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martedì 25 settembre 2018
In ricordo di un illuminato
Guido Ceronetti, scomparso il 13 settembre scorso, è stato un illuminato. Poeta nel senso di voce del tempo attuale nella sua essenza. Illuminato perché capace di vedere dove i più non vedono. Filosofo che parlando del piccolo ci porta al grande. Un rappresentante di quell'anti-umanismo che denuncia la deriva di massa dell'uomo contemporaneo, ridotto a cifra statistica nel marasma planetario della sovrappopolazione della specie umana. Uno dei pochi lucidi in un mondo di ottusi, che pensano al particulare della propria vita intesa come puro consumo e null'altro. Consumo, ergo sono. L'uomo moderno che non vede l'orizzonte, né lo spazio né il tempo: vede solo il piccolo pezzo di asfalto che ha sotto i piedi e il breve tempo del suo prossimo affare. Null'altro vede. Non vede la natura ma solo il cemento che è in grado di gettare intorno a se. Circondato da macchine terrestri e volanti, uccide piante e animali in una hybris distruttiva che guarda alla propria replicazione in massa come l'arma devastante principale, e l'unico scopo dell'esistenza oltre ai piaceri del consumo fine a se stesso. E difatti Ceronetti era un pessimista. Il suo era un pessimismo assoluto, e non a caso era ammiratore e amico di Cioran, il cui ritratto aveva sul comodino della sua stanza da letto. Quando gli si parlava dell'uomo moderno, dell'umanità attuale, lo sguardo innocente si rabbuiava e diveniva diabolicamente ironico. Aveva denunciato il grande male del pianeta Terra, la sovrappopolazione umana, in pagine memorabili. Le sue invettive contro la marea di spermatozoi fecondanti che sta seppellendo il pianeta con sempre nuove ondate irrefrenabili aprivano mondi di comprensione. La nuova guerra mondiale contro l'essenza dell'uomo non è fatta con i cannoni, diceva, ma con le ondate di miliardi di spermatozoi. La denuncia della perdita del significato dell'uomo in questa polluzione di miliardi di umani, come fossero replicanti, è ovunque nelle sue opere.
"Mi vedo riflesso nella vita idiota degli altri e mi vergogno da non poterne più. E' vergogna vivere in questo modo,mangiare e crepare, guadagnare denaro e spenderlo, e peggio di tutto procreare. Sono felice di non avere avuto figli, li avrei visti sguazzare in una simile miseria di vita."(Per le strade della vergine)
"Dunque non c'è scampo. Non siamo in grado di difenderci da noi stessi. Non sono questi che arrivano che spaventano. Non sono quelli che si vedono. E' l'ondata, è il mare in tempesta di un moto esplosivo. E' il futuro che spaventa. E' l'enorme invasione che si attende. Ci parlano di 12 miliardi di umani sul pianeta tra ottanta anni, una inezia storica. Una massa senza fine né limiti. Qualcuno teme per la civiltà, ma questa è già morta da un pezzo.Il nichilismo del '15 è vivo e vegeto non più sui campi di battaglia ma dentro le città, dentro le case. La Grande Guerra non è mai finita, non ha fine nelle date ufficiali. Siamo tuttora nella bisettrice di quel conflitto e questa non è una cosa molto capita. Veramente la Grande Guerra è l'ultima, continua fino alla fine dell'Umanità. Ci sono delle tregue d'armi, ma non si apre uno scenario di bellezza, non si cessa mai di sparare. Cambiano le tecniche ma noi siamo i nipoti e i bisnipoti di quelle mitragliatrici" (intervista al Giorno).
Mai una definizione così calzante della modernità, dello strapotere annientante della tecnica di cui la sovrappopolazione umana è un prodotto e allo stesso tempo la causa, il più devastante per la salvezza della Terra.
Nel suo "Viaggio in Italia", forse il suo libro più bello, c'è una denuncia poetica e filosofica allo stesso tempo della devastazione ambientale, cui l'Italia ha dato un contributo particolarmente doloroso visto la bellezza originaria del nostro paese."Finché esisteranno frantumi di bellezza, qualcosa si potrà ancora capire del mondo. Via via che spariscono, la mente perde capacità di afferrare e di dominare. Questo grande rottame naufrago col vecchio nome di Italia è ancora, per la sua bellezza residua, un non pallido aiuto alla pensabilità del mondo" (viaggio in Italia). Ma la denuncia dell'opera devastatrice umana è presente ovunque nei suoi libri, anche negli ultimi. "I parchi zoologici chiudono perchè tutto il mondo è diventato parco zoologico, tutti siamo in cattività, rinchiusi in file di gabbie sterminate e il cielo è una voliera." Alcune sue definizioni sono fulminanti, come lampi improvvisi di verità: "Quello del politico fu sempre un mestiere maledetto. Si potrebbe definire la politica l'Arte di Disboscare...Pace o guerra, il politico è fabbricatore di deserto. Ma noi siamo dalla parte degli alberi recisi: dei vinti, di quelli di cui il Signore dirà passando: Lasciatelo, questo viene con me".
Il suo ecologismo fu anti-umanesimo ontologico. L'oggetto disprezzato l'Homo faber, l'uomo distruttore del pianeta, il cancro della Terra. Cioè un uomo che ha perso la sua essenza, il suo senso. Un uomo che ha tradito la natura da cui viene e in cui, solo, può vivere. Un uomo , quello di oggi di questo mondo consumistico, che non è più uomo. Homo faber disprezzato in primis per la sua replicabilità micidiale, da mitraglia, nella essenza meccanica, quasi autoreplicante senza altro scopo, l'uomo massa e l'uomo macchina che infesta la Terra con i suoi numeri senza senso: otto miliardi in crescita vertiginosa in un mondo ridotto già oggi a discarica tossica. Ceronetti ce l'aveva con gli ambientalisti, i verdi, gli ecologisti che infestano la politica e i salotti parolieri per il loro ciarlare fatto di schemi ideologici ma incapaci di avere occhi, incapaci di vedere il problema di fondo: la crescita umana cancerosa. Il loro irritante parlare delle cose marginali, degli effetti, delle polluzioni, degli scarichi ma non delle cause. Irritante perché nella loro ottusa visione del mondo l'uomo è ancora lì sul trono di padrone e di Re del creato. Non capaci quindi di denunciare il male all'origine, vedere chi materialmente soffoca, chi emette, chi scarica, in una follia collettiva che vede la popolazione mondiale correre verso i 10 miliardi nei prossimi anni.E se l'uomo è ancora al centro dell'universo padrone di tutto...crepino pure e spariscano le specie viventi, gli animali selvaggi, le piante, i paesaggi naturali. Tutti accusano il consumo senza vedere il consumatore, accusano il capitalismo senza vedere il capitalizzatore, accusano la produzione senza vedere il produttore: riportano all'economia e alla politica quello che è invece mostruosità biologica, una monocoltura infestante,e praticano il giardinaggio in mezzo al cemento della sovrappopolazione umana. Questo non vedere è la massima colpa di questi finti ecologisti. Ideologi e non illuminati,anzi obnubilati, carichi di libri di verità metafisiche e incapaci di amore per gli animali e le piante. Profondamente umanisti, nel senso deteriore di seguaci di Homo faber, Homo spermaticus, Homo destruens. Ecologisti assolutamente devastanti per l'ambiente planetario. Significative queste righe di Ceronetti dedicate all'ennesima inutile e dannosa conferenza sul clima:
"La Bancarotta Ecologica. Avvolta legittimamente in una nuvola di anidride carbonica di spudoratezza, è cominciata e cessata, in Sudafrica, in novembre 2011, la conferenza (ovviamente mondiale, nessuno mancava, di quei beccamorti) sul riscaldamento del pianeta. Protocolli detti di "Kyoto" su alcune blande misure di controllo dei fumi, ormai morti e sepolti...E i terricidi di Stato, in specie i più intraprendenti nel dipingere di faccia di morto questa Terra esausta, chissà con quanto sollievo avranno dichiarato il loro collasso di bancarottieri impuniti!
La FAO, quando si riunisce, del resto, non va molto più in là...Qualche "se non facciamo..." e poi tutti a cena! Ad una conferenza sul cibo avevo partecipato: i dati erano agghiaccianti, l'avvenire è di fame, le terre fertili spariscono e non si recuperano, l'antropizzazione demografica è una condanna a morte anticipata per i nascituri, ma dai bruciamo più che si può le fonti nutritive, cemento e asfalto, asfalto e cemento, discariche di camorra, scorie nucleari Nacht und Nebel che attraversano mezzi continenti...Si era mai visto i cereali fare funzione di idrocarburi, o dati in pasto agli erbivori, le pollastre incollate a centinaia, in gabbie dove non è mai notte? Nell'occasione di questo miserabile fallimento di un pallido resipiscere di potenze disonorate dalle loro simulate adesioni a patti che non costa nulla (così gli impegni ecologici) scordarsi subito, ho udito il rintocco di questa sentenza: "La terra dei viventi è eticamente morta". A stimoli morali non si reagisce più. Guardando in su qualcuno li vede:...inimicaque Troiae-numina magna Deum."
Un Illuminato della Sovrappopolazione umana ci ha lasciato e della Terra non si vede nessuna salvezza, nessuna luce...
mercoledì 25 luglio 2018
La privacy: un mondo di automi
La grande maggioranza degli otto miliardi di umani vive già nelle megalopoli. Questi mostruosi agglomerati umani rendono la vita dell'uomo simile a quella di un automa. Le incombenze giornaliere sono standardizzate, le occupazioni ripetitive, il tempo già organizzato per gran parte del futuro che resta da vivere a questi uomini-macchina. Questi mostri di cemento, le moderne megalopoli, non sono che agglomerati di consumatori. L'uomo nella megalopoli raggiunge il massimo della sua massificazione: l'individuo perde la sua individualità per divenire consumatore medio, un prodotto della tecnicizzazione del mondo in cui ogni momento della vita è organizzato da un gigantesco meccanismo che si basa su due requisiti. Il primo è la densità demografica, cioè per reggersi il meccanismo ha bisogno di un numero gigantesco di consumatori concentrati in aree che consentano al meccanismo produzione-consumi di dare il massimo rendimento. Il secondo requisito è una ideologia massificante che renda totalitaria l'organizzazione politica mantenendo l'apparenza della libertà. Questa ideologia ha un nome preciso: la privacy, che è il fondamento del mercato in quanto il consumatore non deve avere identità ed essere completamente manipolabile.Il consumatore medio per essere manipolabile deve essere una monade, una singolarità chiusa nella sua cella virtuale fatta di consumi indotti e rapporti virtuali (ad esempio i social di internet). A questo scopo è necessario togliere la storia personale e consegnare l'individuo, privato dei suoi dati identitari, al potere senza limiti del mercato. La privacy viene presentata al cittadino come un diritto. Nella società massificata si parla di altisonanti diritti dell'uomo, diritti inalienabili ecc. Banalmente si tratta di diritti del consumatore medio che in realtà sono i diritti dei grandi produttori e gestori dei consumi.
L'azzeramento della storia personale e la creazione del consumatore medio è funzionale ad una produzione dei grandi numeri e a consumi standardizzati gestiti dalle grandi organizzazioni del mercato. In questo contesto lo Stato diviene un ente banalmente neutro, di pura regolazione del flusso dei consumi e deve perdere ogni carattere di nazionalità o di sovranismo localizzato. Appartenenza ad un determinato territorio e confini perdono di significato. La storia rielaborata dai media scade a cronaca, cronaca dei consumi e dei gusti. Nella privacy ogni individuo è uguale all'altro, e nello stesso tempo isolato nel suo mondo virtuale di bisogni indotti. Lo Stato è sempre più una tecnocrazia mentre il potere vero, dove si dettano le regole politiche generali, è sovranazionale e globalizzato. La libertà personale è tollerata se relegata al privato e mantenuta fuori dal circuito mediatico tramite la privacy.Si tratta di un'apparenza di libertà in quanto il privato è anch'esso massificato dal gigantesco meccanismo della produzione-consumo. L'interesse per l'arte e la musica sono definiti hobby e divengono mercificati nei grandi eventi, dove migliaia di cittadini consumatori fruiscono del bene culturale divenuto anche esso una merce come le altre (un simile modello vale anche per gli eventi sportivi). L'individuo consumatore crede così di vivere una sua storia culturale fatta di gusti e approfondimenti personali che nella realtà gli sono stati preconfezionati e somministrati dall'industria culturale e del tempo libero. I social del web che rappresentano un mezzo per indirizzare i gusti del "pubblico" sono discretamente ma rigidamente eterodiretti. Con la privacy la morte e la malattia divengono eventi neutri da nominare con giri di parole e circonlocuzioni. La morte e le malattie deprimono gli acquisti, ed è necessaria una gestione asettica del problema per non incidere sul mercato. Nella privacy persino il nome diviene segreto e sconveniente. Nelle strutture pubbliche e private di servizi si danno disposizioni per non chiamare più le persone con il loro nome: si designano con un numero o con l'orario di accesso.Formalmente per proteggere la riservatezza del cittadino (la via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni), in realtà per togliere alla persona il potere evocativo del nome rispetto alla propria storia e libertà individuale. Chiamando qualcuno con il suo nome si rischia di ridare una identità all'individuo-massa. L'automa delle megalopoli rischierebbe di ricordarsi di essere potenzialmente un uomo libero.
martedì 19 giugno 2018
La fata turchina
In una intervista al Corriere della Sera l'ambientalista e scienziato Michael E. Mann,direttore dell'Earth Systems Science Center (Pensylvania State university) e autore del libro"La Terra brucia" (Hoepli) nonché' creatore, insieme ad altri, del modello del riscaldamento globale, ci ammannisce le sue verità'. La prima delle quali e' un ossimoro: per lui il più' grande leader mondiale in tema di difesa dell'ambiente e' uno dei principali responsabili del disastro planetario in atto: papa Francesco. Che ha fatto Francesco per l'ambiente? Semplice risponde l'ambientalista Mann, ha fatto pressione sui petrolieri per inquinare di meno. Ovviamente l'ambientalista politically correct tace sulla propaganda del papa e dei cattolici contro i mezzi anticoncezionali e contro la pianificazione familiare. Chi e' Trump? si chiede il grande ambientalista: un pupazzo nelle mani della Exxon. Ed ecco una altra grande verita' dell'ambientalista mainstream: a salvare il pianeta ci penseranno l'Unione Europea e la Cina (Sic!) che hanno assunto un ruolo guida per combattere il cambiamento climatico. Si, avete letto bene...la Cina, il principale estrattore e consumatore di carbone a livello mondiale (il carbone e' il più' inquinante idrocarburo per quantità' di CO2 e particolato emessi). Poi il grande ambientalista passa a difendere la sua curva del riscaldamento annunciandoci che in futuro andrà' sempre peggio ma per fortuna ci sono i cinesi e le torri eoliche dell'Olanda a salvare il pianeta. Questa specie di Fata Turchina del nostro futuro planetario poi ci da il grande annuncio: Nonostante i cattivissimi Exxon e i fratelli Koch che ci stanno obbligando a consumare il loro petrolio e i loro gas, la soluzione dei problemi planetari esiste, e' già' tra noi: e' l'energia rinnovabile. Dice la Fata: " Una ricerca ha dimostrato scientificamente (sic) che potremmo alimentare l'economia globale (ari-sic) con le sole energie rinnovabili. Si tratta semplicemente di introdurre i giusti incentivi economici per accelerare la transizione verso l'energia verde che e' già' in atto". E finisce con una fantastica previsione " I Paesi che seguiranno l'energia verde (rinnovabili) andranno avanti nella grande rivoluzione economica , gli altri perderanno competitività' sul mercato economico mondiale". In effetti la Cina è ai primi posti in fatto di crescita economica. Peccato che i pannelli solari li produce per venderli agli altri (leggi Europa) mentre per le esigenze interne estrae carbone e piazza pozzi in Africa.
Di fronte a questi supposti scienziati non ci sono parole adeguate per compiangere la sorte del pianeta. Se coloro che dovrebbero individuare i problemi invocano il papa come leader della lotta al cambiamento climatico, le possibilità' di venirne fuori sono praticamente zero. So bene che la Exxon e i fratelli Koch fanno i loro interessi. Ma vedere la soluzione negli inquinatori cinesi o nella ipocrisia europea che predica di rinnovabili ma razzola con petrolio e carbone, significa non aver capito molto di quello che succede. E' appena il casi di ricordare che l'ex premier tedesco socialdemocratico Gerhard Schroder che tanto aveva predicato in favore delle rinnovabili in patria, finito il mandato se ne è andato a presiedere -profumatamente retribuito con la carica di Direttore Indipendente- Rosneft (petrolio e carbone)e la Gazprom (gas) , cioè le imprese Russe che vendono gas, petrolio e carbone a mezzo mondo. Quanto alla Merkel si guarda bene da basare l'economia tedesca sulle rinnovabili. Le usa come specchietto per le allodole, e continua a consumare petrolio e carbone.La Francia, da parte sua, aumenta ogni anno le importazioni di gas e petrolio (come dimostra anche la sua politica libica) e continua l'ampliamento delle sue 60 centrali nucleari, ovviamente tessendo nel frattempo le lodi delle rinnovabili. E poi come possono le rinnovabili sostenere da sole la richiesta di energia mondiale se la popolazione planetaria continua a crescere in maniera inarrestabile ? (Ogni anno è come se si aggiungesse al pianeta un paese come il Pakistan, 90 milioni di abitanti-consumatori). La cosa più' grave del pensiero della Fata Turchina non e' quello che dice ma quello che non dice. Mann tace accuratamente sulla causa principale del riscaldamento globale e della polluzione di carbonio in atmosfera: la sovrappopolazione umana e i tassi demografici. La causa dell'aumento della CO2 planetaria non sta nella cattiveria e nell'ingordigia dei produttori, ma negli otto miliardi di consumatori che chiedono sviluppo e consumi e, quando non lo ottengono, se lo vanno a cercare con le migrazioni.
mercoledì 30 maggio 2018
Umani troppi umani
"Questo ordine universale, che è lo stesso per tutti, non lo fece alcuno tra gli dei o tra gli uomini, ma sempre era, è e sarà fuoco sempre vivente, che si accende e si spegne secondo giusta misura" (Eraclito, frammento 22 B 30).
Dal tempo di Population Bomb non si vedeva un simile proliferare di libri sull'argomento. Anche i siti internet si stanno moltiplicando. Finalmente si comincia a parlare di sovrappopolazione anche nella cattolica, progressista e politically correct Italia. Non siamo più' marziani noi che ci battiamo contro l'eccesso demografico, e cominciano ad uscire libri ben documentati sul tema prima tabù. L'antropocentrismo e' ancora dominante, ma i dubbi cominciano a circolare e gli occhi si cominciano ad aprire . E' rimasto cieco solo chi non vuol vedere,e per ideologia rifiuta e nega l'evidenza. Eppure la grande crisi ecologica dovuta alla bomba demografica umana è davanti ai nostri occhi, con una evidenza devastante, ed invisibile solo a chi non vuol vedere per scelta consapevole (e colpevole).
Giovani ricercatori, filosofi, demografi, biologi, studenti finalmente cominciano a trattare il tema, a compiere ricerche, a scrivere libri ad avviare blog, ad intervenire nei dibattiti di ecologia. Uno dei libri più interessanti e' il recentissimo "Umani troppi umani" scritto da Andrea Natan Feltrin, un giovane filosofo venticinquenne, dottorando di ricerca in Etica Ambientale all'università' di Santiago de Compostela. Viene affrontato il tema sovrappopolazione in maniera completa, partendo da Cantillon, Defoe e Malthus e mostrando come il pensiero ecologista debba molto ai primi che denunciarono il problema ma anche riportando il tema alle sue dimensioni più ampie della moderna presa di coscienza ecologica (quella vera). L'ecologia infatti o cambia e prende coscienza della realtà del tema sovrappopolazione, o sarà destinata alla marginalità del giardinaggio per elites culturali. Nel suo ampio escursus storico sull'idea di sovrappopolazione Natan Feltrin mette giustamente l'accento sul fondamentale libro The Population Bomb di P. Ehrlich, che nel 1968 denunciò in maniera chiara e circostanziata il problema che sarebbe divenuto il principale dell'umanità. Nel testo di Feltrin vengono mostrate la nuova visione e le nuove strade da seguire che il disastro ambientale ha portato al dibattito ecologico riguardo all'esplosione demografica di Homo. Oggi, a differenza del tempo di Malthus, non si tratta più di una semplice discrepanza quantitativa tra popolazione e cibo. Dalla matematica ci siamo spostati ad una visione globale della presenza umana sulla Terra. L'umanità si trova di fronte oggi alla più grande crisi che l'umanità abbia mai affrontato. La presenza di tossici su tutta la terra, il riscaldamento climatico, la CO2, i particolati, la devastazione ambientale, il consumo di suoli, l'acidificazione degli oceani, la plastica, l'estinzione delle specie e la spaventosa riduzione della biodiversità,le megalopoli invivibili, la sparizione delle foreste, l'esaurimento delle risorse naturali ecc. ormai sono fenomeni che non possono più essere ignorati e nascosti dietro la demagogia del progresso continuo. Le civiltà che si sono estinte in passato avevano raggiunto elevati livelli di sviluppo ma non è bastato. La civiltà globale è la più complessa che sia mai esistita e anche la più specializzata.La biologia evolutiva insegna però che non è bene essere ultraspecializzati poiché, al mutare degli scenari, l'esito di un eccesso di specializzazione è l'incapacità di proporre modelli alternativi di adattamento.L'attuale big crisis è riconducibile, seppur non riducibile, alla population grouth. "La popolazione umana è in aumento e, anche se a molti benpensanti non piace ammetterlo, questo è un problema al quale non si potrà evitare di dare una risposta. Guardando il tasso di crescita demografica globale è vero che si noterà una riduzione dello stesso, da un picco del 2,08 % nel 1970 al 1,11 % nel 2017, ma non si deve dimenticare che se l'esponente è diminuito la base è, invece, aumentata. Per dirlo in altri termini l'aumento del 2,08 % di 3,682,487,700 è 71,998,600 ogni anno, mentre quello di 1,11 % di 7,515,284,160 è 82,620,880 l'anno.
Un incremento tutt'altro che trascurabile! Questo fenomeno può essere descritto anche con il nome di crescita cumulativa, difatti dal 1700 al 2012, in media, il trend di crescita è stato dello 0,8 % annuo. Lo 0,8 % potrebbe sembrare quasi trascurabile eppure in 300 anni ha portato l'umanità da 600 milioni a più di 7 miliardi.Come ha scritto l'economista Thomas Picketty : "Se un ritmo del genere dovesse proseguire nei tre secoli a venire, la popolazione mondiale intorno al 2300 supererebbe i 70 miliardi". Un incubo ecologico che comporterebbe il collasso di Gaia". Nel penultimo capitolo si parla dell'eremocene,cioè della Sesta Estinzione cui l'uomo sta portando le forme viventi del pianeta, secondo la definizione di Wilson.Dello stesso tema tratta Conto alla rovescia di A. Weisman.Come afferma Wang Yukuan: "Sapete che mi chiedono quale differenza farebbe per la vita umana se un giorno non ci fossero più i panda o le tigri? Io rispondo che senza panda, poi senza tigri, verrà il turno dei pesci, spariranno anche loro. Poi i raccolti. Poi tutto. Poi le persone". (Citato in A. Weisman: Conto alla rovescia).Come spiega il genetista Marcello Buiatti, abbiamo con la tecnica costruito macchine che hanno traformato l'ambiente in qualcosa di artificiale. Alla fin abbiamo abbiamo assimilato a macchine - pianificabili e controllabili- anche gli esseri umani. Una realtà in cui tutto sarebbe controllato e funzionale all'uomo. Una utopia in cui non ci sarebbe né necessità né posto per la diversità nostra o degli altri esseri viventi: l'antropocentrismo si appresta ad eseguire il suo assolo in un mondo svuotato di natura e sovrappopolato (come già si vede nelle grandi megalopoli che stanno crescendo in ogni parte del pianeta). Così l'era dell'Antropocene rischia di lasciare il posto all'Eremocene.Ma come dice Wilson: "la natura allo stato selvatico è un diritto di nascita di chiunque nel mondo. Le milioni di specie che stiamo minacciando sono i nostri parenti filogenetici. La loro storia a lungo termine è la nostra storia a lungo termine". In Elementi di Ecologia T.M.Smith e R.L. Smith denunciano che " "la principale causa di estinzione è la distruzione degli habitat dovuta all'espansione della popolazione umana e alle attività ad essa collegate".
Nelle sue conclusioni Natan Feltrin nega che il problema della sovrappopolazione possa risolversi con il semplice sviluppo tecnologico in quanto la tecnica può ridurre temporaneamente l'impatto ma può avere effetti anche negativi e acceleranti verso l'insostenibilità. Il problema richiede, dice l'autore, innanzi tutto un cambiamento del paradigma etico sulla nostra presenza sulla Terra. Ridicolizza infatti coloro che credono che la questione si risolverà con i viaggi interplanetari portando l'umanità in eccesso su altri pianeti: "una specie che non è in grado di convivere in armonia con il proprio habitat potrà solo inutilmente colonizzare altri pianeti. La crescita infinita su un numero X di pianeti finiti è ugualmente un assurdo logico, ma incarna ancor più, un totale fallimento etologico, se si intende con etologia la disciplina che studia gli habitus di risposta di un organismo al suo contesto ecologico". Infine bisogna arrivare al nocciolo: affrontare il problema riproduzione. Molti ritengono che il tema attenga alla sfera privata. Oggi non è più così, e i cambiamenti dell'ambiente sono un richiamo a questa necessità etica: oggi figliare è un atto di responsabilità che implica un forte concetto di limite. L'etica riguarda ogni comportamento che possa includere una relazione con altri viventi così quello che un individuo fa del proprio corpo lo fa sempre in un Mondo e in una relazione con innumerevoli altri. Oggi il numero dei figli procreati non può più dirsi semplicemente questione di gusto o di interesse di famiglia. Se si comincia finalmente a condannare da un punto di vista etico un americano che scorazza con auto inquinanti, consuma carne (da allevamenti che consumano suolo ed emettono anidride), estrae e consuma petrolio, viaggia con aerei e inquina le città di particolato, dobbiamo ammettere che anche un uomo del terzo mondo che procrea 10 figli ha ugualmente una grave responsabilità verso il pianeta, le altre specie viventi minacciate, e verso la propria stessa specie. Ambedue, l'americano iperconsumatore e l'africano (o asiatico) prolificatore, sono due ecocriminali. Come dice Dawkins: "La contraccezione talvolta viene attaccata come fortemente innaturale. E' vero, è fortemente innaturale. Il problema è che lo Stato assistenziale è innaturale. Poiché noi umani non vogliamo tornare ai vecchi sistemi egoistici in cui i figli di famiglie troppo grandi venivano lasciati morire di fame, abbiamo abolito la famiglia come unità di autosufficienza economica, sostituendole lo Stato. Ma non si dovrebbe mai abusare del privilegio del mantenimento garantito dei bambini" (R. Dawkins: Il gene egoista pp. 231-232).La pianificazione familiare costituisce non solo una necessità storica, ma soprattutto una acquisizione culturale. Nel libro, conclude Natan Feltrin, non si propone un determinato cammino politico o una strategia economica, nessun modus vivendi universalmente valido. Bisogna però cominciare a guardare con occhi diversi il mondo, occhi in cui l'etica riguardi non solo gli interessi della nostra specie senza limiti, ma di tutta la varietà della vita e della natura.
Un piccolo commento conclusivo: il libro di Natan Feltrin e' un grande stimolo alle nostre posizioni. Un invito ad uscire dalla remissivita' e dalla subordinazione alle posizioni irrealistiche e sbagliate degli ecologisti mainstream. Un invito ad attaccare gli idoli e i feticci dell'antropocentrismo, della retorica dei diritti umani assoluti, dell'idolatria della umanità' in crescita con tutta la prosopopea della fertilità' e dei bimbi belli. Un invito a cominciare ad urlare ed incazzarsi, perché' in gioco non c'e' più una posizione politica o un interesse nazionale o economico. In gioco c'e la Terra ci sono i mari e le terre, le montagne e i fiumi, l'aria che respiriamo, l'acqua che ci da la vita. Ci sono i nostri compagni di vita, gli animali e le piante, i paesaggi e le foreste che sono la sostanza della nostra esistenza su questo pianeta. Un libro per finalmente gridare e far sentire la nostra presenza e la nostra passione contro la retorica della crescita umana.
venerdì 18 maggio 2018
La battaglia africana
(Il trasporto del cadavere di un gorilla di montagna ucciso dai bracconieri)
E' l'area del pianeta dove più' evidente e' il conflitto tra uomo e natura selvaggia. Si trova nell'angolo orientale della Repubblica Democratica del Congo, al confine con Ruanda e Uganda. E' il parco più' antico dell'Africa: il parco Virunga, con gli ultimi esemplari del gorilla delle montagne. Il parco e' al centro del conflitto tra crescita eccessiva di Homo e ambiente naturale con la sua biodiversita'. Conflitto non solo metaforico: sabato 12 maggio 2018 la guardia forestale Rachel Katumwa, di 25 anni, e' stata uccisa da quattro uomini armati mentre scortava due turisti britannici verso il vulcano Nyragongo. Da gennaio sono otto le guardie del parco uccise dai bracconieri, 170 negli ultimi 20 anni. Praticamente un conflitto aperto in cui a perire non sono solo le persone: nel 2007 vennero ritrovati una decina di gorilla di montagna fucilati come nelle esecuzioni di massa. Si tratta dei rari "gorilla beringei beringei " di cui rimangono 800 esemplari, 400 dei quali nel parco Virunga. Il parco e' come uno specchio che riflette la sostanza dei problemi dell'Africa: una popolazione umana in rapidissima crescita che va ad impattare sulla natura originaria del continente. Il parco Virunga con le sue montagne innevate, vulcani, savana, paludi foreste tropicali e' un paradiso di biodiversità', dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanita', che tuttavia e' da considerare una delle zone più' instabili del pianeta. La pressione demografica sul parco e' immensa e ormai difficilmente compatibile con la sopravvivenza del parco. E' difficile proteggere l'ambiente in una delle aree rurali più' densamente popolate: 400 abitanti a km quadrato! Nel 1994 il conflitto scoppiato in Ruanda si e' esteso al Congo: più' di un milione di civili sono fuggiti dal paese, insediandosi in campi incredibilmente sovraffollati ai margini del parco. Una situazione divenuta terreno fertile per gruppi di milizie armate che reclamano, con la forza, di poter usufruire delle risorse naturali di cui dispone il Parco di Virunga. Immaginate milioni di abitanti affamati, e sotto i loro piedi 2 milioni di fertilissimi acri che pero' devono essere preservati (non coltivati) in nome di gorilla e della biodiversità'. Il risultato e' l'odio della popolazione umana verso i gorilla, gli ippopotami(crollati a poche centinaia dai 27.000 della meta' degli anni ottanta), gli elefanti e gli altri animali selvaggi rimasti.Il bracconaggio imperversa e decine di animali rari vengono uccisi ogni mese, alcuni persino bruciati per disprezzo. E la lunga sfilza di guardaparco che sono rimasti uccisi in agguati e aggressioni da parte di bande armate.
In questo precario equilibrio, le innumerevoli specie protette presenti nel Parco vengono utilizzate come pedine di una sanguinosa partita a scacchi; e primi tra tutti, i gorilla di montagna
Ulteriore elemento di instabilità è rappresentato dall’industria petrolifera, che attraverso metodi più o meno legittimi cerca di estrarre le risorse del Parco. Nel 2010, per esempio, la Soco International di Londra ha ottenuto il permesso di perlustrare circa metà del Parco. Solo l’insurrezione degli ambientalisti e dell’opinione pubblica ha, per il momento, bloccato qualsiasi tentativo di estrazione petrolifera.
Ma la storia del futuro dei gorilla di montagna, degli elefanti, degli ippopotami, della vegetazione e della biodiversità' e dell'ambiente originario del parco Virunga, e in verità' di tutta l'Africa, e' già' scritta nei tassi di crescita demografici di Homo. La povertà', la fame, i conflitti per le risorse e per gli interessi che questa crescita spropositata comporta, non lasciano scampo. Anche perché' intorno al parco, intorno a tutti i parchi dell'Africa, crescono megalopoli e bidonville, accampamenti e infrastrutture, pozzi petroliferi, tralicci, disboscamento e cementificazione. I terreni servono per nutrire gli Homo e non certo per le specie viventi di un ambiente originario sempre più' precario. L'esercito dei ranger del parco ha già' perso la sua battaglia e i 170 morti nelle sue fila non basteranno. Mantenere un ambiente incontaminato con la sua biodiversità' in un territorio sovraffollato e' impossibile, e la repubblica del Congo non farà' molto: l'esercito regolare ha spesso le mani sporche di sangue e le tasche piene di bustarelle. Onore a Rachel Katumwa ennesima vittima dell'aggressività' umana, ma la sua battaglia per proteggere il mondo naturale e' persa.
martedì 24 aprile 2018
Il legno storto dell'umanita'
C'e' da chiedersi del perche' la presenza umana sulla terra e' stata fino ad oggi una presenza contro la natura. Presenza umana significa deforestazione,cemento, inquinamento, veleni, assassinio di animali e di specie. Questa intossicazione planetaria determinata da Homo e' oggi clamorosamente evidente nel surriscaldamento atmosferico e nella patina di particolato che ricopre le terre emerse e nei continenti di plastica che galleggiano negli oceani. Fenomeno del tutto nuovo nell'ultimo secolo e' la mostruosa crescita delle nuove strutture antropiche che chiamiamo Megalopoli e che in ogni parte del globo si stanno espandendo alimentate dalla esplosione della popolazione umana degli ultimi decenni.
C'e' da chiedersi cosa c'e' di malato nel modo di essere dell'uomo e nel suo modo di stare nel mondo per determinare questa malattia della terra, oggi definita apertamente cancro del pianeta. Per quale follia il cervello umano appena vede uno spazio verde, una foresta, una spiaggia, una montagna,uno specchio d'acqua dolce, un luogo incontaminato in cui le specie viventi convivono rigogliose, e' portato a distruggerlo, a scavarlo, a gettare fondamenta, moli, porti, a scaricarvi inquinanti, a traforarlo con tunnel, a spianarlo con ruspe, a ricoprirlo con colate di cemento, a farne un luna park turistico, a innalzare tralicci, a impiantarvi seggiovie e piste artificiali, ad asfaltarlo,a sondarlo con trivelle, ad estrarne elementi, a riempirlo di rifiuti, a bruciare, verniciare, edificare, affumicare, ecc. Da dove viene questa perversione che fa di Homo l'assassino del pianeta terra, il suo distruttore?
Di fronte al disastro dell'Europa devastata dal nazifascismo,nel 1944 in piena seconda guerra mondiale, Adorno e Horkheimer si chiedevano nel loro libro "Dialettica dell'Illuminismo" scritto in collaborazione, dove il pensiero umano aveva fallito. Perché' la razionalità illuminista e la scienza avevano portato alla distruzione dell'Europa e ad una società' basata sul contrasto con la natura, con valori come il profitto economico fine a se stesso e le ideologie del progresso a scapito dell'ambiente. La loro riflessione era impietosa: il totalitarismo insito nell'illuminismo non era solo quello della degenerazione nazifascista, ma anche quello della violenza con cui il capitalismo occidentale portava alla mercificazione dell'uomo e allo sfruttamento consumistico delle risorse naturali.E non era da meno il comunismo che aveva trasformato l'uomo in una cosa sotto il dominio di una ideologia totalitaria.
Così i due pensatori della scuola di Francoforte, di fronte alla devastazione della guerra mondiale, avevano per la prima volta criticato il pensiero occidentale come si era andato configurando dopo l'epoca positivista e lo sviluppo della scienza. Non era un caso che questo fosse culminato nella esplosione della bomba atomica, a simboleggiare la violenza che animava la società' nata dall'illuminismo. L'uomo era finito in un vicolo cieco. Quel che ci sta davanti oggi, con la crisi ambientale planetaria, e' solo la conclusione di quel percorso senza uscita.
Il 900 era stato il secolo dell'avvento della società' di massa, una società' basata sulla manipolazione e sull'indottrinamento della coscienza. Il cielo veniva spogliato dal divino e i diritti assoluti dell'uomo prendevano il posto di dio. Il consumismo e il profitto è il nuovo catechismo. L'esplosione demografica trasformava l'uomo e il pianeta preparando la crisi ecologica attuale. Una crisi radicale dove e' in gioco il significato della presenza umana sulla terra e la sopravvivenza della natura, uomo compreso.
Nella dialettica dell'illuminismo viene analizzato l'aspetto violento del pensiero occidentale: l'illuminismo e' totalitario più di qualunque sistema, dicono gli autori, che scrivevano dagli Stati Uniti dove erano dovuti riparare. Un pensiero che calcola, che riduce le cose a numero, che si basa sulla potenza della tecnica fine a se stessa, che trasforma l'uomo in una cosa tra le cose, puro oggetto scientifico senza altri significati e, persino, avulso dalla sua storia in un eterno presente. Persino nella attuale esaltazione esasperata dei diritti umani, in cui il valore della vita e della presenza umana e' posto al di sopra di tutta la natura, e' possibile ritrovare una violenza distruttiva che il pensiero politicamente dominante vuole nascondere dietro gli slogan sul progresso e sulla crescita.
Nel testo di "Dialettica dell'Illuminismo" e' contenuta la famosa interpretazione dell'episodio di Ulisse e le sirene. Ulisse e' l'uomo moderno legato indissolubilmente alla tecnica e timoroso di ricadere nel passato, nella dipendenza dalla potenza del mito. Il destino di Ulisse e' si quello di salvarsi dal naufragio nel nulla della propria appartenenza al mondo animale. Ma ad un prezzo alto: quello di essere dominato dal potere della razionalità' scientifica che lo reifica e ne fa una parte della nave, cioè' della tecnica che lui si illude di dominare.E il viaggio di Ulisse non e' più' quello di un ritorno a casa, ma un viaggio verso l'ignoto.I suoi compagni, con le orecchie tappate, assorti nella prassi, sono insensibili alle bellezze della natura e Ulisse, l'uomo della scienza, ascolta l'armonia del canto ma e' impotente, legato sempre più' stretto all'apparato tecnico della nave. (Per una più' completa trattazione dell'episodio di Ulisse vedi il post su questo blog: http://sovrappopolazione.blogspot.it/search?q=la+nave+di+ulisse).
Alla fine la denuncia di Adorno e Horkheimer della deriva nichilista dell'illuminismo si e' rivelata tristemente esatta. Il risultato di questo pensiero e di questa cultura occidentale ci sta oggi davanti in tutta la sua devastante evidenza: un pianeta inquinato, avvelenato in ogni parte, cementificato, plastificato, surriscaldato e con le specie viventi diverse da Homo in accelerata scomparsa. E' la fine della natura e il collasso dell'ambiente planetario, mentre i numeri della specie umana raggiungono la patologia.
Nel momento in cui il pensiero occidentale diviene il pensiero unico planetario, la follia di Homo diviene evidente nelle sue conseguenze distruttive. Globalizzazione e' oggi sinonimo di deforestazione, industrializzazione, agricoltura meccanizzata e produzione di massa. Il simbolo della globalizzazione sono le megalopoli e i centri commerciali. La profezia contenuta in dialettica dell'illuminismo si e' drammaticamente avverata. Persino il pensiero ecologista e' diventato un fiore di plastica piantato su un blocco di cemento.
sabato 7 aprile 2018
Energia: la rivoluzione diventa italiana
Il reattore ITER in costruzione a Cadarache (Francia)
A pochi chilometri da Roma, a Frascati, sta per nascere il DTT (Divertor Tokamak Test) una piccola centrale a fusione nucleare che avrà il compito di studiare i carichi termici del plasma sulle strutture del tokamak, la camera toroidale contenente il plasma di reazione della fusione. Tempo di realizzazione 6 anni. Ad ospitare la centrale si sono candidate molte regioni italiane (Lombardia, Veneto, Toscana,Abruzzo, Puglia) ma è il Lazio che è stato scelto da ENEA. La costruzione vedra' l'investimento di 500 milioni da parte del consorzio internazionale incaricato del progetto e un indotto complessivo di due miliardi e 1600 posti di lavoro. L'impegno italiano sulla fusione non finisce qui. E' in Liguria presso la Leonardo che si stanno costruendo i supermagneti per il confinamento del plasma che andranno a far funzionare ITER, il mega reattore a fusione in costruzione a Cadarache in Francia e finanziato da molti grandi paesi come Europa, Usa, Cina e India. Anche per Iter è la tecnologia italiana che eccelle con i suoi contributi: l'Italia produrrà sia i supermagneti per il confinamento del plasma che le superfici di rivestimento interno delle camere toroidali. Infine, la notizia è di alcuni giorni fa, l'Eni è entrata con 50 milioni nel progetto Sparc del MIT americano con l'intento di accorciare i tempi rispetto a ITER: 15 anni per la realizzazione di un nuova macchina tokamak più piccola e più efficiente con produzione di energia elettrica da fusione operativa, invece del 2050 previsto dagli ingegneri di ITER. Praticamente si tratta di un salto temporale che potrebbe cambiare la storia della Terra e della presenza umana su di essa in meno di venti anni. Lo Sparc si basa su una nuova tecnologia dei magneti che implica l'uso di superconduttori ad alta temperatura (meno 200 gradi, invece dei meno 270 dei supermagneti classici alle leghe di niobio e titanio). Questi superconduttori utilizzano l'ossido di ittrio, bario e rame e furono scoperti negli anni 80 da Karl Muller e Jhoannes Georg Bednorz, a cui per la loro scoperta fu conferito il Nobel per la fisica nel 1987. Questi nuovi magneti basati sui superconduttori ad alta temperatura permettono la costruzione di reattori a fusione 65 volte più piccoli rispetto ad Iter e più potenti nel confinare il plasma. Una volta ottenuto un sistema di confinamento del plasma affidabile, si apre la strada all'energia da fusione per l'uso quotidiano e commerciale. L'idrogeno e i suoi derivati (deuterio e trizio) sono il combustibile ubiquitario ed inesauribile, e l'energia ottenibile dalla fusione e' come quella delle stelle: infinita. Non vi sono scarti radioattivi come nelle centrali a fissione. Nessuna emissione di carbonio. Questa tecnologia permette quindi di aprire scenari imprevedibili. La disponibilità' di energia carbon-free risolve il problema del riscaldamento atmosferico planetario. La non dipendenza da fonti energetiche strategiche localizzate solo in determinati paesi rende potenzialmente universale l'uso della nuova energia e indipendenti le economie delle varie zone del globo. La fine della disuguaglianza nella disponibilità' delle fonti energetiche contribuiràe all'uguaglianza economica delle varie aree del pianeta. Questo consentirà di abbattere le differenze e ridurre la necessita' delle migrazioni di popolazioni svantaggiate. Uno sviluppo economico diffuso ed equo su tutto il pianeta e' inoltre la condizione per impostare una politica di rientro demografico sostenibile economicamente e politicamente. La fusione renderà' inoltre obsolete le altre energie rinnovabili la cui produzione di energia e'costosa, poco efficiente e limitata e soggetta a variazioni in base alle condizioni meteorologiche. Scompariranno così' dal paesaggio torri eoliche, pannelli solari, dighe in cemento per l'idroelettrico ecc.
La rivoluzione tecnologica della fusione e' in grado di dare quella svolta che puo' portare il pianeta fuori dalla crisi ambientale senza passare per eventi catastrofici. Fondamentali per gli scenari futuri saranno le altre rivoluzioni tecnologiche in atto o che stanno per partire. L'uso infatti della intelligenza artificiale, dei sistemi robotizzati di produzione e i robot destinati alla assistenza e servizi, sono condizioni che -insieme all'energia pulita inesauribile- possono consentire il rientro demografico senza devastanti crisi economiche, mancanza di forza lavoro, carestie alimentari e guerre per le risorse. I processi produttivi e commerciali, grazie alla rivoluzione tecnologica, possono continuare a funzionare pur in presenza di una curva demografica in rallentamento e una società per alcuni decenni destinata ad essere composta in prevalenza di anziani, come quella tanto temuta dai demografi e indicata come società' delle culle vuote. La possibilità' di mantenere e migliorare in maniera uniforme il livello di vita delle popolazioni su tutto il pianeta potra' consentire quei fenomeni sociali legati al benessere (liberazione e istruzione della donna, scolarizzazione oltre l'adolescenza, miglioramento dei servizi sanitari, sostegno alla popolazione anziana ecc.) che favoriscono la riduzione dei tassi di natalità' e la procreazione consapevole.
Con queste importanti mosse sul tema della fusione le imprese e le istituzioni scientifiche italiane si situano ai primi posti nella corsa alla realizzazione dei prototipi e poi nella produzione e commercializzazione delle centrali operative.Fa una certa impressione vedere come l'Italia, politicamente in crisi e senza governo, con un sistema politico da paese del terzo mondo, stia almeno concorrendo con la sua ricerca tecnologica in modo sostanziale ed efficace nello sviluppo della nuova energia che tra qualche decennio rivoluzionerà' il pianeta.
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