Translate

martedì 19 giugno 2018

La fata turchina

In una intervista al Corriere della Sera l'ambientalista e scienziato Michael E. Mann,direttore dell'Earth Systems Science Center (Pensylvania State university) e autore del libro"La Terra brucia" (Hoepli) nonché' creatore, insieme ad altri, del modello del riscaldamento globale, ci ammannisce le sue verità'. La prima delle quali e' un ossimoro: per lui il più' grande leader mondiale in tema di difesa dell'ambiente e' uno dei principali responsabili del disastro planetario in atto: papa Francesco. Che ha fatto Francesco per l'ambiente? Semplice risponde l'ambientalista Mann, ha fatto pressione sui petrolieri per inquinare di meno. Ovviamente l'ambientalista politically correct tace sulla propaganda del papa e dei cattolici contro i mezzi anticoncezionali e contro la pianificazione familiare. Chi e' Trump? si chiede il grande ambientalista: un pupazzo nelle mani della Exxon. Ed ecco una altra grande verita' dell'ambientalista mainstream: a salvare il pianeta ci penseranno l'Unione Europea e la Cina (Sic!) che hanno assunto un ruolo guida per combattere il cambiamento climatico. Si, avete letto bene...la Cina, il principale estrattore e consumatore di carbone a livello mondiale (il carbone e' il più' inquinante idrocarburo per quantità' di CO2 e particolato emessi). Poi il grande ambientalista passa a difendere la sua curva del riscaldamento annunciandoci che in futuro andrà' sempre peggio ma per fortuna ci sono i cinesi e le torri eoliche dell'Olanda a salvare il pianeta. Questa specie di Fata Turchina del nostro futuro planetario poi ci da il grande annuncio: Nonostante i cattivissimi Exxon e i fratelli Koch che ci stanno obbligando a consumare il loro petrolio e i loro gas, la soluzione dei problemi planetari esiste, e' già' tra noi: e' l'energia rinnovabile. Dice la Fata: " Una ricerca ha dimostrato scientificamente (sic) che potremmo alimentare l'economia globale (ari-sic) con le sole energie rinnovabili. Si tratta semplicemente di introdurre i giusti incentivi economici per accelerare la transizione verso l'energia verde che e' già' in atto". E finisce con una fantastica previsione " I Paesi che seguiranno l'energia verde (rinnovabili) andranno avanti nella grande rivoluzione economica , gli altri perderanno competitività' sul mercato economico mondiale". In effetti la Cina è ai primi posti in fatto di crescita economica. Peccato che i pannelli solari li produce per venderli agli altri (leggi Europa) mentre per le esigenze interne estrae carbone e piazza pozzi in Africa.
Di fronte a questi supposti scienziati non ci sono parole adeguate per compiangere la sorte del pianeta. Se coloro che dovrebbero individuare i problemi invocano il papa come leader della lotta al cambiamento climatico, le possibilità' di venirne fuori sono praticamente zero. So bene che la Exxon e i fratelli Koch fanno i loro interessi. Ma vedere la soluzione negli inquinatori cinesi o nella ipocrisia europea che predica di rinnovabili ma razzola con petrolio e carbone, significa non aver capito molto di quello che succede. E' appena il casi di ricordare che l'ex premier tedesco socialdemocratico Gerhard Schroder che tanto aveva predicato in favore delle rinnovabili in patria, finito il mandato se ne è andato a presiedere -profumatamente retribuito con la carica di Direttore Indipendente- Rosneft (petrolio e carbone)e la Gazprom (gas) , cioè le imprese Russe che vendono gas, petrolio e carbone a mezzo mondo. Quanto alla Merkel si guarda bene da basare l'economia tedesca sulle rinnovabili. Le usa come specchietto per le allodole, e continua a consumare petrolio e carbone.La Francia, da parte sua, aumenta ogni anno le importazioni di gas e petrolio (come dimostra anche la sua politica libica) e continua l'ampliamento delle sue 60 centrali nucleari, ovviamente tessendo nel frattempo le lodi delle rinnovabili. E poi come possono le rinnovabili sostenere da sole la richiesta di energia mondiale se la popolazione planetaria continua a crescere in maniera inarrestabile ? (Ogni anno è come se si aggiungesse al pianeta un paese come il Pakistan, 90 milioni di abitanti-consumatori). La cosa più' grave del pensiero della Fata Turchina non e' quello che dice ma quello che non dice. Mann tace accuratamente sulla causa principale del riscaldamento globale e della polluzione di carbonio in atmosfera: la sovrappopolazione umana e i tassi demografici. La causa dell'aumento della CO2 planetaria non sta nella cattiveria e nell'ingordigia dei produttori, ma negli otto miliardi di consumatori che chiedono sviluppo e consumi e, quando non lo ottengono, se lo vanno a cercare con le migrazioni.

mercoledì 30 maggio 2018

Umani troppi umani

"Questo ordine universale, che è lo stesso per tutti, non lo fece alcuno tra gli dei o tra gli uomini, ma sempre era, è e sarà fuoco sempre vivente, che si accende e si spegne secondo giusta misura" (Eraclito, frammento 22 B 30).
Dal tempo di Population Bomb non si vedeva un simile proliferare di libri sull'argomento. Anche i siti internet si stanno moltiplicando. Finalmente si comincia a parlare di sovrappopolazione anche nella cattolica, progressista e politically correct Italia. Non siamo più' marziani noi che ci battiamo contro l'eccesso demografico, e cominciano ad uscire libri ben documentati sul tema prima tabù. L'antropocentrismo e' ancora dominante, ma i dubbi cominciano a circolare e gli occhi si cominciano ad aprire . E' rimasto cieco solo chi non vuol vedere,e per ideologia rifiuta e nega l'evidenza. Eppure la grande crisi ecologica dovuta alla bomba demografica umana è davanti ai nostri occhi, con una evidenza devastante, ed invisibile solo a chi non vuol vedere per scelta consapevole (e colpevole). Giovani ricercatori, filosofi, demografi, biologi, studenti finalmente cominciano a trattare il tema, a compiere ricerche, a scrivere libri ad avviare blog, ad intervenire nei dibattiti di ecologia. Uno dei libri più interessanti e' il recentissimo "Umani troppi umani" scritto da Andrea Natan Feltrin, un giovane filosofo venticinquenne, dottorando di ricerca in Etica Ambientale all'università' di Santiago de Compostela. Viene affrontato il tema sovrappopolazione in maniera completa, partendo da Cantillon, Defoe e Malthus e mostrando come il pensiero ecologista debba molto ai primi che denunciarono il problema ma anche riportando il tema alle sue dimensioni più ampie della moderna presa di coscienza ecologica (quella vera). L'ecologia infatti o cambia e prende coscienza della realtà del tema sovrappopolazione, o sarà destinata alla marginalità del giardinaggio per elites culturali. Nel suo ampio escursus storico sull'idea di sovrappopolazione Natan Feltrin mette giustamente l'accento sul fondamentale libro The Population Bomb di P. Ehrlich, che nel 1968 denunciò in maniera chiara e circostanziata il problema che sarebbe divenuto il principale dell'umanità. Nel testo di Feltrin vengono mostrate la nuova visione e le nuove strade da seguire che il disastro ambientale ha portato al dibattito ecologico riguardo all'esplosione demografica di Homo. Oggi, a differenza del tempo di Malthus, non si tratta più di una semplice discrepanza quantitativa tra popolazione e cibo. Dalla matematica ci siamo spostati ad una visione globale della presenza umana sulla Terra. L'umanità si trova di fronte oggi alla più grande crisi che l'umanità abbia mai affrontato. La presenza di tossici su tutta la terra, il riscaldamento climatico, la CO2, i particolati, la devastazione ambientale, il consumo di suoli, l'acidificazione degli oceani, la plastica, l'estinzione delle specie e la spaventosa riduzione della biodiversità,le megalopoli invivibili, la sparizione delle foreste, l'esaurimento delle risorse naturali ecc. ormai sono fenomeni che non possono più essere ignorati e nascosti dietro la demagogia del progresso continuo. Le civiltà che si sono estinte in passato avevano raggiunto elevati livelli di sviluppo ma non è bastato. La civiltà globale è la più complessa che sia mai esistita e anche la più specializzata.La biologia evolutiva insegna però che non è bene essere ultraspecializzati poiché, al mutare degli scenari, l'esito di un eccesso di specializzazione è l'incapacità di proporre modelli alternativi di adattamento.L'attuale big crisis è riconducibile, seppur non riducibile, alla population grouth. "La popolazione umana è in aumento e, anche se a molti benpensanti non piace ammetterlo, questo è un problema al quale non si potrà evitare di dare una risposta. Guardando il tasso di crescita demografica globale è vero che si noterà una riduzione dello stesso, da un picco del 2,08 % nel 1970 al 1,11 % nel 2017, ma non si deve dimenticare che se l'esponente è diminuito la base è, invece, aumentata. Per dirlo in altri termini l'aumento del 2,08 % di 3,682,487,700 è 71,998,600 ogni anno, mentre quello di 1,11 % di 7,515,284,160 è 82,620,880 l'anno. Un incremento tutt'altro che trascurabile! Questo fenomeno può essere descritto anche con il nome di crescita cumulativa, difatti dal 1700 al 2012, in media, il trend di crescita è stato dello 0,8 % annuo. Lo 0,8 % potrebbe sembrare quasi trascurabile eppure in 300 anni ha portato l'umanità da 600 milioni a più di 7 miliardi.Come ha scritto l'economista Thomas Picketty : "Se un ritmo del genere dovesse proseguire nei tre secoli a venire, la popolazione mondiale intorno al 2300 supererebbe i 70 miliardi". Un incubo ecologico che comporterebbe il collasso di Gaia". Nel penultimo capitolo si parla dell'eremocene,cioè della Sesta Estinzione cui l'uomo sta portando le forme viventi del pianeta, secondo la definizione di Wilson.Dello stesso tema tratta Conto alla rovescia di A. Weisman.Come afferma Wang Yukuan: "Sapete che mi chiedono quale differenza farebbe per la vita umana se un giorno non ci fossero più i panda o le tigri? Io rispondo che senza panda, poi senza tigri, verrà il turno dei pesci, spariranno anche loro. Poi i raccolti. Poi tutto. Poi le persone". (Citato in A. Weisman: Conto alla rovescia).Come spiega il genetista Marcello Buiatti, abbiamo con la tecnica costruito macchine che hanno traformato l'ambiente in qualcosa di artificiale. Alla fin abbiamo abbiamo assimilato a macchine - pianificabili e controllabili- anche gli esseri umani. Una realtà in cui tutto sarebbe controllato e funzionale all'uomo. Una utopia in cui non ci sarebbe né necessità né posto per la diversità nostra o degli altri esseri viventi: l'antropocentrismo si appresta ad eseguire il suo assolo in un mondo svuotato di natura e sovrappopolato (come già si vede nelle grandi megalopoli che stanno crescendo in ogni parte del pianeta). Così l'era dell'Antropocene rischia di lasciare il posto all'Eremocene.Ma come dice Wilson: "la natura allo stato selvatico è un diritto di nascita di chiunque nel mondo. Le milioni di specie che stiamo minacciando sono i nostri parenti filogenetici. La loro storia a lungo termine è la nostra storia a lungo termine". In Elementi di Ecologia T.M.Smith e R.L. Smith denunciano che " "la principale causa di estinzione è la distruzione degli habitat dovuta all'espansione della popolazione umana e alle attività ad essa collegate".
Nelle sue conclusioni Natan Feltrin nega che il problema della sovrappopolazione possa risolversi con il semplice sviluppo tecnologico in quanto la tecnica può ridurre temporaneamente l'impatto ma può avere effetti anche negativi e acceleranti verso l'insostenibilità. Il problema richiede, dice l'autore, innanzi tutto un cambiamento del paradigma etico sulla nostra presenza sulla Terra. Ridicolizza infatti coloro che credono che la questione si risolverà con i viaggi interplanetari portando l'umanità in eccesso su altri pianeti: "una specie che non è in grado di convivere in armonia con il proprio habitat potrà solo inutilmente colonizzare altri pianeti. La crescita infinita su un numero X di pianeti finiti è ugualmente un assurdo logico, ma incarna ancor più, un totale fallimento etologico, se si intende con etologia la disciplina che studia gli habitus di risposta di un organismo al suo contesto ecologico". Infine bisogna arrivare al nocciolo: affrontare il problema riproduzione. Molti ritengono che il tema attenga alla sfera privata. Oggi non è più così, e i cambiamenti dell'ambiente sono un richiamo a questa necessità etica: oggi figliare è un atto di responsabilità che implica un forte concetto di limite. L'etica riguarda ogni comportamento che possa includere una relazione con altri viventi così quello che un individuo fa del proprio corpo lo fa sempre in un Mondo e in una relazione con innumerevoli altri. Oggi il numero dei figli procreati non può più dirsi semplicemente questione di gusto o di interesse di famiglia. Se si comincia finalmente a condannare da un punto di vista etico un americano che scorazza con auto inquinanti, consuma carne (da allevamenti che consumano suolo ed emettono anidride), estrae e consuma petrolio, viaggia con aerei e inquina le città di particolato, dobbiamo ammettere che anche un uomo del terzo mondo che procrea 10 figli ha ugualmente una grave responsabilità verso il pianeta, le altre specie viventi minacciate, e verso la propria stessa specie. Ambedue, l'americano iperconsumatore e l'africano (o asiatico) prolificatore, sono due ecocriminali. Come dice Dawkins: "La contraccezione talvolta viene attaccata come fortemente innaturale. E' vero, è fortemente innaturale. Il problema è che lo Stato assistenziale è innaturale. Poiché noi umani non vogliamo tornare ai vecchi sistemi egoistici in cui i figli di famiglie troppo grandi venivano lasciati morire di fame, abbiamo abolito la famiglia come unità di autosufficienza economica, sostituendole lo Stato. Ma non si dovrebbe mai abusare del privilegio del mantenimento garantito dei bambini" (R. Dawkins: Il gene egoista pp. 231-232).La pianificazione familiare costituisce non solo una necessità storica, ma soprattutto una acquisizione culturale. Nel libro, conclude Natan Feltrin, non si propone un determinato cammino politico o una strategia economica, nessun modus vivendi universalmente valido. Bisogna però cominciare a guardare con occhi diversi il mondo, occhi in cui l'etica riguardi non solo gli interessi della nostra specie senza limiti, ma di tutta la varietà della vita e della natura.
Un piccolo commento conclusivo: il libro di Natan Feltrin e' un grande stimolo alle nostre posizioni. Un invito ad uscire dalla remissivita' e dalla subordinazione alle posizioni irrealistiche e sbagliate degli ecologisti mainstream. Un invito ad attaccare gli idoli e i feticci dell'antropocentrismo, della retorica dei diritti umani assoluti, dell'idolatria della umanità' in crescita con tutta la prosopopea della fertilità' e dei bimbi belli. Un invito a cominciare ad urlare ed incazzarsi, perché' in gioco non c'e' più una posizione politica o un interesse nazionale o economico. In gioco c'e la Terra ci sono i mari e le terre, le montagne e i fiumi, l'aria che respiriamo, l'acqua che ci da la vita. Ci sono i nostri compagni di vita, gli animali e le piante, i paesaggi e le foreste che sono la sostanza della nostra esistenza su questo pianeta. Un libro per finalmente gridare e far sentire la nostra presenza e la nostra passione contro la retorica della crescita umana.

venerdì 18 maggio 2018

La battaglia africana

(Il trasporto del cadavere di un gorilla di montagna ucciso dai bracconieri)
E' l'area del pianeta dove più' evidente e' il conflitto tra uomo e natura selvaggia. Si trova nell'angolo orientale della Repubblica Democratica del Congo, al confine con Ruanda e Uganda. E' il parco più' antico dell'Africa: il parco Virunga, con gli ultimi esemplari del gorilla delle montagne. Il parco e' al centro del conflitto tra crescita eccessiva di Homo e ambiente naturale con la sua biodiversita'. Conflitto non solo metaforico: sabato 12 maggio 2018 la guardia forestale Rachel Katumwa, di 25 anni, e' stata uccisa da quattro uomini armati mentre scortava due turisti britannici verso il vulcano Nyragongo. Da gennaio sono otto le guardie del parco uccise dai bracconieri, 170 negli ultimi 20 anni. Praticamente un conflitto aperto in cui a perire non sono solo le persone: nel 2007 vennero ritrovati una decina di gorilla di montagna fucilati come nelle esecuzioni di massa. Si tratta dei rari "gorilla beringei beringei " di cui rimangono 800 esemplari, 400 dei quali nel parco Virunga. Il parco e' come uno specchio che riflette la sostanza dei problemi dell'Africa: una popolazione umana in rapidissima crescita che va ad impattare sulla natura originaria del continente. Il parco Virunga con le sue montagne innevate, vulcani, savana, paludi foreste tropicali e' un paradiso di biodiversità', dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanita', che tuttavia e' da considerare una delle zone più' instabili del pianeta. La pressione demografica sul parco e' immensa e ormai difficilmente compatibile con la sopravvivenza del parco. E' difficile proteggere l'ambiente in una delle aree rurali più' densamente popolate: 400 abitanti a km quadrato! Nel 1994 il conflitto scoppiato in Ruanda si e' esteso al Congo: più' di un milione di civili sono fuggiti dal paese, insediandosi in campi incredibilmente sovraffollati ai margini del parco. Una situazione divenuta terreno fertile per gruppi di milizie armate che reclamano, con la forza, di poter usufruire delle risorse naturali di cui dispone il Parco di Virunga. Immaginate milioni di abitanti affamati, e sotto i loro piedi 2 milioni di fertilissimi acri che pero' devono essere preservati (non coltivati) in nome di gorilla e della biodiversità'. Il risultato e' l'odio della popolazione umana verso i gorilla, gli ippopotami(crollati a poche centinaia dai 27.000 della meta' degli anni ottanta), gli elefanti e gli altri animali selvaggi rimasti.Il bracconaggio imperversa e decine di animali rari vengono uccisi ogni mese, alcuni persino bruciati per disprezzo. E la lunga sfilza di guardaparco che sono rimasti uccisi in agguati e aggressioni da parte di bande armate. In questo precario equilibrio, le innumerevoli specie protette presenti nel Parco vengono utilizzate come pedine di una sanguinosa partita a scacchi; e primi tra tutti, i gorilla di montagna
Ulteriore elemento di instabilità è rappresentato dall’industria petrolifera, che attraverso metodi più o meno legittimi cerca di estrarre le risorse del Parco. Nel 2010, per esempio, la Soco International di Londra ha ottenuto il permesso di perlustrare circa metà del Parco. Solo l’insurrezione degli ambientalisti e dell’opinione pubblica ha, per il momento, bloccato qualsiasi tentativo di estrazione petrolifera. Ma la storia del futuro dei gorilla di montagna, degli elefanti, degli ippopotami, della vegetazione e della biodiversità' e dell'ambiente originario del parco Virunga, e in verità' di tutta l'Africa, e' già' scritta nei tassi di crescita demografici di Homo. La povertà', la fame, i conflitti per le risorse e per gli interessi che questa crescita spropositata comporta, non lasciano scampo. Anche perché' intorno al parco, intorno a tutti i parchi dell'Africa, crescono megalopoli e bidonville, accampamenti e infrastrutture, pozzi petroliferi, tralicci, disboscamento e cementificazione. I terreni servono per nutrire gli Homo e non certo per le specie viventi di un ambiente originario sempre più' precario. L'esercito dei ranger del parco ha già' perso la sua battaglia e i 170 morti nelle sue fila non basteranno. Mantenere un ambiente incontaminato con la sua biodiversità' in un territorio sovraffollato e' impossibile, e la repubblica del Congo non farà' molto: l'esercito regolare ha spesso le mani sporche di sangue e le tasche piene di bustarelle. Onore a Rachel Katumwa ennesima vittima dell'aggressività' umana, ma la sua battaglia per proteggere il mondo naturale e' persa.

martedì 24 aprile 2018

Il legno storto dell'umanita'

C'e' da chiedersi del perche' la presenza umana sulla terra e' stata fino ad oggi una presenza contro la natura. Presenza umana significa deforestazione,cemento, inquinamento, veleni, assassinio di animali e di specie. Questa intossicazione planetaria determinata da Homo e' oggi clamorosamente evidente nel surriscaldamento atmosferico e nella patina di particolato che ricopre le terre emerse e nei continenti di plastica che galleggiano negli oceani. Fenomeno del tutto nuovo nell'ultimo secolo e' la mostruosa crescita delle nuove strutture antropiche che chiamiamo Megalopoli e che in ogni parte del globo si stanno espandendo alimentate dalla esplosione della popolazione umana degli ultimi decenni. C'e' da chiedersi cosa c'e' di malato nel modo di essere dell'uomo e nel suo modo di stare nel mondo per determinare questa malattia della terra, oggi definita apertamente cancro del pianeta. Per quale follia il cervello umano appena vede uno spazio verde, una foresta, una spiaggia, una montagna,uno specchio d'acqua dolce, un luogo incontaminato in cui le specie viventi convivono rigogliose, e' portato a distruggerlo, a scavarlo, a gettare fondamenta, moli, porti, a scaricarvi inquinanti, a traforarlo con tunnel, a spianarlo con ruspe, a ricoprirlo con colate di cemento, a farne un luna park turistico, a innalzare tralicci, a impiantarvi seggiovie e piste artificiali, ad asfaltarlo,a sondarlo con trivelle, ad estrarne elementi, a riempirlo di rifiuti, a bruciare, verniciare, edificare, affumicare, ecc. Da dove viene questa perversione che fa di Homo l'assassino del pianeta terra, il suo distruttore?
Di fronte al disastro dell'Europa devastata dal nazifascismo,nel 1944 in piena seconda guerra mondiale, Adorno e Horkheimer si chiedevano nel loro libro "Dialettica dell'Illuminismo" scritto in collaborazione, dove il pensiero umano aveva fallito. Perché' la razionalità illuminista e la scienza avevano portato alla distruzione dell'Europa e ad una società' basata sul contrasto con la natura, con valori come il profitto economico fine a se stesso e le ideologie del progresso a scapito dell'ambiente. La loro riflessione era impietosa: il totalitarismo insito nell'illuminismo non era solo quello della degenerazione nazifascista, ma anche quello della violenza con cui il capitalismo occidentale portava alla mercificazione dell'uomo e allo sfruttamento consumistico delle risorse naturali.E non era da meno il comunismo che aveva trasformato l'uomo in una cosa sotto il dominio di una ideologia totalitaria. Così i due pensatori della scuola di Francoforte, di fronte alla devastazione della guerra mondiale, avevano per la prima volta criticato il pensiero occidentale come si era andato configurando dopo l'epoca positivista e lo sviluppo della scienza. Non era un caso che questo fosse culminato nella esplosione della bomba atomica, a simboleggiare la violenza che animava la società' nata dall'illuminismo. L'uomo era finito in un vicolo cieco. Quel che ci sta davanti oggi, con la crisi ambientale planetaria, e' solo la conclusione di quel percorso senza uscita.
Il 900 era stato il secolo dell'avvento della società' di massa, una società' basata sulla manipolazione e sull'indottrinamento della coscienza. Il cielo veniva spogliato dal divino e i diritti assoluti dell'uomo prendevano il posto di dio. Il consumismo e il profitto è il nuovo catechismo. L'esplosione demografica trasformava l'uomo e il pianeta preparando la crisi ecologica attuale. Una crisi radicale dove e' in gioco il significato della presenza umana sulla terra e la sopravvivenza della natura, uomo compreso. Nella dialettica dell'illuminismo viene analizzato l'aspetto violento del pensiero occidentale: l'illuminismo e' totalitario più di qualunque sistema, dicono gli autori, che scrivevano dagli Stati Uniti dove erano dovuti riparare. Un pensiero che calcola, che riduce le cose a numero, che si basa sulla potenza della tecnica fine a se stessa, che trasforma l'uomo in una cosa tra le cose, puro oggetto scientifico senza altri significati e, persino, avulso dalla sua storia in un eterno presente. Persino nella attuale esaltazione esasperata dei diritti umani, in cui il valore della vita e della presenza umana e' posto al di sopra di tutta la natura, e' possibile ritrovare una violenza distruttiva che il pensiero politicamente dominante vuole nascondere dietro gli slogan sul progresso e sulla crescita. Nel testo di "Dialettica dell'Illuminismo" e' contenuta la famosa interpretazione dell'episodio di Ulisse e le sirene. Ulisse e' l'uomo moderno legato indissolubilmente alla tecnica e timoroso di ricadere nel passato, nella dipendenza dalla potenza del mito. Il destino di Ulisse e' si quello di salvarsi dal naufragio nel nulla della propria appartenenza al mondo animale. Ma ad un prezzo alto: quello di essere dominato dal potere della razionalità' scientifica che lo reifica e ne fa una parte della nave, cioè' della tecnica che lui si illude di dominare.E il viaggio di Ulisse non e' più' quello di un ritorno a casa, ma un viaggio verso l'ignoto.I suoi compagni, con le orecchie tappate, assorti nella prassi, sono insensibili alle bellezze della natura e Ulisse, l'uomo della scienza, ascolta l'armonia del canto ma e' impotente, legato sempre più' stretto all'apparato tecnico della nave. (Per una più' completa trattazione dell'episodio di Ulisse vedi il post su questo blog: http://sovrappopolazione.blogspot.it/search?q=la+nave+di+ulisse).
Alla fine la denuncia di Adorno e Horkheimer della deriva nichilista dell'illuminismo si e' rivelata tristemente esatta. Il risultato di questo pensiero e di questa cultura occidentale ci sta oggi davanti in tutta la sua devastante evidenza: un pianeta inquinato, avvelenato in ogni parte, cementificato, plastificato, surriscaldato e con le specie viventi diverse da Homo in accelerata scomparsa. E' la fine della natura e il collasso dell'ambiente planetario, mentre i numeri della specie umana raggiungono la patologia.
Nel momento in cui il pensiero occidentale diviene il pensiero unico planetario, la follia di Homo diviene evidente nelle sue conseguenze distruttive. Globalizzazione e' oggi sinonimo di deforestazione, industrializzazione, agricoltura meccanizzata e produzione di massa. Il simbolo della globalizzazione sono le megalopoli e i centri commerciali. La profezia contenuta in dialettica dell'illuminismo si e' drammaticamente avverata. Persino il pensiero ecologista e' diventato un fiore di plastica piantato su un blocco di cemento.

sabato 7 aprile 2018

Energia: la rivoluzione diventa italiana

Il reattore ITER in costruzione a Cadarache (Francia)
A pochi chilometri da Roma, a Frascati, sta per nascere il DTT (Divertor Tokamak Test) una piccola centrale a fusione nucleare che avrà il compito di studiare i carichi termici del plasma sulle strutture del tokamak, la camera toroidale contenente il plasma di reazione della fusione. Tempo di realizzazione 6 anni. Ad ospitare la centrale si sono candidate molte regioni italiane (Lombardia, Veneto, Toscana,Abruzzo, Puglia) ma è il Lazio che è stato scelto da ENEA. La costruzione vedra' l'investimento di 500 milioni da parte del consorzio internazionale incaricato del progetto e un indotto complessivo di due miliardi e 1600 posti di lavoro. L'impegno italiano sulla fusione non finisce qui. E' in Liguria presso la Leonardo che si stanno costruendo i supermagneti per il confinamento del plasma che andranno a far funzionare ITER, il mega reattore a fusione in costruzione a Cadarache in Francia e finanziato da molti grandi paesi come Europa, Usa, Cina e India. Anche per Iter è la tecnologia italiana che eccelle con i suoi contributi: l'Italia produrrà sia i supermagneti per il confinamento del plasma che le superfici di rivestimento interno delle camere toroidali. Infine, la notizia è di alcuni giorni fa, l'Eni è entrata con 50 milioni nel progetto Sparc del MIT americano con l'intento di accorciare i tempi rispetto a ITER: 15 anni per la realizzazione di un nuova macchina tokamak più piccola e più efficiente con produzione di energia elettrica da fusione operativa, invece del 2050 previsto dagli ingegneri di ITER. Praticamente si tratta di un salto temporale che potrebbe cambiare la storia della Terra e della presenza umana su di essa in meno di venti anni. Lo Sparc si basa su una nuova tecnologia dei magneti che implica l'uso di superconduttori ad alta temperatura (meno 200 gradi, invece dei meno 270 dei supermagneti classici alle leghe di niobio e titanio). Questi superconduttori utilizzano l'ossido di ittrio, bario e rame e furono scoperti negli anni 80 da Karl Muller e Jhoannes Georg Bednorz, a cui per la loro scoperta fu conferito il Nobel per la fisica nel 1987. Questi nuovi magneti basati sui superconduttori ad alta temperatura permettono la costruzione di reattori a fusione 65 volte più piccoli rispetto ad Iter e più potenti nel confinare il plasma. Una volta ottenuto un sistema di confinamento del plasma affidabile, si apre la strada all'energia da fusione per l'uso quotidiano e commerciale. L'idrogeno e i suoi derivati (deuterio e trizio) sono il combustibile ubiquitario ed inesauribile, e l'energia ottenibile dalla fusione e' come quella delle stelle: infinita. Non vi sono scarti radioattivi come nelle centrali a fissione. Nessuna emissione di carbonio. Questa tecnologia permette quindi di aprire scenari imprevedibili. La disponibilità' di energia carbon-free risolve il problema del riscaldamento atmosferico planetario. La non dipendenza da fonti energetiche strategiche localizzate solo in determinati paesi rende potenzialmente universale l'uso della nuova energia e indipendenti le economie delle varie zone del globo. La fine della disuguaglianza nella disponibilità' delle fonti energetiche contribuiràe all'uguaglianza economica delle varie aree del pianeta. Questo consentirà di abbattere le differenze e ridurre la necessita' delle migrazioni di popolazioni svantaggiate. Uno sviluppo economico diffuso ed equo su tutto il pianeta e' inoltre la condizione per impostare una politica di rientro demografico sostenibile economicamente e politicamente. La fusione renderà' inoltre obsolete le altre energie rinnovabili la cui produzione di energia e'costosa, poco efficiente e limitata e soggetta a variazioni in base alle condizioni meteorologiche. Scompariranno così' dal paesaggio torri eoliche, pannelli solari, dighe in cemento per l'idroelettrico ecc.
La rivoluzione tecnologica della fusione e' in grado di dare quella svolta che puo' portare il pianeta fuori dalla crisi ambientale senza passare per eventi catastrofici. Fondamentali per gli scenari futuri saranno le altre rivoluzioni tecnologiche in atto o che stanno per partire. L'uso infatti della intelligenza artificiale, dei sistemi robotizzati di produzione e i robot destinati alla assistenza e servizi, sono condizioni che -insieme all'energia pulita inesauribile- possono consentire il rientro demografico senza devastanti crisi economiche, mancanza di forza lavoro, carestie alimentari e guerre per le risorse. I processi produttivi e commerciali, grazie alla rivoluzione tecnologica, possono continuare a funzionare pur in presenza di una curva demografica in rallentamento e una società per alcuni decenni destinata ad essere composta in prevalenza di anziani, come quella tanto temuta dai demografi e indicata come società' delle culle vuote. La possibilità' di mantenere e migliorare in maniera uniforme il livello di vita delle popolazioni su tutto il pianeta potra' consentire quei fenomeni sociali legati al benessere (liberazione e istruzione della donna, scolarizzazione oltre l'adolescenza, miglioramento dei servizi sanitari, sostegno alla popolazione anziana ecc.) che favoriscono la riduzione dei tassi di natalità' e la procreazione consapevole.
Con queste importanti mosse sul tema della fusione le imprese e le istituzioni scientifiche italiane si situano ai primi posti nella corsa alla realizzazione dei prototipi e poi nella produzione e commercializzazione delle centrali operative.Fa una certa impressione vedere come l'Italia, politicamente in crisi e senza governo, con un sistema politico da paese del terzo mondo, stia almeno concorrendo con la sua ricerca tecnologica in modo sostanziale ed efficace nello sviluppo della nuova energia che tra qualche decennio rivoluzionerà' il pianeta.

lunedì 12 marzo 2018

Il cancro invade le alpi

L'Ecomostro "Porta della Neve" nel Cuneese
Il grigio cancro del cemento sta invadendo tutta la pianura padana, le altre pianure italiane, le coste ridotte ad una continua devastante muraglia di case. Relativamente indenni dalla devastazione erano rimaste le Alpi, in cui la patina grigia del cancro si era estesa principalmente alle valli. Ora sta cambiando tutto anche li' e l'antropizzazione si sta per mangiare le vette innevate, i boschi verdi con gli ultimi cervi e scoiattoli. L'assalto e' violento, passato sotto silenzio dai media, ma violento con consumo di suolo rapido e privo di scrupoli(un suolo di grandissimo valore naturalistico). Progetti piccoli e grandi sono in corso di realizzazione, con le infrastrutture connesse, gli abusi, i condoni che si tirano dietro, mentre la ferita e lo sfregio al territorio montano prosegue devastante in un doloroso silenzio. Cinquantamila chilometri quadrati, dalle alpi Marittime alle Giulie, sono stati cementificati quasi al 50 % negli ultimi sette anni con 205 mila ettari di territorio montano urbanizzati (dati dell'Ispra). Un insieme di strade, di villette a schiera, di palazzi degni di megalopoli, di palazzi alti come grattacieli che c'entrano con il paesaggio montano come i cavoli a merenda, di centri commerciali, di villaggi turistici, di case sparse, di impianti sciistici e strutture di risalita, di hotel, di parcheggi multipiano, di deforestazioni, di strade tra i boschi, di piazzali, di sventramenti di terreno, di lottizzazioni ai margini dei centri abitati in espansione continua come metastasi della malattia umana. Il Ministero dell'ambiente che dovrebbe tutelare il tesoro naturalistico delle Alpi e' silenziosamente complice. Nei Comuni montani non esistono disposizioni che attuino la tutela del paesaggio e limitino il consumo di suolo . L'applicazione della Convenzione delle Alpi e' lettera morta, e il governo nazionale e' preso dall'interesse su ben altri fronti (come lo ius soli). Nel 1991 infatti gli otto stati che hanno le Alpi nel loro territorio, firmarono un accordo con l'obiettivo di proteggere il patrimonio naturalistico montano. L'Italia se ne e' bellamente fregata ed ha pensato ad altro, favorendo costruttori e speculatori. Ci ha messo venti anni ad approvare i protocolli che rendono valida la Convenzione delle Alpi. Anche quei protocolli sono rimasti inapplicati. Il monitoraggio degli interventi edilizi e infrastrutturali, preciso nel trattato, non e' stato mai realizzato, lasciando le alpi al loro destino: soffocare sotto un manto grigio e impermeabile, sostituendo i boschi con il cemento, preparando così' future tragedie. Ma la tragedia più' grande e' la bruttezza, lo sfregio antropico basato sull'ideologia dominante al tempo della globalizzazione: la stupidità di Homo. Al posto delle cime innevate, dei boschi e delle valli verdi abbiamo così' il frutto di tanta solerzia antropica: inutili colate di cemento con affaccio sulle piste da sci - tra l'altro desolate per la mancanza di neve, per la crisi, per l'eccesso di offerta, per la mancanza di una base economica alla speculazione pura-. Rimangono degli osceni ecomostri in luoghi dove uno si aspetterebbe la natura incontaminata, i camosci, gli scoiattoli, i cervi montani, le bianche vette. Ecomostri dai nomi accattivanti: Betulla, Genziana, o divertenti come Pisolo, Brontolo; nomi che nascondono una realtà' orrenda: giganteschi casermoni di cemento dai muri scrostati e crepati, strade dissestate, vetrate frantumate e il tutto in degrado e abbandono tra macchie di umidità', pozzanghere e muri crollati. Vengono abbattuti boschi, asfaltati prati fioriti, traforate montagne, disseccate fonti millenarie.
Gli antichi Greci consideravano le fonti tra i boschi o alle pendici di montagne come divinità, e ne facevano delle dee che veneravano con rispetto. Noi con la nostra evoluta società consumistica ne facciamo delle fogne ostruendone le polle con colate di asfalto o inscatolandole in condotti di cemento. Alla stupidita' e alla mentalità' criminale si aggiunge la beffa: questi speculatori sono incapaci di speculare, ma sono bravissimi nel devastare inutilmente i luoghi più belli in un delirio di pura malvagità' fine a se stessa. Il complesso "Porta della Neve" a Viola nel cuneese era destinato, alla fine degli anni 70, a divenire uno dei centri turistici più' grandi d'Europa con cinema, teatro, pizzerie, centro benessere, palestre, farmacia. Poi vennero i fallimenti, i sequestri, la mancanza di neve, l'abbandono con lo sfregio permanente e irrecuperabile all'ambiente. La regione penso' all'abbattimento. Poi la saggia decisione: risparmiare i soldi necessari all'abbattimento o al rilancio e lasciare le cose come stanno. E su tutta la valle e' come se ci fosse passato un conflitto, una specie di Mosul sulle Alpi, rovine abbandonate e un territorio divenuto oscena testimonianza della capacita' umana di assassinare la natura. Assassinare Inutilmente. In Val Tanaro villette a schiera affacciate sulle discese degli sciatori vicine al mare ligure. Il mercato ha condannato tutta l'operazione lasciando il progetto realizzato a dimostrazione perenne di quello che era: pura speculazione cementifera con una crosta di cemento e asfalto a lastricare la valle alpina. Il tutto preda dell'abbandono e del fallimento: le villette non hanno trovato compratori e non le vuole nessuno, nemmeno regalate. Ma le imprese costruttrici non si sono arrese, basta spostarsi di alcuni chilometri e riprendere a costruire nelle verdi valli boscose e vicino alle vette, distruggendo tutto. L'orrore antropico prosegue senza soste, mai imparando dagli errori passati. La cementificazione delle alpi prosegue come nulla fosse e decine di migliaia di progetti sono in via di attuazione senza che nessuno (ne' stato, ne' regione, ne comuni) si oppongano. Così ai mostri e ai fallimenti del passato si aggiungono sempre nuove devastazioni delle Alpi, nel silenzio generale.

lunedì 26 febbraio 2018

Conferenza su popolazione e riscaldamento globale

Il malato e' grave ma e' ancor più grave che i medici al suo capezzale continuino a sbagliare diagnosi. L'obiettivo dell'accordo di Parigi di contenere il riscaldamento atmosferico ad 1,5 gradi sta fallendo. La temperatura del pianeta continua a crescere e sembra insensibile a tutti i tentativi di invertire la tendenza. I grandi esperti del clima si guardano l'un l'altro attoniti: perché' non si riesce a ridurre le emissioni di CO2? Eppure l'uso delle rinnovabili va a gonfie vele, anzi la Cina e' divenuto il primo produttore al mondo di pannelli solari e di torri eoliche e le piazzano in gran parte nei paesi occidentali (primi acquirenti gli Usa e la Germania). Quanto a loro si sacrificano bruciando ancora carbone e petrolio in milioni di tonnellate. Ma hanno promesso che tra circa un secolo si adegueranno. Quando Trump ha letto questi impegni sull'accordo di Parigi e' andato (giustamente) su tutte le furie prendendosela con Obama che li aveva sottoscritti in quei termini. L'Europa, che ha subodorato la fregatura ma per motivi politici fa finta di crederci, ufficialmente fa propaganda per le rinnovabili, ma in silenzio fa accordi miliardari per importare gas e petrolio. L'Italia e' talmente attiva con le sue piattaforme e trivelle che rischia un conflitto con la Turchia, e con l'Egitto ha firmato un contratto di estrazione passando sopra il caso Regeni. Gli ambientalisti non sanno spiegarsi il motivo per cui il riscaldamento continua a crescere, e le preoccupazioni per i poli e il livello dei mari non li lascia dormire. La risposta al quesito sulla inutilità delle varie conferenze sul Clima tuttavia e' più' semplice di quel che credono i verdi dal pensiero politicamente corretto. Il motivo del riscaldamento inarrestabile e' la loro ottusità': il non voler vedere quello che e' evidente a tutti.
La popolazione mondiale continua a crescere. E con la popolazione crescono i consumatori, cioè gli emettitori di Co2. Da qui al 2050 ci saranno due miliardi di emettitori di CO2 in più sulla faccia del pianeta. L'Africa passera' da 900 milioni a due miliardi e mezzo di umani e l'Asia insieme al medio oriente ci regaleranno un altro miliardo e mezzo di sapiens. Per un totale planetario di 11 miliardi (certificato persino dall'Onu). Questi nuovi cittadini del pianeta non si accontenteranno di camminare scalzi e abitare in tuguri di paglia. Pretenderanno l'automobile e di abitare in palazzi di cemento ben riscaldati o refrigerati. E non si limiteranno a mangiare bacche e radici di arbusti ma vorranno anche loro una alimentazione proteica di qualità'(sembra che gli immigrati che arrivano da noi non gradiscano molto i vermi e pretendano bistecche e pesce) . Il problema della crescita esplosiva della popolazione dei consumatori per i geni dell'ambientalismo ufficiale non conta minimamente, e preferiscono ignorare l'argomento e continuare a prendersela con i motori a scoppio e con la produzione industriale. Il che significa preoccuparsi delle conseguenze ma non della causa.
Ma qualcosa comincia muoversi e qualcuno comincia ad aprire gli occhi. Il prossimo 3 marzo a Londra presso la Conway Hall (25 Red Lion Square) si terra' la Conferenza di Population Matters su "Popolazione e Riscaldamento Globale". All'evento parteciperanno come relatori il Direttore di Population Matters Robin Maynard, l'ambientalista Sara Parkin, il giornalista del Guardian John Vidal, il documentarista e divulgatore Adrian Hayer ed altri ecologisti non affetti da cecità ideologica. E' possibile registrarsi e partecipare on line alla conferenza direttamente dal sito web di Population Matters. Obiettivo della conferenza e' -per la prima volta in modo così chiaro- denunciare l'impatto della crescita inarrestabile della popolazione mondiale sul riscaldamento atmosferico, e di sottolineare come sia necessario combattere oltre alle emissioni di anidride, anche l'eccessiva crescita del numero degli emettitori. Senza di che, lo stupore degli ambientalisti continuerà' a crescere insieme ai gradi di riscaldamento. I verdi mainstream ovviamente ignorano la conferenza e cercano di silenziare la cosa con il solito ritornello. Sostengono infatti che la crescita della popolazione in paesi come la Nigeria (da 150 a 950 milioni entro questo secolo) o come il Bangladesh (raddoppio della popolazione entro il 2050) non impatta sul clima perché' il consumo pro capite in quei paesi e' molto inferiore al nostro. Ma il ritornello funziona sempre di meno. Infatti le nuove popolazioni di giovani africani ed asiatici non sono più disposte ad aspettare gli aiuti che le varie Ong gli scaricano dagli aerei e dalle navi. Lo sviluppo se lo vanno a cercare direttamente in occidente e non sono disposti ad arrestarsi di fronte a nessun confine. Quanto alla arretratezza economica dei loro paesi di origine non può essere più considerata motivo di basse emissioni. Infatti i giovani si sentono cittadini globali e vogliono crescere e svilupparsi: i consumi cresceranno rapidamente anche nei loro paesi (e con impatti ambientali spesso più devastanti rispetto all'occidente) e, dove non cresceranno, saranno le popolazioni a spostarsi. La globalizzazione dei consumi non e' letteratura ma realta' e solo i verdi si immaginano romanticamente che i nigeriani e i bengalesi continueranno a fare i pastori e a coltivare patate in terre sempre più' aride. La crescita della popolazione mondiale è una variabile impazzita che farà fallire ogni tentativo di ridurre le emissioni di CO2 finché verrà ignorata delle varie conferenze Cop che si sono finora succedute. Con l'iniziativa di Population Matters finalmente si comincia a discutere di demografia e dell'impatto devastante che la crescita demografica avrà' sul riscaldamento globale del pianeta. Se non arrestiamo la devastante esplosione demografica di Homo la temperatura globale continuerà' a salire ben oltre il grado e mezzo che gli utopisti di Parigi avevano sognato.