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martedì 5 marzo 2013

L’ENEA: ESITO POSITIVO PER L’ESPERIMENTO FAST SULLA FUSIONE CALDA




L’Enea ha dato, in un breve comunicato, l’annuncio dell’esito positivo dell’esperimento Fast per testare alcune componenti che andranno a far parte del più grande reattore a fusione ITER, in costruzione a Cadarache nel sud della Francia. Questo esperimento condotto in Italia conferma la validità del progetto internazionale che dovrebbe condurre al primo reattore a fusione funzionante nel 2018. Nel dicembre 2011 l’Ue  ha concesso un finanziamento di 1,3 miliardi di euro per l'avvio del progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) per il biennio 2011-2013. La parte italiana degli esperimenti viene condotta  al centro sperimentale Enea di Frascati. Il Generatore di Neutroni di Frascati è una camera toroidaile dalla larghezza di 90 cm all'interno della quale viene 'sparato' il plasma. Si va avanti dai primi anni novanta, tutte le settimane. Al plasma vengono aggiunti pochi milligrammi di deuterio. Con sistemi di sconfinamento magnetico viene mantenuto a distanza costante dalle pareti del cilindro.  L'intera apparecchiatura e' raffreddata con sistemi ad azoto liquido. 
A ogni sessione sperimentale il plasma gira per due secondi. A ogni sparo si registrano i paramenti per indagare soprattutto le interazioni con i componenti. Lo scopo della fusione sta nel portare il plasma, composto di deuterio e trizio, entrambi isotopi dell'idrogeno, a temperature solari di 100 milioni di gradi. Fondendosi, i neutroni generano particelle di elio e si produce energia  attraverso il differenziale di massa, che nel mantello di rivestimento viene trasformata in calore. La conferma delle ipotesi progettuali
della struttura del reattore, dei sistemi di isolamento del plasma e di contenimento dei neutroni prodotti, e dei sistemi di conversione in calore, è un buon successo per i ricercatori di Enea. Con oggi si è registrata un'altra  tappa importante per il percorso dell'umanità verso la fusione nucleare."Un prototipo del sistema (oltre un metro di spessore)" - spiega Enea in una nota - "che comprende il mantello, il vessel e i magneti superconduttori è stato realizzato e irraggiato con il Generatore di Neutroni del Centro ENEA di Frascati". L'Enea parteciperà attivamente alla costruzione del reattore ITER. Si è appena aggiudicata una commessa insieme alla CRIOTEC Impianti Srl, esperta nella realizzazione di componenti operanti alle bassissime temperature, e la TRATOS Cavi S.p.a, leader a livello internazionale nella produzione di cavi elettrici, elettronici e a fibre ottiche, di tipo Cable-In-Conduit (CIC) da utilizzarsi per la costruzione dei magneti per il reattore internazionale ITER e per quello giapponese JT-60SA.
La commessa, che avrà la durata di 5 anni per un valore pari a circa 49 milioni di Euro, verrà gestita da un costituendo consorzio denominato ICAS (Italian Consortium for Applied Superconductivity), che sarà coordinato dall'ENEA.
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Per capire l’importanza dell’esito positivo dell’esperimento Fast comunicato dall’Enea riporto la seguente intervista, concessa circa un anno fa  dall’esperto dell’Enea Angelo Tuccillo, Responsabile del Laboratorio Fisica della Fusione a Confinamento Magnetico,  al sito NextMe:


NM: Egregio dott., il progetto Iter sembra essere promettente per il futuro energetico mondiale. Può spiegarci brevemente i vantaggi di queste tecnologia rispetto ad altre nucleari attualmente utilizzate?
AT: Diciamo subito che, per quanto riguardo la ricerca sulla produzione di energia da fusione nucleare, di cui ITER (International Thermonuclear Experiment Reactor) costituirà la punta di diamante, non si tratta di giungere a novità solo di tipo tecnologico ma soprattutto scientifico. ITER infatti dovrà dimostrare la possibilità di accendere un piccolo sole sul nostro pianeta in grado di fornire energia utilizzando come combustibile l’idrogeno (suoi isotopi). Quest’ultimo è un elemento estraibile dall’acqua comune, bene pressoché illimitato, basti pensare al mare. Ne basterebbe un centinaio di litri per produrre l’energia necessaria per l’intera vita di un uomo. Qualche numero di confronto fra possibili centrali elettriche, per 1 GW si consuma (consumerebbe) in un anno:
 3 Milioni di Tonnellate di Carbone
24 Tonnellate di Ossido di Uranio (circa 1 metro cubo, 3% 235U)
340 kg di Deuterio-Trizio (isotopi dell’idrogeno)
Con la fusione si renderebbe disponibile, su larga scala, un’energia pulita, sicura ed economicamente competitiva. Ad esempio i consumi di cui sopra producono collateralmente:
9 milioni di tinnellate di anidride carbonica
24 tonnellate di combustibile esaurito altamente radioattivo (scorie problema serio) ed attivazione delle strutture della centrale
340 kg circa di elio, ovvero il gas usato per riempire i palloncini, e ovviamente l’attivazione delle strutture della centrale (problema minore)

NM: Ultimamente la ricerca sul nucleare si è fatta particolarmente intensa, vista la situazione critica per l'energia sul pianeta. Tuttavia esperimenti sulle fusioni nucleari a bassa energia (come l'E-cat di Rossi e Focardi) suscitano ancora dubbi sulla loro efficienza, ma una fusione nucleare classica sembra implicare un costo di ingresso maggiore del ricavato energetico in uscita. Ci può dire quali miglioramenti per questa problematica potrebbe apportare il progetto Iter?
AT: Negli attuali esperimenti sulla fusione termonucleare – o classica come lei dice – il ricavato in termini d’energia non c’è, perché gli esperimenti realizzati finora non sono dei reattori, ma macchine per lo studio del gas d’idrogeno fortemente riscaldato. Il gas viene ionizzato, intrappolato nel vuoto con campi magnetici, fortemente compresso e riscaldato – a temperature di circa cento milioni di gradi – mediante l’immissione di una elevatissima potenza (fasci di particelle neutre e onde a radiofrequenza). Lo scopo è cercare i regimi più utili per aumentare il margine di successo del primo esperimento di reattore a fusione, che è appunto ITER. Ancora una volta, lo sottolineo, si tratta di un esperimento, non di una macchina con finalità di produzione energetica del tipo di un reattore a fissione nucleare sul cui funzionamento si sa abbastanza. L’esperimento mira a individuare la validità concettuale della fusione termonucleare finalizzata alla produzione energetica, ed è prevista solo una modesta produzione di potenza per scopi puramente dimostrativi. Una volta che ITER avrà raggiunto i suoi obiettivi, il primo reattore a fusione che dimostrerà l’effettiva produzione energetica sarà un’altra macchina: DEMO. Non esprimo pareri diretti su esperimenti, come quello da lei citato, che non conosco nei dettagli, ma vorrei ricordare un principio basilare ed irrinunciabile della ricerca scientifica: qualsiasi esperimento per essere riconosciuto ed accettato deve essere RIPRODUCIBILE, non vorrei sembrare polemico nel ricordare l’esperimento di Pons e Fleishman.
NM: In termini pratici, possiamo dire che Fast sarà come un esperimento pilota per l'avvio di Iter? Quale sarà il contributo dell'ENEA alla sua realizzazione?
AT: A me piace pensare a FAST come lo “Sparring Partner” di ITER. Lo scopo della macchina FAST è di semplificare/aiutare la preparazione delle operazioni di ITER e cominciare a studiare soluzioni per DEMO. Grazie alla sua maggiore semplicità e flessibilità, permetterà di individuare e provare scenari di plasma e soluzioni tecniche in tempi e con costi molto più bassi che se fossimo costretti ad affrontare tutto lo sviluppo su ITER stesso. A titolo di esempio:

si stima che una scarica di ITER costerà circa 1 milione di euro e richiederà un grosso lavoro di preparazione, una di FAST alcune decine di migliaia di euro, e probabilmente solo qualche ora di preparazione. Se pensiamo che per sviluppare uno scenario servono decine, se non centinaia di scariche.
FAST non userà il combustibile nucleare di ITER, cioè la miscela deuterio-trizio, ma solo deuterio, questo ne fa una macchina decisamente meno complicata da gestire, con possibilità di intervento senza problematiche nucleari aggiunte. Inoltre sarà disegnata appositamente per consentire un semplice avvicendamento di parti di prova, soprattutto per quanto riguarda le soluzioni nella zona di smaltimento dell’energia, il cosiddetto “Divertore”, e permetterà la prova di diversi materiali per questi componenti, ivi comprese soluzioni con metalli liquidi

Tutto ciò sarà possibile, e direttamente rilevante per ITER e DEMO, perché, nonostante la sua ridotta complessità, FAST manterrà parametri di assoluto interesse reattoristico e soprattutto studierà i vari aspetti in maniera integrata, cioè simultaneamente, così come avverrà in ITER e DEMO, cosa che nessun esperimento fin’ora realizzato può fare.
Il progetto, o se vogliamo la proposta di esperimento satellite, FAST nasce in ENEA, con il contributo di tutta la comunità scientifica fusionistica Italiana. Come lei sa l’ENEA coordina il programma Fusione Italiano nell’ambito del programma Europeo, oltre al Unità Tecnica Fusione dell’ENEA fanno parte del programma, l’Istituto di Fisica del Plasma del CNR di Milano, il Consorzio RFX di Padova, il Consorzio CREATE fra le università del sud Italia e molte università fra cui il Politecnico di Torino e quello di Milano. È questa comunità, di cira 540 addetti, che costituisce l’Associazione ENEA-Euratom e che sostiene e realizzerà FAST insieme all’industria Italiana estremamente qualificata nel settore come dimostrano le grandi commesse già acquisite nell’ambito della realizzazione di ITER. (l’Italia ha già ottenuto più della metà in valore delle gare emesse per le parti tecniche più importanti di ITER per un importo di circa 600 milioni di euro). Ovviamente la proposta FAST sarà inserita nel programma Europeo e la definizione del suo progetto avverrà con il contributo scientifico dei nostri partner Europei ed internazionali.
NM: Quando si prevede che il reattore Iter potrà essere a regime? Quale vantaggio netto di energia possiamo attenderci?
AT: Si prevede l’inizio delle operazioni di ITER nel 2020-21, con una fase di preparazione in idrogeno o elio, senza cioè l’uso del combustibile finale (deuterio-trizio) che sarà usato nella seconda metà del decennio quando cominceranno ad arrivare i risultati scientifici che ci si attende. Come già detto sopra ITER non produrrà energia usabile, per questo dovremo aspettare i risultati di DEMO e a seguire il reattore. Con un po’ di ottimismo possiamo prevedere questo obiettivo dopo la prima metà del secolo.

 NDR: Se per quella data avremo anche ridotto la spaventosa crescita della popolazione mondiale riportandola a un rapporto uomo-natura meno antropocentrico e più accettabile, si potrebbe essere meno pessimisti sulla possibilità di salvare la Terra e la specie umana dalla distruzione cui oggi siamo avviati con le nostra condotta.


giovedì 28 febbraio 2013

L'OCCASIONE A 5 STELLE

Un movimento politico nascente è una opportunità, specie nella realtà italiana fatta di politicume ideologico e corruzione diffusa. Il movimento 5 stelle, che ha avuto una buona affermazione nelle recenti elezioni, raggiungendo in un colpo solo il 25 %, è una grande opportunità se saprà cogliere l'occasione. L'Italia, come tutta l'Europa e l'Occidente deve cambiare rapidamente. Non è più possibile andare avanti con l'industrializzazione tradizionale, la cementificazione, l'ambiente inteso come grande discarica delle attività umane. Propongo agli eletti del M5S di prendere alcuni testi storici del vero ambientalismo, come "I limiti dello sviluppo"  di D. Meadows (club di Roma), "La bomba demografica" di Paul Ehrlich, "Primavera silenziosa" di Rachel Carson, "Gaia, nuove idee sull'ecologia di James Lovelock, e leggerli attentamente per farne la base  di  proposte nuove per noi, l'Italia, l'Europa, il pianeta. Stop alla crescita demografica esponenziale, stop al consumo sempre crescente di idrocarburi, stop all'uso sconsiderato di veleni e pesticidi, stop alle emissioni senza limiti di particolato e fumi industriali, stop alla cementificazione a tappeto e alla distruzione di paesaggio. Propongo al M5S di presentare come prima proposta di legge il divieto di consumo ulteriore di suolo verde e di   devastazione del paesaggio italiano. Ogni costruttore che edifica su terreno verde, di alto valore paesaggistico o meno, deve essere considerato un criminale fino a prova contraria      ( eccezioni per particolari casi di interesse pubblico). L'unica attività edilizia consentita dovrebbero essere le infrastrutture di assoluta necessità (non certo la Tav!) e la riqualificazione del   già costruito o la sua riedificazione su nuovi progetti compatibili. Lo spettacolo di Berlusconi e Bersani che si lamentano della crisi del settore delle costruzioni deve essere un triste esempio di vecchia politica. Il settore delle costruzioni va ridimensionato e riqualificato come settore delle ristrutturazioni e ricostruzioni delle aree degradate dallo scempio edilizio degli anni dal dopoguerra ad oggi. Va interrotta, come espressione di politica mafiosa, ogni speculazione che riguardi suolo privato o pubblico verde. Le aree agricole o verdi di pertinenza dei privati non dovrebbero poter essere vendute, se non allo stato a un prezzo anti-speculazione. Sarà poi lo stato a provvedere alla eventuale vendita incassando le plusvalenze, e solo per opere di interesse pubblico. Non si può speculare sul suolo verde, chi lo fa compie un crimine che non solo deturpa il paesaggio e ci priva di verde, ma  deruba le generazioni future di natura, bellezza, vita, libertà. La cementificazione è una delle più odiose e brutali violenze che stiamo commettendo contro la natura e noi stessi.   Sui temi ambientali molti del M5S hanno una nuova sensibilità. Speriamo non si tratti delle solite promesse.

domenica 24 febbraio 2013

UOMINI E ANIMALI




Ho sempre creduto che l’uomo fosse un animale e appartenesse completamente al mondo animale, anche prima di leggere Lorenz. La lettura delle opere del grande etologo mi confermarono in questa convinzione e mi aprirono allo stesso tempo tutto un mondo di riflessioni sul nostro sconfinato egoismo di specie. L’uomo è un animale e appartiene ai primati come il gorilla e le altre scimmie. Ma noi, soprattutto noi moderni, storditi dalla nostra civiltà tecnologica, lo abbiamo dimenticato.  Credo fermamente che il destino tragico cui stiamo avviando il pianeta derivi fondamentalmente, prima di tutto, da questa dimenticanza originaria. Tutti i nostri errori, tutta la distruttività del pensiero e dell’azione umana sulla Terra sono il portato di questa dimenticanza. L’arrogante, idealistica e ideologica distinzione tra uomo e natura, il pensiero antropocentrico, la visione religiosa dell’uomo come figlio di dio e padrone del mondo, tutta la metafisica incentrata  sull’uomo centro dell’universo , essere razionale in grado di controllare ogni cosa, derivano da questa dimenticanza di fondo.  E’ necessaria una rivoluzione copernicana che scalzi l’uomo dal centro dell’universo e riporti la concezione etica e culturale dell’uomo nei limiti naturali del nostro pianeta, evitando la sopraffazione della nostra specie su tutte le altre e la distruzione della biosfera. Ugualmente importante è fermare l'incredibile crudeltà dell'uomo verso gli animali, che giunge a vere e proprie torture senza senso, ad un comportamento che getta una luce sinistra su questa scimmia crudele e sanguinaria denominata Homo sapiens. Credo che, anche a livello legislativo, sia urgente una serie di misure volte a eliminare questa forma di specismo che raggiunge in molti casi il genocidio. 
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Su questi temi è uscito un bel libro a doppia firma: “L’uomo, i libri a altri animali” di Remo Ceresani (letterato filologo) e Danilo Mainardi (etologo) –Il Mulino 2013. E’ in forma di dialogo tra due vecchi compagni di scuola che si reincontrano dopo essere divenuti    un umanista e uno scienziato di grande fama. Discutono di letteratura e di etologia andando però al centro delle questioni attuali che riguardano l’ambiente e l’equilibrio e la pari dignità tra le specie viventi.  Riporto alcuni  passaggi:
Danilo: “Vedi, il problema è questo: io, fondamentalmente, sono uno zoologo fatto e finito, uno cioè che ancora la pensa come Linneo, che era un fissista ma che pure, nel suo Systema naturae, piazzò Homo sapiens tra gli altri primati: gorilla, scimpanzè, orango…Oppure più modernamente come Darwin, il più grande degli evoluzionisti, che, proprio perché convinto della parentela che tutti ci lega, ci mantenne dove ci aveva collocato Linneo. E dove, penso io, è corretto che noi umani si debba, in un’ottica evolutiva e sistematica, rimanere…Mi pare pertanto interessante chiederti perché tu, come del resto la maggior parte degli esseri umani, trovi corretto, normale, pensare e dire: “l’uomo e gli animali”, mentre per me, invece, è normale, perché connaturato al mio modo di rapportarmi col mondo dei viventi, pensare e dire : “ l’uomo e gli altri animali”…
M’è tornato in mente, un giorno lontano – ero allora all’università di Parma -, quando me ne andai a Pavia per sentire una conferenza del mio amico indiano, che purtroppo ora non c’è più, Suresh Jayakar e di Helen Spurway, sul comportamento delle pavoncelle indiane, Vanellus malabaricus. Non so se ti ricordi, Remo, ma quando eravamo ragazzi anche da noi esistevano – arrivavano a svernare nei nostri campi – uccelli simili, le nostre splendide Vanellus vanellus. E’ probabile che anch’esse presentino comportamenti simili alle loro cugine indiane di cui ti sto per dire. Ti introduco il dato, che poi ho riportato e commentato nella mia Etologia caso per caso. A primavera i maschi, provenienti dai quartieri invernali, competono tra loro per conquistarsi i territori. Questi sono, secondo una classica terminologia, “riproduttivi” e “trofici”. In essi cioè la coppia si riprodurrà e troverà alimento per sé e per la progenie. Se si considera che solo i possessori di territorio si riproducono, la suddivisione di tutto lo spazio utile in territori risulta essere un’abitudine efficace per proporzionare a priori alla produttività dell’habitat il numero complessivo degli individui generati. E’ anche un mezzo, però, e non può essere altrimenti, per tagliarne fuori altri dalla riproduzione, secondo le regole proprie della selezione sessuale. Non è infrequente infatti osservare tentativi di entrare in un’area già occupata da un’altra coppia. Ebbene, quando il possessore di un territorio si accorge che un altro maschio si sta avvicinando alla sua proprietà, si comporta come se simulasse la costruzione del nido, oppure di essere intento a nutrirsi. Allusivo, no? Dico così perché il territorio delle pavoncelle è, appunto, riproduttivo e trofico. E’ quasi, cioè, come se quel maschio dicesse: “Vedi, qui faccio il nido e mangio, dunque sono nel mio territorio; dunque ti è vietato entrare, altrimenti t’aggredisco”. Ed effettivamente di solito l’estraneo se ne va…”
Remo:  “Mi piace molto questa scenetta. Penso a tutto il grande apparato di colori, simulazioni, travestimenti, inganni che animali, piante, fiori mettono in atto per esercitare fra loro seduzioni, aggressioni,depredazioni, difese e mi diverte davvero pensare che questi nostri amici animali e vegetali condividano con noi il gusto teatrale della simulazione.  Mi viene alla memoria la scena notturna dei fiori, delle farfalle, dell’ape tardiva, tutti in preda a una vitale forza di seduzione, nel Gelsomino Notturno di Giovanni Pascoli.”
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Danilo: “…Per tornare ai nostri maschi, questi dovevano necessariamente già sapere, tramite esperienze pregresse, che avvicinandosi a chi stava mangiando  o costruendo il nido sarebbero stati aggrediti. E’ su questa base esperienziale che la selezione naturale ha costruito geneticamente, mutazione dopo mutazione, il rito biologico, sostituendo così con l’esperienza della specie quella certo un po’ più consapevole, almeno in qualche caso, degli individui. E fu così che la “cosa in sé”, cioè l’atto di fare il nido oppure di raccogliere il cibo, si trasformò in un rito con funzione di messaggio, scritto nel Dna e perciò innato”.
“Passando ora dai segnali visivi a quelli acustici, ti propongo un esempio concreto. La metodologia, in questo caso, è quella del play-back. Un caso affascinante riguarda l’allocco, il fiero rapace notturno che popola i nostri boschi. Devi sapere che la sua espressione vocale più frequente è il canto territoriale maschile. Mi servo, per fartelo immaginare acusticamente, di due sole lettere dell’alfabeto, di cui una, tra l’altro,  muta. E’ un suono trisillabico che fa all’incirca così: “huuuh-hu-huuuuuuuuuh”. Ecco cosa scrivono al proposito di quest’esperimento Sandro Lovari e antonio Rolando nella loro Guida allo studio degli animali in natura:
Una delle specie più reattive è l’allocco Strix Aluco. Le prove di play back con questo aggressivo e coraggioso rapace sono quasi sempre coronate da successo, e sono spesso delle esperienze indimenticabili. Il ricercatore deve scegliere  il periodo di maggiore attività canora, che è quello invernale, uscire di notte nei boschi frequentati dove, senza troppe alchimie sperimentali, diffonderà nel silenzio notturno il lugubre canto registrato del rapace. Il maschio territoriale più vicino risponderà subito e, se particolarmente reattivo (ogni allocco, come ogni essere umano, ha il suo carattere), si avvicinerà rapidamente, fermandosi minaccioso a pochi metri dal registratore.
Pensa che spettacolo: spari un messaggio e il destinatario, ingannato dal tuo marchingegno, viene lì a pochi metri pronto a far baruffa. Con i suoi occhi rotondi e gialli. Con le sue penne arruffate. Un maschio d’allocco, d’altronde, non può tollerare che un estraneo si installi nel suo territorio riproduttivo. E pensa che sorpresa per lui, che invece d’un altro maschio rapace, incontra te, un mite professore letterato.  Così almeno t’immagino io, e così tu impari ad andar per boschi zufolando…Desidero infine accennarti qualcosa a proposito del rumore di fondo, che non consiste solo in una gran confusione acustica: può comprendere anche segnali, o “disturbi”, che coinvolgono altre sensibilità, per esempio chimiche oppure addirittura elettriche (in certi pesci). E’ un groviglio di segnali e non-segnali attraverso cui i vari messaggi devono necessariamente passare, e ciò produce talora affascinanti storie evolutive. Si conoscono casi di adattamento genetico al rumore di fondo. Per esempio certi pesci che vivono nei torrenti e che comunicano acusticamente (i pesci non sono muti) hanno evoluto messaggi che scavalcano il rumore di fondo dell’acqua che scorre tra i ciottoli. Ma c’è di più. Come fanno, per esempio, gli inquilini non umani delle città a risolvere il problema del sottofondo acustico urbano? Ebbene una prima risposta fa riferimento al cosiddetto “effetto Lombard”, secondo il quale gli esseri umani, tanto più c’è rumore di fondo, tanto più alzano, inconsapevolmente, il volume della voce. Ora sappiamo che l’effetto riguarda diverse specie di mammiferi e di uccelli, tra cui gli usignoli. Quelli urbani, è stato scoperto, “alzano il volume” dei loro melodiosi vocalizzi a misura che aumenta il rumore nel loro ambiente. Altra caratteristica del suono prodotto da animali che può venir modificata nell’ambiente urbano è la frequenza. Le cinciallegre, per esempio, producono suoni con frequenze più o meno alte a seconda che vivano in quartieri con alto o basso rumore di fondo.”
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Questi rituali biologici somigliano a riti culturali originari, poi verranno il riso, il sogno, il bacio, il senso della morte. Non c’è bisogno, è la conclusione di Mainardi e Ceserani, di essere fanatici animalisti per sentirsi coinvolti in una battaglia per il riconoscimento dei diritti di altre specie non umane, anche tenendo presente la disastrosa –per l’ambiente ed il pianeta- deriva cui la predominanza dell’uomo e del suo antropocentrismo sta avviando tutte le specie viventi. 
“La vita è un unico episodio, irripetibile. L’uomo non è protagonista assoluto, è specie giovanissima e a rischio estinzione, che sta facendo a processo evolutivo avanzatissimo la sua presumibilmente breve comparsata”. Dicono i paleontologi che nella storia della Terra si sono già verificati cinque periodi di grave crisi. Quella che stiamo vivendo “è la sesta estinzione e l’abbiamo fabbricata da noi. Solo salvando le altre specie e gli equilibri naturali potremo salvare noi stessi”.
(Remo Ceserani, Danilo Mainardi: L’uomo, i libri e altri animali. Dialogo di un etologo e un letterato. Il Mulino, 2013). 

mercoledì 20 febbraio 2013

Fusione Fredda: Nuove prove di efficienza dai reattori di Piantelli e Celani




  Mentre Rossi dichiara che i risultati dei test indipendenti sui suoi e-cat arriveranno ad aprile (alcuni test sono ancora in corso in Usa), Piantelli, in base a quanto affermano i collaboratori italiani e americani, ottiene l’autosostentamento del suo reattore LENR a 200 W per due  mesi consecutivi, mentre il reattore di Celani viene replicato con successo (produzione di calore in eccesso confermata) da almeno altri tre   gruppi indipendenti coordinati nel Celani  Replication Project. Questi risultati se confermati portano a vedere nel 2013 l'anno cruciale per la Fusione Fredda, quello in cui molti problemi verranno chiariti in un senso o nell'altro.
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Valerio Ciampoli, stretto collaboratore di Piantelli, alla conferenza Atom del maggio 2012, ha riferito alcune cose interessanti a proposito della ricerca di NichEnergy con Francesco Piantelli. Era prevista la partecipazione diretta di Piantelli, ma all’ultimo momento non ha potuto partecipare personalmente, ed il lavoro è stato illustrato da Ciampoli. Sono stati presentati risultati impressionanti con grafici che mostravano  produzione di calore in eccesso costante per 55 giorni consecutivi. E’ stata menzionata un’altra serie di esperimenti durati circa 10 mesi. E’ stata riportata una chiara evidenza di trasmutazioni di elementi. In testimonianze riferite da esperti in blog americani viene riferito da alcuni ricercatori che erano in contatto con Piantelli che negli esperimenti da lui condotti nel 2012 la cella del peso di 1 kg avrebbe raggiunto e mantenuto i 200 gradi in autosostentamento senza aggiunta di gas ed energia esterna per circa due mesi. Una rivisitazione dei video della conferenza di Atom del 4 maggio 2012 ha consentito di rilevare che questi risultati erano stati già anticipati in quella sede da Ciampoli (vedi il video della conferenza riportato sotto al titolo in particolare ai minuti 12-14). Ora, stando a quanto affermato da Ciampoli,  si sta lavorando per svolgere nuovi test migliorando la parcellizzazione del nichel in nano-polveri. Commenta il redattore americano di e-catworld.com che “…se non ho frainteso qualcosa, questo è un risultato incredibile: quanto affermato implica che Piantelli era in grado di ottenere una reazione in autosostentamento, senza immettere alcuna forma di energia, per alcuni mesi ad una temperatura piuttosto elevata e ciò è superiore a qualunque risultato riferito in passato  da Rossi”. Sarebbe interessante ottenere da Ciampoli maggiori dettagli su questo particolare esperimento (riferimenti tratti dal sito: www.e-catworld.com) . Dal sito di NichEnergy si apprende che dispositivi  di piccole dimensioni sarebbero già pronti per la vendita, che nessun catalizzatore è necessario e che tutto risiede nella preparazione in forma adeguata del nichel (micronizzazione in nanoparticelle). Piantelli ha una teoria che non richiede reazioni esotiche, ma la produzione di calore in eccesso può essere spiegato con la fisica e la matematica note. Si attende una pubblicazione a breve. Non ci sono istituzioni pubbliche italiane coinvolte nella ricerca attuale, ma sembra che stia contribuendo allo sviluppo del reattore di Piantelli un ente governativo degli Stati Uniti. Il reattore di Pianteli ha avuto recentemente il riconoscimento del Brevetto Europeo, altri due brevetti sono in corso di approvazione. Il prof. Piantelli, sta lavorando non manualmente ma come coordinatore e super visore ed è sempre presente. Partecipano al progetto la figlia e altre persone, e dal 2011 gli è stata affiancata una scienziata dell’università; agli studi  ha dato la propria adesione e partecipazione  l’università di Firenze che dovrebbe partecipare con dei fondi per la ricerca. Alcuni esponenti della Nasa hanno visitato i laboratori e hanno preso visione dei risultati e, hanno sottoposto il Prof. Piantelli a molte domande e chiarificazioni sul processo, alle quali ha saputo rispondere in modo molto convincente ed esaustivo dimostrando non solo la preparazione dello scienziato ma soprattutto la sua conoscenza del complessa reazione fisico matematica che sottende la reazione.  Esperimenti e   misurazioni sono stati condotti in America, con la motivazione che con strumenti più sofisticati e tecniche e strumenti di sicurezza all’avanguardia si possono ottimizzare e velocizzare i tempi di ricerca e giungere velocemente a dati definitivi. Gli Americani sarebbero interessati all’utilizzo della scoperta solo nel campo aereospaziale e militare lasciando l’esclusiva dei diritti di sfruttamento industriale civile e commerciale al prof. Piantelli e alla sua equipe.
  L’annuncio di commercilizzazione di prodotti è ancora prematuro , ma certamente ci sarà una presentazione pubblica di uno o più prodotti che avranno già superato tutti i test, di affidabilità ,sicurezza ,stabilità  e funzionamento.


(Video del gruppo di Ryan Hunt sulla sperimentazione dell'apparecchio di Celani modificato)

Per quanto riguarda l’apparecchio di Celani è in corso uno studio con vari gruppi di ricercatori che si sono uniti al ricercatore italiano sviluppando indipendentemente il progetto originario. Il coordinamento dei vari gruppi di ricerca si è formato a seguito  della 17th Conferenza Internazionale sulla FF (ICCF-17) tenutasi nell’agosto 2012. Ciascun gruppo ha portato variazioni al dispositivo di Celani e  il progetto originario    è stato modificato portando il filo reagente a numerosi strati fino ad un numero massimo di ben 700 strati. Si è scoperto, da parte degli sperimentatori, che maggiore è il numero di strati, più veloce il caricamento, maggiore è la R/R0 indicante l’assorbimento di idrogeno e maggiore è la potenza prodotta in eccesso. Ulteriore numero di strati non sembra migliorare il rendimento in quanto gli strati interni sono meno in grado di essere attivi. Inoltre i fili con più strati sono fragili e soggetti a delaminazione  che ostacola la loro capacità potenziale, e sono anche meno in grado di sopportare alte correnti. Il reattore ha ancora numerosi problemi da risolvere: ha una certa fragilità che lo rende inadatto al trasporto, raggiunge con difficoltà temperature elevate con bassa potenza in ingresso, ha problemi con l’uso di gas (perdite da convezione, difficile calibrazione, effetti di gas atomici o molecolari ecc.). Il progetto originale di Celani era un buon punto di partenza ma sono necessari miglioramenti e altri risultati cumulativi. Riferisce uno dei ricercatori, Ryan Hunt del gruppo americano MFMP (Martin Fleischmann Memorial Project) del Celani Replication Project: “Abbiamo in particolare migliorato l’isolamento della cella di reazione ricorrendo all’acciaio e migliorando il circuito del gas idrogeno. In questo modo abbiamo potuto raggiungere temperature molto più elevate con bassa potenza di ingresso. Attualmente stiamo ottenendo buoni e inaspettati risultati con un reattore di un metro di filo multistrato perfettamente isolato” (Vedi video in alto).  Il reattore di Celani studiato inizialmente da ST Microelectronics era di 20 cm con solo 2 strati. Tutti gli esperimenti, di Mathieu (Francia), Nicolas (Svizzera, Germania), Ryan Hunt (Usa) del Celani Replication Project mostrano produzione di energia in eccesso. Quello di Ryan Hunt con 3-5 W in ingresso produce più di 106 W in uscita. Un errore collettivo sembra poco credibile, a questo punto. Aggiunge Ryan Hunt: “Abbiamo lavorato negli Stati Uniti e in Europa con la cella in acciaio e   stiamo costruendo due nuove celle avanzate che hanno un doppio strato, uno interno in quarzo, uno esterno in acciaio. Un problema era quello costituito dal calorimetro migliore per rilevare il calore in eccesso, stabilendo in maniera consensuale di utilizzare un calorimetro del tipo di flusso di massa. Stiamo così costruendo apparecchi che potranno essere immersi in un calorimetro fluido a base di flusso di massa. Il tubo interno di quarzo può contenere idrogeno sotto pressione e tra l’esterno del quarzo e l’interno della cella in acciaio può essere applicato il vuoto. La circolazione di fluido in questo spazio permetterà una bassa dispersione del calore e una misurazione accurata della produzione di calore in eccesso”. In Europa  il gruppo francese di Mathieu sembra il più in grado attualmente, anche per i finanziamenti, di portare avanti lo studio con successo. 

venerdì 15 febbraio 2013

LO STRANO SILENZIO DELL'UNIVERSO



 Come grandi orecchie tecnologiche decine e decine di radiotelescopi sono puntati nella notte, ogni notte, verso lo spazio profondo. Sono i potenti radiotelescopi del Progetto Seti (Search for Extra-Terrestrial Intelligence), un programma grazie al quale dagli anni Sessanta del XX secolo un gruppo di radioastronomi sta perlustrando i cieli alla ricerca di qualsiasi cosa che indichi che non siamo soli nell’universo. Un sistema computerizzato analizza eventuali segnali per scoprire regolarità e caratteristiche che facciano pensare a segnali intelligenti. E’ come cercare un ago in un pagliaio: ad oggi i ricercatori hanno osservato solo alcune migliaia di stelle in un raggio di circa 100 anni luce. Paragoniamo questi dati alla scala della nostra galassia: 400 miliardi di stelle sparse in uno spazio di più di 100.000 anni luce; e ci sono miliardi di altre galassie…le potenzialità di ricerca aumentano quasi ogni giorno: gli apparecchi raddoppiano la loro potenza ogni uno o due anni, e altrettanto impetuosamente crescono l’efficienza degli strumenti e la velocità di elaborazione dei dati. E’ attualmente in costruzione  un sistema di 350 radiotelescopi collegati tra loro ad Hat Creek, nella California del Nord. L’Allen Telescope Array, dal nome del benefattore Paul Allen, metterà gli scienziati alla ricerca di segnali alieni nella condizione di sorvegliare una porzione della galassia molto più ampia. La struttura è gestita dall’università della California a Berkeley e dal Seti Institute. Gli astronomi mantengono un certo ottimismo (hanno sempre una bottiglia di champagne in frigo) ma fino ad oggi non sono stati registrati segnali. Attualmente gli scienziati si chiedono se non sia il caso di ampliare la ricerca uscendo da un certo antropocentrismo: ci siamo concentrati su segnali radio a banda stretta (alta frequenza), ma è possibile che civiltà aliene usino altri sistemi di trasmissione. Oggi esistono rilevatori in grado di monitorare milioni e addirittura miliardi di canali radio nello stesso momento.  Sempre negli anni Sessanta nacque il settore ottico di Seti, nella prospettiva che esseri intelligenti potessero usare il laser per comunicare: gli astronomi cercano un segnale sotto forma di impulsi luminosi di brevissima durata e di alta intensità. Altri mezzi ipotizzati sono i neutrini o altre particelle esotiche, fino a prevedere messaggi scritti in molecole organiche o virus. Alcuni anni fa è stato trovato dna in meteoriti. Una variabile da considerare è la durata di una civiltà in grado di comunicare: più essa è lunga, più è probabile che i segnali che invia siano visti da noi. Trasmettere potenti onde radio attraverso la galassia presuppone un’ingegneria molto sviluppata e richiede molta energia. E’ sicuro che una civiltà aliena adeguerebbe  la propria tecnologia in  modo da minimizzare l’impatto ambientale? E’ anche possibile che lo sviluppo tecnologico sia incompatibile, ad un certo punto, con la sopravvivenza della civiltà intelligente.
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Oggi sappiamo che il numero di stelle nell’universo è pari a 1 seguito da 23 zero. Dato questo numero, è arrogante da parte nostra pensare che il nostro sia l’unico Sole con un pianeta che ospita la vita, e che questo sia l’unico sistema solare con una forma di vita intelligente. ( Edwuard J.Weiler, direttore Nasa).
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La vita è una mostruosa coincidenza che si è verificata una sola volta soltanto sul nostro pianeta, oppure si tratta di un fatto cosmico, e in quanto tale è diffusa in tutto l’universo? Inoltre qual è il tempo medio perché nasca la vita intelligente? Quali sono i fattori che possono aver ritardato o accelerato questo sviluppo sulla Terra? Sono questioni chiave per valutare la frequenza della vita e dell’intelligenza in relazione alla durata dell’Universo e alle distanze. Ciò influisce sulle probabilità che noi abbiamo di intercettare segnali di vita intelligente dall’universo.
( Sintesi tratta da alcuni brani del libro di Paul Davies: "Uno strano silenzio", edizioni Le Scienze, 2012).

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La vita intelligente potrebbe essere un fenomeno unico, e l’unico pianeta abitato da esseri pensanti  può essere la Terra. Ciò è possibile, anche se inverosimile. Ma la verità potrebbe essere un’altra. Lo strano silenzio del cosmo che ci circonda potrebbe essere l’esito di estinzioni di civiltà che non hanno saputo gestire la tecnica. Se esseri viventi in grado di sviluppare una tecnologia avanzata si dedicano al consumo rapido delle risorse e alla alterazione irreversibile dell’ambiente planetario, la civiltà creata da quegli esseri viventi ha vita breve. La tecnologia può essere allora paragonata ad un fiammifero che si consuma in un secondo con una rapida combustione. Questo avviene perché parallelamente alla conoscenza tecnica non si sviluppa una adeguata coscienza etica.   Una civiltà che consuma il pianeta e se stessa in 30-40 mila anni è paurosamente simile alla nostra ( per la terra gli etologi parlano della sesta estinzione, la sesta grande estinzione di massa). Il silenzio che ci circonda potrebbe essere il silenzio della stupidità e dell’arroganza, esattamente simile a quella dell’Homo sapiens che ci sta avviando all’estinzione sulla terra. Aver confidato solo in se stessi e nella propria specie, aver soffocato e distrutto tutte le altre specie con uno stupido ed egoistico antropocentrismo potrebbe essere il motivo della nostra prossima fine come quella di altre civiltà aliene. La vita  è basata sul rapporto equilibrato tra ciascuna  specie con tutte le altre, e questo rapporto di rispetto e coesistenza non può  venire meno, pena la fine della vita sul pianeta. Purtroppo, fino ad oggi, la civiltà umana fa parte di quelle civiltà avviate al silenzio cosmico.

martedì 12 febbraio 2013

Italia cementificata


Riporto il seguente post, che condivido completamente, di Laura Bernardi tratto dal suo blog "Libera di pensare":


L'Italia è tanto cementificata

la vera emergenza è il (presunto) calo demografico?

io non credo minimamente che ci sia un calo demografico,anche perchè i numeri parlano chiaro:




tabella tratta dal sito:  http://it.wikipedia.org/wiki/Demografia_d'Italia


semmai, mediamente, per coppia, è calato il numero di figli,ripeto:per coppia. ma la popolazione totale aumenta lo stesso, per fortuna (direi io) non alla velocità della luca (così sarebbe se si facessero, per coppia, 8-10 figli come 50 anni fa!) ma alla velocità (ahimè) comunque del suono.

fortunatamente, negli ultimi anni ci stiamo "assestando", per me è una fortuna.

e invece?

e invece abbiamo la Chiesa, i politici e alcune persone che sento in giro che dicono con preoccupazione (!!!) che

gli italiani non fanno più figli.....ci avviamo all'inverno demografico.......

sostituendo alle parole "calo del numero dei figli procreato pro-coppia", quelle,a mio avviso non vere, di "calo demografico",

come a voler dire che la popolazione italiana sta diminuendo, insomma come se ci stiamo avviando verso la nostra estinzione, come il panda!!

come si fa a non capire che sono falsità?







per ovviare a questo (finto) problema dell'assestarsi della popolazione italiana (e chissà,magari anche per altri motivi......) ecco che i nostri politici hanno ben pensato di fare entrare in massa, letteralmente senza limite numerico,
una massa di stranieri con abitudini diverse dalle nostre, che fanno parecchi figli (anche se ho letto di recente che pare che gli stranieri che vivono qui da un pò di tempo stanno iniziando a fare meno figli pro-coppia, segno positivo a mio avviso) e, guarda un pò, occupano interi settori di lavoro (corrieri espressi, cucine...) mentre parecchi italiani sono a spasso (la cosa mi pare strana. I mass media dicono che gli italiani non vogliono più fare certi lavori; io dico che italiani che "si abbasserebbero", come dicono loro,  a fare "certi lavori" ci sono eccome, ma chissà perchè quando cercano questi lavori non vengono presi, mentre poi prendono stranieri, e non per lavori che richiedono chissà quali qualifiche o esperienza

esempi? portinai, corrieri espressi...ecc.......lavapiatti.......

Per me qualcuno li aiuta).

Naturalmente l'arrivo,favorito dai politici, in massa e senza limiti numerici di stranieri e figli, ha creato una pressione antropica notevole, in un'Italia già gravemente sovrappopolata -- si parlava di sovrappopolazione già
50 anni fa:


Il presidente del Consiglio ha infine sottolineato la gravità del problema della sovrappopolazione dell’Italia e ha informato Truman degli sforzi del governo di Roma nella ricerca di soluzioni internazionali al problema dell’emigrazione italiana. «Gli Stati Uniti — ha risposto Truman — riconoscono pienamente la necessità di concludere accordi internazionali per regolare la questione del sovrappopolamento di alcuni paesi e contribuire nello stesso tempo alla valorizzazione di altre regioni».

Dunque, sui quotidiani del settembre 1951 si leggevano frasi come quella evidenziata. Frasi che sottolineavano come un’Italia popolata da poco più di 40 milioni di persone fosse un’Italia afflitta da un “grave problema di sovrappopolazione”.
Sono passati cinquant’anni, la popolazione è cresciuta di circa il 50% rispetto ad allora e continua a crescere al ritmo di circa l’1% all’anno (oltre 570.000 persone, secondo i dati ISTAT), eppure oggi ci sentiamo raccontare da una nutrita schiera di personaggi dalla dubbia attendibilità che l’Italia deve far fronte con ogni mezzo (dall’incentivazione della natalità all’incremento delle quote dei migranti in ingresso) al proprio presunto “spopolamento”.

dal sito:  http://www.oilcrash.com/italia/commenti/degasper.htm




 un'Italia, insomma, che non aveva minimamente bisogno di nuove persone, nè fatte nascere da italiani stessi (attraverso l'aumento delle nascite, che i politici e la chiesa vorrebbero! Quanto importa a loro delle nostre CONDIZIONI DI VITA?  e quanto importa a noi stessi? quando sento persone schiacciate sul treno o sui mezzi, o in coda su una qualsiasi strada, parlare dei figli, di gravidanze e di programmare altri figli, me lo chiedo spesso, come fanno?)
nè portate da fuori (stranieri e figli. Per politici e chiesa dovremmo persino essere grati per i numerosi figli degli stranieri perchè-dicono- ci pagheranno la pensione.
Parole brutte,secondo me.
La pensione,credo, uno se la dovrebbe fare da sè, se solo lo stato togliesse le sue zampe dai nostri soldi, noi stessi ci mettiamo da parte i soldi per la nostra pensione.
non siamo degli stupidi).



Sovrappopolazione=aumento del cemento.
guardate questo articolo:




l' articolo qui sopra è ritagliato da metro, quotidiano di milano.


noi siamo parte del problema...possiamo cambiare le cose,partendo dal nostro piccolo, facendo meno figli...

non crediamo a chi ci dice (mentendo, è ovvio, basta guardarsi in giro) che ci stiamo estinguendo...

in realtà ci stiamo soffocando l'un l'altro...

lunedì 11 febbraio 2013

Le dimissioni



Nel momento in cui il Papa abbandona per la prima volta dopo secoli la sua carica, penso al disperato destino umano, a questo scorcio di epoca così irrimediabilmente priva di speranza. Qualcuno ha detto che è la modernità che avanza e trasforma la storia e anche il papa si adegua alla modernità. Ma il gesto va interpretato ermeneuticamente nella sua lampante simbolicità. E' il richiamo di fronte a un mondo sordo, a un mondo oscurato, senza significato.  Dio è sparito da un pezzo, dentro le stradine asfaltate delle periferie, nei grigi casermoni di cemento, nei mucchi maleodoranti di spazzatura, nei piloni di cementoarmato che sorreggono gli enormi, brutti, squadrati centri commerciali, vere uniche cattedrali rimaste dove la gente va a trovare conforto in insulsi oggetti ad una vita senza senso. Non c'è più nulla di sacro in questo pianeta, sparito nei fumi riversati nell'aria, nelle foreste disboscate, nelle acque di fiumi e laghi riempite di tossici, nelle campagne ridotte a discariche, nelle megalopoli teatro di una vita da incubo. In un mondo così persino Cristo può scendere dalla croce.
Non sono credente, ma quel papa che arretra, forse per vecchiaia o forse per rassegnazione, che dice in latino e sommessamente il suo discorso di rinuncia, riesce a smuovermi dentro l'emozione della verità. La verità, diceva Schelling, ha voce sommessa ma insistente. La sommessa voce del papa dice in una lingua antica la verità di una perdita irrevocabile che riguarda l'essenza stessa dell'uomo. Non abbiamo più tempo e la verità insiste a chiamarci ad una responsabilità che continuiamo a rifiutare. Sordi e ciechi continuiamo a uccidere la natura come niente fosse. Forse tutto questo non c'entra niente con le dimissioni di Benedetto. Ma spesso i fatti parlano più di tutte le intenzioni e le parole per spiegarli. Per me il papa oggi ha gridato in mezzo a una massa di zombie, ci ha esortato a fermarci.
Nelle improvvise  dimissioni c'è una piccola Apocalisse. Ma  in ogni apocalisse c'è anche un richiamo salvifico che bisogna saper ascoltare.
Nessuno come Ceronetti ha posto l'accento sulla perdita della natura come luogo del sacro. Riporto il seguente brano  in cui lo scrittore filosofo denuncia la follia umana e il   destino, apparentemente disperato,  cui stiamo avviando il pianeta. Eppure  c'è la possibilità di capire  con il cuore, prima che con la ragione, dove ritrovare noi stessi.
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"Tutto tende alla potenza e ogni crescita in potenza abbrevia gli anni della presenza umana sulla terra, corrodendo l'abitabilità di questo già per destino pochissimo abitabile pianeta - irreparabilmente.
Quando parli ecologia, subito lo avverti questo muro in cui non si fanno brecce: " tra dieci anni? E dovrei rinunciare a vivere come mi pare oggi, perché non muoiano tutti gli alberi tra dieci?". Dieci, neppure venti...Il Breve Termine non spaventa nessuno, eppure siamo leti sub dentibus, dunque c'è un piacere a sentirsi nella carne i denti della morte planetaria, forse perché è sentita piacevolmente inattuale, senza l'urgenza di quella personale. Oppure non esiste la specie; e la solitudine del principio individuale non è minimamente solidale con la multiforme vita da cui dipende la propria: siamo qua, miliardi di deambulanti mortifere pestifere monadi cieche, ciascuna contenta di non essere parte bruta del tutto di cui è necessariamente parte, in quanto è dubbio, è metafisicamente  piuttosto incerto, che esista davvero, questo visibile Tutto creato dall'insania del nostro Logos...
Un punto fermo mi pare questo, di effetto cordialmente vasodilatatorio: non si può (proprio è impossibile) parlare seriamente di ecologia senza che per successivi scatti di molla rapidi siano evocati nella sua integrità il disperato destino umano, la difettosità e la tortuosità della coscienza, gli inganni dell'istinto vitale, l'impurità incurabile che ristagna nelle anse cloacali della razionalità. E anche, con quello, la poesia, il rischio, l'operare degli Dei, il mistero biologico della Divinità, il sadismo e il dolore della storia, la Necessità e la Nemesis, la verità oracolare e profetica nei suoi appuntamenti storico-temporali. Ed ecco: se il nobile e, come può, sapiente cavallo da tiro Verde si volta a guardare che cosa sta tirando, di tanto pesante, che lo sfiata - vedrà il Carro di Fieno di Bosch, una sua versione enorme, e avrà il piacere di trasformarsi subito in un monumento di sale.
Quante volte l'avrò citato, ripetuto a me stesso, questo che metterei tra i cento più bei pensieri del mondo: "Nessun pensatore oserebbe dire che il profumo del biancospino non è importante per le costellazioni"? (E' di Victor Hugo). E vorrei proporlo come summa indicibile del verdismo astratto, del verdismo speculativo (la Protezione Filosofica dell'ambiente) e fiore che nella teca del cuore non rinsecchirà, ma un pensiero così folgorantemente esatto, al cento per cento scientifico appena ne gratti il lirismo, potrebbe mai infimamente regolamentare, introdurre un pallido albore di resipiscere, in questi ribollimenti compatti, universali ormai, di violenti deliri istituzionalizzati che in dirotti eufemismi chiamiamo sviluppo economico, Stato sociale,progresso tecnico, poggianti su Università, governi, opinioni, affari? Il medesimo che avrà, leggendo il manuale, esclamato oh bello! e com'è vero! non si affannerà certo per dissuadere un trattorista dal rovesciare i gas di scarico del suo mezzo sulle siepi di biancospino e non dimenticherà la raccomandazione di sua moglie, di comprare per lei un certo spray dei più invisi alle costellazioni.
Nello spazio occupato da una Casalinga non può penetrare nessuna bandierina verde, se non si tratti di una convertita. Fiumi e mari davanti a lei si retraggono con spavento; sono meno pericolose le petroliere, le navi dei veleni...Per l'ambiente le casalinghe sono dei dracula, delle SS...Avere tutto che brilla, tutto bianchissimo, e lavorare pochissimo per preparare un pranzo, ricorrendo all'alimentazione industriale, è la regola unica, applicata con metodica ferocia. Il frigorifero, la lavatrice nocivi all'ambiente? Provocatori di melanoma da raggi cosmici tra un anno? Ma cosa farnetichi? Che lingua mi parli? E: "Senza macchina come farei?". E: "Torno dal lavoro alle otto!". E: "Io prendo tutto al supermercato..." Certo l'aria è irrespirabile e l'acqua imbevibile, ma è una questione tecnica, non dipende mai dagli intangibili comportamenti individuali, ci sono le sigle istituzionali per questo, come per tutto il resto. Eh si, aveva ragione il Sublime Gotama, "è un letamaio la casa", verità che sussiste e si rinnova, crudele, anche nel dramma ecologico che viviamo. La casa è un letamaio che, per ripulirsi,  ha inventato infiniti modi per trasformare il mondo in un immenso letamaio. Differenza tra tana e tana: l'umana soltanto è micidiale all'ambiente, parte della faccia tenebrosa dell'uomo, spavento della natura. Dappertutto case, dappertutto brulicare di rifiuti che acidi e fuoco non dissolvono più. L'ospedale più pulito è un tremendo porcile, che infetta non soltanto i dintorni ma, in un mondo unificato, arriva con le sue sozzure di lazzaretto a portare morte in un pezzo d'Africa, mentre cauterizza, lava sangue, analizza, taglia, addormenta corpi passivi in gioiosa kermesse a Milano, a Francoforte... Letamaio è una vecchia parola di uso pratico con cui oggi intendiamo altro, rifiuti chimici, rifiuti indecomponibili; rifiuti psichici, e anche logici, vanno compresi nel suo significare: Giobbe sedeva sul letame di un mondo pastorale, bastante alla sua solitaria umiliazione, le nostre città siedono in fondo ad una voragine di letami di cui resta indecifrabile la figura. Sopraelevate, teatri, metropolitane, arene di calcio, chiese, vaticani, cremlini, minareti: tutto là dentro, in un miasma denso che sconcerta l'analisi, virulenza che il catalogo dei componenti non riesce a spiegare, perché la sua origine è più profonda, l'essenza di tanta materia inferocita è immateriale e il suo volto "ama nascondersi".
Non sono un Verde; li aiuto come posso, gli ecofili, ma li vorrei più forti in capire e in agire. L'Inquinamento è un'occasione di conoscenza che finora non si era mai presentata alla nostra mente, e superiore di gran lunga alla peste tucididea e a quella del XVI secolo: sarebbe peccato tralasciare di coglierla! Morire a occhi aperti è ancora un dignitoso morire! ...Andarsene è la soluzione migliore per non inquinare più, salvo l'usurpazione provvisoria di un po' di spazio vagamente consacrato.
L'umanità appare sedottissima dall'opportunità, che gli è benevolmente fornita, di perire. Vuole nello stesso tempo dimenticare che la fine incombe e lavorare per affrettare quei giorni di superiore filantropia, ma ci arriverà malconcia, degradata, mutilata della lucidità, della facoltà di giudicare. Non c'è soltanto indifferenza per la sopravvivenza della specie ma vergogna di farcela, cambiando strada, a tirare avanti, sempre più disperati, per un'altra decina di secoli. Parliamo a dei malati, a degli alterati, i meglio ragionanti non sono affatto delle menti sane, non è un pubblico "normale" questo, siano spettatori o lettori, è una platea di detenuti e di gente in attesa, a cui parlare con eccessiva lealtà provoca altra follia, alterazioni impensate, disagio da flash negli occhi.
L'ultima carta della persuasione biofila e filantropica è una figura in penombra, il demone androgino Ethos. Mi è familiare. Non serve a nulla dire (verdi ed ecologisti ormai si sono fatti rauchi nel ripeterlo) che certi comportamenti rispettosi e sensati contribuiscono alla salvezza comune e a non peggiorare la vita. La salvezza comune non è mai stata nelle mani di nessuno e la vita seguiterà a peggiorare a ritmo di Marcia Turca: la risposta generale sarà sempre più l'indifferenza, l'incredulità e il raddoppio del furore distruttivo perché l'attimo presente sia più violentemente vivo. Bis cecidere manus, le mani sempre ricascheranno impotenti di fronte al muro delle fronti opache, crucciate da scemenze senza numero,che la testa genera senza posa. Chi prega può pregare così:  Signore aprigli gli occhi, ma il fiat voluntas tua di quando si balbava latino in chiesa è più profondo e più saggio. E poi Dio sembra intenzionato a tapparglieli...
La stella polare è questa: che c'è una bellezza morale, la faccia di sorriso del dovere..."Fa' così: è bello!" Non perché sia utile, non perché la specie dannata esca fuori (sono miliardi nella tarppola!! cinque, sei, sette...) dalla rete dove l'hanno rinchiusa promettendogli il paradiso-in-terra (non siamo noi i padroni delle uccellande: noi siamo gli uccelli da acchiappare, i topi da intrappolare, le formiche offerte alla lingua del formicovoro) ma perché è bello proteggere un albero come un bambino, impedire uno scempio, far mettere i sigilli ad una fabbrica del cancro, aprire stabulari, non versare detersivo nei lavandini, non fare stupidamente il bagno quotidiano (su questo c'è un'ottima pagina di Pratesi) , mangiare strettamente vegetariano, ribellarsi ad un impianto di morte, non introdurre hamburger e altre sozzure nel tempio arciprofanato del corpo, non far girare motori per motivi futili; sparare alle bocche sonore che emettono rock, prendere a nerbate i piromani che incendiano i boschi, non far crescere col nostro denaro i grandi fatturati assassini (cosa più difficile che rifiutarsi al  fisco), non contribuire ad allargare il deserto, ad aumentare la bruttezza e l'oscurità del mondo.
Il bello morale ci resta, se ogni altra bellezza è perduta. Ci resta e può essere moltiplicato. La protezione ambientale è un'occasione fra migliaia per moltiplicarlo. Un atomo di pulito etico vale cento alberi del Mato arsi, li compensa sub specie aeterni. E' vita invisibile chiamata a soccorrere la straziata, sinistramente, vita visibile.  Fare questo sentendo che il male è ineluttabile e che il castigo è meritato. Perché non siamo "creature innocenti", ma degli empii e dei paranoici.  Gettare nella immane pattumiera che ci è cresciuta intorno quest'obolo della vedova, questo pane rotto sulla faccia dell'acqua. La via sbagliata non si lascia per la giusta, se la giusta non è compresa come l'unica bella. Fare appello all'utilità è non conoscere il cuore umano. Bisogna far sentire quanto importa, alle costellazioni, il profumo del biancospino. "

(Guido Ceronetti: La Lanterna del Filosofo. Adelphi, 2005 pag. 70-77)