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lunedì 12 luglio 2021

Nasce Europa verde con tabù incorporato

Ho seguito ,con molta noia, su radioradicale il congresso di fondazione del nuovo partito dei verdi "Europa verde", tenutosi recentemente a Chianciano terme. Come automi arrugginiti gli esponenti dei verdi continuano a ripetere vecchi slogan e vecchie litanie, quelli risalenti a venti o trenta anni fa, in un mondo che appare sempre più estraneo, artificiale, cementificato e caldo e su cui non sono riusciti ad intervenire, sia a livello politico che pratico, in modo efficace. Proclamano la fine dell'economia a idrocarburi, vox clamans in deserto, quando interi continenti si volgono al carbone e al petrolio in cerca di dollari e sviluppo per una popolazione sempre più numerosa ed in cerca di consumi (vedi i dati sul consumo annuale di petrolio, gas e carbone di Cina, India, Russia, Brasile e Stati Uniti per esempio...). Al congresso di Chianciano sono pochi e depressi, non tentano nemmeno di alzare i toni, gli applausi sparuti, ed hanno il fallimento dipinto sulle facce segnate dal tempo inutilmente trascorso. Mi sono poi letto il nuovo statuto approvato, ricercando - come sempre faccio nei documenti prodotti dal movimento verde- un qualsiasi se pur vago accenno al problema che sta alla base del disastro ambientale in corso: la sovrappopolozione della specie Homo sul pianeta terra. Niente, assolutamente rimosso ogni accenno al tema: un vero tabù su cui si deve assolutamente tacere in ogni consesso dei cosiddetti verdi. La loro visione resta antropocentrica, tutto gira sui diritti di Homo e sul soddisfacimento dei suoi bisogni. Ma questo non e' il solo elemento che colpisce. C'e' dell'altro. Nello statuto si pongono i temi costitutivi del nuovo partito dei verdi: si all'accoglienza indiscriminata di tutti i migranti, si all'incremento delle rinnovabili finanziate dalle tasse dei cittadini a scapito del paesaggio, del suolo e degli animali. No ai fertilizzanti chimici e ai pesticidi, no all'uso della tecnologia ogm. No al nucleare in ogni sua forma (vietato ogni accenno alla ricerca su nuovo nucleare e sull fusione). No agli idrocarburi e ai motori a combustione, si all'elettrico. Niente sul consumo di suolo verde. No al capitalismo e all'aumento della produzione industriale: probabilmente più che agli Usa o all'Europa si guarda alla Cina e alla sua industria di stato.
Poiché la possibilita di nutrire sette miliardi di umani e' connessa strettamente all'uso dei fertilizzanti chimici e dei pesticidi in agricoltura, va subito all'occhio la contraddizione tra l'assenza di ogni accenno alla pianificazione familiare e la conseguenza dei divieti a fertilizzanti e pesticidi: la popolazione cresce e la produzione agricola si riduce. Ma sembra che il sillogismo sia troppo semplice per la mente complessa degli euroverdi. La lotta al cambiamento climatico secondo il nuovo partito verde dovrebbe avvenire basandosi sull'uso estensivo delle rinnovabili, non rendendosi conto che l'energia non basterebbe all'incremento dei consumi elettrici conseguente allo stop degli idrocarburi e del nucleare (mobilita', riscaldamento, condizionamento estivo, industria ecc.) e porterebbe un aumento generalizzato dei prezzi con ripercussioni sociali(diseguaglianze, nuova poverta'). Come dimostra la storia recente dei vari tentativi delle conferenze sul clima di ridurre le emissioni, il ricorso agli idrocarburi (basti pensare al carbone cinese, al petrolio americano e al gas russo) non verrebbe ridotta ma incrementata per il minor costo della produzione energetica dal carbonio, in presenza di alta richiesta di energia per la popolazione in crescita. Quanto alla politica migratoria dell'accoglienza indiscriminata, si avrebbe come conseguenza il continuo aumento del consumo di suolo nel nostro paese e in europa, l'aumento della antropizzazione e l'espansione ulteriore delle periferie urbane e delle megalopoli con l'incremento del modello di crescita megapolitano: piu' cemento, piu consumi, piu prodotti industriali, piu plastiche, piu emissioni di carbonio, piu mobilita', piu tecnologie inquinanti, piu chimica, piu richieste alimentari ,più rifiuti, più particolato, più fumi, più inquinamento delle acque.Il totem dell'economia del riciclo permane, nonostante che in presenza di crescita demografica e dei consumi, rimanga un miraggio lontano finora rivelatosi impossibile se non in settori ristretti e marginali. Ridurre gli allevamenti intensivi e' una bella idea, ma difficile da applicare in un mondo in crescita demografica con sempre maggiori richieste di proteine animali per l'alimentazione, e i popoli che oggi ricorrono agli insetti non sognano che di mangiare una succosa bistecca.
Si tratta dunque del consueto e ormai storico libro dei sogni del movimento verde, un movimento che non contribuisce minimamente alla lotta all'inquinamento e alla catastrofe ambientale, ma anzi se possibile lavora per incrementare i problemi ecologici planetari. Il movimento e il nuovo partitino sono dunque destinati ad un ruolo insignificante nel panorama politico e continueranno a perdere credibilita', man mano che risulteranno evidenti i danni su paesaggio, flora e fauna, dovuti all'uso estensivo delle rinnovabili su un territorio prezioso dal punto di vista paesaggistico e ambientale come quello italiano. Cominciano inoltre a farsi sentire i problemi di smaltimento di vecchi pannelli, pale eoliche, ecc. e i danni sull'uso dei ruscelli di montagna a scopo energetico. L'ira dei cittadini per le bollette gonfiate dalle rinnovabili si riverserà sul nuovo movimento (già vecchio in verità) e farà fare la fine che merita a chi nega l'evidenza: l'eccessiva pressione antropica su un territorio che vede perdere ogni giorno natura e varietà di specie viventi. Finche' continueranno a considerare tabu' il tema dell'eccesso di nascite della specie Homo, i verdi non usciranno dal ghetto in cui si sono autocondannati.

sabato 22 maggio 2021

La distruzione infinita: incentivi alle nascite e ai consumi

Il governo italiano incoraggia le nascite con il bonus-regali bebè e il bonus-regali sui figli fino ai 26 anni. Numerosi paesi europei incentivano le nascite con vari bonus (regali) a carico della tassazione generale dei cittadini. Ora arriva anche la proposta Letta di tassare le successioni per dare in regalo ai diciottenni (novelli elettori) dai 15 ai 18 mila euro. Tutti questi incentivi alle nascite e alla gioventù, se non accompagnati da doveri verso l'ambiente e la formazione, si risolvono in una distorsione del meccanismo naturale che assicura una certa omeostasi demografica: tendono ad incrementare la popolazione e ad eliminare i limiti economici ad una crescita eccessiva in quel determinato ambiente. Sono in una ottica antropocentrica e non rispondono ad una etica ambientale. Ho usato la definizione di regalo con buona ragione, non si tratta infatti di incentivi atti a favorire studi o per introdurre al lavoro ma di somministrazioni di denaro senza contropartita. Si premia un puro aumento di popolazione indotto, o di un puro incentivo al consumo indotto. Come sappiamo dalla storia e dalla psicologia, non esiste nulla di peggio dei regali a fondo perduto in cambio di niente. E' un sistema di pensiero antropocentrico che rientra in certa filosofia sinistro-global-mondialista: diritti alla specie Homo senza doveri verso le altre specie e verso la natura. Tutta questa retorica sulle nascite e sui giovani viene declinata senza considerare il contesto della situazione ambientale e della sopravvivevza di numerose specie sempre più a rischio: avviene in un mondo sovrappopolato dagli Homo ed in cui le altre specie (la biodiversità) stanno precipitosamente scomparendo, nell'ordine di decine ogni giorno, ed in cui l'ambiente terrestre si sta rapidamente trasformando in territorio di servizio alle megalopoli e in continue gittate di asfalto e cemento.
Questi incentivi ad una maggiore presenza umana vanno ad impattare su un ambiente già avvelenato dalla presenza di una pressione antropica sproporzionata e dalle conseguenze dei consumi di una popolazione in eccesso: dal surriscaldamento dovuto al carbonio, all'inquinamento dei suoli e dei mari, alla distruzione di suolo verde e delle foreste. Per chi ha qualche dubbio in proposito, basta si veda i progetti con cui i paesi della comunità europea, proprio nel nome di una politica che loro definiscono ambientalista, stanno portando alla distruzione le campagne, le montagne e le coste: quelle risparmiate dal cemento verranno progressivamente sottratte all'agricoltura e ai pascoli, per essere convertite a supefici da destinare a pannelli solari e a filiere di torri eoliche, con una devastazione senza precedenti del paesaggio e dell'ambiente di vita di svariate specie animali e vegetali. Il tutto per consentire lo sviluppo e la crescita delle megalopoli sovrappopolate e per fornire energia ad una popolazione umana che loro sperano possa tornare a crescere in maniera esplosiva in modo da pagare le pensioni, oltre che aumentare i consumi e gli incassi delle multinazionali. Le quali pensioni verrebbero così pagate da parte degli stessi soggetti che ricevono tutti i famigerati bonus e regali di cui si è detto, gli stessi neonati e giovani che , cresciuti, dovrebbero dedicarsi nel resto della loro vita al lavoro e alla produzione (e ai conseguenti consumi) per racimolare il gruzzolo destinato ai pensionati. Un giro di borsa molto teorico e poco realistico, in quanto un assistito fin dalla nascita credo sviluppi una qualità principale, forse la sola: quella di assistito a vita. Una politica dunque che si rivela sempre più cieca e incapace di comprendere la distruzione del pianeta dovuta all'eccesso demografico, di vedere quello che è sotto i nostri occhi: il collasso di un sistema per mancanza di limiti e che addirittura incentiva tutto questo spacciandola in politica eticamente ispirata alla protezione e valorizzazione dei "giovani". Si tratta al contrario di una politica specista che si pone al servizio del dio della crescita infinita della specie e dei consumi umani e che vede nelle altre specie solo carne da macello.

domenica 21 marzo 2021

Suolo verde sotto attacco

Con una sentenza del TAR del Lazio del 17 marzo, viene respinto il ricorso del comune di Castel Gandolfo e altri 13 privati contro il vincolo paesaggistico disposto dal Ministero dei beni culturali e ambientali per l'area di circa 1500 ettari di campagna romana verde con, fra l'altro , importanti resti archeologici, che va dalla via Nettunense e l'Agro Romano fino ai colli albani. L'area era divenuta un target appetitoso per imprenditori edili e amministratori i quali avevano elaborato immani progetti edilizi e piani di lottizzazione, fra i qual il complesso edilizio "Marino 2" e i nuovi quartieri intensivi di Pavona. Si tratta in pratica di una gigantesca cementificazione di tutta la zona che va da Castelgandolfo fin quasi alle spiagge di Anzio, quelle superfici verdi ovviamente rimaste ancora indenni dalla devastazione edilizia delle aree circostanti. Nel ribadire la piena legittimità del vincolo paesaggistico emesso dal Ministero dei Beni culturali la corte ha affermato dei principi giuridici innovativi sula tutela ambientale: infatti i giudici amministratiti scrivono che le esigenze di tutela ambientale " sono dotate di un valore primario e assoluto, che le rende prevalenti su ogni altro profilo di pianificazione urbanistica. Lo Stato può dunque vincolare beni , quand'anche in sede di pianificazione paesaggistica essi siano sfuggiti a previsioni conservative." E aggiungono i giudici che quanto sopra è conforme a quanto affermato dalla corte costituzionale: " E' infatti la pianificazione urbanistica a doversi conformare al valore paesaggistico, e non il contrario" (Corte costituzionale sentenza n. 172 del 2018).
Si conferma dunque una tendenza che vede la possibilità da parte del MiBACT di vincolare aree di alto valore paesaggistico anche al di fuori delle aree protette riconosciute (Parchi nazionali, regionali, ecc.). L'importanza della procedura sta nel contrasto alla forte spinta verso la cementificazione di queste aree e di zone simili da parte di interessi privati e dalla inevitabile tendenza alla antropizzazione del territorio verde residuo dovuta alla forte pressione demografica che, nonostante quel che si dice in contrario (vedi la polemica sulle culle vuote) non smette mai di crescere. I mostro cementizio è ancora ben attivo e agguerrito in quanto la richiesta di sempre nuove aree verdi da fagocitare è tuttora alta, sostenuta dall'insediamento territoriale sia di nuove popolazioni, sia dalla richiesta di seconde case o case di villeggiatura, o insediamenti industriali e commerciali richiesti dalle popolazioni di centri abitati in continua espansione che circondano le aree verdi residue. Nel caso in questione l'area che era oggetto degli appetiti devastatori è circondata e minacciata da centri abitati sovrappopolati rispetto alle risorse ambientali come lo stesso Castel Gandolfo, i centri di Albano, Pavona, i capannoni e le strutture industriali di Santa Palomba, il centro commerciale e abitativo di Castel Romano, e l'area ad alta cementificazione di Pomezia. Per non parlare della costa ormai ridotta ad una interminabile striscia di cemento lungo un mare grigio di inquinanti. Molti di questi insediamenti non sono di popolazioni autoctone ma, spesso, si tratta di gente che si è spostata da altre aree del paese o , sempre più spesso, provenienti dalle migrazioni recenti dall'est europa o dal nord africa.
Vista dal satellite l'aria interessata dal vincolo appena istituito (e speriamo che duri...) appare come un lago verde circondato una patina grigia di cemento. La cementificazione di questo territorio, fino a pochi decenni fa ancora paesaggisticamente conservato e di bellezza unica, è avvenuta in maniera massiccia dal dopoguerra a oggi con una edilizia generata dall'abusivismo e dalla speculazione, nell'assenza pressoché completa della legge e delle istituzioni. Edilizia scadente, senza alcun criterio estetico, senza un disegno, un progetto che rispondesse ad un ordine logico. Tra sopravvivenza e speculazione, tra "tengo famiglia" e corruzione, si è malamente antropizzato un enorme territorio verde senza freni inibitori. L'esplosione demografica del dopoguerra trova qui una delle sue massime espressioni, mostra nella maniera più brutale e diretta ciò che avviene quando la sovrappopolazione agisce sul territorio senza mediazioni e senza regole che frenino la violenza del suo impatto devastante. Manufatti, rustici, tuguri già vecchi appena costruiti, già pericolanti prima di finire il pianoterra, spesso già inutili prima di qualsiasi utilizzo. Spesso i capannoni sono abbandonati dopo pochi mesi, ruderi prima di essere concepiti nella mente dello speculatore. Oppure orrendi caseggiati di tanti piani, spaventosamente uguali l'uno all'altro, cubi o parallelepipedi grigi senza niente di vivace, di gradevole almeno all'apparenza, in una monotonia che sa di cimitero. Nulla di bello, nulla di sopportabile alla vista, ma ancora meno: nulla di umano sebbene tutto sia nato per il troppo umano.
L'antropizzazione delle poche zone verdi rimaste del nostro paese ormai esprime un fenomeno che è sempre meno locale (come era all'origine, nel dopoguerra) e sempre più globale. Nell'epoca delle migrazioni di massa serve a poco constatare che le nascite nel nostro paese sono poche e che la curva demografica è piatta. I territori verdi continuano a sparire ed essere antropizzati da una antropizzazione sostenuta da aree distanti, anche di altri continenti, dove la natalità è alta e le possibilità di spostamento consentono di trovare un facile insediamento in altri luoghi del pianeta. Nel nostro paese il fenomeno è favorito da leggi inesistenti o inapplicate, e da una concezione del territorio che lo vede solo come terreno da edificare e sfruttare o commercializzare. A questa tendenza di fondo si aggiunge la speculazione edilizia di palazzinari e cementicatori senza scrupoli che a scopo di lucro e grazie a volte a corruzione fanno edilizia scadente e aggiungono caseggiati mal costruiti ad un territorio degradato che ha ben poco da offrire. Nascono così i dormitori-alveare, squallidi palazzoni collegati da strade surreali ad aree dove sorgono centri commerciali che sembrano calati dall'alto, oggetti marziani che non c'entrano nulla in un territorio che è come violentato e offeso. Non c'è area verde tra una cementificazione e l'altra, che non sia discarica o area degradata senza verde, ridotto a qualche sterpaglia. Non c'è nulla che conforti dalla sensazione dolorosa di una perdita irreparabile. Tanto più pregiato era il paesaggio originario, tanto più compromessa e senza futuro appare la situazione attuale. Non ci resta che sperare in questi rari sussulti di legalità che cercano di salvare quel poco rimasto. E attendere una presa di coscienza mondiale sul problema dell'eccesso di nascite della specie Homo.

domenica 14 marzo 2021

Chimica e demografia

"L'uomo ha perduto la capacità di prevenire e prevedere. Andrà a finire che distruggerà la Terra" (Albert Schweitzer)
Nel 1962 uscì in America un libro scritto da una biologa della Psnnsylvenia, Rachel Carson. Nel libro (Silent Spring) c'era la descrizione di un fenomeno mai visto prima: la primavera della campagna americana non era più rallegrata dal canto e dalla presenza degli uccelli, una primavera silenziosa appunto. Qual'era l'origine dello strano fenomeno? Da prima della guerra si usava in tutto il mondo il DDT un antiparassitario usato contro l'anofele che trasmetteva il plasmodio della malaria poi contro pidocchi e poi di vastissimo uso in agricoltura per consentire l'aumento delle produzioni richiesto dall'esplosione demografica umana del dopoguerra. Ma il DDT entrando nella catena biologica andava ad inquinare le piante, gli alberi, gli insetti di cui si cibavano gli uccelli, i quali infine venivano uccisi dal prodotto chimico e sparivano dal loro ambiente naturale. Da questo fatto e dall'impressionante presenza di tossici chimici nell'ambiente antropizzato la biologa americana prendeva occasione per lanciare per la prima volta l'allarme generale sul degrado ambientale dovuto all'inquinamento chimico prodotto dall'uomo. Il libro costituì la base per un nuovo modo di vedere il mondo e i suoi problemi ed è uno dei testi fondamentali dell'ambientalismo. Da allora, siamo alla fine degli anni 50, la popolazione umana è triplicata con una crescita spaventosa senza precedenti e la situazione del pianeta dal punto di vista dei tossici ambientali è divenuta catastrofica. La produzione di composti chimici artificiali è cresciuta in modo speculare alla crescita della popolazione umana, come si può vedere dal seguente grafico:
E' aumentato vertiginosamente l'uso di erbicidi, fungicidi, insetticidi, preparati organofosforici (che si accumulano nei tessuti del corpo umano), fertilizzanti, antibiotici usati in modo massiccio negli allevamenti. La produzione di materiali plastici è cresciuta in modo impressionante: dai 15 milioni di tonnellate del 1964, siamo passati ai circa 400 milioni di tonnellate del 2016. Gli oceani sono invasi da gigantesche isole galleggianti di plastica grandi come continenti. Le microparticelle di inquinanti plastici sono entrate in tutti gli organismi marini e fanno parte della catena alimentare. L'aria delle zone continentali del pianeta specie in prossimità delle grandi città è resa irrespirabile dalla presenza di particolato di microparticelle di composti chimici vari: solfati, nitrati, ione di ammonio, cloruro di sodio, particelle carboniose, polvere minerale, idrocarburi tra cui benzopirene fortemente irritanti e cancerogeni. Le acque di fiumi e laghi sono ridotte a discariche chimiche dove abbondano il lindano, l’esacloruro di benzene, i nitrofenoli, il paradiclorobenzene,coloranti, composti solforati tra cui l'acido solforico, il clordano e tutti i tipi di solventi. I corsi d'acqua vicino le grandi città e le zone industriali sono veri gironi infernali maleodoranti e mortiferi. I fertilizzanti, destinati a mantenere ed aumentare le produzioni in seguito alla grande richiesta per l'alta densità demografica, inquinano ormai sia le acque di fiumi e laghi che quelle marine.
Un controllo dell'OMS sul lago africano Vittoria ha misurato l'inquinamento chimico delle acque: risulta essere tra i laghi più inquinati del mondo da sostanze chimiche tossiche. Poiché sulle acque del lago sono stati impiantati migliaia di allevamenti di pesci (con l'uso di antibiotici e sostanze favorenti la crescita), e la pesca viene condotta, tra l'altro, con l'uso di veleni che uccidono i pesci a migliaia e li fanno emergere morti pronti per la raccolta, il lago Vittoria è divenuto un concentrato di tossici. Del resto la pressione demografica sulle sue sponde non fa che aumentare a dismisura la richiesta di cibo. In ogni parte del mondo aumentano gli allevamenti di animali, dietro una richiesta crescente di carne. L'uso di sostanze chimiche , tra cui ormoni, e di mangimi elaborati chimicamente è sempre maggiore in questi allevamenti intensivi, in cui lo spazio tra animali è ridotto al minimo, così come la libertà di movimento, e il contatto con la natura e i suoi prodotti assente. Migliaia di tonnellate di antibiotici vengono ogni anno impiegati in questi allevamenti per evitare perdite di prodotto e assicurare la produzione di carne. Tra questi è notevole l'uso della penicillina negli allevamenti di pollame e del trimetophin e sulfadiazina tra quelli di pesce. Per gli allevamenti di suini e bovini è consuetudine il ricorso ad antibiotici anche di ultima generazione tra cui le cefalosporine. Una popolazione umana sempre crescente richiede sempre più carne e quindi un uso crescente e massiccio di antibiotici e chemioterapici. Il danno non è tanto che queste sostanze finiscano nella nostra dieta portandoci alterazioni della flora intestinale e intossicazioni croniche. Un danno maggiore è dovuto alla selezione di germi sempre più resistenti per il ricorso aa dosi massicce di antibiotici negli allevamenti intensivi. La penicillina ha così smesso di agire su tanti batteri patogeni dell'uomo, e il trimetophin-solfadiazina non può più essere usato per la cura della menigite meningococcica, verso cui costituiva anni fa un'arma efficacissima. Come in un circuito vizioso tutto ciò rende inevitabile la ricerca e la sintesi di nuove sostanze antibiotiche, più aggressive ed inquinanti delle precedenti.
Solo negli ultimi 50 anni l’uomo ha immesso nell’ambiente circa 80 mila nuove sostanze chimiche, di alcune delle quali si sono scoperti gli effetti devastanti per la salute umana e animale solo dopo l’uso. Il DDT si è rivelato essere cancerogeno e ne è stato vietato l'uso quando già aveva inquinato in modo massiccio l'ambiente. Certe sostanze chimiche come i solventi usati per le vernici o certi pesticidi sono molto solubili nei grassi e così si concentrano nei tessuti adiposi degli animali. I pesci che assorbono le sostanze dall’acqua o dal cibo e gli uccelli che si nutrono di pesci introducono nella catena alimentare le sostanze inquinanti. L’inquinamento del suolo ha portato ad una modifica della sua composizione: rifiuti, acque di scarico, fertilizzanti, idrocarburi e metalli «pesanti»fanno parte del suolo delle città e delle immediate periferie. I metalli più tossici per l’ambiente sono il mercurio, il piombo e il cadmio. Sul suolo si depositano anche gli inquinanti presenti in aria. Molte delle sostanze inquinanti presenti sul suolo o nel sottosuolo raggiungono le falde acquifere tramite le acque delle piogge che filtrano nel terreno. Le grandi discariche megapolitane, nonostante i tentativi di limitare la dispersione degli inquinanti chimici, percolano e filtrano liquami altamente tossici che si disperdono nell'ambiente circostante. Le microparticelle di plastica sono parte quotidiana della nostra dieta (oltre che degli animali) e di esse sono piene persino le acque nelle profondità marine. L'uso della diossina nei diserbanti e nelle plastiche la fa poi permanere nei suoli e la diffonde attraverso i prodotti.
La manipolazione chimica da parte di Homo non si è fermata alla chimica dei materiali, ma ha riguardato in modo intensivo anche la chimica della vita, fino a modificare il codice genetico in modo sempre più intrusivo e violento. Quel che avviene nel mercato delle sementi e dei pesticidi per l'agricoltura ha superato ogni film di fantascienza horror. La manipolazione genetica ha raggiunto livelli incredibili e sta introducendo nel campo dell'agricoltura un grado di artificialità che è preludio ad una manipolazione anche delle specie animali ed infine di Homo stesso. L'aumento in pochi anni della massa umana da tre a otto miliardi è stata la spinta che ha modificato la tecnica, l'economia ed infine la geopolitica globale. La sola genetica brevettata da Monsanto ha finito per rappresentare il 92% della soia, 80% del mais e l’86% del cotone coltivati in USA già nel 2008. A quei tempi, le acquisizioni e fusioni del decennio precedente avevano consentito a sei giganti di dominare il mercato internazionale delle sementi e dei pesticidi. Come se non bastasse, le Big 6 (Monsanto, Dupont, Syngenta, Dow Chemical Company, Bayer, BASF) iniziavano a stringere nuove alleanze, a ulteriore discapito della concorrenza. Al 2018, le Big 6 sono consolidate in Big 4. Bayer (che ha acquisito Monsanto) e Corteva, (nata dalla fusione Dow-DuPont), ChemChina (la quale ha acquistato Syngenta) e BASF. Queste quattro Corporation controllano oltre il 60% delle vendite di semi proprietari nel mondo. I valori delle transazioni esprimono la dimensione degli affari in gioco:
– la fusione Dow-DuPont, valore 130 miliardi di US$, ha portato i due gruppi chimici a costituire una terza società, Corteva,
– l’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer, US$ 63 mld, ha fatto scomparire il marchio della prima ma non i guai giudiziari legati al glifosato,
– l’acquisto di Syngenta, per US$ 43 mld, ha permesso a ChemChina di scalare posizione nella Top 10 delle vendite globali di semi (ove già figura il gruppo cinese Longping High-Tech).
Nell’ultimo decennio si sono registrate altre 56 acquisizioni e joint venture internazionali che hanno coinvolto altri giganti come la Vilmorin-Mikado di Limagrain (Francia), DLF (Danimarca) e Longping High-Tech, che ha acquisito la divisione di mais Dow in Brasile e partecipazioni di controllo su sette industrie sementiere cinesi. ChemChina a sua volta ha pianificato nuove acquisizioni sul mercato domestico.
Le autorità statali hanno mostrato acquiescenza e tolleranza verso i grandi inquinatori della industria chimica e perfino l'Europa, sempre pronta a sanzionare rapidamente e pesantemente i coltivatori, gli allevatori, i pescatori, interviene con molto ritardo e sempre in modo soft e a loro favore sulle grandi multinazionali della chimica.
Ormai il seme che per tanti anni con gesto ritmato l'agricoltore gettava nei solchi arati per la semina, non ha più nulla a che vedere con la natura: è un prodotto manipolato con ingengneria genetica imbevuto in un bagno chimico di veleni antiparassitari (spesso la modificazione genetica serve a far tollerare al germoglio l'ambiente tossico in cui si sviluppa). La presenza sulla tavola di prodotti intrisi di veleno è la conseguenza logica di questo modo di intendere la produzione agricola. Ma il mercato richiede queste mostruosità. Lo sviluppo di malattie e tumori nei consumatori è un aspetto che ai grandi produttori non dispiace: la compartecipazione azionaria e proprietaria delle grandi multinazionali farmaceutiche e dei prodotti tecno-medicali è l'aspetto di mercato (globale) che più o meno piacevolmente ne risente con fatturati in crescita.
C'è inoltre il vasto capitolo dell'inquinamento da prodotti farmaceutici usati sia nella terapia che nella diagnostica, che costituisce un settore sempre più rilevante dell'inquinamento chimico. Anni fa fu condotto uno studio sulla presenza di prodotti chimici nei liquidi delle fognature delle grandi città. La sorpresa fu enorme: queste abbondavano non solo di metalli tossici come cromo, ferro, alluminio, nichel, piombo, rame e zinco, bario ma anche di sostanze tossiche come cocaina o farmaci come antibiotici, chemioterapici, preparati radioattivi usati nella diagnostica o addirittura nella terapia come iodio radioattivo, cobalto, tecnezio ecc. I preparati chimici farmaceutici derivanti dalle fogne delle grandi città e dagli scarichi degli allevamenti intensivi (dove l'uso di ormoni, antibiotici e chemioterapici è intensivo) vanno poi a finire nei fiumi e nei mari entrando tra l'altro nella catena alimentare dei pesci e degli altri organismi marini.
Da tutto questo non credo vi sia via di uscita, se non si passa ad un criterio di controllo immediato delle nascite della specie Homo e di decrescita demografica. Ogni altro discorso perde di significato di fronte alla catastrofe chimica cui siamo di fronte. Non abbiamo più tempo, ed è già troppo tardi per bloccare la crescita della specie umana, una vera inesorabile infestazione del pianeta Terra.

domenica 21 febbraio 2021

La distruzione ecologica dell'ambiente

La pubblicità di torri eoliche su un sito di ecologisti
Riporto il seguente post pubblicato nel sito del "Comitato contro il fotovoltaico ed eolico nelle aree verdi":
#MURONI sottosegretaria al MIN. della TRANSIZIONE ENERGETICA (e forse anche un cicinin di ambiente) ?? Era il 30 agosto 2019 con la formazione del II Governo Conte e l'ipotesi della Muroni Ministro Ambiente. Oggi ripropongo quel post attualizzato alle ultime notizie, con la variante a sottosegretaria e con l'aggravante della definizione "transizione ecologica" del Ministero, interpretata ormai tristemente SOLO come transizione energetica, schiacciando TUTTO il resto! Anche nel suo discorso alla fiducia al Governo la Muroni non fa mistero : semplificare gli iter autorizzativi, ovvero la dittatura di pale e pannelli contro il territorio ! E allora , la Muroni sottosegretaria a questo Ministero? *********************************************** Ma anche NO. NO e ancora NO ! Quando la politica è MISERABILE e parla insistentemente di Ambiente come in queste ore, unicamente declinandolo alla parola "rinnovabili" e spianando la strada alla più grande speculazione territoriale dopo quella edilizia degli anni 60 . Paradossalmente sono TERRORIZZATO: non è casuale l’ipotesi della MURONI (deputata LeU, già Legambiente) nella pancia del ex Ministero dell’Ambiente ! La lebbra speculativa delle lobby energetiche rinnovabili su vasta scala territoriale non si riesce ad arginare ma la MURONI vuole ulteriormente favorirle in perfetto stile "chissenefrega del territorio". Una sua Proposta di Legge: Agevolare (ancora!!!) la realizzazione di impianti fino a 1 MW assoggettandoli a semplici Procedure edilizie agevolate comunali, invece della Autorizzazione Unica regionale. Ecco... come una semplice Dichiarazione di Inizio Attività per una veranda sul balcone! Questi impianti sono il cancro territoriale. In molte regioni come la Puglia e la Basilicata sono stati già sottratti scandalosamente alle procedure di VIA e, nel caso dell’eolico, deregolamentati appunto a queste pseudo autorizzazioni grazie alla CIALTRONERIA POLITICA. Ciò, malgrado si tratti di grossi impianti : es. 100m di altezza (eolico) o 2 ettari di superficie (fotovoltaico). Risultato: collassi urbanistici e ambientali. L’ETICA POLITICA (che parolaccia!) dovrebbe, invece, imporre di sfruttare le INFINITE superfici già urbanizzate e correre ai ripari, E PRESTO, contro l’aggressione di fotovoltaico ed eolico sui terreni agrari e pastorali. NON SOLO ! Ricordate le vertenze (ancora in corso) contro i mega impianti eolici prospicienti le coste del Gargano? Ricordate il provvidenziale parere negativo del Ministero dei Beni culturali per tutelare la visuale paesaggistica, a differenza della VIA positiva rilasciata dall'allora pseudo Ministero Ambiente? Ecco, secondo la Muroni il parere paesaggistico del Ministero a Beni Culturali non serve, le soprintendenze paesaggistiche vanno cancellate da tali procedimenti, basta che la centrale eolica sia oltre un miglio dalla costa. Cioè… soli 1600 metri dalla costa !!!!! Se dobbiamo agevolare i BARBARI che vogliono seppellirci di pale e pannelli con il grimaldello dell'ambientalismo non abbiamo bisogno della Muroni, meglio un Ministro nemico che falso amico. #NOMURONISOTTOSEGRETARIA
Come ulteriore esempio di danni da rinnovabili riporto il seguente comunicato LIPU:
LIPU Capitanata 19 febbraio alle ore 16:06 · Comunicato stampa Lipu Puglia (aiutateci a diffonderlo per compensare l'omertà dei media!) EOLICO E FOTOVOLTAICO: ANCORA BARBARIE URBANISTICA !! LIPU Puglia: Anche la nuova Giunta rimane a guardare il collasso ? E’ una inondazione senza precedenti di progetti mostruosi, mastodontici. Tra competenze ministeriali e regionali (delegate alle province), il martoriato territorio di Puglia è irresponsabilmente condannato a morte dai suoi stessi amministratori che continuano a non intervenire, umiliando e saturando le aree rurali residue, quindi di grande importanza. Non bastava la mortificazione accumulata in 20 anni di disinteresse e complicità politica, ancora continuano espropri e vertenze legali. I residui contesti rurali della Puglia subiscono un oltraggio di nuovi progetti che si accumulano uno sull’altro senza lasciare scampo ai territori. Procedimenti che si incrociano al Ministero e alle Province e ogni Ente fa valutazioni senza tener conto dell’altro, e nemmeno di progetti già autorizzati in passato. E, ancora, la enorme quantità di impianti fino a 1 MW, ancor più deregolamentati con procedure in capo ai comuni. La Regione, ormai, è in gran parte spogliata di prerogative autorizzative, chiamata ad esprimere pareri di rito ma …. in procedimenti gestiti da altri Enti. SIAMO ALL’ASSURDO ! Il 25 gennaio scorso la Commissione Consiliare Regionale Ambiente ha discusso del fenomeno esprimendo unanime preoccupazione e per “fermare un oltraggio al paesaggio e un grave impatto sul settore agricolo” ipotizzando un aggiornamento del Piano Paesaggistico pugliese. NO ! Non è questa l’azione più adeguata all’urgenza ! “In una articolata nota (*) – spiega Enzo Cripezzi della LIPU pugliese - abbiamo trasmesso alla Commissione Ambiente, ai Consiglieri regionali e soprattutto alla Giunta, il quadro disastroso e le nostre istanze, evidenziando come l’aggiornamento del PPTR sia doveroso MA prevede un iter troppo lungo e intanto giorno dopo giorno si approvano ipoteche insanabili ! Nel frattempo, per arginare e scremare immediatamente questa violenta invasione, occorre approvare IMPROROGABILMENTE misure restrittive di carattere territoriale da integrare nel preposto RR 24/2010 agilmente con una o più DELIBERE di GIUNTA." Non solo. SI DEVE adottare una politica di ricorsi contro disastrose autorizzazioni rilasciate dal settore VIA del Ministero Ambiente che stanno uccidendo la Puglia. Non basta che la Regione faccia annunci roboanti di pareri negativi nell’ambito di procedimenti VIA ministeriali, salvo fare poi spallucce quando questi stessi pareri siano del tutto ignorati. Ma ci sono anche da contestare autorizzazioni che alcune Province hanno rilasciato e continuano impunemente a rilasciare. Quella di Foggia su tutte : solo negli ultimi giorni il via libera all’ennesimo, sconcertante progetto eolico. Ma ormai tutte le Province non sanno come arginare la valanga. Intanto le sentenze TAR si sostituiscono gravemente ai ritardi degli Enti. La decennale mancanza di risposte concrete della Regione è intollerabile – rimarca la LIPU pugliese -, mai come in questo caso la tempestività è anche sostanza nella azione politica. Emanare provvedimenti a tutela di aree dopo che sono state ipotecate dalle autorizzazioni sarebbe ridicolo ! E quindi l’appello della LIPU. L’Assessora Maraschio dia segno di discontinuità e di sensibilità concreta: porti in Giunta con ogni urgenza una serie di misure ad integrazione del Regolamento in materia, protegga le aree scampate iniziando da quelle interessate da procedimenti autorizzativi prossimi a conclusione. Un esempio sono l’ampliamento della vincolistica su aree sguarnite di tutele che stanno per essere compromesse : es. ampliamento di coni visuali esistenti e definizione di nuovi, identificazione di “aree sature”, identificazione di ulteriori “Aree non idonee” per valori faunistici e identità paesaggistiche, fasce di rispetto specifiche da ogni area protetta o vincolata. E poi, l’Assessora Maraschio, impegni la Giunta ad adire con urgenza in sede legale contro le autorizzazioni espresse da Ministero e Province. La Puglia muore…. FATE PRESTO ! 17.02.2021 - LIPU onlus - coord della Puglia (*) nota su lipucapitanata.it
L'idea naif che un mondo di otto milardi di homo possa sostituire l'energia da idrocarburi con il semplice ricorso alle cosiddette "rinnovabili" sta mostrando già l'aspetto tragico delle sue conseguenze sul territorio verde. Non c'è solo la distruzione del paesaggio, spesso di alto valore naturalistico e storico. L'impatto sulla fauna da parte delle strutture eoliche ha ormai vastissima letteratura, insieme all'inquinamento acustico. La situazione non è diversa per i pannelli solari: il danno dei pannelli ai terreni agricoli è incommensurabile, sottraendo energia solare, acqua, ossigeno ed elementi al suolo dove naturalmente svolgono il fondamentale ruolo di produrre flora, abitat a numerose specie viventi e cibo per l'uomo stesso. Dietro le nuove parle d'ordine che nascondono un furore ideologico da vecchie illusioni politiche, si viene perpretando così una imponente installazione di strutture cementizie, di sbancamenti di terreni a volte di struggente bellezza, di costruzioni stradali, di edifici di servizio, di imponenti torri che riempiono vallate di rumori fastidiosi soprattutto per volatili e gli altri animali, ma anche per le popolazioni limitrofe. Molti studi dimostrano gli effetti di questi impianti sulla salute umana, tanto che le recenti normative portano la distanza minima dai centri abitati da 200 a 300 metri, ma spesso le norme non sono rispettate. E' nota la riduzione di produzione di latte, uova e prodotti animali negli allevamenti in prossimità degli impianti eolici e fotovoltaici. La copertura cancerosa con migliaia di ettari, di pannelli di acciaio e plastica e cellule fotovoltaiche inaridisce i terreni, spesso fertilissimi, che per secoli hanno dato prodotti pregiati della terra. La sottrazione della luce solare uccide la microflora e la microfauna, senza contare i danni diretti da guasti, incendi, e quelli derivanti dallo smaltimento di prodotti mom degradabili altamente inquinanti. I pannelli sono composti , oltre che da vetro, ceramiche e silicio, anche da elementi pericolosi. Vengono infatti aggiunti nella produzione Boro, oppure Gallio, Cadmio, Fosforo , Arsenico, ecc. Si tratta certamente di elementi chimici anche molto tossici per l’uomo il cui smaltimento va ad inquinare terreni e falde acquifere. L'impianto dei pannelli prevede inoltre l'utilizzo di prodotti diserbanti che eliminino la vegetazione naturale da rinnovare periodicamente, con grave inquinamento dei terreni e danno a numerose specie viventi. Tutto questo a fronte di una resa di energia non adeguata ai danni perpretati, con costi economici altissimi, e danni ambientali difficilmente reversibili. Sulle linee di sviluppo dell'eolico-fotovoltaico si invoca una "transizione energetica" da parte dei verdi mainstream e gran parte delle forze politiche, tanto che sono entrate persino nel programma ufficiale del governo con decine di miliardi di euro di investimenti. Una transizione di questo tipo, al di là dell'aspetto propagandistico e politically correct, comporta l'accelerazione generale della distruzione di suolo verde in Italia, con l'effetto di aumentare i costi e diminuire i rendimenti rispetto alla attuale situazione energetica. Finiti i fondi europei, ci ritroveremmo un paese trasformato, con i paesaggi montani e marini ridotti a file interminabili di rumorose torri eoliche, a valli e pianure ricoperte di pannelli, e con una produzione agricola ridotta: un paese che ha rinunciato al suo patrimonio naturale in favore di cemento, distruzione di suolo e discariche. Il futuro dell'Italia nei programmi dei transizionisti può essere così sintetizzato: torri, pannelli solari, strade, reti di distribuzione elettrica, enormi discariche di smaltimento e megalopoli.

sabato 6 febbraio 2021

Friday For Future without future

Riporto il seguente comunicato di FFF
"Fridays For Future Italia 10 gennaio alle ore 18:10 · ++LA BUFALA DEL SOVRAPPOPOLAMENTO DEL PIANETA++ 👫 Il concetto che il sovrappopolamento sia la principale causa della crisi climatica, è un falso storico. Questa narrativa viene diffusa anche da molti ambientalisti occidentali. In pratica è come affermare che i paesi e i popoli meno ricchi siano i responsabili della crisi climatica. In realtà, questi paesi e questi popoli non solo sono quelli con le minori responsabilità, ma sono nella maggior parte dei casi anche quelli più colpiti. (Sono i cosiddetti "MAPA", acronimo per Most Affected People and Areas, persone e aree più colpite) 🧐 Per questo vogliamo essere chiar*. - Il concetto di sovrappopolamento, che ci siano più persone al mondo di quante il pianeta sia in grado di sostenere, è FALSO ed è profondamente intriso di razzismo ed eugenetica. - Ci sono abbastanza risorse per TUTT*, ma non sono distribuite equamente. - Il problema non è la scarsità, il problema è la scarsità CREATA AD ARTE DALL'ATTUALE SISTEMA ECONOMICO. - Il 50% più povero della popolazione mondiale (3,5 miliardi di persone) è responsabile di solo il 10% delle emissioni globali, di contro il 10% più ricco è responsabile del 50% delle emissioni. 📢 Possiamo risolvere il problema della crisi climatica con un CAMBIO DI SISTEMA. Chiediamo giustizia climatica ora! 👉 Scopri maggiori informazioni sulle infografiche qui sopra e cosa puoi fare TU! (Credits: Fridays For Future International e Youth Strike For Climate MCR) FONTI - Infografiche: https://fffutu.re/mY3W1i APPROFONDIMENTO - Su Giustizia Climatica, Crescita Demografica e Chi sono i MAPA: https://fridaysforfutureitalia.it/giustizia-climatica/ #climatejusticenow #systemchangenotclimatechange #mapa "
Il concetto di sovrappopolamento, dicono i neo-verdini di Fridays for Future, è un FALSO ed è profondamente intriso di razzismo ecc.
Il vero FALSO è la spiegazione che danno del concetto di sovrappopolazione: "che ci siano più persone al mondo di quante il pianeta sia in grado di sostenere". E' un concetto sbagliato basato sulla vecchia visione malthusiana e che non nulla a che fare con il concetto attuale di eccessiva pressione demografica sull'ambiente, elaborato soprattutto a partire dai testi importanti sul tema pubblicati da P. Ehrlich (1968) e poi da Lester Brown (1974). La sovrappopolazione non consiste nell'eccesso di gente rispetto alle risorse disponibili, e non ha nulla a che vedere con la dualità di contenente e contenitore. Concordo infatti con FFF quando affermano che sul pianeta ci possono entrare benissimo altri miliardi di umani e le risorse si potrebbero trovare, magari riconducendo lo stile di vita a quello degli antenati.
La sovrappopolazione è una crescita eccessiva di una specie tale da alterare il sistema complesso della biosfera. Non è solo un concetto quantitativo, ma soprattutto qualitativo in quanto va a modificare in modo strutturale numerosi equilibri in un sistema complesso. Non si tratta, nel caso di homo, di una crescita "riempitiva", cioè del numero di esemplari in un dato spazio e con date risorse, ma di una crescita "trasformativa" di cui risentono sia l'ambiente naturale che tutte le altre specie viventi. La sovrappopolazione è quindi un cambiamento strutturale della biosfera del pianeta terra e del suo ambiente naturale; una volta dato origine alla crescita i meccanismi si autopotenziano e tornare indietro non è facile e forse impossibile. Quella odierna è l'età dell'uomo e della tecnica (Antropocene), che è l'unico modo con cui l'uomo moderno si pone di fronte alle cose naturali. La natura e l'ambiente (sottosuolo, suolo, atmosfera, acque ecc.) vengono artificiosamente impiegati, sfruttati, aggrediti, incasellati, stravolti, distorti, trasformati, estratti, trasportati, insomma resi "fondo utilizzabile" ad esclusivo interesse di una sola specie la quale, così facendo, si comporta come un cancro che distrugge e annienta la natura e le altre specie viventi. L'idea di cancro rende bene l'aspetto di crescita oltre ogni limite che va ad intaccare, penetrare, trasformare il tessuto naturale delle altre strutture biologiche che quella crescita tende a distruggere. Come nel caso della malattia neoplastica le cellule della crescita mostruosa tendono a sdifferenziarsi, cioè a perdere ogni specificità di funzione e di aspetto a seconda del tessuto di origine. Tutte le cellule acquistano un aspetto simile senza più differenze, e conservano una sola caratteristica: la replicazione, l'aggressione all'ambiente circostante e il consumo di ossigeno e nutrienti. Allo stesso modo la spaventosa crescita umana tende a far perdere ogni storia, ogni appartenenza, e l'unica funzione che rimane agli individui è il consumo di merce e la replicazione distruttiva.
Il concetto di sovrappopolazione è inscindibile da quello di produzione. La produzione della merce diviene seriale e finisce per coinvolgere la stessa presenza umana in quanto si assiste ad una trasformazione del significato dell'uomo che diviene massa, cioè un componente della produzione totale e totalizzante della merce, merce esso stesso. Il moltiplicarsi degli umani non è che l'aspetto più devastante di questa perdita di senso della presenza dell'uomo. La trasformazione del mondo in merce e la distruzione del resto delle creature viventi è il suo corollario.
La sovrappopolazione ha un aspetto strutturale che la rende non semplificabile ad un puro significato quantitativo. FFF non comprende che l'eccesso di crescita di Homo non è, puramente, un fatto di numeri: ciò che cambia è la struttura del mondo. Non solo il sostentamento di tanta popolazione richiede un cambiamento della produzione in senso industriale e di mercato globale. Tutti i processi debbono essere automatizzati e costantemente implementati. Le funzioni e i servizi resi omogenei alla produzione e ottimizzati. La stessa presenza umana richiede un nuovo modello di aggregato sociale e strutturale che chiamiamo megalopoli. La popolazione umana in espansione non resta a coltivare la terra e non va a vivere di artigianato nei borghi, come una narrazione naif dei falsi verdi propaganda. La crescita demografica determina l'inurbamento delle nuove masse di consumatori nelle megalopoli, le quali crescono consumando suolo, cementificando, collegandosi con strade, ponti, areoporti e porti. Si creano le periferie industriali, crescite di architetture intensive (grattacieli, palazzi, quartieri ad alta densità abitativa), periferie degradate e bidonville. La produzione di rifiuti, le discariche, le difficoltà di smaltimento e l'inquinamento dei terreni,dell'aria, delle acque di falda, dei fiumi e dei mari è l'aspetto devastante delle nuove realtà megapolitane ormai diffuse in ogni parte del globo. Tutti questi aspetti della antropizzazione terrestre, aspetti irreversibi in presenza di una crescita demografica costante, sono trascurati e occultati dalla menti semplici di FFF. Il loro pensiero è ancora fondato sulla intangibilità di antropos, sulla collocazione dell'uomo e dei suoi diritti al centro dell'universo, per cui ogni discorso che va contro questi diritti di homo a fare ciò che vuole della terra e delle specie viventi, è razzismo, nazismo, eugenetica e via farneticando. Non hanno, tra l'altro, ancora compreso cosa sia lo specismo e l'annientamento meccanizzato delle specie viventi, e quanto la difesa esclusiva dei diritti di Homo porti alla distruzione dell'uomo stesso. La perdita di senso della persona umana rispetto alla sua tresformazione in massa di consumatori non è che il preludio ad una autodistruzione cui tutti noi stiamo assistendo.
Proprio i Friday for future stanno preparando all'umanità un mondo senza futuro. Cosa ci aspetta infatti se si seguono le idee confuse e illusorie dei FFF? Non combattere la crescita demografica e allo stesso tempo auspicare una semplice redistribuzione delle risorse - tra l'altro sempre più scarse, visto il problema energetico che non si risolve solo tappezzando il pianeta di pannelli solari e pale eoliche- che futuro ci prepara? Le magalopoli continuerebbero a crescere , la richiesta di consumi continuerebbe ad aumentare, così come la produzione di rifiuti, le emissioni, la distruzione di suolo verde. La crescita demografica non contrastata continuerebbe a produrre povertà nei paesi arretrati, odi nazionalistici, epidemie, migrazioni di massa. Le nuove masse reclamano i loro diritti, come quello di vivere in una grande città e di fruire del riscaldamento, dei cibi che gradisce, dei prodotti tecnologici. Pensare che i consumi possano diminuire in costanza di crescita demografica è illusorio. Insieme alla popolazione crescono anche i nuovi illusi, come quelli di Friday for future without future.

martedì 26 gennaio 2021

La società opulenta totalitaria

L' economia mondiale si basa su un modello sviluppato per primi dagli Usa negli anni 50 del secolo scorso: l'economia basata sulla produzione e sul suo costante aumento. Tale economia fu descritta lucidamente in quegli anni da un testo rimasto centrale per comprendere i cambiamenti dell'economia e della societa che avrebbe portato alla globalizzazione dei mercati.
Eravamo da pochi anni nel dopoguerra quando usci il libro di John Kenneth Galbraith su La Societa' opulenta (titolo originale The Affluent Society -1958). Quando nel finire 1954, fa notare Galbraith, i repubblicani dichiararono al Congresso americano, che quello era stato il secondo miglior anno della storia, essi non si riferivano ad un reale cambiamento della qualita della vita o ad un miglioramento spirituale: si riferivano invece alla produzione materiale dei beni, quello era infatti l'anno della seconda piu alta produzione nella storia americana. Il primo anno migliore della storia era stato il 1953 con un pil di 364 miliardi di dollari, il 1954 il secondo, con un pil di 360 miliardi. Sull'importanza della produzione industriale non c'erano divergenze tra democratici e repubblicani, di destra e di sinistra, bianchi o di colore, cattolici e protestanti.La produzione diveniva cosi il paradigma, la regola aurea del progresso della societa moderna intorno a cui tutto il resto gira, compresa la cultura e i valori etici.
Un concetto centrale introdotto dall'autore è quello di mentalità convenzionale. La mentalita' convenzionale da' piu' importanza alla produzione di beni di consumo (industria privata) e meno importanza ai servizi: strade, pubblica sicurezza, sanita', istruzione, difesa, ecc. Attraverso la mentalità convenzionale si crea uno degli elementi che assicurano l'implementazione costante della produzione: la produzione crea bisogni attivamente attraverso la pubblicita', e passivamente attraverso l'emulazione. Non e' possibile affermare che un piu' elevato livello di produzione assicuri il benessere meglio di quanto possa fare un livello di produzione piu' modesto: l'effetto della dipendenza e' il rapporto intercorrente fra i bisogni ed il processo di produzione destinato a soddisfarli. I bisogni, secondo Keynes, possono essere assoluti o relativi: i primi sono bisogni di sopravvivenza, possono essere soddisfatti e per essi il problema economico puo' essere risolto; i secondi, invece, sono insaziabili: piu' elevato e' il livello generale, piu' essi sono intensi. Ne deriva che i bisogni dell'uomo non cessano di essere urgenti; la capacita' di produzione dipende dalla capacita' di persuasione. L'istruzione e' un'arma a doppio taglio; la stimolazione della domanda con la pubblicita' e l'emulazione e' decrescente al crescere dell'istruzione, mentre e' crescente la stimolazione di desideri piu' esoterici: musica, arti figurative, interessi scientifici e letterari, in parte anche i viaggi.La manipolazione delle coscienze ai fini del mercato e la creazione della mentalità convenzionale non deve essere coercitiva secondo i vecchi canoni repressivi, in quanto la coercizione non può coesistere con la libertà di mercato. La manipolazione deve essere formativa, permeante, in questo senso la società opulenta deve controllare la scuola e i mezzi di informazione, il tempo libero, gli spettacoli, e, oggi, la rete.
Di fronte al nuovo totem della produzione, e al nuovo mito della merce come misura della società umana, finiscono tutti gli ismi della storia, le grandi idee sul progresso, la costruzione di nuove realtà spirituali o l'idea che una società di eguali avrebbe assicurato la pace e la prosperità. Banalmente il futuro sarebbe stato l'epoca in cui la produzione avrebbe toccato vette più elevate.
In un passaggio che ai tempi del libro poteva definirsi profetico, Galbraith dice che il nuovo indirizzo economico tende ad aumentare la disponibilita' di lavoro, grazie a natalita' ed immigrazioni. La sovrappopolazione è dunque un elemento essenziale al funzionamento della società moderna basata sulla produzione di beni. Funzionale alla società opulenta è lo sviluppo delle megalopoli come nuova forma di convivenza di grandi masse nel segno del consumo. Secondo la nuova economia nulla sta al di sopra della produzione, neanche la scienza. Gli scienziati godono di un discreto prestigio, dice l'autore di The Affluent society, ma per essere veramente utili noi pretendiamo che essi siano al servizio del miglioramento della produzione.La scienza non deve essere al servizio del progresso umano, ma al servizio della produzione dei beni. Sono gli anni in cui tutto diviene produzione in serie, come Ford aveva insegnato con la produzione nella catene di montaggio delle auto qualche decennio prima. "Ci si oppone con irragionevole avversione a ogni invenzione o principio che si crede interferisca o possa ostacolare una produzione quantitativamente migliore, proprio come la persona religiosa reagisce contro la bestemmia o il guerrafondaio contro il pacifismo". Chi si oppone alla produzione dei beni e al suo corollario: il mercato globale che assicura la crescita costante del prodotto, e' fuori del paradiso terrestre e subisce metaforicamente la condanna al rogo dell'eresia. C'erano le basi del pensiero unico mercatista che si sarebbe definitivamente imposto del XXI secolo, la mentalita' convenzionale come la definisce Galbraith. Gli anni in cui esce il libro sono anche gli anni in cui si comincia a comprendere che l'importanza della produzione supera il vecchio concetto dello stato nazionale: sentiamo continuamente dire che il livello di vita a cui sono giunti gli americani e' la "meraviglia del mondo", e nella mentalita convenzionale questa e' la giustificazione della nostra civilta' e anche della nostra esistenza. Comincia la globalizzazione dei mercati e della produzione.
Ora, fa notare Galbraith, i beni sono abbondanti. Negli stati Uniti sono piu le persone che muoiono per aver troppo cibo di quelle che muoiono per averne troppo poco. Mentre una volta si pensava che la popolazione premesse sulla disponibilita' delle risorse alimentari e di consumo, ora e' l'abbondanza di queste che pesa sulla popolazione. Tutti gli umani del pianeta debbono essere liberi di accedere al prodotto: la produzione non si puo interrompere per nessun motivo, il paradigma ne prevede la crescita costante insieme al numero dei consumatori. le persone stesse divengono così, da soggetti quale erano, oggetti della moltiplicazione produttiva in quanto funzionali all'aumento del prodotto complessivo. Il concetto di produzione perde il rapporto prevalente con quello di necessità. Il prodotto spesso è in se inutile o ha una utilità marginale. Il suo valore non è la sua effettiva utilità a coprire una esigenza. Il valore del prodotto è nel prodotto stesso. Nasce la società dell'opulenza in cui il lusso è uno status sociale. Dice Galbraith: "Nessuno puo' sostenere seriamente che l'acciaio che serve ad allungare di quattro o cinque piedi le carrozzerie delle nostre automobili a scopo esclusivamente estetico o per sfoggio di potenza, sia veramente necessario. Per molte donne e anche per qualche uomo, il vestiario ha cessato di avere una funzione protettiva, ed e' diventato, come il piumaggio di certi uccelli, un mezzo che serve solo ad attrarre persone dell'altro sesso ". Questi prodotti non sono necessari, ma rispondono ad una legge fondamentale: determinano dei bisogni indotti nella popolazione. Con l'aiuto della pubblicita e dei modelli diffusi dai media, si instilla nella popolazione la convinzione che il miglioramento della propria esistenza consista nell'aumento dei consumi e nella moltiplicazione del possesso di merci. Tutto questo contribuisce alla crescita della produzione, la produzione di merci diviene inarrestabile fornendo il benessere generale, che consiste ormai su un solo parametro: il consumo. Sono gli anni in cui nascono le grandi catene di supermercati e le multinazionali della produzione. "Tuttavia il problema della produzione continua ad essere al centro delle nostre preoccupazioni. Non si tende a considerare la produzione come una cosa naturale e scontata, come si fa per il sole e l'acqua: essa continua , invece, a costituire una misura dei pregi e del progresso della nostra civilta'".Il filosofo Umberto Galimberti vede in questa prevalenza del paradigma della produzione uno degli aspetti che sono alla base del nichilismo della societa contemporanea. La produzione in continua crescita presuppone che la merce prodotta sia presto buttata via, in un sistema unidirezionale che prevede l'annientamento della merce passando per il suo consumo. La nullificazione del prodotto e la sua trasformazione in rifiuto e' costitutivo della societa globale dei consumatori. Il riutilizzo del prodotto è una eresia per la società dell'abbondanza.
Lo stato perde i confini e alla vecchia sovranita' nazionale subentrano le nuove sovranita' sovranazionali, le grandi istituzioni finanziarie e le multinazionali della produzione. La produzione, perso ogni rapporto con i luoghi, si sposta come una merce tra le altre: le grandi fabbriche serializzate divengono globali. Gli organismi che regolano i commerci globali acquisiscono rilevanza strategica. Si importa crescita demografica dove manca, ricorrendo ai paesi con alta natalita', affinche il ciclo di produzione e consumo non si stabilizzi ma cresca continuamente, come richiedono gli interessi finanziari globali. Tutte le idee convenzionali sullo Stato e sulla nazionalita' vengono spazzate via dall'idea del consumatore unico. Soros subentra a Marx, Adam Smith e Keynes.
Robespierre, quando era a capo del tribunale di salute pubblica, aveva detto esplicitamente che bisognava eliminare le teste pensanti che si opponevano ai nuovi ideali morali dei rivoluzionari, basate sui diritti dell'uomo e l'uguaglianza. Era per i diritti degli uomini, diceva il capo dei giacobini, che migliaia di teste venivano mozzate. Oggi quei diritti, distrutte tutte le visioni spirituali dell'uomo, sono i diritti della produzione e dei consumatori. I nuovi giacobini sono i padroni della rete. Chi si oppone alla crescita della produzione e dei consumatori e al mercato glbale va silenziato ed eliminato dalla rete, magari nel nome dei diritti umani. Il nuovo autoritarismo è soft ma pervasivo: negli Stati uniti non e rappresentato tanto dalle grida di Trump e il suo decisionismo naif, che sembrano al contrario una semplice reazione sconclusionata all'imposizione del pensiero unico globale, quanto dall'establishment mediatico del politically correct. In europa ad esempio questo sistema di pensiero unico e' alla base delle istituzioni sovranazionali,dei media e dei social, del potere finanziario e produttivo internazionale. Una decisione a Bruxelles può decidere del futuro e del benessere di intere popolazioni in luoghi distanti. Mentre negli stati nazionali i poteri di controllo delle idee erano rappresentati dal governo locale, nel globalismo i poteri sono piu distanti e mediati. Le grandi istituzioni economiche, le banche centrali, le agenzie di rating e le concentrazioni finaziarie determinano le idee consentite e quelle non consentite favorendo la circolazione delle prime e proibendo le seconde con la demonizzazione mediatica. Chi e fuori del paradigma subisce la dannazione dei media e dei social. Andare contro il pensiero unico comporta l'esclusione da una serie di benefici e facilitazioni che nel mondo globalizzato sono irrinunciabili. L'esprimere idee non adeguate al pensiero unico da parte di dirigenti e governi significa bloccare l'economia di un paese, l'esclusione effettiva dalle decisioni internazionali, la bannerizzazione dai media, la condanna etica dell'apparato che controlla la formazione delle opinioni e la vita sociale. Poiche i vizi vanno sempre ammantati di virtu, al tempo della societa opulenta globalizzata le repressioni delle idee non uniformi vanno giustificate con la necessita di rispettare i diritti umani. Non i diritti del singolo individuo con una storia ed a una terra di origine, ma i diritti di una persona neutra, globale, senza identità: in una parola i diritti del consumatore globale. Al posto della storia individuale, ed in futuro anche del nome e del cognome, c'è un codice a barre, simbolo del consumatore globale.