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sabato 28 aprile 2012

LA BABELE DEI VERDI



 I verdi stanno scomparendo dal panorama politico europeo. In Italia hanno ormai nei sondaggi  percentuali da prefisso telefonico, in Francia  contano quanto il due di coppe (a briscola), in Germania si sono giocati la reputazione con le rinnovabili, a cui finalmente il governo tedesco ha tagliato le sovvenzioni denunciandone l'inconsistenza. Il Default verde viene da lontano. In particolare dalla mancanza di una visione d'insieme originale del problema ambientale. Nei verdi c'è di tutto, una vera Babele di lingue ideologiche e di idee. Dai marxisti, agli anticapitalisti, ai terzomondisti, ai pauperisti, ai decrescitari, agli antimodernisti, eccetera. A questa mancanza di originalità del pensiero ambientalista si è unita, come spesso accade a chi ha poca consistenza di idee e pensiero, una rissosità permanente.    Il movimento ecologista è così esploso in una miriade di posizioni particolari, spesso in aperta opposizione l'una con l'altra, assolutamente prive di una visione d'insieme del problema, ciascuna chiusa in un involucro ideologico rigido e poco propenso a mettersi in discussione, anche alla luce di fatti oggettivi. Quelle poche idee sono divenute totem irrefutabili e al di fuori di ogni discussione.
Sui vari temi ambientali si vedono così posizioni inconciliabili. Ma il problema sono anche le aporie e le contraddizioni interne al “pensiero” verde. I totem generano  aporie. Se il riscaldamento del pianeta è reale, non si discute l’urgenza di ridurre il consumo di idrocarburi. Eppure tutte le politiche dei verdi vanno verso l’incremento oggettivo della combustione degli idrocarburi, essendo l’unica alternativa reale il nucleare. Ormai le assemblee mondiali sulla riduzione delle emissioni di  CO2 fanno ridere tutti, in primo luogo i governi che non le prendono nemmeno più in considerazione. Se un altro dei problemi centrali è il consumo di territorio vergine, perché non opporsi all’incremento della popolazione? La finta lotta alla cementificazione dei verdi è ideologica, è lotta al sistema di mercato. Ma l'edificazione del territorio nel nostro paese e in europa non è stata minimamente rallentata dalle politiche pseudo-ambientaliste portate avanti dai movimenti dei verdi. Hanno fatto qualche manifestazione giusto per la bandiera, contro obiettivi politici e di sistema (secondo il loro punto di vista). Ma il consumo di territorio è continuato come e più di prima.E’ così che le zone ancora verdi delle periferie di tante  città italiane sono  state devastate e annichilite proprio dall'epoca della presenza dei verdi in politica. I flussi migratori sono visti con simpatia dai verdi, ma poi bisogna spiegare dove vanno ad abitare i milioni di nuovi residenti sul territorio nazionale. Si deve cementificare per forza. Ma per la mente leggera dei verdi i problemi vanno mantenuti distinti: si all’accoglienza di milioni di migranti, no alla cementificazione delle aree verdi. Dove mettere i nuovi arrivati? Questi sono problemi di bassa ragioneria per le sofisticate menti dei verdi che sono rivolte all'empireo delle idee. La sovrappopolazione devasta il pianeta con l’incremento delle combustioni, la cementificazione, la polluzione, gli scarichi, lo sfruttamento delle risorse idriche, lo sversamento dei rifiuti, nonché la fame, le malattie, le migrazioni eccetera? Sarebbe ovvio sviluppare politiche di controllo demografico nelle aree sovrappopolate. Ma qui il ragionamento trova sulla sua strada altri totem: l’antropocentrismo ideologico (prima viene l’uomo e le sue esigenze, poi se avanza qualcosa viene tutto il resto), e poi quello, udite udite, della lotta al razzismo. Chi denuncia  la sovrappopolazione   sarebbe un becero razzista.  Spiegare che l’arretratezza di tante aree del pianeta è proprio frutto della eccessiva pressione antropica sulle risorse che impedisce di destinare investimenti allo sviluppo, genera immediata irritazione nelle menti verdi. Per queste menti  povero è bello, quindi si al terzo mondo straccione e sovrappopolato, si alle migrazioni dei popoli che vanno a colonizzare le terre dei ricchi occidentali, si alla fame e alle malattie perché sono il motore del buldozer che spianerà il mondo dei ricchi. L’ideologia della  decrescita si crogiola nell’immagine delle moltitudini di disperati che affollano le periferie delle megalopoli del terzo mondo. E' lì la risorsa umana per l'esercito rivoluzionario del futuro...disastro. Una ideologia distruttiva e nichilista che vede come fumo negli occhi il progresso tecnologico e le tecnologie di produzione di nuovi tipi di energia. Le rinnovabili piacciono per la loro inefficienza, poca energia mal distribuita e irregolarmente prodotta e quindi buona per azzoppare lo sviluppo economico, vera bestia nera dei decrescitari. Che a rischio ci sia il pianeta con il riscaldamento globale, il consumo di territorio, la sovrappopolazione, l’esaurimento delle risorse, le polluzioni chimiche, agli ecologisti ortodossi non gliene può fregare di meno. Prima viene la salvezza dei totem che abitano le loro teste.

1 commento:

  1. Agobit ti adoro.

    Io non ho questo dono di spiegare i concetti come fai tu,anche se li ho già in testa.
    Per esempio sui verdi già lo avevo capito qualche anno fa,solo che spiegarlo cosi è al di fuori delle mie possibilità.

    Continua cosi.

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