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sabato 4 marzo 2023

L’Affare del Carbonio (parte terza)

Ai verdi naif questo articolo (terza e ultima parte) ricorda un fatto fondamentale: a governare il mondo globalizzato è la grande finanza internazionale e le multinazionali della produzione. Le narrazioni, tra cui quella imperante del riscaldamento globale da carbonio, sono prodotte e implementate dai big della finanza mondiale ( e dai politici che intendono reintrodurre ideologie sconfitte dalla storia). Quello che colpisce e l'appecoronamento dell'occidente al nuovo dictat ideologico, mentre Cina, India e affiliati predicano bene (guadagnandoci sopra con imprese di rinnovabili e monopolio dei minerali necessari) e razzolano male: non hanno mai firmato i documenti conclusivi che impegnano alla riduzione di emissioni della varie Cop barzelletta. Questi utimi paesi sono tra i principali emettitori di carbonio e continuano imperturbabili, prendendo per i fondelli l'occidente che fa il primo della classe. Non solo. La geopolitica sta ridisegnando il potere mondiale in base ad un parametro di cui nessuno parla. Questo parametro consiste nei tassi di natalita': il futuro del mondo va verso il declino dell'occidente e il ridisegno delle grandi economie mondiali in base al numero dei consumatori. Cina, India e Africa verso i primi posti, anche se la fine della politica del figlio unico decisa dal partito comunista cinese proprio per favorire il nuovo equilibrio delle potenze mondiali, non sta andando come prevedevano i dirigenti comunisti (visto i costi crescenti le famigle cinesi non gradiscono i figli numerosi). L'accusa, ormai riguardante il passato remoto, all'occidente di essere stato il primo emettitore e responsabile del riscaldamento globale, autorizza i paesi emergenti a chiedere i trasferimenti di denaro (le tasse che pagano le famiglie dei paesi occidentali) verso economie che crescono a base di numero di figli e di emissioni crescenti di carbonio. Oggi i primi emettitori mondiali sono la Cina e l'India. All'impoverimento e all'autocastrazione energetica dell'occidente corrisponde l'aumento di potere e di emissioni inquinanti dei paesi ex emergenti in vorticosa crescita a scapito delle economie occidentali dove l'energia ha costi sempre piu alti e le favole sulle rinnovabili, che i popoli bombardati dai media devono imparare come le filastrocche, annunciano un declino inarrestabile per costi dell'energia sempre più alti. L'argomento climatico si presta anche ad un'altra funzione, più politica. La completa distruzione dell'idea di stato nazionale, di cultura locale, di confine, di appartenenza. Se il riscaldamento atmosferico è un fatto globale, di tutto il pianeta, e dovuto a emissioni che non possono essere circoscritte in quanto, ovunque emesse, vanno ad impattare globalmente, allora non esistono più confini, non esistono più popoli, non più appartenenze e il mondo è un tutt'uno, come è unico il diritto di vivere di chiunque dove più aggrada e unico il diritto di emigrare, unico il diritto di lavorare, di commerciare, nella piena eguaglianza di ogni popolo e di ogni individuo. La stessa proprietà non ha alcun senso, perché se l'aria e la terra sono di tutti, tutti hanno diritto allo stesso bene e alla stessa vita, senza distinzioni se non sull'unica base delle capacità di acquisto e di consumare. Su questo concetto gli egualitaristi mondiali si sono gettati a capofitto, invocando in primo luogo la redistribuzione della ricchezza su base mondiale, ai danni dei popoli del mondo occidentale e senza considerare che oggi le maggiori crescite economiche mondiali riguardano paesi come la Cina, l'India e altri paesi orientali, il Brasile, e presto alcuni paesi dell'Africa. Ma il declino riguarda solo i popoli dell'occidente, la gente comune, in quanto i grandi poteri finanziari avranno tutto da guadagnare da un mondo economico globalizzato. Le ristrette economie nazionali non erano più in grado di finanziare lo sviluppo economico dei grandi capitali gestiti dai nuovi poteri. Il declino demografico è stata una coostante preoccupazione della grande finanza. Per questo i big della finanza si sono messi a capo della rivoluzione cosiddetta verde. Otto miliardi di consumatori globali (presto saranno 10 miliardi) sono un paradiso per gli speculatori e le multinazionali. La sovrappopolazione non assicura solo una crescita del mercato e dei consumatori, in quanto ha anche l'effetto di abbassare il costo del lavoro, come vediamo con quello che avviene nel fenomeno migratorio: tutti i grandi capitalisti gridano che "ne abbiamo assoluto bisogno". La cultura e la democrazia non contano nulla nella nuova prospettiva. Conta il mercato globale che è senza confini, senza paese e senza appartenenza. E per questo i vecchi capitalisti si sono trasformati e sono divenuti paladini della redistribuzione della ricchezza (non la loro ovviamente, ma quella delle popolazioni, specie se poco prolifiche come quelle occidentali). Presto l'unico bene da distribuire da parte occidentale sarà solo il nostro declino, insieme all'economia, anche della cultura e della democrazia. A crescere in compenso sarà il mercato globale e la produzione mondiale, insieme al numero di abitanti del pianeta. E' di qualche giorno fa, per inciso, la notizia che l'India sta avendo un boom demografico senza precedenti e che è prossimo il sorpasso della popolazione indiana su quella cinese. Ma questo non desta alcuna preoccupazione su chi paventa il riscaldamento globale da causa antropica. Il silenzio sul tema, da parte dei verdi, è totale.
Terza parte dell'articolo ECONOMIA E FINANZA DELLE POLITICHE CLIMATICHE di Mario Giaccio (Dal libro: "Dialoghi sul Clima" editore Rubettino)


Il WORLD ECONOMIC FORUM
Il baluardo della globalizzazione dell'economia è il World Economic Forum, conosciuto anche come Forum di Davos. E' una fondazione senza fini di lucro, nata nel 1971 per iniziativa dell'economista Klaus Schwab. Organizza ogni inverno, presso la cittadina di Davos nel Canton Grigioni, in Svizzera, un incontro tra esponenti di primo piano della politica e delleconomia internazionale, al quale partecipano anche studiosi e giornalisti accreditati (spicca la presenza assidua di Lilly Gruber), per discutere delle questioni rilevanti che il mondo si trova ad affrontare. Nel 2020 il tema dominante del forum e' stato il cambiamento climatico e le azioni rivolte verso " un mondo coeso e sostenibile", con particolare attenzione a "come salvare il pianeta". Cio che emerge dall'incontro fra i piu grandi gestori di fondi di investimento, i maggiori detentori di capitali del mondo e i principali banchieri centrali, è che si prepara un massiccio cambiamento nei flussi di capitali globali finalizzati a "fermare" il cambiamento climatico. Il promotore della globalizzazione e' molto interessato al cambiamento climatico e i giganti della finanza sperano di guadagnare moltissimo. Il WEF ha un Consiglio di fiduciari. Nel consiglio si ritrovano: il multimilionario del clima, Al Gore, presidente del Climate Reality Project e primo finanziatore di Greta Thunberg; l'ex presidente del FMI, ora presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, le cui prime parole alla BCE furono che le banche centrali dovevano ritenere il cambiamento climatico una priorità; il Presidente uscente della Banca d'Inghilterra Mark Carney, consigliere di Boris Johnson per il cambiamento climatico, il quale ha fatto notare che i fondi pensione che non tengono conto del cambiamento climatico rischiano il fallimento!
Il Consiglio include anche: David M. Rubenstein, e' uno dei fondatori del Carlyle Group, società internazionale di asset management con un patrimonio complessivo di circa 203 miliardi di dollari in gestione, ripartiti in 129 fondi e 141 fondi di fondi che operano su scala globale. Total assets 15,7 trilioni di dollari; patrimonio netto: 2,93 miliardi di dollari; utile netto 382,8 milioni di dollari (2020). Feike Sijbesma e' stato amministratore delegato e presidente del consiglio della Royal DSM NV dal 2007 al 2020, quando ne e' diventato il presidente onorario. La società e' una multinazionale olandese che opera in svariati settori: alimentazione, igiene personale, farmaceutici, dispositivi medici, industria automobilistica, vernici, elettricità ed elettronica, tutela della vita, energie alternative, ecc. Fatturato 9,267 miliardi di euro (2018); utile netto 649 milioni di euro. La societa e tra le prime 30 multinazionali chimiche nel mondo per fatturato. Larry Fink, fondatore e amministratore delegato del gruppo BlackRock, e forse il più interessato alla promozione della nuova agenda verde del WEF. Infatti, il 14 gennaio 2020, pochi giorni prima dell'incontro di Davos, Fink ha pubblicato una lettera indirizzata agli amministratori societari, perorando con enfasi gli investimenti climatici (un compendio della lettera e pubblicato nell'articolo di Enrico Marro "Il climate change trasformera per sempre la finanza" sul Sole 24 ore). Nella lettera vi sono indicazioni per le aziende o gli enti che vogliono investire presso Black Rock, "Il cambiamento climatico e diventato un fattore determinante nelle prospettive a lungo termine delle aziende". "Credo che siamo all'inizio di un rimodellamento fondamentale della finanza. Le prove sul rischio climatico stanno costringendo gli investitori a rivalutare le ipotesi fondamentali sulla finanza moderna". Fink pone la (difficile) domanda su come i rischi climatici impatteranno su intere economie, in quanto rileva che:" il rischio climatico e il rischio di investimento". Tenendo conto che vi sarà "una profonda rivalutazione del rischio e del valore delle attività" , Fink risponde:" poiché i mercati dei capitali anticipano il rischio futuro, si verificheranno cambiamenti nell'allocazione del capitale più rapidi di quanto cambiera il clima stesso...prima di quanto si possa prevedere , ci sarà una significativa riallocazione del capitale". E ovvio che pochi, tra i grandi gruppi finanziari mondiali, guideranno questa riallocazione. In che modo Fink e gli altri gestori di fondi sposteranno i flussi di investimento, quelli propri e quelli di terzi? Il gruppo Black Rock, da lui amministrato, prevede di chiedere alle aziende in cui investe i suoi 7 trilioni di dollari, di dimostrare la loro conformità alla ideologia "verde": "la sostenibilità deve essere parte integrante della costruzione del portafoglio e della gestione del rischio; investimenti che presentano rischi dovuti alla "non sostenibilità", come ad esempio il comparto del carbone fossile, dovranno essere scartati". Ovvero, se non seguirai i dettami dell'IPCC e dei suoi sostenitori, come Larry Fink, perderai molti soldi. Per rassicurare gli amministrati della Black Rock, e degli altri miliardari detentori di fondi, che l'investimento verrà effettuato nelle Societa "giuste", Fink ritiene che ci si debba rivolgere al Sustainability Accounting Standards Board (SASB), "che fornisce con chiarezza gli standard informativi sulla sostenibilità in una vasta gamma di problemi, dalle pratiche di lavoro, alla privacy dei dati e all'etica aziendale...". Il SASB è quindi un'organizzazione no profit, fondata nel 2011 per sviluppare standard informativi per gli investitori, in funzione della sostenibilità e per facilitare le informazioni tra aziende e investitori sugli aspetti finanziariamente rilevanti e utili per le decisioni su base globale, in quanto, a detta del Board of Directors, gli investitori, i finanziatori, i sottoscrittori di assicurazioni e altri fornitori di capitale finanziario, sono sempre piu attenti all'impatto dei fattori ambientali, sociali e di governance sulla performance finanziaria delle aziende.
Fra i membri componenti del SASB, oltre alla BlackRock e ad alcune Banche , vi sono:
Vanguard Group con sede a Philadelphia, è una delle piu grandi società d'investimenti al mondo...
Fidelity Investiments Inc., è una multinazionale statunitense di servizi finanziari...
Goldman Sachs una delle più grandi banche mondiali...
State Street Global Advisors è la divisione per la gestione degli investimenti della State Street Corporation, è il quarto gestore patrimoniale piu grande al mondo....
Carlyle Group Rockefeller Capital Management è una societa indipendente di gestione patrimoniale e servizi finanziari di proprieta privata ...
UBS Group e la piu grande ed importante banca svizzera...
Ultimamente i principali banchieri centrali del mondo hanno dichiarato (sorprendentemente) che il cambiamento climatico è una parte importante delle "responsabilità fondamentali" della banca centrale ( problemi come l'inflazione o la stabilita monetaria passano in secondo ordine?) . Non è siegato bene però, come dovrebbe funzionare questa responsabilità bancaria. In una intervista con la "Neue Zurcher Zaitung", Ottmar Edenhofer, vicedirettore del Postdam Insitute for Climate Impact Reserch, e responsabile del gruppo di lavoro 3 dell'IPCC, dichiarò :"Bisogna dire chiaramente che stiamo di fatto ridistribuendo la ricchezza mondiale attraverso la politica climatica. ...Bisogna liberarsi dall'illusione che la politica climatica internazionale sia politica ambientale. Questo non ha quasi nulla a che fare con la politica ambientale o con problemi come la deforestazione o il buco dell'ozono". In effetti si intuisce che la complicata azione globale per il clima riguarda maggiormente la riorganizzazione della economia globale, che non la diffusione di fonti energetiche poco efficienti e molto costose, come le energie rinnovabili, che comporterebbe un drastico abbassamento degli standard di vita specialmente per i meno ambienti. Quale modo migliore per farlo se non quello di iniziare con i più grandi controllori di denaro del mondo come BlackRock?
LA BREAKTRHOUGH ENERGY COALITION
A marginedella conferenza sul clima COP21 di Parigi del 2015, e stata lanciata l'iniziativa Mission Innovation, volta ad accelerare l'innovazione nel settore delle cosidette "energie pulite". 24 Paesi e la Commissione europea aderirono a questa iniziativa impegnandosi a raddoppiare i finanziamenti per tale scopo fino a circa 30 miliardi di dollari all'anno entro il 2021. Nell'ambito di Mission Innovation , nel 2016, e nata la Breaktrhough Energy Coalition, per attuare le suddette finalità. Si tratta di un gruppo di 28 investitori, ad alto patrimonio, che si impegnarono a investire in imprese emergenti coinvolte nel settore delle energie rinnovabili. Oltre al fondatore Bill Gates, che guida il gruppo con un proprio investimento di 2 miliardi di dollari, vi fanno parte:
Jeffrey Bezos e' il fondatore e presidente di Amazon, fondatore e amministratore di Blue Origin, società per i voli spaziali, proprietario del Washington Post.E' il secondo uomo piu ricco al mondo.
Mark Elliot Zuckerberg e' un informatico e imprenditore statunitense, fondatore di Facebook. Dall'aprile 2013 è presidente e amministratore delegato di Facebook Inc.
Jack Ma, imprenditore miliardario della Repubblica Popolare Cinese. Ex presidente del gruppo Alibaba.
Masayoshi Son, fondatore e amministratore delegato della holding finanziaria multinazionale giapponese Softbank. Presidente della Spring Corporation con sede negli Stati Uniti e presidente della britannica ARM Holdings.
Ray Dalio è un imprenditore statunitense, fondatore di Bridgewater Associates, il piu grande hedge found del mondo.
Nathaniel Simons e' un gestore di hedge found e filantropo americano, ex presidente di Renaissance Technologies, uno dei più grandi hedge found del mondo.
George Soros e' un imprenditore e filantropo ungherese naturalizzato statunitense. A maggio 2017, aveva un patrimonio stimato in 25,2 miliardi di dollari, fra le prime trenta persone più ricche al mondo. Avviò il suo primo hedge found, Double Eagle, nel 1969: ribattezzato Quantum Found, e' stata la principale azienda di cui Soros e' stato consulente, passando da 12 milioni di dollari di attività in gestione alla sua fondazione fino a 25 miliardi di dollari nel 2011. Soros è noto come l'uomo che ha sbancato la Banca d'Inghilterra e la Banca d'Italia per le sue speculazioni di maggior successo, quando durante il mercoledì nero (16 settembre del 1992) vendette sterline a pronti contro termine per un valore complessivo di 10 miliardi di dollari, costringendo la Banca d'Inghilterra a svalutare la sterlina e guadagnando così in un giorno una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Operazione analoga fu da lui effettuata contro la lira italiana col risultato che questa fu svalutata del 30%. E' noto per le sue speculazioni monetarie e per la condanna per insider trading sulla Societé Generale. Soros è un noto progressista e liberal e dispensa donazioni attraverso la sua Open Society Foundations. Tra il 1979 e il 2011, ha donato piu di 11 miliardi di dollari per varie cause filantropiche; nel 2017, le sue donazioni hanno raggiunto i 12 miliardi di dollari (negli US le donazioni sono spesso utilizzate per abbassare la pressione fiscale).
Marc Benioff, fondatore, presidente a amministratore delegato di Salesforce.com, società di cloud computing aziendale. E' una dirigente d'azienda statunitense, e stata per due decenni alla guida di eBay e poi della Hewlett Packard.
Julian Hart Robinson imprenditore statunitense, gestore dal 1980 al 2000 di uno dei primi hedge found, Tiger Management.
Margaret Cushing, è stata alla guida per due decenni di eBay e poi della Hewlett Packard. Sir Richard Branson fondatore di Virgin Group che comprende oltre 400 societa'.
David Rubenstein è un ex funzionario del governo americano, cofondatore e presidente della società internazionale di investimento The Carlyle Group.
Reid Hoffman cofondatore e presidente di Linkedin.
Tom Steyer imprenditore e filantropo, fondatore del fondo speculativo Farallon Capital, della Onecalifornia Bank e dell'organizzazione NextGen Amarica. Ha finanziato le campagne elettorali dei candidati democratici, e dall'ottobre 2017 ha speso 10 milioni di dollari per una campagna a sostegno dell'impeachment per Donald Trump.
IL FONDO EUROPEO DI INVESTIMENTI " BREAKTHROUGH ENERGY VENTURES EUROPE".
Nel 2017 la Francia ha ospitato a Parigi il "One Planet Summit" per ribadire la continuità dell'impegno sulle tematice climatiche e mobilitare il settore finanziario nella lotta al cambiamento climatico. Hanno partecipato come organizzatori l'Onu e la Banca Mondiale. Durante il secondo vertice di OPS, tenutosi a New York nel 2018, la UE ha dichiarato che per raggiungere gli obiettivi di Parigi, occorrono circa 180 miliardi di euro di investimenti extra ogni anno, fino al 2030. Il mese successivo (ottobre 2018) la Commissione Europea e il gruppo Breakthrough Energy, guidato da Bill Gates, hanno firmato un memorandum d'intesa per istituire il Breakthrough Energy Europe (BEE). Bill Gates ha dichiarato: "Servono tecnologie nuove per evitare le conseguenze dei cambiamenti climatici". L'Europa ha dato ottima prova di sé nel ruolo di guida in quanto ha investito cospicuamente nella ricerca e sviluppo. Scienziati e imprenditori che sviluppano innovazioni per far fronte ai cambiamenti climatici hanno bisogno di capitale per costruire società che portino innovazioni nel mercato mondiale. BEE è concepita per fornire quel capitale". Nel 2019 e stato avviato il primo fondo pilota con finanziamenti pubblici e capitale di rischio per innovazioni nell'efficienza energetica - nei settori elettricità, trasporti, agricoltura, industria ed edilizia. Metà del capitale viene da Breakthrough Energy, l'altra metà da InnovFin, lo strumento di finanziamento della Commissione Europea.
LA COP 26 DI GLASGOW: GLI ACCORDI FINANZIARI
La Cop 26 (Glasgow, 31 ottobre-12 novembre 2021) è stata caratterizzata dal maggior numero di partecipanti nella storia delle conferenze. In sintesi, le parti si sono impegnate a ridurre, entro il 2030, le emissioni di gas metano del 30% rispetto ai livelli del 2020. L'accordo non è stato sottoscritto da Cina, Russia, India e Iran che figurano tra i primi dieci maggiori emettitori di metano, e inoltre l'accordo non è vincolante.
Si è ribadito un maggiore impegno per mantenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi celsius; di aumentare i contributi determinati a livello nazionale (NDC) ovviamente a carico dei paesi occidentali, e allo stesso tempo di garantire il fondo da 100 miliardi di dollari ai Paesi in via di sviluppo (senza alcun vincolo ecologico, ad esempio sull'uso di fonti fossili, tanto meno un qualsiasi controllo della crescita demografica-ndr). Di proseguire con il regolamento attuativo per l'esecuzione dell'Accordo di Parigi. Si tratta fondamentalmente di buone intenzioni, invece l'unico risultato concreto raggiunto a Glasgow è l'accordo finanziario. Infatti, la Glasgow Financial Alliance for Net Zero (GFANZ) ha annunciato il nuovo traguardo: 0 emissioni nel 2050, per l'occidente, che per Cina e India diventano il 2070, un'altra epoca che toglie ogni significato all'accordo. Ma , e questo è il risultato concreto, fornisce una guida professionale per le società finanziarie per programmare i finanziamenti all'obiettivo zero emissioni che per ora valgono solo per i paesi occidentali.
Il copresidente del GFANZ è Mark Carney che è l'inviato speciale delle Nazioni Unite per l'azione climatica e la finanza, nonché consulente finanziario del primo ministro inglese. Carney ha approntato un nuovo piano per aumentare i finanziamenti ai paesi emergenti, senza vincoli ecologici. Mark Carney ha dichiarato: " L'architettura del sistema finanziario globale e stata trasformata per arrivare a zero emissioni...abbiamo gli strumenti per spostare il cambiamento climatico dai margini all'avanguardia della finanza in modo che ogni decisione finanziaria tenga conto del cambiamento climatico...questo obiettivo puo essere in grado di reperire i circa 100 trilioni di dollari di investimenti necessari nei prossimi tre decenni per un futuro di energia pulita...Tramite il GFANZ le aziende possono fornire solidi piani di transizione." Quest'ultimo è un punto essenziale in quanto lo sviluppo delle fonti rinnovabili è legato ai sussidi di Stato, a causa del loro elevato costo di produzione con rese limitate; quindi, se la politica statale venisse meno in tema di sussidi non ci sarebbe più convenienza all'investimento.A tal proposito è emblematico il caso della Germania : l'energia prodotta dagli impianti installati nel 2004, ha un prezzo tra i 460 e 570 euro a MWh; quella degli impianti installati nel 2010 ha un prezzo tra 280 e 380 euro al MWh. Si ricorda che fino al 2019 il prezzo dell'elettricità all'ingrosso in europa si aggirava intorno ai 30-60 euro per MWh e soltanto dall'ottobre scorso il prezzo e salito intorno ai 180 euro, comunque sempre di molto inferiore all'importo dei sussidi.
UN CLUB PER SOLI MILIARDARI
L'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile "per garantire un presente ed un futuro migliore al nostro pianeta e alle persone che lo abitano (degli animali e piante non si parla -ndr)", è stata sottoscritta il 25 settembre 2015 da 193 paesi delle NU. In pratica "per trasformare il nostro mondo", ivi comprese le misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze, implica lo sviluppo di trilioni di dollari di investimenti e di nuova ricchezza per le banche globali e i giganti finanziari che sono i veri poteri costituiti (Engdahl 2020).
L'Agenda 2030 contiene una novità: viene riproposto, dopo il Club di Roma del 1972 (Meadows et al. 1972), un chiaro giudizio sulla insostenibilità dell'attuale modello di sviluppo, ma questa volta viene espresso non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale, superando in questo modo l'idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e affermando una visione integrata delle diverse dimensioni dello svliluppo. E' l'aggiornamento in funzione oligarchico-finanziaria dell'ideologia malthusiana già presente nel rapporto della commissione Brundtland (Our Common Future) del 1987. Quando le multinazionali più influenti e i maggiori investitori istituzionali del mondo (supportati dall'ideologia che va di moda all'Onu), tra cui Morgan-Chase, Goldman Sachs, BlackRock, la Banca Mondiale,la Banca d'Inghilterra e altre banche centrali, si schierano per finanziare una cosiddetta Agenda Verde o un Green New Deal o in qualsiasi modo lo si voglia chiamare, sarebbe meglio chiedersi cosa c'è sotto le campagne pubblicitarie che cercano di convincere la gente comune a fare sacrifici inspiegabili per "salvare il nostro pianeta". O per salvare il "loro" pianeta? Considerando l'avanzato stadio degli enormi impegni finanziari nel settore energetico con la motivazione "clima", se in un futuro più o meno vicino si dovesse addivenire ad una eventuale revisione di tale motivazione, la grande finanza internazionale o "i veri poteri costituiti" sarebbero disposti a tornare indietro? O il tema clima, essendo entrato profondamente negli interessi della grande finanza, non è più discutibile, ovvero non può più essere oggetto di dibattito? L'aggressione dei vari media e della politica mainstream verso chiunque osi soltanto tentare di aprire un libero dibattito sul clima e il cosiddetto cambiamento climatico è un chiaro segno sulla indiscutibilità delle posizioni ideologiche imposte dai poteri forti.
Dilemma: si tratta di "transizione energetica" o di "transizioni finanziarie"?
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Il sistema economico mondiale è diventato obsoleto (come accade a tutti i sistemi) non si può più estrarre abbastanza valore, quindi bisogna cambiarlo.Se si potesse fare una analogia con la fisica , è come se, aumentata l'entropia (il caos finanziario), il tutto sia diventato più "freddo", si sia appiattito. Il quadro che emerge è il tentativo di riorganizzare finanziariamente l'conomia mondiale usando l'obiettivo "zero emissioni" come scusa. La finalità dell'ideologia non è il benessere del pianeta (che dovrebbe salvaguardare le specie viventi e quindi guardare ad una riduzione della pressione demografica umana-ndr), ma è il benessere della grande finanza.

giovedì 19 gennaio 2023

L'Affare del Carbonio (Parte Seconda)

( La seconda di copertina del Testo: Dialoghi sul Clima, Rubettino editore, 2022)
Se qualcuno crede ancora al mondo immaginato dai Verdi come il regno dell'uguaglianza e dei popoli al potere, del ritorno all'agricoltura di una volta, alle biciclette e alla mobilità senza auto inquinanti, alla decrescita del Pil e dell'uso del denaro, alla Terra tornata libera dalle emissioni, e governata da cittadini solidali riuniti in associazioni verdi "senza scopo di lucro"; se crede ancora ai paesi fondati su economie non capitalistiche e con sistemi energetici rinnovabili, paesi in cui i potentati economici non contino nulla e tutto sia nelle mani di famiglie ecologicamente pure,che vivano nella natura, che credano nella felicità e non nel denaro...beh allora si leggano questa seconda parte dell'articolo del professor Mario Giaccio pubblicato sul libro : "Dialoghi sul Clima" (Editore Rubettino 2022) a cura del professor Prestininzi. Scoprirà così che Cappuccetto Rosso non esiste e che la cosiddetta Rivoluzione verde, a differenza delle rivoluzioni del passato che videro la partecipazione attiva delle popolazioni e degli svantaggiati ed emarginati dai vari sistemi di potere, è condotta invece in prima persona dai grandi poteri bancari e finanziari mondiali, dai governi autocratici e antidemocratici delle potenze economiche e politiche emergenti, dall'Onu dominato dagli esperti a prevalenza terzomondista e antioccidentali, e vedono nel popolo bue solo la massa da manovrare, da indottrinare con i nuovi social di proprietà di miliardari e tecno-capitalisti. Gli individui -secondo costoro- sono materiale da manipolare e da incanalare verso una visione in cui la propria appartenenza ad un paese e ad un territorio è azzerata, e il cittadino è un apolide provvisto di POS: un consumatore ecologicamente risanato, un cittadino globale, un codice a barre senza nome e senza volontà, guidato dalla Grande Mente Verde Carbon Free. La Grande Mente ha capito una cosa sostanziale: gli appartenenti alla specia Homo hanno bisogno di credere in qualcosa, in una grande illusione, in una prospettiva di salvezza ontologica: nel tempo della tecnica e della tecno-economia, la vecchia religione con un dio monocratico non serve più, serve una nuova religione, quella che riscatta l'umanità dal carbonio, questo demone liberato dai miasmi della vecchia industria e dall'energia degli idrocarburi. I grandi affari si fanno sempre sotto la maschera di una grande fede ideologica. Il popolo bue deve cambiare antropologicamente: ogni caratteristica che possa riportare ad una appartenenza o a un gruppo, come la lingua, la religione, la cultura delle origini, le tradizioni locali, o addirittura il sesso, viene demonizzata e neutralizzata, in favore di una "persona" neutra e priva di storia che possa solo reclamare i diritti che attengono al buon consumatore ecologicamente corretto. Per essere un buon consumatore bisogna essere carbon free, rivolti esclusivamente al compito di ridurre le emissioni di carbonio, pena la distruzione del mondo in una palla di fuoco, il nuovo inferno del riscaldamento globale. Tutto ciò che è stato prima non conta, e la storia non solo è azzerata ma addirittura neanche nominata: si è accettati nel nuovo mondo green solo in quanto privi di storia, di una determinazione che ci venga dal passato. Il progresso tecnologico è guardato con sospetto dai nuovi poteri: anche le tenologie non sono tutte uguali, vanno accuratamente selezionate in base alle idee della Grande Mente. Buona lettura.
IL CARBONIO: IL NUOVO ORO DELLA GREEN ECONOMY
CHI GOVERNA IL CLIMA
La conferenza COP 21 di Parigi (del dicembre 2015) segnò l'avvio della politica della Finanza Verde. Benché la raccomandazione di instaurare un sistema finanziario green fosse già contenuta nel famoso rapporto commissionato nel 2006 dal governo britannico al sopra citato economista Nicholas Stern (Stern 2007), fu alla Cop 21 di Parigi che per la prima volta l'espressione Green Finance comparve in un documento finale. Nell'articolo 2 dell'accordo si parla del settore finanziario; da argomento per scienziati e industriali, il tema diventa finanziario: " Gli obiettivi climatici saranno raggiunti solo se inizieremo a riorientare i flussi di capitale verso un mondo a basse emissioni".
Altre iniziative sono sorte in seguito alla Cop 21, fra cui: il "Network for Greening the Financial System" (NGFS), per convincere e coinvolgerele banche centrali e le autorità istituzionali nelle politiche favorevoli a una finanza verde; il "Gruppo di Esperti ad Alto Livello sulla finanza sostenibile" (HLEG) per elaborare le politiche della UE (per i dettagli si veda Celani et al. 2020).
Nello stesso anno della Cop 21, il Financial Stability Board (FSB) della Bank for International Settlements, presieduto allora da Mark Carney (presidente uscente della Banca d'Inghilterra) ha creato una Task Force di informativa finanziaria per il clima, la "Task Force on Climate-related Financial Disclosures" (TCFD) per consigliare "investitori, finanziatori ed assicurazioni sui rischi legati al clima". La TCFD ha 31 componenti ed è presieduta dal miliardario Michael Bloomberg (patrimonio stimato 59 miliardi di dollari, 2021); fra i componenti della TCFD vi sono (in ordine approssimativo di ricchezza):
ICBC (Industrial and Commercial Bank of China) è una banca cinese il cui maggior azionista è lo Stato. Per patrimonio totale è la più grande banca del mondo: con un total assets di4,32 trilioni di dollari USA (2020); ha superato JP Morgan Chase (ora al secondo posto). Secondo Fortune Global 500 è la quarta azienda per fatturato (105,4 miliardi di dollari nel 2018) e la prima al mondo per profitto: 44,7 miliardi di dollari; utile netto 43,42 miliardi.
JP Morgan Chase è la seconda banca del mondo con una capitalizzazione di mercato di oltre 420 miliardi di dollari; dollari in custodia 25,4 miliardi (2019); fatturato 100 miliardi (2017); utile netto 24,4 miliardi di dollari.
Black Rock è la più grande società di investimento del mondo con sede a New York.Domina la proprietà azionaria delle principali borse valori del mondo, dei principali azionisti delle maggiori compagnie petrolifere e delle maggiori compagnie carbonifere mondiali. Gestisce un patrimonio di 7 trilioni di dollari (2020) (è più del pil della Germania e della Francia messi insieme) di cui un terzo in Europa. Fatturato 4,2 miliardi di dollari (2018); utile netto 4,3 miliardi di dollari.
Barclays Bank PLC è una banca internazionale britannica, presente in oltre cinquanta Paesi; svolge servizi finanziari, bancari e assicurativi. Nel 2020 risulta: Total assets 1,35 trilioni di sterline; patrimonio netto totale 66,88 miliardi di sterline; fatturato 21,77 miliardi di sterline; utile netto di 2,46 miliardi di sterline.
HSBC (The Hongkong and Shanghay Banking Corporation Limited) è la più grande banca di Hong Kong, opera nella regione Indo-Pacifico e in altre zone del mondo. E' autorizzata dall'Autorità monetaria di Hong Kong a emettere banconote in dollari di Hong Kong. Patrimonio 1 trilione di dollari (2017); fatturato : 53,8 miliardi di dollari (2018); reddito 32,93 miliardi di dollari (2017).
La Swiss Re (Swiss Reinsurance Company) è la seconda società di riassicurazione mondiale e una delle principali società di assicurazioni del mondo e di altre forme di trasferimento di rischi assicurabili. Totale attivo: 238,6 miliardi di dollari; fatturato: 49,31 miliardi di dollari; utile 727 milioni di dollari.
ENI S.p.A. è una multinazionale italiana collocata fra le sette maggiori compagnie petrolifere del mondo. Nel 2020 risulta : total assets di 109,64 miliardi di euro; un fatturato di 44 miliardi di euro; capitalizzazione di mercato 36,08 miliardi di dollari. Secondo la classifica Fortune Global 500 del 2020, è posizionata al 24° posto del settore energetico.
Dow Chemical Company è una multinazionale del settore chimico. All'epoca della creazione del TCFD era la seconda più grande industria chimica del mondo, dopo BASF. Nel 2016 ha fatturato 48 miliardi di dollari con un utile netto di 4,4 miliardi di dollari. Nel 2017 vi è stata la fusione con la DuPont, sciolta dopo due anni.
BHP Billiton è la maggiore società mineraria al mondo. Proviene dalla fusione della società australiana Broken Hill Proprietary Company con la società inglese Billiton. Total assets 104,8 miliardi di dollari; ricavi 43 miliardi (2020); reddito netto 8,74 miliardi (2020); patrimonio netto 48 miliardi di dollari. CO2 emessa negli ultimi 5 anni: 83 milioni di t.
Tata Steel è una multinazionale indiana fra le principali aziende produttrici di acciaio a livello mondiale (13 milioni di tonnellate di acciaio all'anno). E' nella lista delle 500 più grandi società del mondo. Nel 2021 risulta: patrimonio 33 miliardi di dollari; reddito netto 1 miliardo di dollari; rediito operativo 2,8 miliardi di dollari; patrimonio netto 9,7 miliardi di dollari. E' ovviamente uno dei maggiori emettitori di CO2 (110 milioni di tonnellate negli ultimi 4 anni).
Generation Investment Management LLP (Generation IM) è una società di servizi finanziari e di gestione degli investimenti presieduta da Al Gore e co-fondata con il capo dell'Asset Management della Goldman Sachs, il miliardario David Blood, nel 2004. La finalità è di raccogliere investimenti sui fondi comuni di investimento e altri investimenti cosiddetti "sostenibili" gestiti dalla società. Il valore dei fondi investiti al 31-12-2020, era di 22,4 miliardi di dollari.
Greta Thunberg è collegata all'organizzazione di Al Gore. Greta e Jamie Margolin sono "consulenti speciali per i giovani" e fiduziarie della ONG svedese "We Do not Have Time". Quest'ultima è "piattaforma di recensioni" e "rete di social media" per tutti coloro che vogliono cercare di contrastare "il riscaldamento globale che minaccia la nostra esistenza". La piattaforma è stata fondata dal promotore di Greta, Ingmar Rentzhog, leader del Climate Reality Project di Al Gore (il progetto è partner di We Do not Have Time), che fa parte della Task Force del CEPS (Center for European Policy Studies) con sede a Bruxelles, che intraprende ricerche "per portare a soluzione le sfide che l'Europa deve affrontare oggi". Il Centro, nel 2019, disponeva di un'entrata di 7,3 milioni di euro. Il Climate Reality Project è un'organizzazione senza scopo di lucro volta all'educazione e alla difesa dai cambiamenti climatici, proviene dalla fusione di due gruppi ambientalisti, l'Alliance for Climate Protection e The Climate Project, entrambi fondati da Al Gore.
In relazione al TCFD, Philip Hammond, già Cancelliere dello Scacchiere britannico dal 2016 al 2019, nel 2019 ha pubblicatoun opuscolo di 43 pagine "per rendere più ecologici i sistemi finanziari": Green Finance Strategy - Trasforming Finance for a Greener Future. In esso si afferma : "Una delle iniziative più importanti che emergono è la Task Force del Financial Stability Board che ha lo scopo di fornire informazioni finanziarie relative al clima (TCFD), essa è supportata da Mark Carney e presieduta da Michael Bloomberg. Le istituzioni partecipanti (alla Task Force) rappresentano 118 Trilioni di dollari di assets a livello globale".
La Green Finance Initiative è stata lanciata nel gennaio 2016 dalla City of London Corporation e dal governo del Regno Unito, con l'obiettivo di indirizzare trilioni di dollari per investimenti "verdi". E' stata messa in atto per garantire che la City di Londra possa mantenere l'egemonia sul sistema finanziario "verde". Si tratta di finanziare alcuni mezzi (è esclusa l'energia nucleare) per ridurre le emissioni di carbonio o aumentare l'efficienza delle risorse. L'iniziativa può vantare: 100 miliardi di sterline di investimenti nel settore dell'energia pulita del Regno Unito; 80 Green bond quotati alla borsa di Londra (per 24 miliardi di dollari); 2 miliardi di sterline raccolti dalle piattaforme di crowdfunding per Green Investment; l'85% è la quota di Londra sul mercato mondiale del carbonio. Nel settembre del 2017 il governo britannico ha incaricato la Green Finance Initiative di istituire una Green Finance Taskforce. L'obiettivo è di aiutare a procurare gli investimenti necessari per la strategia industriale della crescita pulita del Regno Unito; di consolidare a livello internazionale la leadership del Regno Unito negli investimenti "puliti", ecc. La Green Finance Taske Force è guidata dall'ex sindaco della City di Londra, Sir Roger Gifford e ha 17 membri esperti nell'ambito della comunità finanziaria (Report 2018).
Una iniziativa importante della Taskforce è stata quella di caldeggiare la creazione di un nuovo Istituto: il "Green Finance Institute". La raccomandazione è stata accolta e il Cancelliere dello Scacchiere ne ha dato l'annuncio il 21 giugno 2018. E' stato quindi istituito nel 2019, come parte integrante della visione futura dei servizi finanziari del Regno Unito, che aspira ad essere leader mondiale nel settore della finanza sostenibile.Infatti, il nuovo Istituto è finanziato dagli stessi promotori della Green Finance Initiative (la City of London Corporation e il Tesore del R.U.). Il Cancelliere ha detto: " il Regno Unito è già in testa in questo mercato, con quasi 80 geen bond che hanno raccolto più di 24 miliardi di dollari in sette valute...Ma se vogliamo raggiungere insieme i nostri obiettivi climatici globali, dovremo mobilitare 90 trilioni di dollari entro il 2030". La finalità dell'Istituto è quella di accelerare la transizione verso un'economia pulita, resiliente e sostenibile dal punto di vista ambientale, convogliando i capitali progressivamente su vasta scala verso obiettivi di economia reale che creeranno posti di lavoro e aumenteranno la prosperità di tutti.
Rhian-Mari Thomas, ex banchiere di Barclays e amministratore delegato del Green Finance Institute, ha dichiarato: "Il rischio sistemico posto dalla crisi climatica ai servizi finanziari richiede un'azione decisa e una rapida svolta verso le opportunità offerte dall'economia a zero emissioni di carbonio. Buone intenzioni, discussioni, slogan e affidamento sull'eroismo di singoli individui non potranno raggiungere la dimensione della trasformazione richiesta. Per finanziare la transizione globale può riuscirci soltanto una mobilitazione di capitali mirata alla creatività e all'innovazione e con le competenze del settore finanziario". Ossia: il capitalismo finanziario produrrà nuovi titoli e strumenti derivati in cui investire la liquidità delle banche centrali. Una parte di questi titoli sarà acquistata dalla BCE. Il presidente del Green Finance Institute è Si Roger Gifford, che è anche a capo della filiale britannica della banca svedese Skandinaviska Enskilda Banken (e della Camera di Commercio Britannico-Svedese) che finanzia in parte IKEA, la cui direttrice generale delle public relation, Daniela Rogosic, fa parte dell'Advisory Board di "We Don't Have Time" di Ingmar Rentzhog.
La deputata Alexandria Ocasio-Cortez, nella proposta di legge sul Green New Deal, presentata al Congresso. degli Stati Uniti insieme ai senatori Ed Markey e Bernie Sanders nel 2019, ha indicato un importo simile a quello indicato dal Cancelliere dello Scacchiere, fatte le proporzioni tra i due paesi, per "riorganizzare completamente l'economia statunitense": circa 100 trilioni di dollari. I consiglieri di Alexandria includono il co-fondatore dei justice Democrats,Zack Exley, che era finanziato, tra gli altri, dalla Open Society Foundations e dalla Ford Foundation. Fra i modi per reperire tale somma la stessa Alexandria ha suggerito il semplice aumento del circolante: "I finanziamenti proverrebbero principalmente da alcuni enti pubblici, tra cui la Federal Reserve statunitense e una nuova banca pubblica o sistema di banche pubbliche regionali e specializzate" (Celani et al. 2020) (Sull'effetto inflazionistico generale americano e non solo, dovuto alla semplice stampa di dollari e al suo effetto di generale impoverimento della popolazione di lavoratori e pensionati dell'occidente è scesa una cortina di silenzio. Ndr).
Il primo indice globale di titoli ambientali di livello superiore è stato promosso dalla Goldman Sachs, l'onnipresente banca di West Street. The Goldman Sachs Group, Inc. è una dellee più grandi banche d'affari del mondo, con sede legale a New York e filiali nei principali centri finanziari mondiali. Si occupa principalmente di investimenti bancari ed azionari, di risparmio gestito e altri servizi finaziari. Sottoscrizioni di titoli di debito, gestione delle risorse finanziarie, consulenze aziendali ecc. Il patrimonio gestito è di 1,3 trilioni di dollari (2019) , con un fatturato di 32 miliardi e un utile netto di 4,3 miliardi di dollari (2017). E' facile reperire notizie sulle frodi perpretrate ai danni dei propri risparmiatori e dei propri clienti negli Stati Uniti e in Inghilterra dalla Goldman Sachs; sulle strategie segrete di acquisto e vendita di titoli e assets per conto di clienti selezionati; vendita di titoli garantiti da mutui, mascherando conflitti di interesse con i propri clienti tramite omissioni materiali ed errori nelle documentazioni; ecc. L'indice, denominato CDP Environment EW e CDP Eurozone EW, si propone di attirare fondi di investimento; sistemi di pensioni statali dei dipendenti pubblici della California, come il CALPERS (California Public Employees' Retirement System) e degli insegnanti statali della California, come il CALSTRS con un patrimonio complessivo di oltre 600 miliardi di dollari da investire, ovviamente in obiettivi accuratamente scelti dal CDP. Il CDP è finanziato, oltre che dalla Goldman Sachs, da altri investitori fra cui: HBSC; JP Morgan Chase; Bank of American Corporation: è una multinazionale bancaria e di servizi finanziari. E' la seconda grande istituzione bancaria degli US, dopo JP Morgan Chase. Patrimonio 2,8 trilioni di dollari (2020); fatturato 91,24 miliardi di dollari (2018); utile netto 28,14 miliardi di dollari (2018). American International Group Inc. (AIG), è una società finanziaria e assicurativa multinazionale americana attiva in più di 80 Paesi. AIG risulta al 60° posto nell'elenco Fortune 500 del 2018. Nel 2020: patrimonio 586 miliardi di dollari; fatturato 43,34 miliardi, reddito netto 5,97 miliardi. State Street Corp è società statunitense di servizi finanziari e bancari, è una della maggiori società di gestione patrimoniale al mondo con 3,15 trilioni di dollari in gestione nel 2019 e 34,36 trilioni in custodia e amministrazione. Patrimonio 315 miliardi di dollari (2021), fatturato 11,98 miliardi; reddito netto 2,43 miliardi (2020).
Fra le società più quotate nell'indice CDP vi sono (oltre alla Goldman Sachs):
Alphabet Inc. è una holding statunitense, fondata nel 2015, alla quale fanno capo Google LLC e molte altre società controllate. Nel 2020 risulta: total assets 319,6 miliardi di dollari; fatturato 182,5 miliardi; utile netto 40,27 miliardi. E' divisa in settori in base agli interessi, ad esempio: investimenti finanziari (Google Ventures, Google Capital), biotecnologie (Calico), robotica (Google X Lab), ricerca e sviluppo, ecc. La società proprietaria di Google è molto interessata al clima, infatti ha annunciato una nuova politica per inserzionisti, editori e per You Tube, che vieterà la pubblicità e la monetizzazione di contenuti che contraddicono il "consolidato consenso scientifico sull'esistenza e le cause del cambiamento climatico". Questa politica impedisce la libera circolazione del pensiero e delle opinioni e impedisce il dibattito libero tra idee diverse. Impedisce anche di usufruire di dati scientifici empiricamente validati, quando non conformi al pensiero unico consentito e alle direttive di Google.
Microsoft Corporation, è una delle più importanti aziende di informatica al mondo e anche una delle più grandi aziende per capitalizzazione azionaria, circa 1,4 trilioni di dollari nel 2020; il fatturato è di 143 miliardi di dollari, con un utile netto di 44,3 miliardi di dollari.
ING Group (Internationale Nederlanden Groep) è un gruppo bancario olandese. Fatturato 17,64 miliardi di euro (2020); utile netto 4,96 miliardi di euro. Nel 2007 era il maggiore gruppo finanziario del mondo.
Diageo PLC è una multinazionale inglese operante nel settore delle bevande alcoliche. Fatturato 12,9 miliardi di sterline, utile netto 4 miliardi (2019).
Philips è una azienda multinazionale olandese . E' stata per 120 anni tra le maggiori aziende al mondo nel settore elettronico, ma a partire dal 2011 si è orientata verso le tecnologie della salute. Fatturato 24,52 miliardi di euro (2016); utile netto 1,49 miliardi di euro (2016).
Danone è una multinazionale francese di prodotti alimentari. Fatturato 25,3 miliardi di euro, utile netto 1,92 miliardi (2019). Nonostante faccia parte delle società più quotate all'Indice CDP (Indice globale dei titoli ambientali) l'associazione ambientalista Hall of Shame l'ha posta al settimo posto delle imprese manifatturiere più inquinanti.
Continua nella Terza Parte. Tratto dal Libro: Dialoghi sul Clima, editore Rubettino 2022, pag. 32-41.

domenica 15 gennaio 2023

L'Affare del carbonio. (Parte Prima)

Nella più completa sopraffazione delle voci discordi, senza alcuna libertà di dibattito, con l'arroganza delle nuove ideologie, nella mistificazione dei dati e degli studi, prosegue il lavaggio del cervello a tutta la popolazione in particolare nei paesi occidentali, sul cosidetto cambiamento climatico che sarebbe dovuto alle emissioni del carbonio. Poche sono le voci libere che reclamano almeno un franco dibattito alla luce di dati scientifici corretti liberamente discussi. Una importante voce libera è il nuovo libro a cura del professor Prestininzi uscito alla fine del 2022 dall'Editore Rubettino: "Dialoghi sul Clima" tra emergenza e conoscenza. Riporto di seguito alcuni passi dell'importante capitolo sull'Economia e finanza delle politiche climatiche, ad opera di Mario Giaccio, già professore di Tecnologia ed Economia delle Fonti di Energia all'Università G. D'Annunzio di Pescara. A parte la contraddittorietà e la non univocità dei dati sul riscaldamento climatico e soprattutto i dubbi più che giustificati dai dati scientifici sulla sua origine dalle emissioni antropiche, l'articolo rivela i giganteschi interessi economici e politici in gioco, e il ruolo delle potenze geopolitiche emergenti che vogliono togliere all'Europa e all'intero occidente il primato economico e tecnologico, sottrarre risorse e reindirizzarle, dietro lo schermo e la scusa dei cambiamenti climatici, verso i nuovi interessi e centri di potere. Gli argomenti sono sempre gli stessi: le emissioni dei paesi occidentali enfatizzate ipocritamente, in quanto i dati esposti nell'articolo mostrano una realtà ben diversa, e il silenzio completo sul vero fronte che pone a rischio la biosfera, e cioè la sovrappopolazione della specie Homo e i suoi inauditi tassi di crescita che vedono i paesi emergenti (alcuni dei quali ex -terzo mondo, attualmente in forte sviluppo) , in prima linea. Purtroppo il cancro pseudoecologista alberga principalmente in occidente, e gli ideologi del carbon free sono protagonisti della politica in casa nostra, e stanno distruggendo le economie dei paesi democratici approfittando della uniformizzazione del pensiero e della repressione del dibattito da parte dei poteri finanziari e delle autocrazie che guidano la politica mondiale. Gli utili idioti seguaci di Greta e gli esperti prezzolati dell'Onu hanno la coda di paglia, perché nei vari studi sulle emissioni (tutta colpa ovviamente dei paesi democratici occidentali) non inseriscono mai il dato sulla popolazione e sul numero di nascite per donna, che porterebbe a guardare in tutt'altra direzione per spiegare l'origine dell'inquinamento ambientale - compresa la CO2- e sulla causa del disastro della biodiversità e l'esaurimento delle risorse naturali. Ma veniamo all'articolo.
PREMESSA
"Si ricorda che l'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) è stato fondato nel 1988. Pubblica report scientifici e "Istruzioni per i politici" sull'argomento clima. Elabora modelli per dimostrare che l'anidride carbonica, emessa con l'uso dei combustibili fossili, produce un riscaldamento globale. Il protocollo di Kyoto è un accordo internazionale, firmato nel 1997, per limitare le emissioni ritenute responsabili dell'effetto serra. E' entrato in vigore nel 2005. I partecipanti al protocollo si impegnarono a ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 5 % rispetto ai livelli del 1990. In atmosfera vi sono 3000 Gt (miliardi di tonnellate) di CO2, negli strati superficiali dell'oceano ve ne sono 3600 Gt. La CO2 emessa dall'uomo nel 1990 ammontava a 22,3 Gt, quindi l'incidenza era dello 0,74 %. Pertanto, la riduzione proposta , sulla quantità globale di CO2, è dello 0,037% (il 5% dello 0,74 %). Nel 2019 la cO2 emessa dall'uomo è stata di 34,2 Gt, pertanto dal 1990 al 2019 si è avuto un incremento delle emissioni del 53% (dal 22,3 a 34,2) (altro che riduzione del 5%!-ndr). Sono di seguito riportati i sei emettitori che forniscono il 68,5 % delle emissioni globali nel 2019:
CINA 9,92 Gt. (29,0%)
USA. 4,97 Gt. (14,5%)
EU (28 stati). 3,47 Gt. (10,0%)
INDIA. 2,48 Gt. ( 7,2%)
FEDERAZIONE RUSSA. 1,53 Gt. ( 4,5%)
GIAPPONE. 1,12 Gt. ( 3,3%)
L'Europa , nella conferenza di Parigi (Cop 25) del 2015, dichiarò di voler ridurre del 20% le proprie emissioni entro il 2020 e del 40% entro il 2030 (rispetto ai dati del 1990). Si noti che le emissioni europee, dal 1990 al 2007, per 17 anni sono rimaste praticamente le stesse. Dal 2009 al 2019 le emissioni europee si sono ridotte dell'11 %, quindi una media dell'1 % all'anno. La riduzione non è dovuta alle politiche green, bensì alla grave crisi economica iniziata nel 2008 e innescata dai mutui subprime americani e del trasferimento delle produzioni industriali fuori dall'Europa, segnatamente in Cina. Pertanto, la produzione industriale e i consumi di energia europei sono diminuiti. L'Europa acquista i beni dalla Cina e quindi risparmia le proprie emissioni. Quanta CO2 produce la Cina come conseguenza della produzione di beni esportati verso l'Europa? A fronte della diminuzione dell'1,0 % all'anno, l'Europa "emette" , tramite la Cina, il 16,6% all'anno in più delle emissioni proprie. Quindi la diminuzione delle emissioni europee è di gran lunga superata dal surplus di CO2 incorporata nei beni importati dalla Cina. L'Europa continuerà a finanziare con le proprie importazioni l'industria fortemente emissiva dei Paesi extra UE. Una rassegna sulla circolazione "commerciale" dell'anidride carbonica a livello mondiale è riportata da Peters et al. (2012). Le stesse produzioni, se fossero attuate in Europa, produrrebbero molta meno anidride carbonica; infatti, se si esamina e si confronta il mix energetico delle fonti energetiche primarie in Europa e in Cina, si nota una differenza molto evidente: il mix energetico cinese è fortemente spostato verso i combustibili fossili (carbone principalmente). Pannelli e pale eoliche sono in produzione, ma esportate in quasi totalità in occidente (evidentemente sono i primi a non crederci). Anche se l'Europa riducesse del 40 % le proprie emissioni per il 2030, il risultato sarebbe "invisibile", infatti l'Europa (nel 2019) ha prodotto 3,47 Gt di CO2, ossia il 10% delle emissioni globali, ossia lo 0,11% di tutta l'anidride carbonica presente in atmosfera: il risparmio del 40% sulle attività considerate dall'Europa (il 45%) influirebbe sul quantitativo totale do CO2 atmosferica per lo 0,020% (il 40% del 45% dello 0,11%) in 10 anni! Se in atmosfera ci sono 400 ppm di CO2, lo 0,020% di 400 è= 0,080 ppm (ossia 8 parti per miliardo all'anno!) quantità difficilmente apprezzabile, infatti le oscillazioni naturali dell'anidride carbonica sono quasi 1000 volte superiori a tale quantità: variano da 3 a 6 ppm (giorno/notte, primavera/autunno). Quindi, supponendo che la presenza di CO2 in atmosfera sia dovuta esclusivamente alle azioni dell'uomo, la finalità dell'Europa è ridurre la CO2 atmosferica da 400 ppm a 399,92 ppm in dieci anni.
IL MERCATO DELL'ANIDRIDE CARBONICA
Tenendo conto delle suddette quantità, l'apparato economico-finanziario messo in atto sembra spropositato per un risultato che appare privo di significato. Da ciò si evince che non vi è attinenza con le fluttuazioni climatiche, le azioni proposte sembrano più verisimilmente indirizzate a delle politiche finanziarie. Vediamo quindi quali sono i mezzi proposti e/o utilizzati dall'Europa per raggiungere tale risultato. L'accordo di Kyoto propone due sistemi per sensibilizzare le Nazioni verso il ruolo del carbonio:
1) ETS= Emission Trading System: è il sistema di scambio commerciale delle quote, o permessi di emissione, di anidride carbonica emessa. Si basa sul cosidetto cap end trade: si fissa un limite (cap) alla quantità totale di emissioni che ciascun paese può emettere; le aziende soggette all'accordo, se superano la quota assegnata, possono acquistare sul mercato (trade) i permessi di emissione da quelli che emettono di meno. In pratica, il produttore di CO2 non necessariamente deve ridurre le proprie emissioni, ma può comprare i permessi di emissione in modo da rientrare nei limiti assegnatigli. Un esempio di tale meccanismo è l'acquisto, da parte della FIAT Chrysler Automobiles, di permessi di emissione da altre società del settore, in particolare da Tesla e da Toyota. La FIAT, poiché supera il limite assegnatole, dovrebbe pagare una multa intorno ai 2 miliardi di dollari. Pertanto, ha acquistato crediti di carbonio: nel 2017 ha acquistato da Tesla crediti per un valore di 279,7 milioni di dollari; nel 2018 per ulteriori 103,4 milioni di dollari. Tesla ha permessi in esubero perché produce automobili elettriche: ha fatto della vendita di permessi di emissione un vero affare e inoltre gode di incentivi pubblici per la sua produzione.
2) CDM: Clean Development Mechanism. E' il sistema della "compensazione" (offset), che permette ai produttori di CO2 di finanziare progetti di compensazione o di riduzione di emissioni in altri paesi, invece di ridurre le proprie emissioni. Una delle tipologie più comuni è quella di piantare eucalipti in un luogo lontano dal quale è localizzato l'impianto che emette CO2: gli alberi, crescendo, dovrebbero assorbire l'anidride carbonica emessa dall'opificio industriale, ad esempio la British Petroleum ha impiantato alberi a Sao Josè do Buriti in Brasile, per compensare le emissioni di una delle più grandi raffinerie di petrolio d'Europa, localizzata nelle vicinanze di Grangemouth in Scozia. E' ovvio che quando gli alberi muoiono restituiscono tutta l'anidride precedentemente sottratta all'atmosfera, solo in modo diluito. Inoltre vengono alterati i sistemi naturali dove questi alberi vengono impiantati. In questo modo le aziende dei Paesi industrialmente avanzati possono rinviare i costi necessari per adeguarsi a casa loro. L'utilizzo degli offset per ridurre (?) le emissioni di gas serra è come cercare di perdere peso pagando qualcun altro per fare la dieta. I gravi danni umani e ambientali prodotti dal Clean Development Mechanism, con la letteratura specifica, sono riassunti in Giaccio, 2019.
.....
Il mercato mondiale del carbonio si è aggirato, nel 2020, intorno ai 220 miliardi di euro, l'Europa detiene il 90 % di questo mercato.Uno studio di Bruyn S. et al. (2010), effettuato nei primi anni di attuazione dell'ETS, ha evidenziato che il costo di acquisto dei permessi di emissione è stato trasferito interamente sui consumatori attraverso l'aumento dei prezzi in fattura. Nel 2008-2012 si è consentito ai produttori di energia elettrica di accollare ai consumatori il futuro costo dell'adeguamento attraverso l'aumento dei prezzi in bolletta, consentendo accumuli di risorse finanziarie che oscillano tra i 23 e i 71 miliardi di euro. Inoltre: per erogare sussidi alle rinnovabili i consumatori italiani hanno pagato, con le bollette elettriche, 13,4 miliardi di euro netti all'anno (Rapporto GSE, 2014)
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LA TRASFORMAZIONE DEL MERCATO
Dopo la crisi economica si è avuta una riduzione dei prezzi della compravendita delle emissioni. La Comunità Europea è interventuta ritirando delle quote, il che ha contribuito a risollevare i prezzi del carbonio, ma la loro tenuta sembra essere dovuta principalmente a due fattori:
1) La trasformazione progressiva del mercato del carbonio in un mercato finanziario che attrae operatori, non soggetti all'ETS, aventi finalità speculative o interessati a offrire servizi finanziari legati ai permessi di emissione.
2) L'aspettativa di una nuova regolamentazione del mercato, che ha creato attesa per il rialzo dei prezzi e ha indotto gli operatori finanziari a non abbandonare il mercato del carbonio.
La maggior parte del mercato dei crediti che rappresentano i permessi di emissione di CO2 nell'ambito del sistema di scambio istituito a livello comunitario (ETS), è diventato un mercato a termine: in teoria si può contrattare anidride carbonica non ancora prodotta.La maggior parte delle contrattazioni sul mercato a termine riguarda i prodotti Future ad un anno. I Future possono essere negoziati con tre finalità: copertura dei rischi, speculazione e arbitraggio. Dice il rapporto GSE: gli andamenti dell'ultimo anno hanno mostrato come l'interesse del mondo finanziario abbia costituito un elemento di continuità per il mercato dei crediti e quindi del meccanismo ETS (2014). In pratica, se non ci fossero stati gli operatori esterni e la speculazione, il sistema ETS sarebbe crollato.
I PARADOSSI DELLE POLITICHE EUROPEE SUL CLIMA ED ENERGIA
I due sistemi proposti hanno degli inconvenienti. Il meccanismo dell'ETS ha provocato l'effetto contrario a quanto si proponeva: i permessi costavano poco quindi alle imprese forti consumatrici di energia non conveniva investire per ridurre le emissioni. La Germania per esempio, ha incrementato la sua produzione di energia elettrica dal carbone: nel 2013 ha raggiunto 162 miliardi di chilovattora, il livello più elevato dal 1990. Il meccanismo CDM ha contribuito scarsamente a limitare le emissioni a livello globale. I due sistemi sono risultati convenienti per i movimenti finanziari speculativi. Da uno studio Nomisma Energia (2016) , risulta che la crescita delle rinnovabili in Europa è avvenuta a discapito delle centrali a gas (-30%) , piuttosto che di quelle a carbone o a lignite (-12 %). Questo andamento ha ridotto di oltre la metà i benefici che si sarebbero potuti ottenere se la quota di gas fosse rimasta quella di prima: le emissioni si sarebbero ridotte di 180 milioni di tonnellate annue, invece dei 70 milioni regisdtrati. Si è detto prima degli inconvenienti del basso valore dei prezzi delle quote carbonio; tali prezzi hanno subito un forte incremento a partire dal 2018: si è passati dai 5,5 euro del 2016 ai 60 euro del 2021. La produzione termoelettrica italiana (con una quantità di CO2 emessa di 600g a KWh) ha avuto un incremento del costo di produzione di 5,5miliardi di euro. Non è sicuro che l'alto livello dei prezzi sosterrà le fonti rinnovabili. E' sicuro invece che l'aumento del costo di produzione industriale dell'energia elettrica, di 5,5 miliardi di euro , si riverserà totalmente sul consumatore. Se si fa riferimento all'esperienza storica , le produzioni europee diventeranno ancor meno competitive a vantaggio dei produttori extra UE, dove si ricorre a fonti energetiche poco costose e altamente emissive. Sono inoltre allo studio da parte della commissione europea altre misure come i finanziamenti per il clima di 18 miliardi di euro l'anno (a favore di paesi che utilizzano idrocarburi e hanno alti tassi di natalità -ndr). L'intenzione dell'Europa di spendere 10 miliardi l'anno per utilizzare una parte della CO2 dell'atmosfera per il recupero secondario del petrolio 8operazione che una volta le industrie facevano a spese loro). L'inutile lotta per il clima fa diminuire la spesa per finalità sociali, infatti nel bilancio UE del 2020 è previsto un aumento della spesa destinata a "lottare contro la CO2" fino a un totale di 30 miliardi di euro. Ma a questo aumento dei fondi destinati a salvare il climaa, corrisponde una diminuzione dei fondi destinati all'agricoltura, una volta considerata da proteggere per motivi sociali. Riassumendo: il volume di denaro messo in movimento in Europa, direttamente o indirettamente, per la lotta contro la CO2 è di oltre 500 miliardi di euro all'anno, tutto questo per far diminuire di 8 parti per miliardo, all'anno, la quantità di CO2 in atmosfera. Vi è da ricordare un ulteriore movimento di euro, è quello delle frodi fiscali. Il mercato dell'anidride carbonica si presta bene a questo tipo di frode perché non vi è movimentazione materiale: il tutto avviene senza emettere bolle di accompagnamento, senza un effettivo trasporto, senza una logistica, in altre parole non vi è traccia materiale dell'operazione. Il passaggio di proprietà di una quota, tra le due controparti, è tecnicamente realizzato con il trasferimento di un data base elettronico dal venditore a quello dell'acquirente. I conti sono iscritti nel cosiddetto Registro delle Quote.L'Europol stima che la perdita fiscale, dovuta alle frodi dei crediti di carbonio nel periodo compreso tra giugno 2008 e il dicembre 2009 si è aggirata intorno ai 5 miliardi di euro. La percentuale di scambi legata ad attività illecite dovrebbe aggirarsi intorno al 90 % (Ufficio Europeo di polizia 2012). Si noti che il succitato rapporto non è stato mai aggiornato e, a oggi, se si va sul sito Europol, si ritrova ancora il dato del 2012. O non si sono più verificate frodi dopo quel periodo o le frodi non vengono più segnalate.
IL CLIMA E IL RILANCIO DELLA FINANZA MONDIALE
A livello mondiale si riscontra la tendenza al disinvestimento dai combustibili fossili, ad esempio le compagnie di assicurazione ed i fondi pensione non inestono più nel comparto carbone, petrolio gas. E' ovvio che questi disinvestimenti non hanno niente a che vedere con la riduzione delle emissioni di carbonio, infatti se c'è qualcuno che vende ci deve essere qualcuno che acquista e quindi gli investimenti nel settore fossile restano gli stessi (in verità aumentato perché siamo in una fase di espansione dell'utilizzo fossile). Ci guadagnano ovviamente le imprese di altri settori. La Banca Mondiale ha stimato nel 2017 che gli investimenti nel settore energetico debbono essere incrementati a 700 miliardi di dollari all'anno fino al 2030 per limitare l'aumento della temperatura globale sotto a 2 gradi Celsius. Così concludeva Nicholas Stern alla Cop 21 di Parigi: " Gli investitori vedono nel cambiamento climatico la nuova svolta economica da cui estrarre valore". Le stime sulla spesa sono tuttavia in aumento. Nel dicembre 2017 Macron ha ospitato un Summit per un patto Finanza- Clima. Nel rapporto finale si denunciava il caos climatico e finanziario verso il quale si dirige l'umanità. I promotori chiedono di riorientare la politica monetaria per finanziare la transizione energetica (transizione....parola magica delle nuove elites ecoideologiche -ndr). La corte Europea stima che occorrano poco più di 1110 miliardi di dollari d'investimenti privati e pubblici all'anno, assicurando che questi investimenti daranno molti profitti. Per reperire tali fondi si propone una Tassa sulle Transazioni Finanziarie e una Tassa sulla CO2. Si propone inoltre che: l'emissione di nuova moneta debba essere messa al servizio della lotta contro gli "Sconvolgimenti climatici"e che il dumping fiscale europeo deve essere contrastato, creando una Contribuzione Clima del 5 %, che è semplicemente una ulteriore tassa (i cui profitti dovranno essere destinati ai paesi che risentirebbero dei cambiamenti climatici, tutti -guarda caso- ad alta nalatiltà e in crescita demografica - ndr). Supponendo che si debba ancora emettere (o ritirare) la moneta per le sue funzioni classiche (ad esempio per equilibrare la domanda e l'offerta di danaro nelle fase espansive - recessive dell'economia), le nuove emissioni per gli sconvolgimenti climatici finanzierebbero l'intera economia o andrebbero ai settori esposti agli sconvolgimenti? L'espansione monetaria avverrebbe per prevenire lo sconvolgimento o dopo che l'evento si è verificato? Se si verificasse uno sconvolgimento climatico dannoso chi dovrebbe decidere l'intervento della banca di emissione? Un comitato di climatologi o di economisti o di finanzieri? (L'emissione di nuova moneta non porterebbe ad un'alta inflazione a carico delle popolazioni europee? Sul fatto che le nuove Economie Green comportino pesanti ricadute a carico diretto dei cittadini europei e a vantaggio invece delle banche e della finanza è ben evidente dalla nuova legislazione europea sulla case, che porteranno entro il 2030 ad affrontare ingenti spese per realizzare il salto di qualifica energetica agli appartamenti, una vera patrimoniale i cui reali vantaggi sono ancora da dimostrare-ndr)
Continua nella seconda parte

domenica 25 dicembre 2022

Si alla fusione

Sul pianeta terra ci sono rinnovabili da centinaia di milioni di anni. Sono le piante ,che catturano la luce solare e la trasformano in costituenti strutturali (cellulose, la scorza degli alberi, fibre vegetali) o in idrocarburi ( zuccheri, resine) i quali vanno poi a costituire le riserve energetiche degli organismi viventi (piante e animali ). Anche i venti e le correnti marine, o l’energia dei corsi d’acqua fa parte dei cicli che assicurano il buon funzionamento della biosfera, il che consente alle specie di sopravvivere e di assicurare là variabilità delle forme di vita e l’equilibrio dell’intero sistema biologico e ambientale. Da alcune decine di anni gli umani stanno cercando di sostituire rinnovabili artificiali a quelle naturali. Questo, a differenza di quello che credono gli ambientalisti, non è senza prezzo, un prezzo che paga la terra è il suo sistema biologico. La distruzione di ampie superfici verdi e la loro sostituzione con distese di pannelli fotovoltaici, lo sfruttamento dei venti e delle acque con sistemi altamente impattanti sull’ambiente fisico e sulle specie viventi, comportano una violenta alterazione dei sistemi naturali che ha conseguenze devastanti sulla biosfera. Mentre le rinnovabili naturali come le piante, catturano la gran parte del carbonio libero in atmosfera , le rinnovabili artificiali non catturano carbonio e non entrano quindi nel ciclo di fissazione di esso nelle strutture viventi: con i sistemi artificiali creati dall'uomo viene meno quindi un elemento centrale della biosfera e della biodiversità, che si basa sul ciclo naturale di fissazione del carbonio. A ciò si aggiunga che le quantità di energie ricavabili dai pannelli fotovoltaici e dalle torri eoliche sono limitate, e non esistono tuttora sistemi di accumulo che consentano una continuità energetica adatta a tutte le necessità di otto miliardi di umani. I quantitativi di energia necessari a certe produzioni, si pensi alle acciaierie e agli altiforni, comporterebbero una tale distruzione di ambienti naturali, per installare pannelli solari, torri eoliche, bacini idroelettrici ecc. che qualsiasi altra fonte di energia avrebbe un costo ambientale più sostenibile. L'estrazione dei minerali, del silicio, delle terre rare, necessari alla costruzione dei sistemi ad energia rinnovabile è inoltre fortemente impattante. Di fatti gli stessi Verdi sono quelli che, pur predicando a favore delle rinnovabili, si oppongono quando queste vanno a modificare e devastare gli ambienti e i paesaggi che li riguardano ( not in MyNimby…).Le rinnovabili hammo dimostrato, in concreto, il loro totale fallimento nell'attuale crisi dei prezzi degli idrocarburi: nessun paese al mondo è stato in grado di sostituire il gas , il petrolio o il nucleare con le rinnovabili. Durante la crisi è molto indicativo il veloce ritorno al carbone come principale fonte di energia, come ad esempio è accaduto di recente in Germania e , da tempo, accade in Cina ed India. Lo stesso avviene nei paesi in via di sviluppo, dove l’economia viene implementata ai fini dello sviluppo solo con energia da idrocarburi, per lo più del tipo a maggiori emissioni (carbone e petrolio). La continua crescita della popolazione mondiale non fa che sostenere l’aumento altrettanto continuo del consumo da fonti fossili, tanto che le statistiche elaborate dall’ASPO certificano un consumo di idrocarburi nel 2022 in quantità senza precedenti, al di là delle chiacchiere inconsistenti e del tutto avulse dalla realtà delle varie conferenze Cop dedicate alla illusoria frenata sulle emissioni.
Per questi motivi è una buona notizia la comunicazione dell’amministrazione americana sull’avvenuta fusione a bilancio energetico positivo nell’esperimento del Lawrence Livermore National Laboratory , in cui sono stati concentrati numerosi potenti laser su minuscoli contenitori di deuterio e trizio. Dagli stessi partecipanti all'esperimento viene consigliata cautela: l'utilizzo pratico della fusione è di la da venire e richiederà ancora decenni. Intanto prosegue la costruzione del grande prototipo a confinamento magnetico del plasma di Caradache in Francia, insieme alla progettazione e realizzazione di nuovi modelli su scala più ridotta, in cui il plasma di protoni viene isolato con sistemi di campi magnetici a geometria variabile: uno di questi ultimi prototipi è in via di realizzazione in Italia al Cern di Frascati. La Cina sta assumendo, al riguardo, un ruolo di primo piano, in particolare nei reattori a fusione piccoli e pratici che possano servire localmente dove è necessario e diffusi su larga scala. Gli esperti parlano di un periodo di transizione per arrivare alla fusione commerciale di circa trent'anni, durante i quali gas, petrolio, nucleare a fissione e rinnovabili potranno assicurare le quantità di energia necessarie.
Dice Federico Rampini nel suo ultimo libro sul problema energetico: " La fusione nucleare e' un sogno che la scienza insegue fin dagli anni Cinquanta. L'amministratore dell'Eni pensa che stavolta le probabilita' di successo siano incoraggianti, sente che una svolta e' vicina. Considera enormi i benefici per l'ordine globale: il mondo non sarebbe piu diviso tra chi ha e chi non ha accesso a risorse rare, che siano il petrolio o il gas o i minerali per le batterie dell'auto elettrica. L'acqua pesante ce l'hanno tutti. Le centrali sarebbero piccole (senza consumo di suolo verde o distruzione di paesaggio). L'elettrificazione low cost diventerebbe accessibile perfino alle zone piu povere dell'Africa, dove per centinaia di milioni di persone la corrente e' ancora un lusso. Avremmo centrali piccole, diffuse, alla portata di chi finora e' dipendente dalle materie prime altrui" (Federico Rampini: Il lungo Inverno. Pag. 80. 2022 Mondadori. )
Ma le conseguenze del salto tecnologico della fusione non sarebbero solo economiche. Lo sviluppo porterebbe, come accaduto in occidente, ad una riduzione spontanea dei tassi di natalita' anche nelle aree dove, per la mancanza di risorse, l'unica risorsa e' la prole. Non sarebbero piu necessarie le migrazioni epocali per cause economiche, e si ridurrebbero anche quelle generate da guerre e carestie. Lo sviluppo tecnologico sarebbe diffuso a tutte le aree del pianeta, anche a quelle oggi arretrate economicamente e socialmente: si aprirebbero nuove opportunità in cui il numero di popolazione non servirebbe più per dare sostegno economico in economie arretrate, ma diverrebbe un problema per gli alti costi della crescita dei figli, come accade in occidente. Le necessità generate dallo sviluppo tecnologico sottrarrebbe risorse che oggi vanno alla crescita della popolazione sotto forma di assistenza e alimentazione. Le tradizioni delle famiglie numerose, come in certe zone dell'Africa e dell'India verrebbero meno spontaneamente, per banali motivi economici, e non per imposizioni di legge che, nella maggior parte dei casi, hanno dimostrato di non funzionare. Le politiche di potenza e le guerre basate sulla competizione per le risorse, avrebbero meno influenza sulla geopolitica globale e potrebbero essere meglio controllate da istituzioni sovranazionali. Le grandi distorsioni geopolitiche generate dalla diversa disponibilità di gas e petrolio delle varie nazioni, di cui abbiamo ai nostri giorni un clamoroso esempio nella guerra in Ucraina, scomparirebbero o perderebbero di importanza. A difendere il vecchio mondo resterebbero solo le forze politiche che hanno scelto la via della scarsita' e delle decrescita economica ( ma assolutamente non demografica!) : i verdi e i loro sodali. Tanto più impraticabile in quanto la decrescita dei consumi e dell'economia dovrebbe essere imposta da uno stato che non potrebbe non essere autoritario e antidemocratico, come la storia insegna. Un mondo che esiste solo nella loro testa e in quella dei creatori dello spot pubblicitario sul "mulino bianco". Un modo di vedere utopico che ci porterebbe dritti alla distruzione ambientale e alla morte dela pianeta devastato dal cancro della crescita umana.

sabato 19 novembre 2022

Otto miliardi

Mentre la Cop 27 che si e' tenuta in Egitto la settimana scorsa andava incontro al suo ennesimo fallimento, senza che nessuno dei partecipanti abbia mai accennato al boom demografico, l'Onu ha comunicato che il pianeta ha raggiunto e superato gli 8 miliardi di umani. La cosa sorprendente e' che i 7 miliardi erano stati raggiunti soltanto 12 anni fa. Un miliardo di umani in piu in cosi breve tempo significa una cosa sola:l'esplosione demografica degli ultimi decenni e' in piena salute e continua senza limiti e senza dare tregua al pianeta. Tutti i nuovi nati saranno futuri consumatori, sia se rimarranno nel paese di nascita sia se emigreranno in aree economicamente sviluppate. Tacere sul fenomeno demografico e' la strategia sia dei verdi che dei governi piu o meno autoritari e corrotti che amministrano le aree del pianeta con alta natalita', che non fanno nulla contro il boom demografico, anzi ne approfittano per politiche di potenza e per lucrare sul fenomeno tramite l'emigrazione e i rientri delle rendite. Lo stallo demografico da tanti ritenuto prossimo, non si vede ancora e non se ne hanno tracce. Si puo dire che la famosa transizione demografica e' come l'araba fenice " che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa". Di fatto la specie umana prosegue la sua crescita cancerosa, di cui le migrazioni rappresentano le metastasi, una crescita che sta soffocando la biosfera, distruggendo l'ecosistema, cioe' la base della vita e della varieta' delle specie viventi. L'antropocentrismo dominante e' preoccupato del cosidetto riscaldamento climatico o dell'inquinamento ambientale solo per le ripercussioni sulle popolazioni umane e per la sopravvivenza e i diritti della sola specie umana. Di fronte ai diritti di Homo passano in secondo piano la fine delle specie animali e vegetali, come ad esempio l'Elefante africano, il rinoceronte di cui restano poche migliaia di esemplari, la tigre delle indie e tante altre rare specie viventi, finora miracolosamente sopravvissute al cancro umano. Eppure questa e' di gran lunga la prima emergenza planetaria, tutte le altre seguono. Il riscaldamento climatico, l'immissione di carbonio in atmosfera, l'inquinamenti da altri gas e sostanze quali i nitrati e i solfuri, da particolati, da prodotti chimici, da pesticidi, da plastiche ecc. non e' legato a particolari civilta' o a sistemi economici come il libero mercato e il capitalismo, ma semplicemente al numero di abitanti perche' nel mondo globalizzato ogni esemplare di homo e' un produttore - consumatore, sia esso americano, indiano, cinese o africano, sia esso stanziale o migrante. Piu alto e' il numero degli homo piu alta e' la produzione di merci, il commercio, ,le eiezioni di gas e sostanze inquinanti, piu alta la crescita di rifiuti e discariche. Non nego la necessita di ridurre i consumi e il consumo di idrocarburi, nego che la cosa abbia una qualche rilevanza senza la riduzione della natalita' umana e la decrescita demografica. Finora non e'stato ancora inventato un uomo non consumatore e non produttore, anche se persiste nella mente degli ecologisti mainstream l'utopia dell'Homo abstinens, contemplativo, sostenibile, che vive di assistenza statale e bonus, senza emissioni, appiedato o al massimo fornito di bicicletta, mangiatore di insetti e piantatore d'alberi. Nella realta' Homo e' un grande emettitore, inquinatore, vorace consumatore di energia, estrattore ed utilizzatore di acqua, deforestatore, cementificatore e costruttore, mobile e mobilizzabile con i mezzi piu' inquinanti come aerei, navi, auto, treni, porti, ferrovie, gallerie, aeroporti, rampe, funivie, seggiovie, piloni ed altre amenita' ecologicamente insostenibili e incompatibili. L'unica possibilita' di salvezza e' il controllo demografico, non esistono altre vie o scorciatoie. Intanto i verdi del politically correct continuano a strepitare contro i consumi della societa occidentale, proprio mentre milioni di persone dall'asia e dall'africa cercano in tutti i modi di divenire consumatori occidentali violando ogni limite e confine e traversando mari ed oceani (come in Australia ed in America). Anche le popolazioni che restano nei paesi poveri, cercano lo sviluppo secondo un modello occidentale d'annata, basato su consumi energetici e produzione, consumi e cementificazione. Oggi il paese piu inquinante non e' piu un paese dell'occidente capitalistico, il maggiore emettitore di carbonio, produttore di rifiuti e inquinamento planetario e' l'antioccidentale Repubblica Popoplare Cinese, guidata dal Partito Comunista e abitata da un miliardo e mezzo di umani. Con il raggiungimento del "traguardo" degli otto miliardi cade il velo di maia dei movimenti verdi. Il loro silenzio e' una accusa alla loro fede ambientalista, un'auto condanna alla marginalita' e alla irrilevanza in questa cruciale fase di storia del pianeta. A volte l'incomprensione dei verdi riguardo al vero problema del pianeta sfocia nella stupidita', come quando , con somma irresponsabilita' e cecita', affermano che per l'uomo c'e' ancora tanto spazio da occupare sulla Terra.

martedì 26 luglio 2022

Riscaldamento: non solo l'uomo

Riporto questo articolo di Monica Panetto dell'Università di Padova sulla posizione critica del professor Scafetta della Duke University,sulle posizioni dell'IPCC a proposito del riscaldamento climatico. Rispetto alla divulgazione ormai totale dei media sulla causa antropica come causa unica e principale del riscaldamento, ritengo utile valutare le posizioni che offrono prospettive diverse. Le lobby che sostengono le cause antropiche, guarda caso ridotte alla sola emissione di carbonio da idrocarburi, sono sospette, tanto più sospette quanto più rifiutano ogni discussione e criminalizzano chi la pensa diversamente. In particolare queste lobby, supportate dai verdi ormai politicamente schierati a favore dei paesi in via di sviluppo e contro l'occidente, negano e silenziano ogni discorso sulla pressione eccessiva sul pianeta di otto miliardi di Homo, e riportano ogni problema ad una unica causa: il sistema del libero mercato e e dei consumi di idrocarburi, invocando una redistribuzione delle risorse che non prevede la "pace demografica" da parte dei paesi emergenti. Il sistema capitalistico, pronto ad adeguarsi al nuovo credo, si sta rapidamente trasformando per assicurare i nuovi prodotti e i nuovi consumi necessari alla economia senza carbonio. Allo stesso tempo le nuove potenze economiche emergenti: Cina, India e presto l'Africa, premono sullo sfruttamento di ogni tipo di energia, dal carbone al nucleare, dal gas al petrolio per assumere il ruolo che fu dell'occidente. La Cina, principale produttore delle cosiddette rinnovabili, e altri paesi asiatici vendono il prodotto a Europa e Usa, utilizzandolo solo marginalmente in casa propria (vista la scarsa efficienza e gli alti costi). Gli stessi paesi emergenti utilizzano il boom demografico come strategia di questo nuovo ruolo, mentre l'occidente affonda e con esso il pianeta, ridotto a discarica di Homo.
"RISCALDAMENTO GLOBALE: L'UOMO COLPEVOLE SOLO A META'"
Secondo l’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) le emissioni globali di gas serra sono in aumento a un ritmo doppio rispetto a dieci anni fa e la temperatura media continua a crescere rispetto ai livelli pre-industriali. In tutto questo l’uomo avrebbe causato più del 90% del riscaldamento globale sin dal 1900 e praticamente il 100% dal 1970. Da qui tutta una serie di politiche di intervento che vanno dalla riduzione delle emissioni di gas serra ad azioni di riforestazione, dal ricorso alle energie rinnovabili a una gestione più sostenibile delle città. Eppure, a fronte di questa situazione, c’è chi sostiene che gli scenari di previsione dell’Ipcc non siano del tutto corretti perché basati su modelli climatici che considerano solo in minima parte le variabili naturali accanto al contributo antropico. Di conseguenza anche le responsabilità attribuite all’uomo sarebbero state sovrastimate. A esserne convinto è Nicola Scafetta, docente alla Duke University in North Carolina, che ha esposto i suoi studi nei giorni scorsi a Padova.
“Il clima è influenzato certamente dal fattore antropico, ma anche da fattori naturali che possono essere interni alla terra, come nel caso dei vulcani, e astronomici. La critica che io muovo all’Ipcc è di non sapere modellare bene la componente astronomica del clima. I modelli dell’Ipcc parlano solo di irradianza solare che, tra l’altro, si ritiene dia un contributo esiguo ai cambiamenti climatici e ignorano altri aspetti”. Il sole, ad esempio, non emette solo luce, ma anche un forte campo magnetico. Questo influenza i raggi cosmici che a loro volta incidono sulla nuvolosità e quindi sulla quantità di luce che raggiunge la superficie terrestre con conseguenti ripercussioni anche sul clima. E non vengono presi in considerazione nemmeno gli effetti lunari: accanto alle maree giornaliere esistono infatti cicli molto più lunghi che influiscono sugli oceani e sul trasferimento di calore dall’equatore ai poli. Producendo anche in questo caso cambiamenti climatici.
Scafetta aggiunge che i modelli dell’Ipcc si basano dal 2001 su una ricostruzione della temperatura globale degli ultimi 1000 anni, conosciuta come hockey stick, elaborata da Michael E. Mann nel 1998 su cui tuttavia sono stati avanzati dei dubbi. Secondo lo studio, il pianeta sarebbe stato caratterizzato da una temperatura costante prima del 1900 e successivamente da un riscaldamento anomalo. Il risultato tuttavia è in contrasto con quanto sostenuto da storici e geologi, secondo i quali i primi secoli del millennio dovevano essere piuttosto caldi, al contrario dei secoli dal 1400 al 1800, ritenuti invece molto freddi e conosciuti come la “piccola era glaciale”. In effetti già dal 2004-2005 l’hockey stick comincia a essere criticato. Tra gli altri Anders Moberg e Fredrik Charpentier Ljungqvist propongono ricostruzioni alternative del clima. E anche Scafetta dà il proprio contributo.
“Negli ultimi 400.000 anni – spiega – si sono alternati sul nostro pianeta periodi caldi e periodi freddi di cui i modelli dell’Ipcc non riescono a dare conto”. E continua: “Se la temperatura presenta cicli periodici naturali, l’unica spiegazione ragionevole è che il sistema climatico sia modulato da cicli astronomici”. Le oscillazioni naturali del clima sarebbero dunque sincronizzate con oscillazioni astronomiche, cioè con oscillazioni del sistema solare indotte dal movimento dei pianeti. Sole, luna e pianeti sono caratterizzati da numerosi cicli a diverse scale temporali: di 11 e 12 anni quelli del sole e di 18,6 e 8,85 anni i cicli maggiori della luna. Giove ha un periodo orbitale di circa 12 anni e Saturno di 30 anni cui se ne aggiungono altri tre: i dieci anni dell’opposizione dei due pianeti, i 20 della congiunzione e i 60 anni necessari per essere allineati con la Terra attorno al sole. Scafetta avrebbe individuato, ad esempio, una corrispondenza ciclica di 60 anni nei periodi 1880-1940 e 1940-2000, durante i quali le temperature hanno dimostrato un andamento simile. Consentendo anche di fare previsioni per il futuro.
Gli studi del docente della Duke University aprono dunque scenari differenti rispetto a quelli proposti dall’Ipcc. “Secondo i miei calcoli l’uomo contribuisce al riscaldamento globale per circa il 50% e non per il 100% come vorrebbe l’Ipcc. L’altra metà può essere attribuita a oscillazioni astronomiche”. E continua: “Se non si è in grado di modellare la componente del clima condizionata dai fenomeni astronomici, non si può nemmeno quantificare con esattezza la componente antropica”. Anche le previsioni relative alla temperatura per il prossimo secolo si discostano da quanto sostenuto finora. Sembra infatti che fino agli anni 2030-2040 si assisterà a una stasi o addirittura a un raffreddamento. “I modelli dell’Ipcc stanno fallendo – argomenta Scafetta – Anche se la quantità di anidride carbonica è aumentata molto, dal 2000 la temperatura è rimasta costante. E sebbene l’Ipcc lo riconosca e ammetta che i modelli climatici utilizzati stanno presentando dei problemi, utilizza poi quegli stessi modelli per le previsioni climatiche del ventunesimo secolo”.
Monica Panetto

mercoledì 6 luglio 2022

La bufala riscaldamento

(La recente conferenza di unificazione tra sinistra e verdi)
Mi convinco sempre di più che la storia del riscaldamento climatico sia una colossale bufala dietro cui ci sono interessi costituiti potenti. Troppo potente il bombardamento mediatico sulla gente, troppo uniforme il messaggio, troppo violenta la espulsione dal contesto civile di chi pone dei dubbi. L'allineamento dei governi al fideismo sul global warming è impressionante, pressoché totale, ma i comportamenti poi sono molto differenti dai declami. La Cina è il primo produttore al mondo di rinnovabili, ma sono anche il primo consumatore al mondo di carbone e petrolio. Anche sul merito del riscaldamento non ci sono certezze. I dati che vengono diffusi sono per lo più manipolazioni, come dimostra in numerose pubblicazioni e convegni il geologo e metereologo Prestininzi dell'Università di Roma, con i suoi studi sulla rilevazione delle temperature degli ultimi secoli o come afferma il più importante climatologo italiano a livello internazionale, Franco Prodi: “Nessuna ricerca scientifica stabilisce una relazione certa tra le attività dell'uomo ed il riscaldamento globale. Perciò, dire che siamo noi i responsabili dei cambiamenti climatici è scientificamente infondato ". Le oscillazioni del clima ci sono sempre state, Carlo Rubbia in un noto discorso al Senato ricordò quelle degli ultimi duemila anni, con punte di caldo ben più corpose di quelle attuali. Questo non significa che le emissioni di carbonio e l'inquinamento da combustibili non esista, esiste e contribuisce alla irrespirabilità dell'aria e al degrado chimico dei suoli e delle acque. Ma ogni discorso sul contenimento delle emissioni è inficiato dall'oblio e dal silenziamento del fattore popolazione, vero tabù dei movimenti verdi. Se il riscaldamento fosse una vera emergenza, il problema popolazione dovrebbe essere al primo posto. Eppure nessuno ne parla: né i governi, né le istituzioni, né gli studiosi del problema che accettano acriticamente il cambiamento climatico,, né tantomeno i movimenti politici che si richiamano alla difesa ambientale.
La storia del riscaldamento globale del resto è un ottimo argomento per permettere ai verdi di sopravvivere e di contare politicamente a livello mondiale, ma sono loro stessi a non crederci, per lo meno nei termini catastrofici che strombazzano su tutti i media. Se ci credessero veramente, la loro battaglia anticonsumista e per una economia della redistribuzione basate solo sulle rinnovabili, verrebbe messa in secondo ordine rispetto al primo fattore all'origine del disastro ambientale: la sovrappopolazione umana del pianeta terra. L'equazione di Ehrlich I = PxAxT mette al primo posto nell'Impatto sull'ambiente la popolazione umana. Ehrlich è molto chiaro al proposito: "L'immissione in atmosfera dei principali gas serra, anidride carbonica e metano, che possono modificare il clima e rovinare la produzione agricola, non è facile da correggere. La concentrazione atmosferica di questi gas è strettamente legata alle dimensioni della popolazione. Conseguentemente, non c'è nessun metodo pratico per ottenere la necessaria riduzione dell'emissione di questi gas senza un controllo demografico " (P. e A. Ehrlich: Un pianeta non basta 1991, pag.61).
Dunque i verdi tacciono sul fattore principale della immissione di gas serra, metre spingono l'acceleratore sul cambiamento politico ed economico: socialismo, carbon tax solo contro i paesi occidentali, redistribuzione a favore dei paesi emergenti e stop ai consumi dei paesi occidentali. Non si accenna minimamente ai tassi di natalità di alcuni paesi dell'Africa o dell'oriente, i quali determinano un accrescimento medio dei consumatori ed emettitori di carbonio sul pianeta di circa 90 milioni ogni anno. Chi è nato negli anni 50 del novecento è nato in un altro pianeta: allora c'erano due miliardi di umani, oggi ce ne sono otto. Tutto questo nel volgere di una sola generazione: una esplosione demografica mostruosa che non si era mai vista per nessuna altra specie sulla terra. Una esplosione che è la causa della scomparsa di migliaia di specie viventi ogni anno con perdita della biodiversità e di interi ambienti naturali. Ciascuno dei nuovi nati della specie Homo cerca benessere e consumi e tutti i discorsi alla Greta servono solo a punire gli occidentali del passato sviluppo. Anzi i movimenti tipo Friday for Future chiedono a gran voce che cinesi, indiani ed africani si allineino ai consumi dei paesi ricchi (o ex ricchi) e che vengano abolite le differenze economiche e sociali su tutto il pianeta. Il risultato pratico di tutto questo si può leggere consultando i grafici delle emissioni di carbonio in atmosfera: nonostante le varie conferenze basate sul nulla (COP nelle varie declinazioni geografiche- Kyoto, Parigi ecc.- e numeriche)e i pareri dei soloni dell'Onu, le emissioni crescono senza mai deflettere, conferenza dopo conferenza.
Cina, India, Pakistan, Africa, ecc. accelerano sui consumi ricorrendo al carbone, petrolio, nucleare ecc. e tutto quello che assicura energia a basso costo, badando al proprio tornaconto e profittando dello stallo occidentale. Nessuno dei paesi in questione adotta più politiche di contenimento demografico, complici gli interessi politici e le politiche di potenza regionale o globale. In questo scenario i verdi vengono a dirci che il futuro del pianeta dipende dallo stop ai consumi in Europa e in Usa (paesi in rapido declino economico, la fine di un mondo dove tra l'altro sono situati i paesi con regime democratico e liberale), ed alla adozione - ma solo da parte occidentale- di energie costose e poco efficienti come le pale eoliche o i pannelli solari. Sul primo fattore di Ehrilch, la popolazione planetaria, silenzio assoluto e chi osa soltanto accennarvi è condannato all'inferno politico, al rigetto morale e all'isolamento dal contesto "civile"del pensiero unico politically correct. Chi accenna al problema è attaccato e deriso, i dati scientifici pubblicati su riviste rigorose considerati carta straccia se non allineati alla nuova ideologia del cocomero verde. L'Antropocentrismo è verde, il pianeta può divenire immensa discarica e cimitero di tutte le altre specie viventi purché si pensi ai diritti di una sola specie: Homo. L'importante è l'uomo verde e progressista, il cocomero verde fuori e rosso dentro, come mostrato al termine della recente conferenza di unione politica tra sinistra e verdi.