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sabato 20 aprile 2013

LA NASA BREVETTA LA FUSIONE FREDDA





Non c’è solo Rossi ed il suo E-Cat, o i greci dell’Hyperion. E neanche i singoli ricercatori americani e giapponesi (e a quel che risulta, anche cinesi). Ormai anche le grandi organizzazioni ed imprese come la Boeing e National Instruments, la Mitshubishi e la Toyota,  si stanno occupando della Cold Fusion o LENR. La scienza ufficiale fa finta di nulla, per essa il fenomeno semplicemente non esiste. Ma la NASA, persino la NASA, che in America porta avanti la ricerca sulle nuove tecnologie –ricerca ufficiale finanziata e sponsorizzata dal governo federale-  si sta occupando dello sviluppo teorico delle LENR e della progettazione di reattori da immettere sul mercato. L’ente americano ha richiesto alcuni brevetti su dispositivi LENR.  Riporto, sull’argomento, il seguente articolo tratto dalla rivista On line “Cold Fusion Now”. Un articolo ben documentato, anche con documenti ufficiali della Nasa (di alcuni dei quali riporto il link in calce all’articolo). Traduzione personale.


Sulla rivista Spinoff della NASA viene  comunicato che l’ente di ricerca americano ha richiesto varie licenze di brevetto basate sulla tecnologia LENR. 

"Il Congresso degli Stati Uniti e l'Amministratore della NASA stanno mettendo grande enfasi sul trasferimento di tecnologia sviluppata dalla NASA e le competenze per l'industria degli Stati Uniti al fine di aumentare la competitività industriale degli Stati Uniti, creare posti di lavoro, e migliorare la bilancia commerciale. Inoltre, viene posto l'accento sul portare tecnologie e competenze in NASA che può facilitare il raggiungimento degli obiettivi dei programmi spaziali ".

La Nasa si sta occupando di tecnologie emergenti per risparmiare e ottimizzare il consumo energetico ed abbattere le emissioni nocive ed è orientata all’immissione sul mercato dei prodotti tecnologici per sviluppare l’industria e la qualità della vita. Tra le nuove tecnologie studiate, rientrano le LENR.

Dal sito della NASA risulta in particolare che si stanno sperimentando sistemi di idruri metallici con lo scopo di “valorizzare la plasmonica superficiale  di polaritoni (condensati di Bose-Einstein) per avviare e sostenere le reazioni nucleari a bassa energia nei sistemi di idruro di metallo, una nuova forma di energia nucleare pulita”.  Dal filmato sul sito della Nasa si vede che gli studi hanno l’intento di portare allo sviluppo di prodotti di ingegneria avanzata e applicata   da immettere sul mercato.

Nel documento “Low Energy Nuclear Reaction: il Realismo e l’Outlook” lo scienziato Tennis Bushnell del "NASA Langley Research Center", afferma che,  sebbene non manchino risultati importanti e la dimostrazione di innegabili eccessi di energia prodotta,  “siamo ancora lontani dai limiti teorici delle reazioni nucleari deboli e ci attende ancora molta ricerca per sviluppare l’ingegneria necessaria a produrre apparecchi utili, e allo stesso tempo chiarire i molti problemi di fisica teorica ancora insoluti riguardo ai fenomeni classificati come LENR”.
Nel contratto Nasa “Subsonic Ultra Verde Aircraft Research - Fase II" - N +4 concetto avanzato - NASA Contratto NNL08AA16B” è presente una relazione in cui si afferma: “Anche se non conosciamo il costo specifico di un reattore LENR pienamente sviluppato, abbiamo ipotizzato un costo del carburante di un velivolo con motore termico LENR rispetto ad un aereo convenzionale. Guardando i grafici, si può ipotizzare un costo previsto per miglio inferiore del 33% rispetto ad velivolo tradizionale”. (pag. 24). Nel documento sono presenti grafici che illustrano il vantaggio in termini energetici dei motori termici basati su sistemi LENR (pag. 25 fig. 3.2).
La relazione del gruppo di lavoro della NASA pubblica inoltre la seguente lista di organizzazioni e individui che lavorano allo sviluppo di un velivolo NASA equipaggiato con motore LENR: Bradley (Boeing) * Daggett (Boeing) * Droney (Boeing) * Hoisington (Boeing) * Kirby (GT) * Murrow (GE ) * Ran (GT) * Nam (GT) * Tai, (GT) * Hammel (GE) * Perullo (GT) * Guynn (NASA) * Olson (NASA) * Leavitt (NASA) * Allen (Boeing) * Cotes ( Boeing) * Guo (Boeing) * rifilare (Boeing) * Rawdon (Boeing) * Wakayama (Boeing) * Dallara (Boeing) * Kowalski (Boeing) * Wat (Boeing) * Robbana (Boeing) * Barmichev (Boeing) * Fink ( Boeing) * Sankrithi (Boeing) * Bianco (Boeing) * Gowda (GE) * Brown (NASA) * Wahls (NASA) * Wells (NASA) * Jeffries (FAA) * Felder (NASA) * Schetz (VT) * Burley ( NASA) * Sequiera (FAA) * Martin (NASA) * Kapania (VT)

IL BREVETTO NASA PER L’ENERGIA LENR
Sul sito della Nasa è visibile una presentazione di un brevetto di un dispositivo per la produzione di “elettroni pesanti” basato sulla teoria Widom Larson. La ricerca sul dispositivo è stata sponsorizzata dal governo federale. Viene specificato che l’invenzione è stata realizzata da un dipendente del governo degli Stati Uniti per scopi governativi senza il pagamento di nessuna royalty. Si legge nel brevetto: “Questa invenzione riguarda la produzione di elettroni pesanti. Più specificamente, il dispositivo utilizza un sistema per produrre elettroni pesanti tramite la propagazione di polaritoni (elettroni  che si muovono sincronicamente perché all'interno di un campo magnetico polarizzato)  su una plasmonica superficiale ad una frequenza selezionata. In fisica della materia, il plasmone è un'eccitazione collettiva associata alle oscillazioni del plasma di elettroni contenuti in un sistema (da Wikipedia). La struttura è formata da un materiale non elettricamente conduttivo che funge da matrice  e da materiale conduttivo che ha una frequenza di risonanza ad esso associata in un dato ambiente operativo. La geometria della struttura di supporto è micronizzata e determina la propagazione plasmonica superficiale dei polaritoni a una frequenza selezionata che è approssimativamente uguale alla frequenza di risonanza del sistema materiale. Come risultato gli elettroni pesanti sono all’interno di un materiale elettricamente conduttivo sotto forma di polaritoni che si propagano in un plasmone superficiale. La struttura descritta può esistere in particelle in geometrie bidimensionali, tridimensionali e anche geometrie frattali. Particelle sferiche (o quasi) vanno a risuonare ad una frequenza in cui la circonferenza della particella è uguale ad un multiplo della lunghezza d’onda. Analogamente particelle aghiformi, lunghe e sottili, possono risuonare in modi analoghi ad una piccola antenna quando la lunghezza  della particella è un multiplo intero di una metà della lunghezza d’onda. Le formazioni bidimensionali e tridimensionali sono composte da strutture periodiche o “array” che, in base alla progettazione, risuonano a frequenze specifiche. Esempi includono matrici triangolari, rettangolari, esagonali o cilindro-coni, dove la matrice, in presenza di energia immessa,  crea e rafforza una risonanza naturale alla frequenza desiderata sia nelle strutture solide che nelle microcavità superficiali delle strutture stesse. Il dispositivo partecipa alla produzione di elettroni pesanti e alla conseguente generazione di energia…La presente invenzione è adattabile ad una varietà di stati fisici e geometrie ed è scalabile in dimensioni diverse…L’energia prodotta può essere disponibile per un’ampia varietà di applicazioni (elettronica, automobili, aerei, navi, generazione elettrica, ecc.).
DA UN ARTICOLO DI    April 16, 2013 / Gregory Goble  SU   “COLD FUSION NOW”



Documento del ricercatore Nasa sulle LENR Dennis Bushnell: http://futureinnovation.larc.nasa.gov/view/articles/futurism/bushnell/low-energy-nuclear-reactions.html  http://futureinnovation.larc.nasa.gov/view/articles/futurism/bushnell/low-energy-nuclear-reactions.html

Marcia per la Terra - Forum Nazionale "Salviamo il paesaggio"

Il Forum nazionale “Salviamo il Paesaggio” propone – in concomitanza con l’Earth Day mondiale - una manifestazione generale pubblica a salvaguardia dei terreni liberi e fertili rimasti.
Si tratta di una grande Marcia per la Terra, che si terrà domenica 21 aprile, inPiemonteLiguriaVenetoLazioPuglia e Sicilia. In definizione anche il programma per la LombardiaLa marcia in Friuli Venezia Giulia è slittata al 27 aprile a causa del voto per le regionali. 
Il programma della Marcia per la Terra nelle varie regioni >

VIDEO SUL CONSUMO DI TERRITORIO

mercoledì 17 aprile 2013

LE MEGALOPOLI: COME CI STIAMO TRASFORMANDO

Nella foto: Honk Kong


Siamo "fortunati" noi uomini del XXI secolo, perché stiamo assistendo al più grande e rivoluzionario cambiamento della storia di Homo Sapiens. Cento anni fa vivevamo ancora in un mondo rurale (in Europa, figurarsi nel mondo) in cui vigevano la cultura ed i valori della civiltà contadina. Erano valori  che si erano formati nel corso di molti secoli e assicuravano una  certa stabilità nella visione del mondo e nella cultura.   In cento anni vi è stata una vera esplosione, una trasformazione economica, tecnica, culturale, sociale e ambientale senza precedenti: in una parola, è cambiata l'antropologia della specie  umana. Quale è stata la forza motrice di questo cambiamento apocalittico? (sono suonate realmente le trombe dell'apocalisse per noi uomini!). Metaforicamente si potrebbe individuare il punto di svolta nell'esplosione il 6 agosto del 1945 della prima bomba atomica sulla città di Hiroshima, ma si tratterebbe di una semplificazione. Il cambiamento era già in atto nel XIX secolo, anche se a ritmi più lenti. Dopo la grande guerra 1914-'18 tutto si è accelerato freneticamente. Le cause che hanno portato a questo cambiamento radicale sono state essenzialmente due: 1) Lo strapotere incontrastato della tecnica e 2) l'esplosione demografica. Negli stessi anni in cui le capacità tecnologiche dell'umanità erano metaforicamente rappresentate dal distruttivo fungo atomico e dai viaggi nello spazio, avveniva una spaventosa impennata dei tassi di crescita della popolazione che riguardava tutto il pianeta. In un secolo la popolazione mondiale è passata da uno a sette miliardi, un fatto senza precedenti e inimmaginabile agli inizi del '900. Solo successivamente si assisteva ad un relativo abbassamento della natalità nelle aree più sviluppate (Europa e Nord America) ma con i tassi complessivi in continua crescita considerando il pianeta nelle sue varie aree. I fenomeni migratori cui assistiamo ormai da decenni e la crescita frenetica delle città con il conseguente consumo di territorio specie nel dopoguerra sono l'epifenomeno di quella esplosione demografica. Questi cambiamenti hanno portato ad una modificazione strutturale dell'abitare dell'uomo sulla Terra. Alla civiltà contadina si è così sostituita la civiltà delle città e poi -negli ultimi decenni-  quella delle megalopoli. Le megalopoli saranno la forma strutturale che assumerà la nostra civiltà nel futuro. I processi economici e sociali che ne sono alla base sono ormai irreversibili e impossibili da fermare se continuano gli attuali ritmi di crescita demografica. La popolazione mondiale, secondo tutti gli studi statistici e sociologici, si concentrerà sempre di più in futuro nei grandi agglomerati urbani, e già oggi la maggioranza della popolazione mondiale vive nelle città. Tutto è collegato allo sviluppo tecnologico: la crescita delle megalopoli ha alla base lo stesso processo che ha portato allo sviluppo del web. Alla varietà si sta sostituendo l'uniformità culturale e organizzativa; al localismo subentra la globalizzazione; agli stati nazionali si sostituiscono le aree finanziarie in cui dominano il mercato e il consumo. La campagna tende a scomparire e il territorio si organizza in megalopoli e strutture viarie e di comunicazione che interconnettono le nuove realtà. Il verde della natura non ha più spazio in questa dinamica sociologica e culturale, ha perso il suo senso, se non quello di residuo da conservare in vetrina come uno spazio museale. O di area produttiva di prodotti agricoli sempre più costruiti artificialmente e fatti crescere chimicamente.  Le grandi masse umane generate dal boom demografico trovano così negli alveari delle megalopoli una nuova forma di organizzazione della vita, secondo nuovi valori assai più virtuali e instabili rispetto a quelli di poche generazioni prima. Dal punto di vista economico e sociale -dicono gli intellettuali del settore-  le megalopoli offrono possibilità di vita e di sussistenza assai migliori rispetto alle aree rurali, e consentono inoltre economie di scala che portano ad un miglior utilizzo delle risorse con minor dispendio di energia. La qualità della vita degli individui sembra migliore e gli indici che misurano istruzione, sanità, relazioni sociali e creatività sembrano tutti a favore della popolazione delle megalopoli. Ma non tutto va così bene. I tassi complessivi di inquinamento ambientale, atmosferico e delle acque presso le grandi città sono disastrosi. L'alienazione e la ripetitività delle azioni della vita quotidiana sono rigide come in un grande meccanismo che crea esclusione, alienazione e depressione. La megalopoli crea opportunità ma ingabbia la vita in schemi rigidi da cui evadere è possibile soltanto con la virtualità e la tecnologia.   Per capire come la nuova realtà delle megalopoli abbia dato origine ad un dibattito tra gli intellettuali in cui i più si schierano a favore dei nuovi cambiamenti riporto alcuni brani di un articolo apparso alcuni giorni fa su "La Lettura", supplemento del Corriere della Sera, sotto la voce: "Il dibattito delle idee".


Se non state per leggere questo articolo in spiaggia o in campagna, alzate lo sguardo: siete nel tuorlo dell’uovo. Perché siete in città e — pare — la città oggi è il centro del tutto. Meglio ancora: la «metropoli globale» è l’oggetto di attenzione delmomento. Il fatto urbano e le sue conseguenze sono i campi di studio emergenti più affascinanti e rivoluzionari nelle università e nei centri di ricerca di mezzo mondo. E si capisce perché. È in città che l’economia cresce, che le persone raggiungono alti livelli di istruzione, che la creatività sboccia, che le relazioni sociali fioriscono, che il patrimonio di intelligenza collettiva si accumula. Ed è dalle nuove megalopoli, luoghi di diseguaglianza sociale estrema, che uscirà un mondo forse più giusto. E possibilmente anche uno dei sistemi politico-statuali del futuro: Nassim Nicholas Taleb — l’inventore della teoria del Cigno nero, l’analista delle conseguenze degli eventi imprevisti — sostiene che nel giro di 25 anni gli Stati Nazione saranno sostituiti da città-Stato. Per alcuni happy few, d’altra parte, è già così.
La cosiddetta «classe dirigente globale» vola di città in città senza curarsi di quale Paese queste facciano parte. Si tratta di top manager, banchieri, artisti, star dello sport e del cinema, imprenditori e rispettive famiglie che simuovono per business tra Londra e Shanghai, fanno shopping a New York e Parigi, volano a Milano per il Salone del Mobile, fanno tappa a Dubai per un party e l’inaugurazione di una galleria d’arte. Per loro, le metropoli sono centri off-shore, non più legate al Paese e al territorio che le circonda: sono entità urbane che hanno costruito pezzi di se stesse interamente dedicati a questa élite globale dai grandi mezzi finanziari che vive come se non avesse nazionalità. È una classe nuova — o relativamente nuova — che guarda il mondo dall’alto: che arriva in aereo e osserva i canyon urbani dalla cima dei suoi grattacieli...
A.T. Kearney dice che queste città globali non sono necessariamente belle. Anzi. «Ma — aggiunge — sono affollate da coloro che stanno creando il futuro, rumorose per lo scontro di affari e di idee, frenetiche nella gara per stare avanti. Hanno soldi e potere. Sanno dove il mondo sta andando perché loro sono già lì. Essere una città globale è, in questo senso, una cosa splendida». Taleb prevede che lo sviluppo di queste entità, assieme alla trasformazione parallela che si produrrà nell’hinterland che le circonda, svuoterà di senso lo Stato Nazione, che rimarrà un elemento cosmetico indebolito dai deficit e dalle inconsistenze dei politici e delle burocrazie; creerà Stati negli Stati, o città-Stato, gestiti in modo impeccabile dal punto di vista dei bilanci; addirittura potrà provocare la nascita di nuove valute più stabili, legate a valori reali.
Saranno metropoli in concorrenza l’una con l’altra, aperte, attente alla qualità della vita e hi-tech: per attrarre denaro, competenze, talenti, creatività. Fondate sul concetto lanciato a inizio secolo da Richard Florida (e aggiornato l’anno scorso) delle «tre T» che una città deve mettere in campo per vincere nell’era della globalizzazione: Tecnologia, Talento, Tolleranza. A.T. Kearney ha anche creato, assieme al Chicago Council of Global Affairs e alla rivista «Foreign Policy», una classifica delle 65 città che possono fregiarsi già oggi dello status di «globale». Ai primi cinque posti: New York, Londra, Tokyo, Parigi, Hong Kong. Le capitali storiche del mondo ricco e la loro colonia di maggiore successo. Ma in crescita ci sono metropoli del terzo mondo ormai entrate nel circuito delle Urban Elite: Singapore, Seul, Pechino, Shanghai, Buenos Aires, Mosca, Dubai. (Le italiane tra le 65 sono Roma e Milano). E nei prossimi decenni molte altre si aggiungeranno: la popolazione del pianeta è ormai per ben oltre la metà urbana e nel 2025 lo sarà per il 60 per cento. La differenza la farà la capacità di attrarre competenze, scienza, cultura, denaro.
Nelle grandi megalopoli tuttavia cresceranno anche le grandi periferie, spesso bidonville, mal collegate, senza servizi, spesso in preda alla violenza urbana e con scarsa qualità di vita...Ciò nonostante, anche per la parte di umanità che vivrà nelle bidonville si apriranno opportunità che nelle campagne povere e superstiziose non sarebbero mai sbocciate. Mettersi un tetto sulla testa a Mumbai, anche se di cartone, significa già oggi avere accesso a un mondo di opportunità di lavoro, di educazione, di conoscenze e di rapporti nemmeno immaginabile nell’India rurale. Per non dire dell’apertura culturale e della tolleranza che il passaggio dalla campagna alla città si porta dietro. Per quanto problematica, ineguale e probabilmente fonte di conflitti, anche la fascia underground della città, forse soprattutto quella, sarà il grande motore del mondo. È stato calcolato che il 40 per cento della crescita globale dei prossimi 15 anni verrà da 400 città di dimensioni medio-grandi al momento quasi sconosciute. Già oggi, le cinque città a maggiore crescita sono Beihai (Cina), Ghaziabad (India), Sana’a (Yemen), Surat (India) e Kabul in Afghanistan.
È Il trionfo della città, titolo di un libro dell’economista di Harvard Edward Glaeser. Sottotitolo: «Come la nostra più grande invenzione ci rende più ricchi, più smart, più verdi, più sani e più felici». Il cuore del suo ragionamento è che «le città esaltano le forze dell’umanità»: moltiplicano le interazioni personali, attraggono talenti e creatività, incoraggiano gli spiriti imprenditoriali, favoriscono la mobilità sociale. La densità è miracolosa. E le interconnessioni sono fondamentali...
Paul Romer — economista alla New York University, imprenditore e attivista politico — ha lanciato e in parte messo in pratica un’idea per molti versi collegata alla teoria di Taleb sulle città-Stato. A suo parere, soprattutto nei Paesi emergenti e nel Terzo Mondo, è antieconomico spendere energie per combattere la burocrazia, debellare la corruzione, sperare di introdurre regole di convivenza di tipo occidentale. Meglio costruire dal nulla città extraterritoriali, non sottoposte alle leggi di quel Paese ma a una tavola di regole (charter) sottoscritte e rispettate da chi ci va ad abitare. Charter cities le ha chiamate: soluzione radicale accusata di essere neocolonialista (Romer risponde che si tratta di una scelta che un Paese può fare o meno, non una costrizione). Il suo tentativo di applicare la teoria a un grande progetto in Honduras ha fatto passi avanti fino a un anno fa, ma poi si è infranto su scogli politici. Ciò nonostante, l’idea di città nuove costruite grazie a progetti e denaro di Paesi avanzati e modellate sulle esigenze del mondo del business sta facendo strada, siano esse aerotropolis ocharter cities: Singapore e la Cina stanno sviluppando progetti del genere.

(Da "La Lettura" -Corriere della Sera del 14 aprile 2013. Articolo di Danilo Taino).



Ps: ma siamo sicuri che nelle megalopoli la qualità della vita, compresa quella intellettuale sia migliore? Non rischiamo qui di ricreare, da parte degli intellettuali, una mitologia che è poi una ideologia che vede nel pensiero massificato e mercificato una forma più alta di pensiero? Siamo sicuri che la creatività degli abitanti delle megalopoli sia più ricca e varia rispetto a quella del passato, come affermano gli intellettuali favorevoli ad esse? Non sono molti, oggi tra gli abitatori delle grandi megalopoli, quelli in grado di scrivere, o solo pensare, un testo così profondo e così acuto come -ad esempio- il Teeteto  di Platone. Eppure fu scritto 2500 anni fa, in un mondo spopolato rispetto ad oggi, in una città di circa ventimila abitanti com'era l'Atene di allora. La produzione intellettuale degli abitanti colti delle megalopoli mi sembra, al confronto, assai misera cosa. Ma il discorso principale, che il Danilo Taino non affronta adeguatamente nel suo pur molto interessante articolo è un altro: Le megalopoli sono la forma che la civiltà occidentale -ormai diventata totalitaria nel pianeta- sta assumendo al tempo della sovrappopolazione. Il processo è inarrestabile e porterà ad una devastazione ambientale irreversibile. Lo stanno a dimostrare le immense nubi di gas e smog tossico che sovrastano le zone delle megalopoli in Asia, visibili dalle foto satellitari. Lo stanno a dimostrare le immagini di acque dei fiumi e laghi con colori che vanno dall'arancione al rosso vivo per la massiccia presenza di tossici chimici in Cina e India, e le morie di animali con migliaia di carcasse rinvenute nel corso dei fiumi o nelle foci. Lo stanno a dimostrare i milioni di malati e di morti per malattie respiratorie e vascolari, i tumori in costante aumento nei cittadini delle megalopoli. Lo sta a dimostrare il surriscaldamento del pianeta dovuto alle emissioni di CO2 delle città,  questi mostri di cemento che stanno ingoiando il suolo e continuano ad aumentare le richieste di energia bruciando gas, carbone e petrolio ogni anno di più. La nostra speranza di salvezza è una sola: fermare la crescita demografica il più presto possibile, o sarà la fine per la Terra.

lunedì 15 aprile 2013

LA MANIFESTAZIONE DI ORVIETO: L'ITALIA MINACCIATA DALLE PALE



Buona riuscita della manifestazione contro l'eolico ad Orvieto del 13 aprile scorso. Erano presenti molte associazioni ambientaliste contrarie agli impianti eolici e fotovoltaici in aree agricole, pastorali e  di alto valore paesaggistico. Riferisco brevemente sui principali interventi:
- Ha preso la parola il rappresentante dei comitati contro l'Eolico il quale ci ha riferito quali sono gli interessi in gioco: 12 miliardi di euro ogni anno, che noi paghiamo con la bolletta come contributi al finanziamento delle cosiddette rinnovabili. Una cifra gigantesca se paragonata ad esempio a quella dell'Imu sulla prima casa, pari a 4 miliardi. E pensare che tutti questi soldi pagati dai cittadini prendono in gran parte la via dell'estero, visto che la maggior parte del fotovoltaico e dell'eolico viene prodotto in Cina e Germania. Oppure vanno, specie per l'eolico, a interessi che orbitano intorno a organizzazioni mafiose.
- Interviene il rappresentante della Lipu per la Puglia che riferisce ciò che è accaduto con la Montagna di Morcone, nel massiccio del Matese, dove gli impianti eolici con torri alte 150 metri mettono a rischio l'attività agricola e la sopravvivenza di più di cinquanta aziende con 500.000 capi di bestiame e tutte le imprese dell'indotto (lavorazione dei prodotti agricoli, ecc.). Ugualmente grave è la situazione in Basilicata, per non parlare del Molise dove la devastazione riguarda luoghi di interesse archeologico come Sepinum. Con il territorio stanno distruggendo anche la nostra dignità ed identità, oltre il danno al paesaggio che è la risorsa di tanta nostra terra. Una legge recente permette purtroppo gli ampiamenti degli impianti esistenti e lo spacchettamento delle torri in altri territori limitrofi. E' urgente togliere gli incentivi a queste bande di speculatori e fare nuove leggi che proteggano il territorio come Bene pubblico inalienabile.
-E' la volta di Rosa Filippini che riferisce come questi mega-impianti eolici (e fotovoltaici) siano per lo più inutili ai fini energetici, in quanto producono energia elettrica in maniera discontinua, risentono delle condizioni atmosferiche del momento, non consentono l'accumulazione e l'uso di energia elettrica quando ce ne è più bisogno, sono costosi e necessitano di infrastrutture di grande impatto ambientale. Sottolinea che non tutte le associazioni ambientaliste sono a favore di eolico e fotovoltaico, sebbene la grande maggioranza degli ambientalisti siano acriticamente a favore del mito delle rinnovabili. Molti sono in buona fede, molti sbagliano, molti sono pagati per dire quello che dicono. Riferisce del sequestro da parte della magistratura di un milardo e seicento milioni a carico del produttore eolico Nicastri, che sta a dimostrare gli enormi beni economici di denaro pubblico in gioco, e come la corruzione e le speculazioni la facciano da padrone in molte zone d'Italia nel settore delle rinnovabili. La cifra sequestrata da un'idea di quanta ricchezza è possibile accumulare dietro il paravento delle sovvenzioni pubbliche.
- Interviene infine Ripa di Meana che riferisce delle speculazioni nel campo delle rinnovabili e dell'eolico di Baselice, del Sannio, e di quello che sta avvenendo (ed è avvenuto)  in Umbria. Vogliono distruggere il paesaggio, l'arte, il gotico. Vogliono distruggere l'Umbria etrusca e medioevale, una bellezza invidiataci da tutto il mondo che non può comporsi con 18 giganti di 160 metri, le pale rotanti, le infrastrutture, strade, contrafforti in cemento, centraline, elettrodotti ecc. previsti sul Peglia e i territori circostanti. Ci appelliamo a Concina, sindaco di Orvieto. "Già nel 2003-2004 si tentò di compiere l'orrendo misfatto a Perugia, sul monte Tezio, dove da parte del sindaco di allora e dell'assessore Rometti si tentò di alzare 22 torri di più di cento metri...ma allora Perugia si rivoltò. I cittadini assediarono il comune. Ora, sempre con la partecipazione di Rometti, si tenta di rifare il colpo a Orvieto. Ma se ciò accade, se ci riprovano inizierà il Vietnam e anche se sono ormai vecchio, parteciperò alla lotta insieme ai cittadini e a tanti giovani. Purtroppo il pericolo non è solo qui: è in pericolo la Toscana, è in pericolo il Lazio. Vogliono distruggere il nostro petrolio: il paesaggio Italiano, la bellezza della nostra terra. Vogliono mettere a rischio il reddito che viene dal Turismo, la vera ricchezza del nostro territorio. Ma li denunceremo per danno erariale, non ci fermeremo, non ci fermeranno".
-Intervengono altri rappresentanti dei comitati per la tutela del paesaggio delle varie regioni, tra cui quello della Campania e quello della Tuscia e dell'alto Lazio.

La riuscita della manifestazione è solo una tappa della battaglia che sarà ancora lunga. Purtroppo i poteri forti e l'informazione è in maggioranza a sostegno dello scempio rinnovabile. Gli interessi economici sono ancora troppo forti e le mafie ormai sono entrate nel giro di affari. Gli ambientalisti pro-rinnovabili fanno parte ormai di una ortodossia ideologica che rifiuta le critiche in maniera aprioristica, facendo il gioco degli speculatori. In mezzo c'è, come sempre, il povero territorio italiano massacrato da decenni di crescita demografica,  di demagogia politica e di rapina delle risorse pubbliche.

mercoledì 10 aprile 2013

IL MALE DELL'OCCIDENTE



Nel suo libro "Eichmann a Gerusalemme", Hannah Arendt ci descrive la figura di un uomo mediocre, si potrebbe dire un omuncolo, seduto sul banco degli imputati al tribunale di quella città, in qualità di unico imputato per aver deciso e diretto l'operazione con cui decine o centinaia di migliaia di persone furono avviate alle camere a gas durante l'olocausto. Si trattava di un uomo "normale". Era il funzionario nazista Otto Adolf Eichmann, a capo dell'organizzazione che eseguiva le deportazioni nei campi di sterminio. Ecco come la Arendt ne descrive la normalità:

"Mezza dozzina di psichiatri lo ha certificato come "normale" - "più normale, in ogni caso, di quanto non lo sia io stesso dopo averlo esaminato", esclamò uno degli esaminatori, mentre un altro aveva rilevato che il suo profilo psicologico globale, il suo atteggiamento verso la moglie e i figli, il padre e la madre, le sorelle e gli amici fosse "non solo normale ma il più desiderabile".
Il problema, occupandoci di Eichmann, era esattamente che così tanti altri che si erano macchiati di questi crimini fossero come lui e che non risultassero più perversi o sadici dei loro essaminatori poiché erano terribilmente, spaventosamente normali. Dal punto di vista delle nostre istituzioni giuridiche e del nostro criterio morale di giudizio, questa normalità era molto più inquietante di tutte quelle atrocità messe assieme."
(Hannah Arendt: Le origini del totalitarismo).

Eichmann si giustificò nel processo, dicendo che egli era solo una minuscola rotella di un grande ingranaggio (lo stato nazista) e che egli doveva rispondere agli ordini dei superiori. Anzi, si giustificava  Eichmann, che nell'organizzazione generale egli non poteva avere coscienza di ciò che avveniva ai vari livelli. Così si annullava ogni responsabilità individuale, ma anche collettiva, nell'ottica di un grande disegno ideale, in cui le idee -totalitarie o no che fossero- erano più importanti degli uomini. L'uomo era ridotto ad ingranaggio e a res nullius. Carnefice e vittime erano reificati, resi cose tra le cose e come tali manipolati e distrutti come fossero materiali immessi e consumati nel grande macchinario dell'organizzazione moderna della società.
Può essere che quell'omuncolo, piccolo burocrate insignificante che risolveva le pratiche ordinando la morte di migliaia di persone, fosse l'epigono di un tipo di uomo nuovo, quello nato nelle contingenze della rivoluzione francese illuminista?
C'è uno straordinario film di Rohmer, La Nobildonna e il Duca, in cui è descritto in maniera magistrale la nascita del totalitarirmo giacobino durante la rivoluzione francese, e l'uomo nuovo rivoluzionario che con il Terrore diede inizio alla eliminazione fisica sistematica del nemico politico. L'uomo nuovo e le nuove idee, libere da credenze religiose e da strutture sociali superate dalla modernità, è ben descritto da Rohmer sia nel capo illuminato depositario della verità assoluta (Robespierre) che nel giovane funzionario giacobino a capo del comitato di salute pubblica, figura archetipica dell'estremista politico. Il conservatore britannico Edmund Burke, nelle sue "Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia", esprimeva la previsione di una deriva totalitaria e catastrofica cui avrebbero portato le idee rivoluzionarie francesi, se avessero imboccato -come stava accadendo- la via dell'abbandono totale delle tradizioni e dei valori che avevano retto il mondo fino ad allora,  consegnando il destino dell'uomo ad una ragione del tutto teorica e distaccata dagli eventi reali. Purtroppo tutte le vicende storiche del XX secolo sono state una triste conferma delle riflessioni di Burke.
Non dobbiamo illuderci che ciò che è accaduto nel XX secolo sia dovuto alle personalità patologiche di pochi individui come Hitler o Stalin. Purtroppo il male che ha infiltrato e stravolto la società occidentale ha radici ben più profonde e non ha riguardato solo i totalitarismi. Nel suo ultimo libro "Le Sorgenti del Male", il filosofo Zygmunt Bauman analizza l'evoluzione della società occidentale nell'ultimo secolo, cercando di ricostruire quello che è il fondamento della violenza e del male di cui l'Occidente ha dato prova e soprattutto verso cui sta avviando il destino del pianeta. Non si tratta solo del totalitarsimo nazista e comunista, avverte Bauman, ma di tutta la nostra civiltà. Basti pensare ai vincitori del conflitto mondiale e di ciò che hanno fatto a Hiroshima:

"Come avevano affermato i critici della versione ufficiale, i governanti del Giappone erano pronti ad arrendersi circa un mese prima che piovesse la prima bomba...Truman, però, temporeggiava. Attendeva i risultati del test che stava per essere effettuato ad Alamogordo, nel Nuovo Messico, dove erano in corso gli ultimi ritocchi per poi far esplodere le prime bombe atomiche. La notizia dei risultati arrivò a Potsdam il 17 luglio: non solo il test aveva avuto successo, ma l'impatto dell'esplosione aveva eclissato la più ardita delle aspettative. Così, riluttante a sprecare una tecnologia che aveva avuto costi esorbitanti, Truman cominciò a prendere tempo. La vera posta in gioco della sua procastinazione può essere facilmente dedotta dal trionfante discorso presidenziale il giorno successivo alla distruzione di centinaia di migliaia di vite a Hiroshima ( 6 agosto 1945): "Abbiamo fato la scommessa scientifica più audace della Storia, una scommessa da due miliardi di dollari - e abbiamo vinto!" ...
 Il 16 marzo 1945, quando la Germania nazista era già in ginocchio e una rapida conclusione del conflitto non era più in dubbio, Arthur "bomber" Harris inviò 225 bombardieri Lancaster e 11 aerei Mosquito con l'ordine di lanciare 289 tonnellate di esplosivo e 573 tonnellate di sostanze incendiarie su Wurzburg, una città di media grandezza con 107 mila abitanti, ricca di storia e di tesori artistici e carente invece di industrie...
Nella sua seconda lettera aperta a Klaus Eichmann, Anders parla della relazione tra lo Stato criminale nazista e il nostro regime globale contemporaneo: "L'affinità fra l'impero tecnico-totalitario che ci minaccia e il mostruoso impero nazista è evidente".
(Zygmunt Bauman: Le Sorgenti del Male" Erickson, 2013)

Purtroppo il male dell'Occidente non è dovuto all'impazzimento di pochi gerarchi e non corrisponde al vero  il fatto che il Terzo Reich sia stato un fenomeno isolato. Nelle nostre società occidentali contemporanee c'è un raccapricciante, macabro potenziale da cui non possiamo stornare lo sguardo. Basta vedere quello che stiamo facendo al pianeta nel momento in cui la globalizzazione occidentale si sta diffondendo ovunque. L'impianto tecnico e la massificazione dell'uomo e delle merci ha creato un mostruoso meccanismo sociale, politico, economico e tecnocratico che sta divorando tutta la Terra.  Non ci limitiamo più a distruggere gli uomini ( e la sovrappopolazione non è che l'altra faccia della stessa svalorizzazione e reificazione della vita umana), ma ci rivolgiamo al resto della natura distruggendo specie viventi animali e vegetali, alterando gli equilibri ambientali, intossicando l'aria, le acque, i terreni. Basta vedere come i campi di concentramento e di eliminazione siano ora rivolti agli animali con la stessa crudeltà con cui si procedeva alla morte tecnologicizzata delle persone in quelli degli anni 40 del XX secolo. Il male è profondamente radicato, si potrebbe dire "costitutivo", della nostra società contemporanea e richiede di essere combattuto con una nuova rivoluzione - prima di tutto etica- che rimetta tutta la natura al centro e ridia all'uomo la sua appartenenza.

lunedì 8 aprile 2013

L'inquinamento cinese anticipa la crisi ambientale planetaria



Un milione e duecentomila cinesi sono morti prematuramente nel 2010 per malattie collegate all'inquinamento dell'aria. Questi numeri sono particolarmente gravi perché rappresentano il 40 per cento dei 3,2 milioni di morti premature causate dallo smog nel mondo. La statistica è stata elaborata dalla University of Washington in collaborazione con l'OMS e presenta un'altra cifra apocalittica: quella dei 25 anni di vita in salute bruciati dalla cappa di aria malata che avvolge molte città della Cina. Lo studio è stato pubblicato per la prima volta a dicembre dalla rivista britannica The Lancet, che aveva fornito il numero complessivo di decessi nel mondo. La stima per l'India parla di 620 mila morti premature per la stessa causa. In realtà la nebbia gialla composta da emissioni industriali, combustione di carbone e gasolio per riscaldamento, gas di scarico delle auto, polveri messe in circolazione dalle miriadi di cantieri, è diventata argomento di dibattito in Cina proprio nell'inverno appena finito. Per settimane, tra dicembre e febbraio, il cielo di Pechino e di molte altre città delle province centro-meridionali è stato offuscato. Si è scoperto che la causa è il Pm 2,5: particelle di inquinamento del diametro di 2,5 micron, le più dannose per i polmoni. L'OMS raccomanda di non vivere in ambienti che superino il livello di 20 per metro cubo di aria e sostiene che quota 300 è estremamente pericolosa: Pechino ha trascorso un gennaio stabilmente sopra 500 e ha toccato 755 di Pm 2,5 il 12 gennaio. All'allarme per l'aria malata si è aggiunto quello per l'acqua: nel fiume che alimenta la rete idrica di Shangai sono state trovate le carcasse di oltre 16 mila maiali. Poi è stata la volta della moria delle anatre: un migliaio sono state ripescate in un fiume del Sichuan, senza che nessuno sapesse spiegare le cause della morte. (Da un articolo del Corriere della Sera del 3 aprile 2013).

Le mitologie continuano a fare morti. Come nelle guerre di religione del passato oggi gli odi si declinano tra fautori delle rinnovabili e  nuclearisti, oppure tra decrescitari e fautori della crescita. Nel frattempo il mostro che aleggia sulle nostre città e per l' "aere maligno" del pianeta si estende e ingoia le sue vittime, uomini, piante ed animali. La Cina è solo il luogo in cui, insieme all'India,  le masse umane sono più concentrate, ma le previsioni di crescita demografica riguardano tutte le aree del pianeta. Il destino delle grandi città del pianeta, comprese le nostre,  si avvia ad essere quello delle aree urbane cinesi. Cappe mortifere aleggeranno su megalopoli di decine di milioni di abitanti in Europa, in America, e presto in Africa, così come già accade in Asia. Tutto questo con la benedizione di tanta parte del movimento ecologista, che non vuol sentir parlare di controllo demografico, di lotta alla sovrappopolazione, di contrasto agli eccessi (...solo gli eccessi...) di movimenti immigratori e successiva conseguente cementificazione. Soprattutto non vuol sentir parlare di nucleare, fonte di energia completamente priva di emissioni di carbonio, né nella sua forma attuale (centrali di terza e quarta generazione) né di ricerca (si parla di ricerca, di pura scienza teorica...) su eventuali future generazioni ancora più sicure. Neanche si prendono in considerazione le ricerche, in fase avanzata, sulle prossime centrali a fusione -prossime perché 40 anni passano in un baleno e sono già tra noi...-. Nel frattempo le curve di consumo di gas, petrolio e carbone schizzano in alto in tutto il mondo, comprese europa e Stati Uniti, a dimostrazione che le rinnovabili non sono l'alternativa.  A proposito di nucleare fortuna che gli scienziati non hanno tutti i pregiudizi di chi pensa, in pieno terzo millennio, con le mitologie nuove e antiche. Riporto qui di seguito un articolo di Green Style che riferisce su alcuni risultati degli studi sul numero di vittime evitate grazie al ricorso alla tecnologia energetica nucleare, condotti da ricercatori della Nasa.




Nucleare: per ricercatori NASA avrebbe evitato 1,8 milioni di morti

sicurezza centrali nucleari francesi
    Clamoroso assist al partito dei nuclearisti. Due ricercatori della NASA hanno dichiarato di aver “scoperto” che l’energia nucleare dal1971 al 2009 avrebbe evitato qualcosa come 1,84 milioni di morti. No, non stiamo parlando delle conseguenze di una guerra mondiale, ma dei morti di cancro (o altre malattie come quelle respiratorie e cardiovascolari) che la produzione di energia tramite fossili avrebbe prodotto in più se l’atomo non avesse svolto la sua parte nel mix energetico.
    Dati impressionanti, ancorché spalmati in quasi 40 anni (e va detto che nella sola Cina lo smog fa comunque più morti in appena due anni, nonostante le centrali nucleari, per l'enorme e rapido aumento di consumi di idrocarburi):
    "Abbiamo calcolato che l’energia nucleare ha prevenuto 1,84 milioni di morti per l’inquinamento e l’emissione di 64 miliardi di tonnellate di CO2".
    Difficile solo immaginare, allora, i danni che avrebbe prodotto questi 64 miliardi di tonnellate di CO2 al clima. Lo studio si permette anche di fare delle previsioni per il futuro:
    Entro metà del secolo l’atomo può prevenire tra 420mila e 7 milioni di altre vittime, e tra 80 e 240 miliardi di tonnellate di CO2, a seconda di quale combustibile fossile sostituirà.
    Lo studio stranamente non prende in considerazione l’ipotesi che siano le rinnovabili a sostituire le fonti fossili. Sia come, sia e qualsiasi cosa si pensi del nucleare, questo studio dimostra sicuramente quanto sia ormai diventato necessario archiviare le fonti fossili.


     

    giovedì 4 aprile 2013

    A ORVIETO IL 13 APRILE MANIFESTAZIONE CONTRO LA DEVASTAZIONE RINNOVABILE




    BASTA EOLICO! MANIFESTAZIONE NAZIONALE

    BASTA EOLICO!

    MANIFESTAZIONE NAZIONALE

    ORVIETO

    PIAZZA DEL DUOMO

    SABATO 13 APRILE 2013 ORE 11,00

    Osano portare le loro torri anche in vista della città del Duomo.
    18 pale eoliche alte 150 metri, cemento, decine di chilometri di nuove strade, decine di ettari di territorio occupato. 
    Da luogo di turismo culturale ed ambientale, Orvieto diventerà un deserto elettrico visibile da tutta l’Umbria.
    FERMARLI AD ORVIETO PER FERMARLI IN TUTTA ITALIA
     TUTTE LE ASSOCIAZIONI ED I COMITATI DELLA PENISOLA, DEGLI APPENNINI, DELLE ISOLE SONO INVITATI E ATTESI
    UNA PRESENZA DECISIVA PER PORRE FINE ALLO SCEMPIO DEL PAESAGGIO ITALIANO
    Per affossare questa scellerata idea di green economy che non rispetta la cultura, la storia, la salute, l’economia dei territori
    Associazioni ambientaliste e comitati di cittadini dell’Orvietano
    Coordinamento regionale umbro
    Associazioni nazionali del fronte antieolico e antifotovoltaico in aree agricole:
    Altura
    Amici della Terra
    Comitato nazionale del Paesaggio
    Comitato nazionale contro eolico e fotovoltaico in aree verdi
    Comitato per la bellezza
    Italia Nostra
    Mountain Wilderness
    Movimento Azzurrro
     Saranno presenti televisioni e giornali nazionali e regionali
    Saranno presentati un appello per la salvezza di Orvieto e migliaia di firme raccolte tra i cittadini umbri.
    Ad essi saranno uniti gli appelli che perverranno da ogni parte d’Italia 
    Per informazioni: oreste.rutigliano@tiscali.itamicidellaterraorvieto@gmail.it,http://www.tutelamontepeglia.org/