Sul sito dell' MAHB (Alleanza del Millennio per l'Umanità e la Biosfera) è apparso un importante articolo del padre del concetto di sovrappopolazione Paul R. Ehrlich. I temi trattati riguardano l'Antropocene cioè la drammatica epoca planetaria che stiamo vivendo in cui una sola specie, quella di Homo sapiens, sta mettendo a rischio la sopravvivenza della biosfera. Illuminanti sono le descrizioni di Ehrlich sul confronto - decisamente distruttivo allo stato attuale - tra due megasistemi adattativi: quello della biosfera e quello socio-economico umano. Dallo stato di convivenza simbiotica si è passati ad un aperto conflitto. Ehrlich pone poi l'accento su un problema sottovalutato ma che invece ha un posto rilevante sulla futura evoluzione-involuzione della presenza umana sulla terra: quello dell'alimentazione, a cui sono collegati le crisi riguardanti il global warming, l'esaurimento dei suoli, l'inquinamento della terra, l'esaurimento e l'intossicazione delle acque, il problema dell'energia.
Ehrlich pone il tema centrale del ritardo della politica, dei media e della cultura sui temi dell'esplosione demografica e fa esempi incredibili, ma a cui siamo abituati noi che viviamo in un paese di tradizione cattolica. L'ignoranza ed i ritardi riguardano tutti, senza distinzioni politiche. L'associazione MAHB ha lo scopo di contribuire a diffondere la coscienza del problema. Ci sono segni positivi in tante parti del mondo, dobbiamo cercare di unificarli e di creare un vasto movimento di opinione prima, più operativo in seguito, per cambiare la coscienza del problema da parte della nostra specie prima che sia troppo tardi.
Riporto l'articolo di Paul R. Ehrlich, per la cui segnalazione ringrazio il gruppo Fb "Assisi Nature Council" (traduzione personale).
" Un
importante obiettivo dell’Alleanza del Millennio per l’Umanità e la Biosfera (MAHB) e per la Sostenibilità è ridurre la probabilità di avveramento delle previsioni che
la tempesta di problemi ambientali che minacciano l’umanità porti ad un
collasso della civiltà. Tali minacce comprendono lo sconvolgimento climatico,
la perdita di biodiversità ( e quindi dei connessi ecosistemi), cambiamento di
uso del suolo come la cementificazione o l’immissione di rifiuti tossici con il
degrado conseguente, l’intossicazione chimica globale, l’acidificazione degli
oceani, il degrado e la alterazione dei contesti epidemiologici con la
diffusione di nuove malattie, il crescente impoverimento di risorse importanti,
e le guerre per l’accaparramento di queste risorse sempre più scarse (guerre
che potrebbero essere facilmente caratterizzate dall’uso di armi nucleari).
Questo non è solo un elenco di problemi, si tratta di un quadro di numerose
criticità collegate tra loro che può essere descritto come risultante da una interazione tra due
complessi sistemi adattativi: il sistema della biosfera e il sistema
socio-economico umano. Le manifestazioni di questa interazione sono spesso
indicate come la “condizione umana”. Questa condizione è sempre in continuo e
rapido peggioramento determinato in particolare da fenomeni come la
sovrappopolazione, gli eccessivi consumi da parte dei popoli più sviluppati,
l’uso di tecnologie arretrate e dannose all’ambiente. Un ulteriore fattore è il
supporto del sistema sociale, economico e politico a consumi inquinanti.
Tutti i problemi sono tuttavia riconducibili in gran
parte alla sovrappopolazione e agli eccessivi consumi, specie di quelli non finalizzati al
miglioramento della tecnologia. Si può sperare che sia sempre più chiaro almeno
alle persone più istruite che maggiore è la dimensione della popolazione umana
e, ceteribus paribus, più è distruttivo l’impatto ambientale. Ma purtroppo non
sempre è così e molti ancora negano la rilevanza del problema. L’influenza della sovrappopolazione sull’ambiente è
indicato abbastanza esattamente dall’analisi dell’impronta ecologica, che
dimostra come per sostenere la popolazione di oggi con gli attuali modelli di
consumo si richiederebbe circa un altro mezzo pianeta vergine disponibile, e che
se si considerano i livelli consumistici degli Stati Uniti sarebbero necessarie
ulteriori 4 o 5 nuove Terre.
La gravità della situazione può essere meglio compresa se
consideriamo l’attività più importante di Homo Sapiens: produrre e procurare
cibi. Oggi, almeno due miliardi di persone soffrono la fame e hanno disperato
bisogno di più cibo e di migliore qualità, e la maggior parte degli analisti
ritengono che sarebbe necessario raddoppiare la produzione di cibo per sfamare
una popolazione umana del 35 % più grande e in ulteriore crescita prevista
entro il 2050. Per avere una qualche probabilità di successo, l’umanità avrà
bisogno di fermare l’espansione delle superfici dedicate all’agricoltura (per
salvaguardare i residui ecosistemi); aumentare le rese della terra coltivata,
aumentare l’efficienza dei fertilizzanti, l’uso di acqua e di molta più
energia. Sarà anche necessario modificare la produzione agricola in senso
vegetariano, ridurre lo spreco alimentare, fermare la distruzione degli oceani per
inquinamento e acidificazione, aumentare considerevolmente gli
investimenti nella ricerca agricola sostenibile, ed infine spostare al primo
posto dell’agenda politica il problema dell’alimentazione. Tutti questi compiti
richiedono modifiche sostanziali ai comportamenti umani che sono state già
raccomandate ma per ora si sono rivelate irraggiungibili. Forse uno dei
problemi più critici sono le insormontabili barriere biofisiche all’aumento
della resa dei suoli, ed anzi il tema è quello di evitare una riduzione della
resa a fronte di perturbazioni climatiche.
La maggior parte delle persone non riescono a capire
l’urgenza della situazione alimentare, perché non capiscono il sistema
dell’agricoltura e dei suoi complessi componenti, le connessioni non lineari ai
fattori di degrado ambientale. Il sistema stesso, per esempio, è uno dei maggiori
emettitori di gas serra, e quindi è un importante motore dello sconvolgimento
climatico che minaccia seriamente la produzione alimentare. Viene portato
avanti un cambiamento epocale nei modelli più che millenari di temperatura e di
precipitazioni , con la prospettiva di tempeste climatiche che mettono in
pericolo coltivazioni, situazioni di siccità in zone finora temperate, ondate
di calore e alluvioni, tutti elementi che sono già sotto i nostri occhi. In
queste condizioni, ed anzi in condizioni in continuo aggravamento, la
produzione alimentare sarà sempre più difficile nei decenni a venire.
Inoltre, l’agricoltura è una delle principali cause di
perdita di biodiversità e degli ecosistemi che sono fondamentali per la
sopravvivenza dell’agricoltura stessa e di altre attività umane; e fonte anche
di inquinamento chimico e gassoso globale, i quali entrambi pongono ad
ulteriore rischio la produzione alimentare. La sola perturbazione climatica è
una tale minaccia alla produzione alimentare e alla stessa civiltà umana, che è
necessaria urgentemente una mobilitazione di tutta l’umanità per contenere il
riscaldamento atmosferico ben al di sotto di un aumento – che sarebbe letale-
di 5 gradi centigradi della temperatura media globale. Ciò significa ad esempio
che dobbiamo cambiare gran parte delle nostre infrastrutture per il
reperimento, il trasporto e la distribuzione dell’acqua per fornire la
flessibilità necessaria per il rifornimento idrico alle colture in un contesto
di continua evoluzione delle precipitazioni.
Il cibo è solo l’area di interesse più ovvia in cui la
sovrappopolazione tende ad oscurare il futuro umano – praticamente ogni problema
umano, dall’inquinamento atmosferico, al brutale sovraffollamento delle
megalopoli, alla carenza delle risorse, alla perdita di contesti naturalistici,
alla democrazia in declino: tutti questi problemi sono aggravati dalla
ulteriore crescita della popolazione. E, naturalmente, uno dei problemi più
gravi è il fallimento della leadership politica sulla questione della demografia,
sia negli Stati Uniti che in Australia (ma in tanti altri paesi, ad esempio
l’India). La situazione è peggiore negli Stati Uniti, dove il governo non
menziona mai il problema della popolazione, a causa del timore delle reazioni
della gerarchia cattolica in particolare (ed anche di altre organizzazioni
religiose) e la destra religiosa in generale, oltre che della quasi totalità
dei media, da quelli repubblicani a quelli liberal e di sinistra, i quali
mantengono l’ignoranza pubblicando articoli in favore della natalità. In
Australia addirittura si è arrivati a pubblicizzare in TV in prima serata
programmi per avere altri bambini e famiglie numerose.
Un primo esempio è stato un ridicolo articolo di David
Brooks pubblicato sul New York Times nel 2010, in cui si invitano gli americani
a rallegrarsi perché “…nei prossimi 40 anni la popolazione degli Stati Uniti
aumenterà di ulteriori 100 milioni di persone”, a più di 400 milioni di
abitanti complessivamente.
Una simile totale ignoranza della situazione della popolazione
in rapporto alle risorse e all’ambiente è stato dimostrato da un altro articolo
apparso sul NYT nel 2012 a firma di Ross Douthat, in cui si invocavano “più
bambini, per favore”, ed uno di Rick Newman sul giornale US News in cui si
affermava che “un calo della natalità sarebbe un grosso problema”. Entrambi
sono segni ulteriori del totale fallimento del sistema educativo degli Stati
Uniti che non riesce ad rendere coscienti i cittadini e anche gli intellettuali –o presunti tali-
del problema demografico locale e generale.
E’ pertanto necessario un movimento popolare che conduca
campagne informative per correggere tale fallimento e intervenga direttamente
sui sistemi culturali fornendo una “intelligenza lungimirante” della situazione
e che chiarisca gli aspetti riguardanti i cambiamenti necessari in campo
agricolo, ambientale, energetico, e soprattutto di pianificazione demografica; tutti aspetti sui quali le
leggi del mercato non intervengono o sono dannose, e non forniscono sufficienti
informazioni. Gli analisti della società inoltre dovrebbero smetterla di
trattare la crescita della popolazione come un “dato” e prendere in
considerazione i benefici nutrizionali e sulla salute, sugli aspetti
complessivi della qualità della vita e del rapporto con la natura, e i benefici
a tutte le altre specie viventi oggi in pericolo, che deriverebbero dallo stop alla crescita
della popolazione umana ad un livello ben al di sotto dei nove miliardi e dall' iniziare un percorso di lento calo demografico. A mio parere, il modo migliore
per accelerare il passaggio verso tale calo della popolazione è di dare pieni
diritti, istruzione, e le opportunità di lavoro per le donne in tutto il mondo,
e di fornire a tutte le persone sessualmente attive informazioni sulla corretta
contraccezione, sull’aborto e sugli altri diritti fondamentali di pianificazione
familiare. Il grado di riduzione dei tassi di fertilità determinati da queste
misure è tuttora controverso, ma sarebbero comunque un programma vincente per
la società e il suo miglioramento. Non sarà mai abbastanza sottolineata l’importanza critica di aumentare l’azione attualmente insufficiente sul
fattore demografico da parte delle organizzazioni internazionali e dei singoli
stati, oltre che delle opinioni pubbliche, affinché nei prossimi decenni si
inverta sensibilmente il trend di
crescita per riportare la dimensione della popolazione umana ad un livello “umano” nel senso più proprio
del termine, essendo noi una parte della natura di questo pianeta e non i suoi
padroni assoluti. Mentre i modelli di consumo, come abbiamo appreso durante le
mobilitazioni della sconda guerra mondiale, possono essere modificati in
maniera sostanziale in meno di un anno, in presenza di certe situazioni e dati
adeguati incentivi, è molto più difficile alterare i comportamenti demografici.
Il movimento cui stiamo lavorando dovrebbe anche mettere in evidenza le
conseguenze di queste idee folli quali quella di far crescere l’economia al 3-5
% all’anno nel corso di decenni (o addirittura per sempre), come la maggior
parte degli economisti e dei politici pretendono e credono possibile. La
maggior parte delle persone “colte” non si rendono conto che nel mondo reale
una breve storia di una crescita esponenziale non implica un lungo futuro di
tale crescita.
Produrre una mobilitazione nella società civile per
sviluppare l’intelligenza e la lungimiranza sui temi della sostenibilità e
della crescita demografica eccessiva della specie umana sono obiettivi centrali
della Alleanza del Millennio per l’Umanità e la Biosfera (“rischi di incidenti
rilevanti” – mahb.stanford.edu) , obiettivi oggi condivisi da una importante
missione della University of Technology di Sidney.
I blog di MAHB – UTS sono una joint venture tra la University of Technology di
Sidney e l’Alleanza. Le domande devono essere indirizzate a
joan@mahbonline.org."
(Autore: Paul R. Ehrlich)





