Translate

giovedì 30 settembre 2021

Il discorso di Greta

Giovanna d'Arco ha parlato nel suo discorso milanese della pre-Cop 26. Il riscaldamento globale è colpa del colonialismo e delle disuguaglianze. E del bla bla bla dei governi (ovviamente solo occidentali) che poi non fanno nulla. I soldi bisogna smettere di investirli nelle nostre imprese, ma vanno dati ai paesi vulnerabili e arretrati. Basta con le industrie basate sul fossile, tutto deve essere elettrico. E tutto l'elettrico deve essere basato sulle rinnovabili. Quasi ispirata da Di Maio ha auspicato la fine della povertà, quale condizione inscindibile dalla lotta al global warming.
La domanda è: come si può abolire la povertà se si taglia l'energia da idrocarburi per affidarsi alle inefficienti e costose rinnovabili? E' appena immaginabile la crisi economica mondiale innescata dalla fine del petrolio e del gas. E poi: che senso ha accusare di bla bla solo gli occidentali e in particolare l'Europa che è responsabile solo del 6 % delle emissioni di carbonio? Il grosso viene dall'Asia e dalla Cina che utilizza ancora il carbone quale principale fonte. Avvieranno la transizione solo quando e se gli converrà, e non sarà certo Greta a convincerli. Nel nostro paese, e parliamo solo dell'Italia, per avviare l'elettrico verso la sostituzione degli idrocarburi, servono almeno 114 Gigawatt entro il 2030, il che equivale a una superficie di pannelli solari (di ultima generazione) di 500 mila ettari oltre i pannelli attualmente in funzione. Se togliamo le montagne, i laghi, i fiumi, aeroporti e autostrade, ciò significa ricoprire con i pannelli gran parte delle pianure e gli edifici cittadini. Sulle zone montagnose e agricole si dovrebbero installare decine di migliaia di impianti eolici con le famose torri alte 100 metri. Il danno all'ambiente, al paesaggio, all'agricoltura e alla zootecnia sarebbe devastante. La fornitura elettrica sarebbe inoltre esposta alla meteorologia e al ciclo giorno-notte. La tensione di rete varierebbe nelle varie ore della giornata. Lo stoccaggio di energia è ancora un problema e sono richieste opere devastanti (bacini idrici e turbine, stock di batterie) per immagazzinare energia per le ore senza sole. Non parliamo dello smaltimento di pannelli e pale eoliche che hanno comunque limiti di durata. Lo sfruttamento del moto delle onde marine è ancora...in alto mare. La spesa per l'energia, già alta nel nostro paese, salirebbe alle stelle con ricadute su economia, prezzi e occupazione.
Come è ovvio da tante premesse, i neo-verdi e i Fridays for Future si guardano bene dal toccare il tema del controllo della natalità per permettere di ridurre o anche solo stabilizzare nei prossimi anni la popolazione planetaria. Sia Greta che i vertici dei movimenti ambientalisti su questo tema tacciono come pesci, senza alcun "blablabla". L'argomento non è politicamente corretto e non è consentito parlarne o semplicemente accennarvi. Se qualcuno vi accennasse, sono pronti gli insulti, le accuse e la censura più o meno violenta dei verdi-pacifisti.
Rimane il problema di come mandare aventi un pianeta con otto miliardi di umani, ponendo fine alle emissioni dell'economia basata sugli idrocarburi. Una soluzione ci sarebbe, ma va contro l'ideologia dominante, il conformismo delle idee tipico di chi spesso si ritiene rivoluzionario (ma lo è solo a parole). Se il pianeta è realmente a rischio per il riscaldamento globale, a breve termine non ci sono che le nuove tecnologie basate sul nucleare di ultima generazione, le uniche in grado di permettere la transizione senza innescare crisi planetarie che aumenterebbero di molto (altro che ridurla) la povertà di gran parte degli otto miliardi di homo. La nuova tecnologia a fissione prevede centrali più piccole e avanzate, con sistemi di controllo sicuri e con produzione molto limitata di scorie. I nuovi sistemi di controllo del nucleo in fissione controllata sono in grado di evitare la ripetizione di Chernobyl o di Fukushima. E' una tecnologia che numerosi paesi nel mondo stanno implementando (tra gli altri Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Svezia e Russia) e che comunque verrà utilizzata, che lo vogliano o meno le grandi menti dei FfF e i capoccioni old green. Queste centrali non hanno più nulla a che vedere con quelle di vecchio tipo. Perfino il nostro ministro della Transizione ecologica Cingolani, sull'onda di pareri espressi da commissioni europee di esperti, se ne è accorto e ha finalmente introdotto il tema nel dibattito politico nostrano, sollevando subito i cori di lai delle prefiche pseudoambientaliste. Eppure se il pianeta fosse veramente sull'orlo del baratro -come predicano- dovrebbero precipitarsi a proporre le nuove tecnologie nucleari a zero emissioni di carbonio. Ma credo che ai neo-verdi del riscaldamento globale non freghi nulla e probabilmente non ci credono, ma lo usano come una clava.
La fissione inoltre si utilizzerebbe per un periodo limitato: qualche decennio. E' dei primi di questo settembre 2021 la notizia che il MIT di Boston insieme alla nostra Eni hanno felicemente testato il progetto Cfs riguardante il supermegnete che permetterà il confinamento del plasma di ioni idrogeno per la produzione dell'energia da fusione. La riuscita del test ha abbassato di molto la previsione dell'inizio degli esperimenti di fusione: La Cfs prevede di costruire il primo reattore sperimentale nel 2025. La messa a regime della fusione sarà la fine della tecnologia a fissione e anche la fine della produzione delle supertemute scorie. La fusione infatti non utilizza uranio ma isotopi dell'idrogeno, non produce scorie nucleari e ovviamente, così come per la fissione, non vi è alcuna immissione di carbonio in atmosfera. Ci sarebbe lo stop al riscaldamento climatico da carbonio. Il mondo potrà a quel punto funzionare tutto ad elettricità senza più alcuna polluzione di carbonio, senza particolati da combustione, senza inquinamento da idrocarburi (si pensi solo ai mari). Il petrolio, il carbone ed il gas saranno ricordi di secoli bui.
Con una disponibilità pressoché infinita di energia pulita, il rientro demografico potrà avvenire con risparmio di molte risorse e investendo su innovazione tecnologica, riciclo, ritorno alla terra e alla produzione agricola con tecnologie avanzate, controllo dell'ambiente senza uso di prodotti chimici (lotta biologica, fertilizzanti naturali), salvaguardia delle acque senza sversamenti, senza opere di sfruttamento idroelettrico, e senza cementificazione dei letti di scorrimento. I viaggi aerei potrebbero essere ad eliche alimentate elettricamente senza emissioni.
Questi argomenti per Greta e compagni sono bla bla bla... chiacchiere inutili. Per Greta e company si deve stoppare tutta l'energia da idrocarburi entro i prossimi 9 anni (2030). Come faranno, poveri figli, senza aria condizionata e senza cellulari? Senza viaggi aerei e utilizzando navi a vela che richiedono mesi di navigazione? Rischierebbero di rovinarsi le vacanze.
Tra qualche decennio il pianeta sarà un altro: questo è sicuro. Nonostante l'opposizione di Greta, la fissione avrà il suo ritorno e la fusione, cui si stanno dedicando Stati Uniti, Cina, India, Russia, Europa e le altre principali nazioni, sarà l'unica prospettiva per salvare il pianeta e abbassare il livello di carbonio libero. Rimarrà il sogno dei verdi e dei giovani gretini di un mondo popolato da venti o trenta miliardi di umani, colorati come l'arcobaleno, poveri e disoccupati ma in un mondo senza frontiere e senza differenze, circondati da sconfinate distese di pannelli solari, sovrastati da migliaia di torri eoliche, e alimentati da prodotti provenienti da...marte. Greta, guidaci tu...

venerdì 24 settembre 2021

Scenari di sovrappopolazione: Karachi (seconda parte)

C'e una forte violenza tra gruppi etnici, muhnajir contro pathani, pathani contro beluchi, autoctoni contro immigrati, specie afghani, bengalesi e indiani. A livello religioso musulmani contro indu . Gli stessi musulmani sono divisi tra loro: la parte hanafita contro la minoranza hanbalita, questa a sua volta divisa nelle correnti definite wahhabita o degli Ahle Hadith. I Cristiani sono perseguitati. Persino il locale cimitero cristiano è divenuto una discarica perché vi vengono riversati i rifiuti, inoltre hanno cominciato a divellere le tombe e fabbricarci sopra abitazioni e moschee. Nel 2013 più di 100 persone sono stati uccise in un attentato suicida in una chiesa di Peshawar, nel nord-ovest del Pakistan. Lo scorso novembre un gruppo di persone ha bruciato viva una coppia di cristiani in un forno per mattoni dopo averli erroneamente accusati di aver bruciato una copia del Corano. Ad aprile a Lahore, la seconda città per grandezza del Pakistan, alcuni attentatori suicidi hanno ucciso 15 persone durante delle messe cristiane.La violenza e l'intimidazione ha spinto molti cristiani verso l'emigrazione in altri paesi.
L'aria della città e'una delle piu inquinate al mondo. Il PM 2,5 supera i 117 microgrammi a metrocubo. I fumi, il particolato ed i gas rendono il centro della città in una atmosfera irrespirabile, con incidenze elevate di patologia.
Nella bidonville piu di metà della popolazione ha meno di 15 anni : maggiore è la poverta' piu alto il numero di figli. Nonostante questi grandi e mostruosi agglomerati urbani, la popolazione del pakistan rimane prevalentemente rurale, solo il 35% vive nelle citta, sebbene le migrazioni interne stiano lentamente cambiando il quadro demografico. La vicina valle centrale dell'Indo e' una delle zone piu popolose del pianeta ed anche delle più inquinate e deforestata. Essa è ormai una appendice della grande città e ne costituisce l'aspetto rurale e fortemente antropizzato. Tutti aspirano alla grande città per trovare un qualsiasi lavoro (anche se solo un quarto degli abitanti di Karachi risulta occupato)
Considerazioni sulla megalopoli di Karachi e sulle megalopoli in generale
Si potrebbe introdurre un neologismo per indicare questo grande organismo antropico: homobionte (o tecnobionte). Con questo termine si intende una trasformazione artificiale di intere zone del pianeta dove lo sviluppo di strutture legate alla presenza umana vanno a sostituire gli elementi naturali della flora, della fauna e dell'ambiente. L'ecosfera, nell'homobionte , diviene antroposfera: tutti gli elementi naturali , territorio, acque, aria, vengono piegate al servizio di una sola specie. Nell'homobionte gli elementi che costituiscono il sistema antropico sono binari: da una parte c'è la megalopoli come struttura artificiale (grattacieli, strade, infrastrutture, periferie, fabbriche ecc.) e i suoi abitanti. La seconda componente sono i territori di affluenza. Nel caso di Karachi l'Homobionte ha il suo sistema binario: la megalopoli da una parte, e la sua area di affluenza diretta nella valle dell'Indo, dall'altra. I due termini costituiscono un simbionte: c'è uno scambio di persone, di merci e di risorse tra le due aree ed il risultato è la crescita dell'organismo antropico. La megalopoli dipende dai territori e questi dalla megalopoli. A volte i territori di affluenza sono distanti (come il nord dell'India nel caso di Karachi) ma il concetto binario rimane valido. Come un parassita la megalopoli attrae persone e risorse dai territori, questi vivono in gran parte con i prodotti reflui della megalopoli o le rimesse degli emigrati. La città funziona come attrattore e determina la natalità dei territori di afflusso che si mantiene alta. La megalopoli assicura sussistenza economica, risorse sociali, assistenza sanitaria, servizi. Il territorio affluente la demografia necessaria. La perdita del rapporto tra uomo e territorio nel sistema simbiontico si manifesta come fenomeno migratorio: l'area di forte antropizzazione concentra la produzione e il consumo e funziona come attrattore per le popolazioni dei territori di affluenza, che migrano richiamati dalla sussistenza offerta dall'area megapolitana. In questo modo l'antropizzazione del pianeta cambia aspetto: non funziona più come il vecchio insediamento umano in cui il tasso di natalità si doveva confrontare con le risorse disponibili in quel dato territorio. I sistemi di controllo della crescita demografica in passato erano la fame, le carestie, le epidemie, la mancanza di lavoro e di prospettive, i conflitti che sfociavano spesso nella guerra. Oggi la megalopoli assicura cibo di massa, sanità pubblica (anche se di basso livello), un lavoro o una prospettiva di lavoro, coesistenza di etnie e culture diverse con un grado di conflittualità più basso della guerra. Questo consente ai territori di affluenza di mantenere tassi di natalità molto alti, nonostante le risorse locali limitate. La devastazione del territorio è così duplice: alla cementificazione cittadina corrisponde l'urbanizzazione diffusa delle campagne e la deforestazione conseguente. Il rapporto diretto tra città e territorio di affluenza sta evolvendo: oggi i grandi homobionti come Lagos, Kinshasa, San Paulo, Pechino, Città del Messico o la diffusa area urbana europea attraggono popolazione anche da terre molto lontane, addirittura da continenti diversi. Gli homobionti si globalizzano. Tra Europa e Africa c'è un rapporto simbiontico che sta modificando i due continenti nel senso di una reciproca antropizzazione in cui la parte economicamente sviluppata funziona da attrattore e fornitore di consumi, la parte africana fornisce la demografia e il bacino di espansione (estrazione di risorse, esportazione di merci, investimenti in infrastrutture, ecc.). Sull'area africana si proiettano anche gli interessi degli homobionti cinesi con cui, come accade in tutti gli organismi antropici, quello europeo è entrato in conflitto. La fine delle savane, delle foreste e delle specie animali africane accelera così inesorabilmente.
Il risultato finale del nuovo tipo di crescita antropica è sempre lo stesso: una violenta sostituzione di una monobiosi di homo alla pluralità della vita naturale, di una sola specie e dei suoi prodotti artificiali al posto delle molteplici specie di natura. Si tratta di una crescita parassitaria: il territorio è soggetto a depredazione, deforestazione, sfruttamento di risorse, utilizzo di fonti idriche, estrazione di materiali, sovvertimento ambientale, cementificazione, inquinamento e trasformazione in discariche. L'inurbamento di popolazioni dai territori rurali e arretrati né e la caratteristica principale. Più che il consumismo globalizzato, la caratteristica dell'antropizzazione attuale è l'inurbamento massiccio e senza precedenti (più del 50 % della popolazione mondiale). Il miglioramento della qualità di vita è più apparente che reale, i meccanismi di crescita sono infatti limitati al solo aspetto numerico con più persone, strutture degradate , bassa tecnologia, economia senza innovazione e investimenti insufficienti. Le risorse sono in gran parte deviate sulle necessità vitali, e la massa degli occupati cresce complessivamente meno dei nuovi nati e dei nuovi arrivati. Il risultato è la gigantesca crescita delle bidonville che precedono l'espansione megapolitana più strutturata. Tutto il sistema è fortemente energivoro: la competizione sulle risorse energetiche vanifica ogni tentativo di porre sotto controllo le emissioni di carbonio. Crescendo continuamente la popolazione, la richiesta è sempre su alti livelli e scoraggia o rende impossibili politiche di controllo del consumo di idrocarburi.
Karachi non e' una citta' lontana, ma il futuro che ci attende. La città pakistana rappresenta il modello delle megalopoli di tutto il pianeta al tempo della sovrappopolazione: elevata cementificazione, milioni di metri cubi sviluppati sia in altezza che in estensione, gigantesche periferie di bidonville, criminalita e disoccupazione, consumo di territorio, discariche estesissime e fumi in atmosfera con ambiente degradato e aria irrespirabile, acque intossicate da liquami chimici, biologici e industriali. Un anonimato diffuso che annienta ogni appartenenza storica e ogni tradizione culturale legata alla città, per trasformarsi in un estraneamento ad ogni valore che non sia il puro consumo e in una competizione senza regole. Alla identificazione con il luogo-città si sostituisce uno spezzettamento delle appartenenze, legate a visioni tribali.I collanti tradizionali: tradizioni, religione, cultura sono fonte di conflitti che coesistono come confronto latente (ma spesso, specie nelle realtà più degradate, il conflitto è manifesto). Il vecchio sistema statale, con i confini e le giurisdizioni nazionali, perde gradualmente significato. La finanza sovranazionale acquista di converso sempre più potere.
Il nuovo sistema di crescita antropica è una violenta intromissione di homo che porta distruzione di vita e di specie. Non esistono meccanismi intrinseci che possano limitare la crescita. I limiti fisici si presentano come un progressivo aumento della viscosità nel flusso di risorse che dall’ecosfera vengono convogliate nell’antroposfera e come progressiva (ed evidente) saturazione degli ecosistemi terrestri e marini con i rifiuti delle nostre attività economiche e sociali.In questo sistema artificiale creato da Homo la pressione numerica umana continua a minare l'integrità e la capacità di generazione degli ecosistemi terrestri, marini e di acqua dolce. La monobiosi umana si sostituisce alla varietà naturale delle specie. Come un cancro le megalopoli si moltiplicano e si espandono sulla superficie del pianeta. ----------------

mercoledì 8 settembre 2021

Scenari di sovrappopolazione: Karachi. (prima parte)

Nel mentre ci balocchiamo a livello del pensiero verde mainstream,con il sogno di risolvere il riscaldamento atmosferico - sembra che tutto il complesso tema dell'eccesso antropico si risolva in questo unico tema - , e immaginiamo un futuro mondo verde fatto di pascoli, verdi vallate, di colline alberate e azzurri laghetti circondati da campi di pannelli fotovoltaici e torri eoliche, con stradine sterrate percorse da miloni di biciclette e auto elettriche, il mondo sta subendo ormai da qualche decennio una mostruosa trasformazione che rende inutile ogni tentativo di bloccare il riscaldamento e irreversibile la crescita esponenziale dei consumi. Con "mostruosa trasformazione" intendo il fenomeno che negli ultrimi decenni ha portato alla nascita di megalopoli con milioni di umani concentrati in spazi ristretti e un ambiente degradato da tossici, rifiuti, plastiche e altri inquinanti. Aree del pianeta sempre più sottratte al loro aspetto naturale per essere stravolte da strutture in cemento, asfalto, manufatti artificiali, con un'aria irrespirabile per particolati e fumi industriali, con prodotti inquinanti dovuti alle attività antropiche, con le acque avvelenate da liquami, chimica e plastiche, i suoli divenuti depositi chimici di fertilizzanti e veleni, spesso privati di ogni vegetazione anche spontanea per tossicità. Questi abnormi concentrati di homo non hanno più nulla di naturale o di semplicemente umano. Il rumore e' a livelli altissimi (per Karachi sono stati rilevate punte di più di 140 decibel) esteso a tutto larco delle 24 ore , per le continue attivita' umane che richiede una tanto alta concentrazione di abitanti; livelli che non consentono un riposo ed una tranquillita'anche temporanea alla maggioranza delle persone.Fu il grande fisiologo Selye che, studiando i reperti autoptici di animali vissuti in alta densita demografica in spazi ristretti, segnalo'per la prima volta gli effetti dello stress sul corpo degli animali. Tali effetti, che implicano una attivazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surreni e del sistema simpatico per continui stimoli esterni, e si concentrano in particolare su organi bersaglio quale cuore, vasi,polmoni, cervello e ghiandole surrenali, sono caratteristici degli abitanti delle megalopoli contemporanee in cui l'attività umana è continua e gli individui stressati dal sovraffollamento. Il cittadino megapolitano è esposto a malattie respiratorie, degenerative, del cuore, cancro, alterazioni psichiche e altri effetti dello stress. I farmaci necessari a curare gli effetti dell'ambiente malato e della concentrazione demografica si aggiungono agli altri tossici per moltiplicare gli effetti chimici sull'ambiente, in un circolo vizioso di autopotenziamento. Le specie animali restanti sono soggette a genocidio ed estinzioni, a squilibri degli ecosistemi, insieme alla scomparsa della flora preesistente. Per comprendere di cosa si parla con la trasformazione di cui siamo muti testimoni non servono discorsi generici, ma concreti esempi da studiare a fondo, perché lì è scritto il futuro della specie Homo e un destino catastrofico da cui è sempre più difficile salvarsi. Qui di seguito riporto alcune impressioni, tratte da viaggiatori occidentali, riguardo ad una delle più grandi megalopoli mondiali: Karachi. Ma il modello Karachi è purtroppo simile a quello di tante altre megalopoli in ogni continente come San Paulo (Brasile), Mumbay in India, Pechino o Citta'del Messico che, giorno per giorno, stanno crescendo impetuosamente sulla spinta di una crescita demografica di Homo rapida ed inarrestabile, checché ne dicano i tanti demografi che parlano di picco demografico e altre amenità simili dalle loro aule universitarie o dai dorati e ben pagati scranni degli uffici dell'Onu.
Karachi
Uno dei problemi che impressionano il viaggiatore che capita nella grande megalopoli del Pakistan è una perenne presenza di nugoli di mosche che circondano merci, in particolare cibi, animali e persone, ovunque e a qualunque ora del giorno. E' un tormento biblico, una specie di punizione divina per un patto rotto tra l'uomo e la natura. Quell'infinito numero di mosche ci ammonisce che qui è avvenuto qualcosa, un fatale oltrepassamento di un limite, uno stravolgimento di ogni legge naturale.
"Karachi è stata la capitale del Pakistan fino a che negli anni Sessanta, con il preciso scopo di sostituirla, fu costruita Islamabad. Nonostante ciò, rimane oggi il più importante centro finanziario e culturale del paese, nonché la città più grande e popolosa: ha circa 24 milioni di abitanti, ed è in costante crescita. Un recente articolo del New York Times ha però parlato di Karachi per i suoi molti problemi, a partire dall’ultimo in ordine di tempo: un’invasione di mosche. Il problema delle mosche è solo l’ultimo di una lunga serie: nei mesi scorsi le piogge della stagione dei monsoni hanno causato gravi inondazioni, con morti e feriti; poi ci sono stati alcuni blackout alla fine di luglio, che in certi casi sono durati più di due giorni; infine, a causa della costante crescita della popolazione, Karachi non riesce a smaltire Le mosche, scrive il New York Times, sono dappertutto e in una quantità tale da ricoprire quasi ogni superficie disponibile. Non danno tregua neanche alle persone, quando sono così tante, e si posano sulla merce dei mercati all’aperto, sulle case e sui marciapiedi. Oltre a dare notevole fastidio, poi, una quantità così grande di mosche può diffondere malattie come la febbre tifoide e il colera, e trasmettere infezioni agli occhi e alla pelle contaminando il cibo. Secondo gli esperti, questa proliferazione straordinaria è causata dall’acqua stagnante delle piogge monsoniche e dai rifiuti non smaltiti, soprattutto i resti di animali macellati durante la recente festa islamica Id al-Adha; il problema, poi, non sono tanto le piogge, normali per questo periodo dell’anno, ma le infrastrutture molto carenti di Karachi che non ha un buon sistema fognario e di drenaggio delle acque, oltre ad avere problemi a smaltire i rifiuti solidi. «Il Pakistan produce più di 20 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno e in città come Karachi, due quinti non vengono raccolti», ha affermato Ashraf Mall, rappresentante di Tearfund per il Pakistan. «Questa spazzatura o viene bruciata per la strada o è gettata nei fiumi, spesso finendo nell’oceano, o si accumula, causando inondazioni e problemi di salute. I generosi finanziamenti del governo britannico ci permetteranno di migliorare la vita quotidiana delle persone che vivono a Karachi e Hyderabad». Il comune ha provato con la disinfestazione tramite fumigazione e insetticidi vaporizzati, ma a quanto pare non sta funzionando: le mosche rimangono. Alcuni commercianti, soprattutto quelli che hanno il bancone all’aperto, hanno provato a trovare rimedio con mezzi propri, accendendo fuochi e usando insetticidi spray, ma sempre senza successo. Peraltro, la presenza delle mosche sta danneggiando pesantemente i loro affari: un venditore di dolci tipici, intervistato dal New York Times, ha detto che le mosche non sono un problema nuovo, ma che stavolta non sembra esserci soluzione: «Non c’è niente che possiamo fare, siamo impotenti. Gli affari vanno malissimo». Il suo rimedio per proteggere i dolci dalle mosche è coprirli con un foglio di plastica. Per risolvere il problema delle mosche andrebbe prima risolto quello dei rifiuti, che però è altrettanto complesso: Karachi è una città enorme e produce circa 12mila tonnellate al giorno di rifiuti, secondo un documento della Banca mondiale. Non è una quantità incredibile per una città di 24 milioni di abitanti – Roma ne produce quasi cinquemila tonnellate, a fronte di meno di 3 milioni di abitanti – tuttavia la gran parte di questi rifiuti non vengono smaltiti, rimangono lungo le strade oppure abbandonati in discariche improvvisate. Questa gestione fallimentare è dovuta in parte al fatto che il territorio di Karachi è frammentato dal punto di vista amministrativo: i servizi al cittadino vengono gestiti da diverse agenzie, per cui risulta difficile coordinare tutto il sistema e trovare una soluzione unitaria. Il problema esiste da anni e rappresenta un rischio per la salute degli abitanti, non solo per le mosche ma anche perché i rifiuti finiscono in mare e nella rete idrica contaminando l’acqua, oppure perché vengono bruciati per accelerarne lo smaltimento, sprigionando gas tossici." (Dal New York Times)
Ma non si tratta solo di mosche. Anche una banale osservazione dal satellite ci mostra una nuvola giallastra che, come una cappa, ricopre una enorme distesa grigia, questa non più aerea ma terrena, una specie di cancro o di muffa che mangia suolo verde e intossica ogni cosa. Non è più paesaggio ma artificio, una sussistenza aliena che indica una estraneità distruttiva di qualche specie infestante: è duro ammetterlo ma quella specie è Homo.
A nord ovest del delta dell'indo si estende su una ampia pianura circondata da modeste alture, una delle manifestazioni piu chiare di cio che aspetta il mondo in preda alla sovrappopolazione: la devastazione ambientale, naturale e sociale di Karachi, una delle megalopoli piu popolose del mondo. Nel 1947 la città aveva 400 mila abitanti, oggi ne ha 24 milioni con il suo interland, in rapida crescita (ogni anno si aggiungono circa un milione e mezzo di nuovi abitanti). Se conideriamo che nel 1921 la città aveva 240 mila abitanti, la città ha moltiplicato per 100 volte la sua popolazione in un secolo. La cosiddetta citta' e' un ammasso informe di edifici costruiti a risparmio e nella maggioranza dei casi spontaneamente al di fuori di qualunque programmazione, con cemento, legname e poco ferro, con cunicoli e viuzze senza alcun piano regolatore, sull'onda di una richiesta demografica in crescita esponenziale e rapidissima sia per nascite (sette figli per donna in media) che per l'immigrazione dalle aree rurali. Alla crescita ha contribuito la forte immigrazione islamica dall'India per le guerre di religione che hanno interessato il continente. Ma la crescita esponenziale degli abitanti delle città-megalopoli è un fenomeno globale del pianeta, alimentato dall'eccesso di nascite e dalla riduzione della mortilità dovuta al fenomeno tecnico-scientifico. Di fatto la popolazione di Karachi cresce ancora oggi del 5% l'anno. Il nucleo originario si trova tra il porto di Lalazar dove è anche il principale scalo ferroviario e la città "vecchia" posta tra gli sbocchi a mare dei fiumi Lyari e Indo. Lungo la Jnnah Road si affacciano alcuni dei più noti palazzi cittadini come il municipio, la torre Merewether, una reliquia del periodo coloniale in stile gotico e il mercato Bolton.il quartiere di Saddar è costituito dal vecchio centro coloniale di Karachi, con il Club Road — il prolungamento della precedente edificazione verso est. Il nome si riferisce al tratto dell'arteria che attraversa il quartiere coloniale di Saddar. Nelle sue vicinanze stanno gli alberghi Sheraton, Marriot e l'ambasciata USA. Tra "Jinnah Road" e "Moulvi Tamizuddin Khan", Chundrigar Road è una delle strade più famose del centro di Karachi, nota nel periodo coloniale come "McLeod". Vi si affacciano alti grattacieli (in genere costruiti da ditte cinesi), sedi di istituti finanziari e di importanti quotidiani. Vi si trova di tutto, dagli accattoni ai negozi di computer. Quando gli uffici chiudono per la pausa del pranzo, lunghe code si formano fuori dei ristoranti. Dopo le 8 di sera si svuota divenendo una strada fantasma. "Defence Housing Colony", la zona benestante di Karachi, costruita dall'esercito per i dipendenti.Saddar Town è il centro di Karachi sin dal tempo del dominio britannico, come attestano i suoi numerosi edifici in stile coloniale. Il distretto comprende i vecchi quartieri di Kharadar e Mithadar. È un'area commerciale; entro i suoi limiti sono situati lo storico Empress Market, la stazione ferroviaria e quella degli autobus extraurbani. Una delle strade più note è l'affollata "Zaib-un-nissa" intitolata a un famoso giornalista pakistano. In epoca coloniale era nota come Elphinstone Street e di quel periodo conserva ancora molti edifici, oggi sede di consolati o trasformati in alberghi di categoria inferiore. Clifton — Il quartiere di Clifton si estende sul lungomare a sud di Saddar Town. È il luogo tradizionale della passeggiata domenicale degli abitanti di Karachi. Qui si trova la casa di Zulfikar Ali Bhutto, presidente del Pakistan dal 1971 al 1973 e padre di Benazir. Davanti alla casa dei Bhutto a Clifton fu assassinato nel 1990, Murtaza, il fratello di Benazir. La nuova Karachi si estende parecchi km a sud-est dal convulso centro cittadino, su terre sottratte al mare. Vi sono sorti nuovi alberghi tra i quali il Carlton e sta per essere completato (2008) un porticciolo turistico, il "Marina Creek". "Crescent Bay" è un progetto portato avanti dalla società Emaar di Dubai. Il piano urbanistico prevede la realizzazione di un quartiere residenziale con grattacieli sul lungomare che accoglieranno alberghi e condomini di lusso.Come al solito ci sono interessi cinesi e, in minor misura, iraniani. La Cina è il principale partner che assicura mezzi e imprese per la costruzione di grattacieli, edifici, strutture portuali e areoportuali nella zona. Separato dal centro dal corso del fiume Lyari,Gulberg Town è abitato soprattutto da Muhajir, termine con cui si indicano i discendenti di quegli indiani di credo musulmano fuggiti dall'India dopo il 1947, anno che sancì la spartizione della colonia britannica in due stati indipendenti. Situato a nord del centro, oltre il fiume Lyari, Gulshan Town è quartiere degli spazi fieristici del "Karachi Expo Centre" e degli edifici dell'Università statale di Karachi, la più grande del paese. Verso est sud est si trovano i vasti concentrati umani come Hazara Colony e Hill Town o Green Belt , vere baraccopoli dove si sono concentrati le immigrazioni di gruppi etnici sia dell'interno che di nazioni vicine negli ultimi decenni. Il territorio vasto più del lazio è fortemente antropizzato ed ha subito una deforestazione totale con una superficie fangosa in cui scorrono fiumi che sono fogne a cielo aperto e le sponde del tutto prive di vegetazione per l'alta concentrazione di tossici e veleni. Per enormi distese di chilometri quadrati intorno al nucleo centrale si estende una città sparsa fatta di agglomerati senza alcun piano regolatore e cresciuti solo in funzione della crescita demografica di tutta l'area.
La composizione e multietnica: munhajir (musulmani di lingua urdu),Pathani,beluchi, immigrati bengalesi, arabi, afghani (due milioni), africani. La grande maggioranza vive in una sconfinata bidoville alla periferia della citta, periferia popolosissima senza fognature, senza servizi, spesso con discariche sparse tra le baracche, e atraversata da fiumi come il Malir e il Lyari ridotti a discariche, neri di inquinanti e schiumosi per sostanze organiche e prodotti chimici, ma soprattutto carichi di plastiche, bottiglie, contenitori, sacchi, barattoli, residui chimici e organici ed altri inquinanti che vanno rapidamente a scaricare in mare dove formano strati galleggianti che si estendono per miglia verso il mare aperto e lungo la costa. Le foto satellitari mostrano grandi macchie giallastre in corrispondenza della foce dei fiumi che si espandono a distanza nell'oceano.Il fiume è il principale immissario di sostanze reflue nel mar Arabico, con un importo stimato di 909.000.000 di litri al giorno.[8][9] L'unica entrata non-salina è il locale di deflusso delle precipitazioni. Un gran numero di settori economici, tra cui il farmaceutico, il petrolchimico, il chimico, il tessile, le raffinerie e le industrie cartarie, opere di ingegneria e centrali termoelettriche che si trovano lungo il fiume, scaricano regolarmente i loro rifiuti industriali non trattati nel fiume.[10] Con la crescente quantità di sostanze organiche fertilizzanti nell'acqua del fiume, l'ecologia marina lungo la scarpata costiera è stata colpita in modo definitivo.[11] Le sostanze inquinanti insieme ad altre perturbazioni ambientali hanno anche dimostrato di essere dannosi per la biodiversità di specie marine lungo il porto peschereccio di Karachi[12], tra cui le tartarughe verdi, gli uccelli e i mammiferi marini.[13]
Karachi e la capitale economica e sociale (quella amministrativa è Islamabad) del Pakistan, il sesto paese piu popoloso al mondo, con un tasso di natalità che lo porterà a divenire entro il 2050 il terzo paese piu popoloso al mondo.
La città è stata definita "la metropoli più pericolosa del mondo" secondo un rapporto pubblicato sulla rivista americana Foreign Policy. Questo triste primato è dovuto al tasso di omicidi che è del 25% più alto rispetto a quello della media del paese. Tra i motivi di questa criminalità record c'è la sovrappopolazione, secondo il rapporto di Foreign Policy. Tra il 2000 e il 2010 gli abitanti di Karachi sono aumentati dell'80%, "l'equivalente della popolazione di New York" nota lo studio. Decine di migliaia di pachistani provenienti dalle aree pashtun del nord ovest sono confluiti nella metropoli a causa del conflitto con i militanti islamici estremisti. Da tempo inoltre la città è controllata da bande criminali che si spartiscono il traffico di droga e di armi, sequestri di persona e altre attività illegali nei diversi quartieri. Come fece notare Lorenz nei suoi studi sul comportamento animale, dove la concentrazione demografica di qualunque specie raggiunge livelli estremi e insostenibili, si scatenano aggressività e conflitti, mascherati da lotte (e persino guerre) per le risorse o da odi religiosi. Odi reali, non virtuali, che spesso sfociano in aggressioni, uccisioni e stragi.
(Continua nella seconda parte)

giovedì 19 agosto 2021

La caduta di Kabul

Una breve nota a commento della caduta, prevista da tempo, della capitale dell'Afghanistan. Solo per constatare ancora una volta come il mondo reale è molto diverso da quello rappresentato nelle conferenze sul Clima o nei libro dei sogni dei movimenti verdi e arcobaleno. Mentre il mondo è sempre piu esposto alla crisi climatica e agli effetti del surriscaldamento atmosferico si viene a conoscere, ai margini della caduta del governo fantoccio filo americano, che nel paese sono in costruzione vari gasdotti e oleodotti con l'intento di portare milioni di tonnellate di idrocarburi l'anno dal Turkmenistan e dall'Iran alla Cina, al Pakistan e all'India dove sono evidentemente previsti giganteschi nuovi consumi di gas e petrolio che si vanno ad aggiungere alle enormi quantità bruciate attualmente, con pesanti immissioni di carbonio in atmosfera. E' evidente che dietro la lotta per il potere nel paese, i profitti e le tangenti del transito dei dotti costituiscono uno dei principali bottini che andranno a premiare il vincitore (l'altro è la coltivazione e la produzione del papavero con la relativa produzione di oppio ed eroina). India, Pakistan e Cina, si apprestano a raddoppiare i consumi di petrolio e gas a beneficio delle proprie economie in crescita e avviate a incrementare popolazione e consumi.Sono evidentemente lontane e relegate nel mondo dorato dei sogni e delle belle intenzioni da dare in pasto elle addormentate opinioni pubbliche occidentali, le belle sale affollate di inutili delegati che passano intere giornate a disquisire sul grado di riscaldamento in più o in meno, e sulla sostituzione dell'economia da idrocarburi in quella dei pannelli solari e dei mulini a vento. Memorabili (ma presto dimenticati) i bei slogan buoni per i palati dei cittadini europei e americani che debbono sganciare i soldi per mantenere l'apparato puramente propagandistico. Nel frattempo i barbuti talebani si apprestano a intascare i crescenti introiti in dollari per la gestione di questi condotti. Credere che i nuovi signori di Kabul siano isolati è un'altra delle illusioni occidentali. Tutta l'area geopolitica che circonda il paese, compresa la Russia di Putin, è in ebollizione per mantenere ottimi rapporti con gli scolari di Allah
Dalla Stampa internazionale:
"Il “sogno – geopolitico – americano” in Afghanistan si chiama TAPI, ovvero il gasdotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India. Un progetto da 8 miliardi di dollari, lungo 1700 chilometri, che dovrebbe trasportare il gas naturale turkmeno attraverso l'Afghanistan, in quello che viene descritto dagli stessi Usa come un “corridoio di transito cruciale”, dal bacino del Mar Caspio al Mar Arabico.
Sostenuto dall'Asian Development Bank (ADB), il TAPI ha il potenziale per trasportare 3,2 miliardi di metri cubi di gas al giorno dai giacimenti del Turkmenistan, passando vicino alle città di Herat e Kandahar, attraversando il Pakistan vicino a Quetta e collegandosi con i metanodotti di Multan, nella regione del Punjab pakistano.
Gli Stati Uniti avevano propagandato il progetto come “collante magico” che avrebbe legato le diverse aree (spesso in attrito), in un quadro di cooperazione interdipendente: “Oltre a isolare ulteriormente l'Iran – si legge in un documento del 2011 dell'Institute of Asian Studies – l'interdipendenza risultante e i benefici della cooperazione potrebbero fungere da catalizzatore per la pace tra India e Pakistan”."
Pechino in questo senso si sta segnalando per il suo attivismo nell’Asia centrale e recentemente ha incontrato autorità di diversi paesi della regione. Per rafforzare il suo prestigio, inoltre, lavora sul fronte economico attraverso lo strumento della Belt and Road. “Noi possiamo espandere il Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC) all’ Afghanistan e migliorare il livello della cooperazione commerciale e dell’interconnessione tra l’ Afghanistan e gli altri paesi nella regione”, ha spiegato Wang Yi. Il CPEC è stato lanciato nel 2013 nell’ambito di Belt and Road e prevede una rete di strade, porti, gasdotti, oleodotti e reti in fibra ottica in Pakistan per collegare i due versanti dell’Eurasia. E’ considerato un progetto altamente strategico da Pechino per la sua stabilità energetica e per la sua geopolitica regionale. E' in costruzione inoltre il nuovo gasdotto e oleodotto dall'Iran che attraverso l'Afhanistan porterà gas e petrolio verso il gigante consumatore cinese..."

lunedì 12 luglio 2021

Nasce Europa verde con tabù incorporato

Ho seguito ,con molta noia, su radioradicale il congresso di fondazione del nuovo partito dei verdi "Europa verde", tenutosi recentemente a Chianciano terme. Come automi arrugginiti gli esponenti dei verdi continuano a ripetere vecchi slogan e vecchie litanie, quelli risalenti a venti o trenta anni fa, in un mondo che appare sempre più estraneo, artificiale, cementificato e caldo e su cui non sono riusciti ad intervenire, sia a livello politico che pratico, in modo efficace. Proclamano la fine dell'economia a idrocarburi, vox clamans in deserto, quando interi continenti si volgono al carbone e al petrolio in cerca di dollari e sviluppo per una popolazione sempre più numerosa ed in cerca di consumi (vedi i dati sul consumo annuale di petrolio, gas e carbone di Cina, India, Russia, Brasile e Stati Uniti per esempio...). Al congresso di Chianciano sono pochi e depressi, non tentano nemmeno di alzare i toni, gli applausi sparuti, ed hanno il fallimento dipinto sulle facce segnate dal tempo inutilmente trascorso. Mi sono poi letto il nuovo statuto approvato, ricercando - come sempre faccio nei documenti prodotti dal movimento verde- un qualsiasi se pur vago accenno al problema che sta alla base del disastro ambientale in corso: la sovrappopolozione della specie Homo sul pianeta terra. Niente, assolutamente rimosso ogni accenno al tema: un vero tabù su cui si deve assolutamente tacere in ogni consesso dei cosiddetti verdi. La loro visione resta antropocentrica, tutto gira sui diritti di Homo e sul soddisfacimento dei suoi bisogni. Ma questo non e' il solo elemento che colpisce. C'e' dell'altro. Nello statuto si pongono i temi costitutivi del nuovo partito dei verdi: si all'accoglienza indiscriminata di tutti i migranti, si all'incremento delle rinnovabili finanziate dalle tasse dei cittadini a scapito del paesaggio, del suolo e degli animali. No ai fertilizzanti chimici e ai pesticidi, no all'uso della tecnologia ogm. No al nucleare in ogni sua forma (vietato ogni accenno alla ricerca su nuovo nucleare e sull fusione). No agli idrocarburi e ai motori a combustione, si all'elettrico. Niente sul consumo di suolo verde. No al capitalismo e all'aumento della produzione industriale: probabilmente più che agli Usa o all'Europa si guarda alla Cina e alla sua industria di stato.
Poiché la possibilita di nutrire sette miliardi di umani e' connessa strettamente all'uso dei fertilizzanti chimici e dei pesticidi in agricoltura, va subito all'occhio la contraddizione tra l'assenza di ogni accenno alla pianificazione familiare e la conseguenza dei divieti a fertilizzanti e pesticidi: la popolazione cresce e la produzione agricola si riduce. Ma sembra che il sillogismo sia troppo semplice per la mente complessa degli euroverdi. La lotta al cambiamento climatico secondo il nuovo partito verde dovrebbe avvenire basandosi sull'uso estensivo delle rinnovabili, non rendendosi conto che l'energia non basterebbe all'incremento dei consumi elettrici conseguente allo stop degli idrocarburi e del nucleare (mobilita', riscaldamento, condizionamento estivo, industria ecc.) e porterebbe un aumento generalizzato dei prezzi con ripercussioni sociali(diseguaglianze, nuova poverta'). Come dimostra la storia recente dei vari tentativi delle conferenze sul clima di ridurre le emissioni, il ricorso agli idrocarburi (basti pensare al carbone cinese, al petrolio americano e al gas russo) non verrebbe ridotta ma incrementata per il minor costo della produzione energetica dal carbonio, in presenza di alta richiesta di energia per la popolazione in crescita. Quanto alla politica migratoria dell'accoglienza indiscriminata, si avrebbe come conseguenza il continuo aumento del consumo di suolo nel nostro paese e in europa, l'aumento della antropizzazione e l'espansione ulteriore delle periferie urbane e delle megalopoli con l'incremento del modello di crescita megapolitano: piu' cemento, piu consumi, piu prodotti industriali, piu plastiche, piu emissioni di carbonio, piu mobilita', piu tecnologie inquinanti, piu chimica, piu richieste alimentari ,più rifiuti, più particolato, più fumi, più inquinamento delle acque.Il totem dell'economia del riciclo permane, nonostante che in presenza di crescita demografica e dei consumi, rimanga un miraggio lontano finora rivelatosi impossibile se non in settori ristretti e marginali. Ridurre gli allevamenti intensivi e' una bella idea, ma difficile da applicare in un mondo in crescita demografica con sempre maggiori richieste di proteine animali per l'alimentazione, e i popoli che oggi ricorrono agli insetti non sognano che di mangiare una succosa bistecca.
Si tratta dunque del consueto e ormai storico libro dei sogni del movimento verde, un movimento che non contribuisce minimamente alla lotta all'inquinamento e alla catastrofe ambientale, ma anzi se possibile lavora per incrementare i problemi ecologici planetari. Il movimento e il nuovo partitino sono dunque destinati ad un ruolo insignificante nel panorama politico e continueranno a perdere credibilita', man mano che risulteranno evidenti i danni su paesaggio, flora e fauna, dovuti all'uso estensivo delle rinnovabili su un territorio prezioso dal punto di vista paesaggistico e ambientale come quello italiano. Cominciano inoltre a farsi sentire i problemi di smaltimento di vecchi pannelli, pale eoliche, ecc. e i danni sull'uso dei ruscelli di montagna a scopo energetico. L'ira dei cittadini per le bollette gonfiate dalle rinnovabili si riverserà sul nuovo movimento (già vecchio in verità) e farà fare la fine che merita a chi nega l'evidenza: l'eccessiva pressione antropica su un territorio che vede perdere ogni giorno natura e varietà di specie viventi. Finche' continueranno a considerare tabu' il tema dell'eccesso di nascite della specie Homo, i verdi non usciranno dal ghetto in cui si sono autocondannati.

sabato 22 maggio 2021

La distruzione infinita: incentivi alle nascite e ai consumi

Il governo italiano incoraggia le nascite con il bonus-regali bebè e il bonus-regali sui figli fino ai 26 anni. Numerosi paesi europei incentivano le nascite con vari bonus (regali) a carico della tassazione generale dei cittadini. Ora arriva anche la proposta Letta di tassare le successioni per dare in regalo ai diciottenni (novelli elettori) dai 15 ai 18 mila euro. Tutti questi incentivi alle nascite e alla gioventù, se non accompagnati da doveri verso l'ambiente e la formazione, si risolvono in una distorsione del meccanismo naturale che assicura una certa omeostasi demografica: tendono ad incrementare la popolazione e ad eliminare i limiti economici ad una crescita eccessiva in quel determinato ambiente. Sono in una ottica antropocentrica e non rispondono ad una etica ambientale. Ho usato la definizione di regalo con buona ragione, non si tratta infatti di incentivi atti a favorire studi o per introdurre al lavoro ma di somministrazioni di denaro senza contropartita. Si premia un puro aumento di popolazione indotto, o di un puro incentivo al consumo indotto. Come sappiamo dalla storia e dalla psicologia, non esiste nulla di peggio dei regali a fondo perduto in cambio di niente. E' un sistema di pensiero antropocentrico che rientra in certa filosofia sinistro-global-mondialista: diritti alla specie Homo senza doveri verso le altre specie e verso la natura. Tutta questa retorica sulle nascite e sui giovani viene declinata senza considerare il contesto della situazione ambientale e della sopravvivevza di numerose specie sempre più a rischio: avviene in un mondo sovrappopolato dagli Homo ed in cui le altre specie (la biodiversità) stanno precipitosamente scomparendo, nell'ordine di decine ogni giorno, ed in cui l'ambiente terrestre si sta rapidamente trasformando in territorio di servizio alle megalopoli e in continue gittate di asfalto e cemento.
Questi incentivi ad una maggiore presenza umana vanno ad impattare su un ambiente già avvelenato dalla presenza di una pressione antropica sproporzionata e dalle conseguenze dei consumi di una popolazione in eccesso: dal surriscaldamento dovuto al carbonio, all'inquinamento dei suoli e dei mari, alla distruzione di suolo verde e delle foreste. Per chi ha qualche dubbio in proposito, basta si veda i progetti con cui i paesi della comunità europea, proprio nel nome di una politica che loro definiscono ambientalista, stanno portando alla distruzione le campagne, le montagne e le coste: quelle risparmiate dal cemento verranno progressivamente sottratte all'agricoltura e ai pascoli, per essere convertite a supefici da destinare a pannelli solari e a filiere di torri eoliche, con una devastazione senza precedenti del paesaggio e dell'ambiente di vita di svariate specie animali e vegetali. Il tutto per consentire lo sviluppo e la crescita delle megalopoli sovrappopolate e per fornire energia ad una popolazione umana che loro sperano possa tornare a crescere in maniera esplosiva in modo da pagare le pensioni, oltre che aumentare i consumi e gli incassi delle multinazionali. Le quali pensioni verrebbero così pagate da parte degli stessi soggetti che ricevono tutti i famigerati bonus e regali di cui si è detto, gli stessi neonati e giovani che , cresciuti, dovrebbero dedicarsi nel resto della loro vita al lavoro e alla produzione (e ai conseguenti consumi) per racimolare il gruzzolo destinato ai pensionati. Un giro di borsa molto teorico e poco realistico, in quanto un assistito fin dalla nascita credo sviluppi una qualità principale, forse la sola: quella di assistito a vita. Una politica dunque che si rivela sempre più cieca e incapace di comprendere la distruzione del pianeta dovuta all'eccesso demografico, di vedere quello che è sotto i nostri occhi: il collasso di un sistema per mancanza di limiti e che addirittura incentiva tutto questo spacciandola in politica eticamente ispirata alla protezione e valorizzazione dei "giovani". Si tratta al contrario di una politica specista che si pone al servizio del dio della crescita infinita della specie e dei consumi umani e che vede nelle altre specie solo carne da macello.

domenica 21 marzo 2021

Suolo verde sotto attacco

Con una sentenza del TAR del Lazio del 17 marzo, viene respinto il ricorso del comune di Castel Gandolfo e altri 13 privati contro il vincolo paesaggistico disposto dal Ministero dei beni culturali e ambientali per l'area di circa 1500 ettari di campagna romana verde con, fra l'altro , importanti resti archeologici, che va dalla via Nettunense e l'Agro Romano fino ai colli albani. L'area era divenuta un target appetitoso per imprenditori edili e amministratori i quali avevano elaborato immani progetti edilizi e piani di lottizzazione, fra i qual il complesso edilizio "Marino 2" e i nuovi quartieri intensivi di Pavona. Si tratta in pratica di una gigantesca cementificazione di tutta la zona che va da Castelgandolfo fin quasi alle spiagge di Anzio, quelle superfici verdi ovviamente rimaste ancora indenni dalla devastazione edilizia delle aree circostanti. Nel ribadire la piena legittimità del vincolo paesaggistico emesso dal Ministero dei Beni culturali la corte ha affermato dei principi giuridici innovativi sula tutela ambientale: infatti i giudici amministratiti scrivono che le esigenze di tutela ambientale " sono dotate di un valore primario e assoluto, che le rende prevalenti su ogni altro profilo di pianificazione urbanistica. Lo Stato può dunque vincolare beni , quand'anche in sede di pianificazione paesaggistica essi siano sfuggiti a previsioni conservative." E aggiungono i giudici che quanto sopra è conforme a quanto affermato dalla corte costituzionale: " E' infatti la pianificazione urbanistica a doversi conformare al valore paesaggistico, e non il contrario" (Corte costituzionale sentenza n. 172 del 2018).
Si conferma dunque una tendenza che vede la possibilità da parte del MiBACT di vincolare aree di alto valore paesaggistico anche al di fuori delle aree protette riconosciute (Parchi nazionali, regionali, ecc.). L'importanza della procedura sta nel contrasto alla forte spinta verso la cementificazione di queste aree e di zone simili da parte di interessi privati e dalla inevitabile tendenza alla antropizzazione del territorio verde residuo dovuta alla forte pressione demografica che, nonostante quel che si dice in contrario (vedi la polemica sulle culle vuote) non smette mai di crescere. I mostro cementizio è ancora ben attivo e agguerrito in quanto la richiesta di sempre nuove aree verdi da fagocitare è tuttora alta, sostenuta dall'insediamento territoriale sia di nuove popolazioni, sia dalla richiesta di seconde case o case di villeggiatura, o insediamenti industriali e commerciali richiesti dalle popolazioni di centri abitati in continua espansione che circondano le aree verdi residue. Nel caso in questione l'area che era oggetto degli appetiti devastatori è circondata e minacciata da centri abitati sovrappopolati rispetto alle risorse ambientali come lo stesso Castel Gandolfo, i centri di Albano, Pavona, i capannoni e le strutture industriali di Santa Palomba, il centro commerciale e abitativo di Castel Romano, e l'area ad alta cementificazione di Pomezia. Per non parlare della costa ormai ridotta ad una interminabile striscia di cemento lungo un mare grigio di inquinanti. Molti di questi insediamenti non sono di popolazioni autoctone ma, spesso, si tratta di gente che si è spostata da altre aree del paese o , sempre più spesso, provenienti dalle migrazioni recenti dall'est europa o dal nord africa.
Vista dal satellite l'aria interessata dal vincolo appena istituito (e speriamo che duri...) appare come un lago verde circondato una patina grigia di cemento. La cementificazione di questo territorio, fino a pochi decenni fa ancora paesaggisticamente conservato e di bellezza unica, è avvenuta in maniera massiccia dal dopoguerra a oggi con una edilizia generata dall'abusivismo e dalla speculazione, nell'assenza pressoché completa della legge e delle istituzioni. Edilizia scadente, senza alcun criterio estetico, senza un disegno, un progetto che rispondesse ad un ordine logico. Tra sopravvivenza e speculazione, tra "tengo famiglia" e corruzione, si è malamente antropizzato un enorme territorio verde senza freni inibitori. L'esplosione demografica del dopoguerra trova qui una delle sue massime espressioni, mostra nella maniera più brutale e diretta ciò che avviene quando la sovrappopolazione agisce sul territorio senza mediazioni e senza regole che frenino la violenza del suo impatto devastante. Manufatti, rustici, tuguri già vecchi appena costruiti, già pericolanti prima di finire il pianoterra, spesso già inutili prima di qualsiasi utilizzo. Spesso i capannoni sono abbandonati dopo pochi mesi, ruderi prima di essere concepiti nella mente dello speculatore. Oppure orrendi caseggiati di tanti piani, spaventosamente uguali l'uno all'altro, cubi o parallelepipedi grigi senza niente di vivace, di gradevole almeno all'apparenza, in una monotonia che sa di cimitero. Nulla di bello, nulla di sopportabile alla vista, ma ancora meno: nulla di umano sebbene tutto sia nato per il troppo umano.
L'antropizzazione delle poche zone verdi rimaste del nostro paese ormai esprime un fenomeno che è sempre meno locale (come era all'origine, nel dopoguerra) e sempre più globale. Nell'epoca delle migrazioni di massa serve a poco constatare che le nascite nel nostro paese sono poche e che la curva demografica è piatta. I territori verdi continuano a sparire ed essere antropizzati da una antropizzazione sostenuta da aree distanti, anche di altri continenti, dove la natalità è alta e le possibilità di spostamento consentono di trovare un facile insediamento in altri luoghi del pianeta. Nel nostro paese il fenomeno è favorito da leggi inesistenti o inapplicate, e da una concezione del territorio che lo vede solo come terreno da edificare e sfruttare o commercializzare. A questa tendenza di fondo si aggiunge la speculazione edilizia di palazzinari e cementicatori senza scrupoli che a scopo di lucro e grazie a volte a corruzione fanno edilizia scadente e aggiungono caseggiati mal costruiti ad un territorio degradato che ha ben poco da offrire. Nascono così i dormitori-alveare, squallidi palazzoni collegati da strade surreali ad aree dove sorgono centri commerciali che sembrano calati dall'alto, oggetti marziani che non c'entrano nulla in un territorio che è come violentato e offeso. Non c'è area verde tra una cementificazione e l'altra, che non sia discarica o area degradata senza verde, ridotto a qualche sterpaglia. Non c'è nulla che conforti dalla sensazione dolorosa di una perdita irreparabile. Tanto più pregiato era il paesaggio originario, tanto più compromessa e senza futuro appare la situazione attuale. Non ci resta che sperare in questi rari sussulti di legalità che cercano di salvare quel poco rimasto. E attendere una presa di coscienza mondiale sul problema dell'eccesso di nascite della specie Homo.