzazioni internazionali come l'Onu. Era l'epoca in cui la Cina decise la legge del figlio unico, e l'India introdusse una forte politica a favore della contraccezione con una capillare campagna in tutto il continente. Sia la Cina che l'India hanno fatto marcia indietro, non solo per motivi economici.
Gli interessi geostrategici si giocano oggi sulla demografia. Ultimamente ne ha preso coscienza la Cina. Per il governo Cinese e' divenuto strategico incrementare la demografia sia per i consumi interni sia per la competizione internazionale, in particolare con l'altra grande potenza asiatica: l'India. Il Pil cinese dopo un vertiginoso aumento in coincidenza con la globalizzazione, era entrato in stallo; gli economisti cinesi hanno individuato il problema: il figlio unico rallentava la crescita e la competitività' internazionale del grande paese. La legge del figlio unico e' stata abolita e la Cina ha cominciato una competizione con l'India che vede nella demografia l'arma principale. In un mondo globalizzato i figli non costano più' di tanto e rendono invece molto e a volte possono essere la principale fonte di reddito (come sta accadendo oggi per l'Africa). Infatti alla mancanza di lavoro e risorse locali si sopperisce con l'emigrazione che produce reddito (le remissioni dei soldi inviati in patria ai parenti) e stimola gli scambi commerciali tra nuova residenza e paesi di provenienza. In generale più' popolazione contribuisce allo sviluppo del Pil e al peso politico mondiale.
I poteri religiosi hanno un uguale interesse a combattere il controllo delle nascite. Vediamo come esempio la politica del Vaticano. Tradizionalmente il Vaticano ha appoggiato sempre i cattolici americani, basti pensare alla comunità' Irlandese nord americana di cui facevano parte i Kennedy e Reagan. La politica anti aborto e anti contraccezione e' stata la bandiera di questi interessi. Oggi la demografia e' la più' potente arma che porta aventi il potere vaticano: e' in atto una profonda trasformazione in senso cattolico della cultura e della società nord-americana, sull'onda della massiccia immigrazione sud americana e messicana e dei tassi di natalità' di queste comunità'. Quanto forti siano questi interessi si puo' constatare dalla foto del papa insieme al presidente Trump che vuole alzare il muro con il Messico: il papa e' manifestamente irritato e negativo verso il suo ospite che cerca nervosamente di sorridere. Illustra perfettamente il conflitto di interessi. Anche l'islamismo e gli stati islamici hanno interesse alla demografia; da alcuni decenni questa ne e' l'arma principale e lo dichiarano. Recentemente Erdogan ha raccomandato agli immigrati turchi in Europa di fare almeno cinque figli a coppia. In Israele una guerra sotterranea si sta combattendo sui tassi di natalità: i palestinesi puntano a sorpassare i residenti ebrei. Sulla natalità' contano anche Arabia Saudita e Iran rispettivamente per le confessioni sunnita e sciita, in conflitto tra loro. Tutte le nazioni del nord africa e del medio oriente puntano sulla natalità' per aumentare il loro peso politico in occidente e aumentare gli introiti economici con le rimesse degli emigrati e i mercati. Le moschee in piena diffusione in europa sono solo la rappresentazione iconica di questa espansione demografica. In tutta l'Africa si assiste al conflitto tra islam e cattolici e altre confessioni( riformati, ortodossi). Spesso dietro i conflitti religiosi si nascondono interessi politici che a volte sfociano in vere guerre, anche per il possesso delle risorse locali. Nella loro variante etnica e tribale questi conflitti sono basati sui tassi di natalità: a più nascite corrispondono più poteri e più peso politico. L'esplosione demografica africana ha risvolti commerciali a cui sono interessati sia la Cina che i produttori di petrolio. I paesi dell'OPEC puntano sul mercato africano e sulla ripresa della natalità in Asia per riportare in alto le vendite e i prezzi del petrolio. Ogni discorso sul controllo demografico e' un ostacolo al mercato mondiale di idrocarburi.
La Sinistra e la Destra sia nella vecchia che nella nuova versione (Liberal o populisti) usano anche essi la marea spermatozoica per i rispettivi obiettivi ideologici. La sinistra vede nella crescita delle popolazioni povere e nelle migrazioni occasione di redistribuzione economica e distruzione del vecchio sistema capitalistico basato sugli stati. L'immissione massiccia della povertà nelle società occidentali mette in crisi un modello che ha resistito a tutti i precedenti attacchi del marxismo. Ciò che non è riuscito a Marx e ai suoi epigoni, potrebbe riuscire alla demografia. Per i nostalgici della rivoluzione il mondo massificato e senza storia dei dieci miliardi di umani è la realizzazione di un ideale che sembrava fallito. Attraverso la società di massa globale si spera in un appiattimento generale che ci renda tutti più uguali: tutti consumatori degli stessi prodotti di massa. E anche per gli anarchici si sta in fine realizzando il loro sogno di distruzione dello Stato, almeno nella versione dello stato nazionale. Quello che non era riuscito al socialismo e al comunismo potrebbe riuscire per la marea montante della sovrappopolazione mondiale. Un indistinto cupio dissolvi spinge i liberal verso una nuova società sconosciuta e imprevedibile, ma di certo diversa dalla vecchia società delle nazioni ricche d'occidente. La destra vede dal canto suo nella natalità un modo per riaffermare la nazione con le sue tradizioni all'interno dei vecchi confini. E' come se il numero potesse ridare un ruolo ad una civiltà in agonia. In questo i populisti non sono diversi dall'ideologia natalista dominante.
Tutti questi poteri hanno grande interesse a silenziare il problema demografico. In occidente la repressione contro chi osa accennarvi ha raggiunto punte di violenza e allo stesso tempo di raffinatezza. Viene effettuato un vero e proprio lavaggio del cervello basato su un concetto di fondo: l'antropocentrismo solidaristico. I grandi gruppi finanziari e le grandi imprese multinazionali (tra esse spiccano quelle dell'informatica) finanziano ong che, dietro l'apparenza del solidarismo, incoraggiano la natalità. Vengono finanziate campagne pubblicitarie che ripetono ossessivamente messaggi e video che attraverso i media entrano nelle nostre case tutti i giorni. In questi spot viene lanciato un messaggio subliminare: il futuro è pieno di bambini, nascere è bello, il mondo è di chi prolifica, fare bambini è il senso della vita, opporsi alla natalità è opporsi alla vita. Questi messaggi vengono nascosti all'interno di spot apparentemente dedicati a reperire finanziamenti o vendere prodotti. Anche una banale reclame per una marmellata o per un pannolino nasconde una ideologia, l'ideologia del fare figli, sempre più figli. Ogni video è un video antropizzato, in cui le immagini mostrano un mondo che non ha senso senza l'uomo ed esiste solo per essere utilizzato dall'uomo. Quando sono rappresentati paesaggi o ambienti naturali si percepisce la finzione: la natura e gli animali esistono in quanto è l'uomo che attraverso i suoi prodotti li fa esistere e da loro un senso. Il mulino bianco sta lì per dare i biscotti ai nostri bambini, il cane scondinzola per far sorridere la famigliola rinchiusa nella sua scatola di cemento nel pollaio da allevamento che sono diventate le nostre città, la strada di montagna sta lì per dimostrare le qualità dell'ultimo Suv superinquinante. Tutti ridono felici, tutti sono nel paradiso dei consumatori, un paradiso dove non si muore mai perché il supermercato rimarrà sempre aperto. Sembra quasi che il problema ambientale si risolva in una favola: tutto finirà bene se ti unisci a noi consumatori. Se compri migliora l'ambiente. L'inquinamento svanirà se tutti partecipiamo al grande gioco dei consumi. Tutto è Homo e tutto è per Homo. Un lupo o una volpe non fanno acquisti, sono solo fantocci di un mondo antropizzato. Un bimbo che sorride ha perso ogni appartenenza, non ha luogo di nascita non ha storia non ha cultura: quello che conta, l'unica cosa che conta è che è un futuro consumatore e già da piccolo chiede acquisti a tutta la famiglia. Il bimbo ride perché consuma. E se piange è perché non consuma, come tanti bimbi africani. Ma tu dacci i soldi e ci pensiamo noi a renderlo come voi. Questi sono i messaggi. In questa visione antropocentrica non c'è posto per chi denuncia il problema della sovrappopolazione, per quei pochi che riescono a vedere dove ci sta portando la follia natalista e consumista. L'emarginazione è stata tentata all'inizio: Ehrlich un pazzo fobico, Lester Brown un visionario, Konrad Lorenz un tipo strano, Elisabeth Kolbert una paranoica, Stephen Emmott uno che da i numeri. Ma oggi l'emarginazione non basta più e si è passati alla demonizzazione, alle accuse di estremismo, di anti umanesimo, perfino di nazismo. Eppure è tutto il contrario. Il nuovo paradigma ecologico non potrà che essere di rientro demografico. E' proprio una politica di controllo della natalità umana che consentirà una esistenza umana, che eviterà disastri naturali, guerre e mortalità da eccesso demografico come fame, carestie, malattie diffusive, trasmigrazioni di interi popoli.Essere umani oggi, essere in favore dell'uomo significa essere denatalisti. Il nazista è chi ci vuole massificare e sradicare dal pianeta, per farci inquinatore unico di massa. L'unica prospettiva umana è il rientro. Un rientro che permetta di bloccare gli eccessi di consumi, l'inquinamento, il riscaldamento globale, la predita delle foreste, l'espansione di megalopoli e cemento: di darci insomma un mondo più umano. Perché l'uomo non è il padrone della Terra, ma un componente di un sistema naturale in cui tutte le specie viventi giocano un ruolo essenziale.

venerdì 26 maggio 2017

Vaccinazioni e incongruenze

Allora cerchiamo di ricapitolare alcuni punti in tema di malattie infettive e vaccinazioni in Italia. Il Ministero della sanità ci rassicura che i casi di meningite da meningococco in Italia sono in linea con quelli degli anni scorsi, e sono stabili da decenni. Bene, ma allora, se non ci sono aumenti di casi in corso, perché inserire la vaccinazione antimeningococco B e C tra quelle obbligatorie con il recente decreto legge?
Sempre al riguardo del vaccino anti-meningite ci viene detto che non è vero che il meningococco ci venga portato dai migranti dell'area africana (soprattutto zona sub-sahariana). Lì ci sono molti casi di meningite ma non hanno nulla a che vedere con i casi in Italia (dove prevalgono i ceppi B e C) in quanto i casi africani sono da ceppi e sottogruppi diversi dai nostri, è il mantra che continuamente ci ripetono giornalisti, politici ed esperti del ministero. Bene, ma allora perché se uno va sul sito "Viaggiaresicuri" del Ministero degli Esteri vi trova che per viaggiare nell'Africa sub-sahariana è necessario vaccinarsi contro il meningococco B e C?
Per quanto riguarda il morbillo ci dice il Ministro della Sanità che ci sono 2000 casi solo in questi primi mesi del 2017 a fronte dei 200 dell'anno scorso. Anche in questo caso la colpa, dice il Ministro, è degli Italiani che non si vaccinano, pertanto viene introdotta l'obbligatorietà per i bambini. L'obbligo, spiegano, serve non solo a proteggere dalla malattia ma anche a ridurre i portatori del virus che spesso alberga nei non vaccinati. Con una certa demagogia ci viene spiegato che vaccinarsi è un obbligo sociale perché protegge anche i bambini e adulti sensibili per immunodeficienza e in ogni caso riduce l'incidenza e le complicazioni, tra cui le invalidità permanenti (ad esempio per encefalite) e la mortalità da morbillo. Vaccinando tutti i bambini e diminuendo il numero complessivo dei non vaccinati, ci spiegano, si riduce la circolazione del virus. Anche a questo scopo viene introdotta l'obbligatorietà. Benissimo.
Ma sempre leggendo il sito Viaggiareinformati del Ministero degli Esteri si scopre che il morbillo è endemico in varie zone dell'Africa e del Medio Oriente e per recarsi in quei paesi è necessario vaccinarsi. Vuoi vedere allora che l'aumento di casi in atto in Italia viene sia a causa degli italiani che non si vaccinano, sia da coloro che immigrano illegalmente senza essere soggetti a controllo sanitario e obbligo alla profilassi vaccinale? Che l'immigrazione possa portare il morbillo lo testimonia una legge dell'Arabia Saudita, paese che riceve ogni anno centinaia di migliaia di pellegrini alla Mecca e dove il politicamente corretto non vige. L'Arabia, si scopre leggendo le regole per il pellegrinaggio, prevede l'obbligo per il pellegrino di vaccinarsi contro il morbillo e di fornire alle autorità locali il certificato di avvenuta vaccinazione.
Come mai il Ministero italiano introduce l'obbligo di vaccinarsi per i bambini italiani e lo raccomanda per molti adulti a rischio e non prevede nessun obbligo per chi arriva nel nostro paese sui barconi? Perché non si fa come in altri paesi che vaccinano obbligatoriamente i richiedenti asilo? Demagogia dopo demagogia siamo l'unico paese al mondo che prevede l'obbligatorietà per i propri cittadini per ben dodici vaccinazioni con gravi pene per i non adempienti, tra cui la perdita della genitorialità. Molti paese europei non hanno alcuna vaccinazione obbligatoria, tra cui Inghilterra, Austria e Germania. La Francia prevede l'obbligo per solo 4 vaccini. Il Belgio per uno. Negli Stati Uniti sette vaccini sono raccomandati per l'iscrizione nelle scuole, ma sono ammesse deroghe per credenze religiose o filosofiche (non sono previste sanzioni). L'Italia è il paese con il più alto numero di obblighi vaccinali per i suoi cittadini, e nessun obbligo sanitario per chi è illegale, a cui è riservato solo un superficiale ed inefficace controllo di scabbia e altre malattie cutanee, unendo ad una abissale inefficienza una altrettanta abissale arroganza di stato. Si concedono a gogo diritti e assistenza, ma non si sottopongono a controlli sufficienti e a obblighi vaccinali i migranti lasciando -all'italiana- che operatori della marina e ong si proteggano con mascherine e tute anticontagio, e abbandonando poi il resto della popolazione ai rischi di un mancato controllo sanitario. Quanti di quelli che arrivano sono già vaccinati? Con quale sicurezza sanitaria immettiamo nel nostro paese persone provenienti da aree endemiche (tbc, poliomielite, meningite, aids, morbillo, lehismaniosi, ecc.)senza alcuna profilassi? Il tema della vaccinazione e rigorosi controlli sarebbe un buon esempio di concessione di diritti in cambio di doveri.

martedì 23 maggio 2017

La Riserva Selvaggia in Europa

Patrice Longour con un bisonte nella sua Riserva di Thorenc
La Riserva del delta del fiume Okavango, in Botswana, sta diventando un arido deserto. Eppure era un paradiso quando la vide per la prima volta il veterinario francese Patrice Longour, ecologista innamorato dell'Africa. Fu lui a darsi da fare per salvare la riserva , per proteggere gli animali selvaggi, tra cui Leoni e Ippopotami, in pericolo. Ma la Grande Riserva del Delta dell'Okavango stava morendo per cause più' grandi di lui e delle sue possibilità'. L'acqua del fiume era sempre di meno, la terra sempre più' arida e le piante e la foresta stavano morendo lasciando un deserto assetato. Il riscaldamento globale e la maggiore richiesta di acqua da parte di una popolazione in crescita esplosiva stavano prosciugando il fiume, facendo morire di sete gli animali e distruggendo la vegetazione. Il Botswana non fa eccezione rispetto agli altri paesi africani, ha una popolazione che cresce rapidamente e ha bisogno di cibo e soprattutto acqua. Le donne fanno ancora dai sette ai dieci figli ciascuna. Nessuno gli da limiti, ne il governo ne le organizzazioni religiose o laiche che dovrebbero educarle. Anzi negano a loro il diritto alla contraccezione, per assurdità' di precetti religiosi o peggio ideologici. Il risultato e' disastroso. Le città' dell'interno , o sarebbe meglio parlare di bidonville visto che la povertà' e la fame la fanno da padroni,hanno una popolazione che non sa più' dove reperire il minimo necessario a sopravvivere e la gente fugge nell'emigrazione o si trasferisce in massa sulle rive del fiume in cerca di acqua per mantenersi in vita, mentre per il resto manca tutto: lavoro, case, cibo, mezzi di trasporto, medicine, servizi. Manca tutto, ma la gente cerca l'acqua. Si e' cercato un accordo con la Namibia che di acqua ne ha di più' ma poi e' saltato tutto e ora si rischia un conflitto per l'acqua. Ci sono stati scontri a fuoco al confine e la lotta per l'acqua e' solo all'inizio. Tutto questo è avvenuto nella indifferenza dei governanti del Botswana, che non hanno mai accettato la riserva se non come occasione di guadagno dal turismo. In queste condizione Patrice Longour ha dovuto abbandonare la lotta, ma un funzionario del governo del Botswana gli ha dato un'idea. Come racconta Longour, il funzionario africano, in risposta alla sua richiesta che il governo locale provvedesse a salvare la riserva con gli animali e la foresta, gli rispose con una frase che lo colpi':" noi abbiamo bisogno del fiume, ne ha bisogno la gente per sopravvivere. La riserva non ci serve. Ma se tieni tanto alla riserva, perché' non la vai a fare a casa tua? Falla in Francia la riserva e lasciaci in pace".
Patrice ci penso' su. Forse il funzionario del Botswana aveva ragione. Forse anche la Francia, la civilissima Francia, la patria dell'Illuminismo e della democrazia occidentale, aveva bisogno di una riserva. Ma una riserva vera, non una scusa par turisti: una riserva che proteggesse animali selvaggi in via di sparizione in Europa, che avesse una adeguata estensione in ettari, che servisse non all'uomo, ma all'ambiente e agli animali , e non fosse solo apparenza. Invece di imporlo agli Africani forse era giusto che gli europei guardassero la trave nei propri occhi e imponessero a se stessi il rispetto e la salvaguardia per le specie che stiamo distruggendo. Pretendiamo che gli africani ci mantengano integri i paradisi terrestri del loro continente con la fauna e la flora originaria di un ambiente unico, ma poi in casa nostra cementifichiamo tutto e ce ne infischiamo dei paradisi, creando un ambiente avvelenato che e' un vero e proprio inferno sulla terra. Patrice accetto' la sfida e torno' in Francia con lo scopo di creare una grande riserva che salvasse animali europei in pericolo per l'azione distruttiva dell'uomo. L'idea di fondo per Patrice era questa: le riserve africane sono un modo per rispettare e preservare la natura in un momento in cui la crescita umana e i consumi che comporta stanno mettendo in pericolo ambiente e le specie animali originarie. A maggior ragione questo e' necessario in un continente come l'Europa massicciamente antropizzato, dove di naturale è rimasto poco. Selvaggio poi per noi europei ha un significato quasi spregiativo, mentre ci sembra civile tutto ciò che è costruito ed artificiale. Una ideologia devastante che ci sta portando alla distruzione del territorio e a porre in pericolo l'uomo stesso, oltre agli animali. Ma l'intento del veterinario francese non era quello di fare l'ennesimo parco ad uso turistico, una operazione commerciale e un modo più' soft di antropizzare. L'intento era quello di fare una riserva vera nel continente europeo che restituisse un territorio ancora incontaminato, la sua flora e la sua fauna, al suo senso originario. Dopo dieci anni di una lotta estenuante contro la burocrazia, contro gli scettici,contro mille difficoltà', Patrice Longour instancabile veterinario di 56 anni, ha convinto sua moglie, Alena, e pochi amici a seguirlo. Ha parlato con tanti amanti della natura, con i politici e con gli investitori, ed e' riuscito a superare l'inerzia dell'amministrazione, convincendo anche un ministro dell'Ecologia. Longour e' andato a cercare un ambiente naturale del sud della Francia e vi ha portato specie selvaggie europee in pericolo come il bisonte europeo, cervi, cavalli di Przewalski, camosci, l'aquila reale e molte altre,libere di vivere in un ambiente unico con praterie e boschi per una estensione di 700 ettari. La riserva si trova a Thorenc nei pressi di Andon nella Provenza, tra le Alpi e la costa azzurra. Oggi, dati i risultati positivi dell'integrazione della fauna selvatica in questo ambiente del sud della Francia, il Dr. Patrice Longour intende estendere il suo progetto ambientale, in particolare dove l'agricoltura moderna non può garantire la sopravvivenza delle aziende agricole tradizionali. Longour ha creato un modello di "ritorno alla natura" in un continente che finora ha visto solo crescere il cemento e la presenza umana. Ha accettato per la sua riserva una quantità' ridotta di visitatori, non con intenti commerciali ma allo scopo di finanziare il progetto; il parco e' più che altro rivolto a favorire l'attività' di ricercatori ed etologi interessati alla protezione delle specie selvatiche europee rimaste. La sua è un'idea nuova: un'idea africana in Europa. Una idea semplice e rivoluzionaria perché si basa su un no netto all'antropizzazione del territorio come modello unico. Un modo concreto per uscire dal modello consueto della urbanizzazione consumistica come unica idea di sviluppo per l'Europa. Un'idea africana per dare ad un continente cementificato una nuova speranza.

mercoledì 17 maggio 2017

Agricoltura e popolazione.

Se analizziamo chimicamente i tessuti di un individuo americano, di un europeo, di un cinese o un indiano, sia che si tratti di un anziano o di un bambino, vi troviamo una discreta quantità di diclorodimetiltricloroetano (DDT). Si tratta di un pesticida insetticida di cui fu vietata la produzione e la vendita negli anni 70 (in Italia nel 1978)perché altamente tossico per l'uomo. Eppure dal 1939 era stato ampiamente impiegato contro zanzare e pidocchi per combattere malaria e tifo. L'uso in agricoltura fu enorme in ogni parte del mondo. Fu molto usato anche in ambito domestico per combattere le mosche. L'esplosione della popolazione mondiale prima durante e dopo la seconda guerra mondiale ne aveva reso necessario l'uso per impedire epidemie e carestie, tanto che nel 1948 il suo scopritore Herman Muller fu insignito del premio Nobel. Un Nobel al veleno. Peccato che fu poi scoperto che si trattava di un prodotto cancerogeno e altamente tossico per uomini e animali. L'ambientalista americana Rachel Carson pubblicò un libro, Primavera Silenziosa uscito nel 1962 , per denunciare la scomparsa di molte specie di uccelli e animali selvatici a causa dell'uso massiccio dell'insetticida. Il DDT è inoltre non degradabile e si mantiene indifinitamente sia nei suoli e nelle acque che negli organismi viventi dove si deposita a livello del tessuto adiposo e nel sistema nervoso.E' questo il motivo per cui, nonostante da molti anni sia proibito, si ritrova tuttora nei nostri tessuti. Oltre che causa di tumori è ritenuto responsabile o corresponsabile di malattie degenerative del sistema nervoso come Alzheimer e Parkinson. L'uso massiccio dei pesticidi era ed è tuttavia necessario in agricoltura, non solo per gli interessi commerciali dei produttori. Una popolazione mondiale cresciuta rapidamente in pochi decenni dal miliardo e mezzo di individui nel dopoguerra agli attuali sette miliardi e mezzo, ha bisogno di una forte crescita della produzione agricola di alimenti. Negli anni 60 si ebbero numerose carestie sia in oriente (India) che in Africa, in quanto le risorse agricole locali non erano in grado di fornire cibo a sufficienza, con milioni di morti per fame e denutrizione. L'uso di pesticidi e fertilizzanti chimici per una agricoltura intensiva che permettesse di sfamare la popolazione in crescita divenne obbligatorio e da allora le carestie si sono ridotte in numero e limitate geograficamente. Il businnes dei fertilizzanti e dei pesticidi si sviluppò enormemente generando alti profitti per i produttori. Al posto del DDT furono sviluppati moltissimi prodotti chimici pesticidi, diserbanti e insetticidi. Le grandi multinazionali come Bayer e Monsanto si misero a produrre e commercializzare una serie di prodotti che hanno invaso tutto il pianeta: dal Toxafene al Cicloesano, agli organofosforici senza o con atomi di zolfo (Parathion), molti dei quali responsabili di cancro (cancro al seno come il Ciclopentadiene, cancro alla vescica o leucemie per gli organofosforici come il Diazinone) o di malattie neurodegenerative in quanto non degradabili e soggetti ad accumulo nei tessuti lipidici e nervosi di uomini e animali. Per la frutta sono largamente diffusi il Malathion, l'Azinfos e il Fosalone potentemente tossici che si accumulano non solo sulla buccia ma anche nella polpa. Molti di questi prodotti bloccano la trasmissione sinaptica del mediatore chimico dell'impulso nervoso (acetilcolina) dando come effetti nausea tremori, disturbi della motilità e dell'equilibrio, deficit cognitivi e a volte perdita di coscienza fino al coma. I carbammati (Carbofuran) con cui sono stati sostituiti alcuni organofosforici si sono rivelati ugualmente tossici e hanno contribuito all'inquinamento diffuso dei suoli e delle acque in tutto il mondo. L'esigenza di aumentare le produzioni per la forte richiesta mondiale di cereali e altri prodotti agricoli come la soia e altri legumi , connessa alla crescita esplosiva della popolazione dalla seconda metà del secolo XX, ha portato all'abbandono della sarchiatura a mano lunga e costosa e all'uso di erbicidi che favorissero l'eliminazione di erbacce e piante estranee alla coltivazione intensiva come l'Atrazina, un composto altamente tossico usato tra l'altro anche nelle guerre o a scopo di deforestazione. Purtroppo l'Atrazina e altri diserbanti hanno oggi un vasto uso mondiale per abbassare i costi e assicurare alte produzioni come richiesto dalla forte necessità di soia e grano dovuta all'eccesso della popolazione planetaria. Anche la creazione di nuovi pascoli per la produzione di carne per far fronte alla richiesta mondiale, richiede l'uso preventivo dei diserbanti e poi di svariati fertilizzanti. Sempre più usati sono i fitormoni e altri ormoni per la crescita degli ortaggi, della frutta o per gli allevamenti con pesanti ripercussioni sulla salute umana (tra l'altro la frutta e la verdura gonfiata con i fitormoni non sa di nulla).
Nel mentre la popolazione umana cresceva a ritmi mai visti, i terreni agricoli diminuivano in maniera altrettanto veloce. Un esempio di questa perdita di terreno agricolo dovuto all'eccesso di popolazione lo abbiamo in Italia nella Val Padana. L'espansione urbana, la cementificazione delle periferie e delle autostrade, le infrastrutture, l'urbanizzazione delle campagne, i centri commerciali, le aree industriali sono tutti fenomeni legati all'antropizzazione del territorio che tolgono suolo all'agricoltura. Ma la crescita della popolazione determina altre condizioni che riducono in molte aree del pianeta i suoli agricoli. Il riscaldamento globale determina siccità in molti luoghi precedentemente fertili. La distruzione delle foreste, gli incendi, l'eccesso di pascolo, la scadente gestione del territorio, la salinizzazione e l'impaludamento dei campi irrigati, il compattamento del suolo per la mancanza di vegetazione, l'esaurimento delle fonti idriche, sono tutti fenomeni dovuti all'eccesso di antropizzazione che riducono i suoli fertili. I cambiamenti climatici stanno inaridendo molte zone dell'Africa e dell'Asia con la modifica del ciclo delle pioggie e l'avanzare della desertificazione. Altre zone, specialmente quelle costiere e del delta di grandi fiumi vanno invece incontro a inondazioni e salificazione. Oggi poi si assiste ad un fenomeno nuovo: l'uso dei terreni per impiantarvi pannelli solari e altre rinnovabili, un uso sempre più diffuso che riduce ulteriormente il suolo agricolo. La continua richiesta di energia da rinnovabili è anch'essa un portato dell'aumento della popolazione residente. La riduzione del suolo agricolo produttivo e il contestuale aumento della richiesta di cibo per la crescita demografica diviene così un cocktail micidiale che, onde evitare carestie catastrofiche richiede necessariamente il ricorso alla chimica, con i fertilizzanti e i pesticidi. Si innesca un circolo vizioso in cui l'aumento della popolazione aumenta l'uso di tossici e questi ricadono a loro volta sulla popolazione perché non solo inquinano l'ambiente di vita antropica ma vi persistono accumulandosi. Tutti noi attraverso il cibo e l'acqua assumiamo i composti organofosforici e gli altri pesticidi usati nei tempi recenti ma anche quelli usati decine di anni fa, come è il caso del DDT. Ogni bambino che nasce ha già nel suo corpo gli inquinanti assunti attraverso la madre e dall'ambiente. Il problema è che quegli inquinanti che intossicano i neonati sono gli stessi che consentono a tanti neonati di nascere, assicurando cibo sufficiente a loro e alle madri. Anche l'uomo diviene così una pro-duzione, un prodotto che si replica per la presenza di altri prodotti in un processo continuo che è fine a se stesso. Fine e e causa allo stesso tempo.
La trasformazione che la sovrappopolazione porta nell'agricoltura è drammatica. A questa trasformazione danno il loro fondamentale contributo le ditte specializzate nel settore che hanno beneficiato da oltre un secolo delle maggiori richieste di cibo dovute all'esplosione demografica, portandole ai vertici di Wall Street. Vediamo quanto accaduto nel caso Monsanto, la multinazionale che fabbrica fertilizzanti e antiparassitari in agricoltura che oggi, sulla spinta degli sviluppi tecnologici si dedica anche al settore biotech. La Monsanto nata nel 1901 a Saint Luis ha inondato prima gli Stati Uniti e poi il mondo intero dei suoi pesticidi per poi evolversi negli anni 60 nella produzione strategica di erbicidi come il famigerato Agente Orange usato in Vietnam con il pazzesco proposito di distruggere tutta la vegetazione e le foglie degli alberi di tutto il paese per scovare i Vietcong. Negli anni ottanta la Monsanto scopre il il glifosato, sostanza base per molti erbicidi, e soprattutto del tristemente famoso Roundup. Il Roundup è un pesticida potente, e conveniente, che dà alla Monsanto profitti del 20% annui, facendole scalare il top delle multinazionali. Però ha un difetto: fa male agli umani. I disordini provocati dal glifosato sono noti e documentati, ma le lobbies pro-pesticidi sono ormai potentissime, inarrestabili. La Monsanto non si ferma perché i profitti sono alle stelle e le esigenze degli agricoltori crescono insieme alla richiesta mondiale di cibo. Si dedica allora alle biotecnologie e alle modifiche del Dna delle piante. La Monsanto viene fuori con una nuova tecnologia che apre campi inesplorati. La grande pensata è questa: fabbrichiamo una specie di semente resistente al glifosato, così possiamo vendere le sementi super-resistenti, che si chiameranno Roundup ready, insieme al Roundup stesso. Così possiamo continuare a prendere due piccioni con una fava: vendere le sementi, e ancor più pesticida Roundup, un pacchetto doppio che abbiamo solo noi. Dal 1997 la Monsanto comincia a vendere soia, mais e colza transgenici, cioè con un gene che li fa resistenti al Roundup. Ci prova anche con il cotone, ma gli va male. Però soia, mais e colza vanno bene, e arriveranno, per vie traverse e spesso complicate, sulle tavole di tutto il mondo, ormai abituate a prodotti con dentro di tutto. Le sementi vendute dalla multinazionale oltre al trattamento del Dna subiscono quanto segue: immerse in acidi che aumentano la permeabilità, vengono intrise di antiparassitari altamente tossici, e dopo asciugate vendute piene di veleni che evitano al seme di venire mangiato dai parassiti prima della nascita della pianta. Una tecnologia estrema che avvelena la pianta e il terreno già a partire dal seme.
La vendita delle sementi-alien è certa perché gli agricoltori non vogliono perdite e i margini sono già stretti. Così come è certa la vendita dei prodotti, basta che siano colorati, pubblicizzati e venduti nei supermercati come prodotti nuovi, con i nomi degli ingredienti così piccoli che non li legge neanche un notaio. E non è finita. Nel 1998 una delle nuove aziende Biotech, la Delta e Pine Land, si è inventata e brevettata una tecnica di nome «sistema di protezione della tecnologia» che è una modifica genetica alla pianta, a molte piante, che le fa sterili. Come ogni persona di buon senso può capire, è peggio della bomba atomica. Possono sterilizzare una pianta, e quindi, se ti costringono a usare i loro semi, te li possono rivendere anno dopo anno: sei nelle loro mani. Ora tutto questo non avviene , come sento spesso dire dai verdi, perché alla Monsanto sono brutti e cattivi. O almeno non solo per questo. Semplicemente fanno i loro interessi in un mondo che viaggia sulla produzione e la produzione richiede profitti. La Monsanto e le altre multinazionali della chimica applicata alla produzione di cibo prosperano perché il mondo richiede sempre maggiori quantità di cibo e questa maggiore necessità si accompagna a minore disponibilità di terre e a un cambiamento climatico che sta distruggendo l'agricoltura tradizionale. E se il mondo in questi ultimi 50 anni ha decuplicato le richieste di cibo non è perché ci sono le multinazionali che lo producono o lo fanno produrre. Ma è perché il pianeta è passato in pochi decenni da due a ben otto miliardi di bocche da sfamare. La Monsanto e le altre multinazionali che producono la chimica che assicura questa trasformazione dell'agricoltura continueranno a prosperare e a fare altri danni fintanto che la popolazione continuerà a crescere nel modo in cui è cresciuta in questi decenni. E noi e i nostri figli continueremo ad essere avvelenati dai tossici necessari a mantenere alta la produzione agricola. Ogni anno migliaia e migliaia di tonnellate di fertilizzanti, diserbanti e pesticidi si aggiungeranno e si diffonderanno nei suoli e nelle acque del nostro pianeta e nessuno riuscirà a fermare la produzione e la commercializzazione dei veleni fino a ché le grandi menti degli ambientalisti e l'opinione pubblica mondiale prenderà coscienza che il problema è uno solo: la demografia impazzita della nostra specie.