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mercoledì 8 settembre 2021

Scenari di sovrappopolazione: Karachi. (prima parte)

Nel mentre ci balocchiamo a livello del pensiero verde mainstream,con il sogno di risolvere il riscaldamento atmosferico - sembra che tutto il complesso tema dell'eccesso antropico si risolva in questo unico tema - , e immaginiamo un futuro mondo verde fatto di pascoli, verdi vallate, di colline alberate e azzurri laghetti circondati da campi di pannelli fotovoltaici e torri eoliche, con stradine sterrate percorse da miloni di biciclette e auto elettriche, il mondo sta subendo ormai da qualche decennio una mostruosa trasformazione che rende inutile ogni tentativo di bloccare il riscaldamento e irreversibile la crescita esponenziale dei consumi. Con "mostruosa trasformazione" intendo il fenomeno che negli ultrimi decenni ha portato alla nascita di megalopoli con milioni di umani concentrati in spazi ristretti e un ambiente degradato da tossici, rifiuti, plastiche e altri inquinanti. Aree del pianeta sempre più sottratte al loro aspetto naturale per essere stravolte da strutture in cemento, asfalto, manufatti artificiali, con un'aria irrespirabile per particolati e fumi industriali, con prodotti inquinanti dovuti alle attività antropiche, con le acque avvelenate da liquami, chimica e plastiche, i suoli divenuti depositi chimici di fertilizzanti e veleni, spesso privati di ogni vegetazione anche spontanea per tossicità. Questi abnormi concentrati di homo non hanno più nulla di naturale o di semplicemente umano. Il rumore e' a livelli altissimi (per Karachi sono stati rilevate punte di più di 140 decibel) esteso a tutto larco delle 24 ore , per le continue attivita' umane che richiede una tanto alta concentrazione di abitanti; livelli che non consentono un riposo ed una tranquillita'anche temporanea alla maggioranza delle persone.Fu il grande fisiologo Selye che, studiando i reperti autoptici di animali vissuti in alta densita demografica in spazi ristretti, segnalo'per la prima volta gli effetti dello stress sul corpo degli animali. Tali effetti, che implicano una attivazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surreni e del sistema simpatico per continui stimoli esterni, e si concentrano in particolare su organi bersaglio quale cuore, vasi,polmoni, cervello e ghiandole surrenali, sono caratteristici degli abitanti delle megalopoli contemporanee in cui l'attività umana è continua e gli individui stressati dal sovraffollamento. Il cittadino megapolitano è esposto a malattie respiratorie, degenerative, del cuore, cancro, alterazioni psichiche e altri effetti dello stress. I farmaci necessari a curare gli effetti dell'ambiente malato e della concentrazione demografica si aggiungono agli altri tossici per moltiplicare gli effetti chimici sull'ambiente, in un circolo vizioso di autopotenziamento. Le specie animali restanti sono soggette a genocidio ed estinzioni, a squilibri degli ecosistemi, insieme alla scomparsa della flora preesistente. Per comprendere di cosa si parla con la trasformazione di cui siamo muti testimoni non servono discorsi generici, ma concreti esempi da studiare a fondo, perché lì è scritto il futuro della specie Homo e un destino catastrofico da cui è sempre più difficile salvarsi. Qui di seguito riporto alcune impressioni, tratte da viaggiatori occidentali, riguardo ad una delle più grandi megalopoli mondiali: Karachi. Ma il modello Karachi è purtroppo simile a quello di tante altre megalopoli in ogni continente come San Paulo (Brasile), Mumbay in India, Pechino o Citta'del Messico che, giorno per giorno, stanno crescendo impetuosamente sulla spinta di una crescita demografica di Homo rapida ed inarrestabile, checché ne dicano i tanti demografi che parlano di picco demografico e altre amenità simili dalle loro aule universitarie o dai dorati e ben pagati scranni degli uffici dell'Onu.
Karachi
Uno dei problemi che impressionano il viaggiatore che capita nella grande megalopoli del Pakistan è una perenne presenza di nugoli di mosche che circondano merci, in particolare cibi, animali e persone, ovunque e a qualunque ora del giorno. E' un tormento biblico, una specie di punizione divina per un patto rotto tra l'uomo e la natura. Quell'infinito numero di mosche ci ammonisce che qui è avvenuto qualcosa, un fatale oltrepassamento di un limite, uno stravolgimento di ogni legge naturale.
"Karachi è stata la capitale del Pakistan fino a che negli anni Sessanta, con il preciso scopo di sostituirla, fu costruita Islamabad. Nonostante ciò, rimane oggi il più importante centro finanziario e culturale del paese, nonché la città più grande e popolosa: ha circa 24 milioni di abitanti, ed è in costante crescita. Un recente articolo del New York Times ha però parlato di Karachi per i suoi molti problemi, a partire dall’ultimo in ordine di tempo: un’invasione di mosche. Il problema delle mosche è solo l’ultimo di una lunga serie: nei mesi scorsi le piogge della stagione dei monsoni hanno causato gravi inondazioni, con morti e feriti; poi ci sono stati alcuni blackout alla fine di luglio, che in certi casi sono durati più di due giorni; infine, a causa della costante crescita della popolazione, Karachi non riesce a smaltire Le mosche, scrive il New York Times, sono dappertutto e in una quantità tale da ricoprire quasi ogni superficie disponibile. Non danno tregua neanche alle persone, quando sono così tante, e si posano sulla merce dei mercati all’aperto, sulle case e sui marciapiedi. Oltre a dare notevole fastidio, poi, una quantità così grande di mosche può diffondere malattie come la febbre tifoide e il colera, e trasmettere infezioni agli occhi e alla pelle contaminando il cibo. Secondo gli esperti, questa proliferazione straordinaria è causata dall’acqua stagnante delle piogge monsoniche e dai rifiuti non smaltiti, soprattutto i resti di animali macellati durante la recente festa islamica Id al-Adha; il problema, poi, non sono tanto le piogge, normali per questo periodo dell’anno, ma le infrastrutture molto carenti di Karachi che non ha un buon sistema fognario e di drenaggio delle acque, oltre ad avere problemi a smaltire i rifiuti solidi. «Il Pakistan produce più di 20 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno e in città come Karachi, due quinti non vengono raccolti», ha affermato Ashraf Mall, rappresentante di Tearfund per il Pakistan. «Questa spazzatura o viene bruciata per la strada o è gettata nei fiumi, spesso finendo nell’oceano, o si accumula, causando inondazioni e problemi di salute. I generosi finanziamenti del governo britannico ci permetteranno di migliorare la vita quotidiana delle persone che vivono a Karachi e Hyderabad». Il comune ha provato con la disinfestazione tramite fumigazione e insetticidi vaporizzati, ma a quanto pare non sta funzionando: le mosche rimangono. Alcuni commercianti, soprattutto quelli che hanno il bancone all’aperto, hanno provato a trovare rimedio con mezzi propri, accendendo fuochi e usando insetticidi spray, ma sempre senza successo. Peraltro, la presenza delle mosche sta danneggiando pesantemente i loro affari: un venditore di dolci tipici, intervistato dal New York Times, ha detto che le mosche non sono un problema nuovo, ma che stavolta non sembra esserci soluzione: «Non c’è niente che possiamo fare, siamo impotenti. Gli affari vanno malissimo». Il suo rimedio per proteggere i dolci dalle mosche è coprirli con un foglio di plastica. Per risolvere il problema delle mosche andrebbe prima risolto quello dei rifiuti, che però è altrettanto complesso: Karachi è una città enorme e produce circa 12mila tonnellate al giorno di rifiuti, secondo un documento della Banca mondiale. Non è una quantità incredibile per una città di 24 milioni di abitanti – Roma ne produce quasi cinquemila tonnellate, a fronte di meno di 3 milioni di abitanti – tuttavia la gran parte di questi rifiuti non vengono smaltiti, rimangono lungo le strade oppure abbandonati in discariche improvvisate. Questa gestione fallimentare è dovuta in parte al fatto che il territorio di Karachi è frammentato dal punto di vista amministrativo: i servizi al cittadino vengono gestiti da diverse agenzie, per cui risulta difficile coordinare tutto il sistema e trovare una soluzione unitaria. Il problema esiste da anni e rappresenta un rischio per la salute degli abitanti, non solo per le mosche ma anche perché i rifiuti finiscono in mare e nella rete idrica contaminando l’acqua, oppure perché vengono bruciati per accelerarne lo smaltimento, sprigionando gas tossici." (Dal New York Times)
Ma non si tratta solo di mosche. Anche una banale osservazione dal satellite ci mostra una nuvola giallastra che, come una cappa, ricopre una enorme distesa grigia, questa non più aerea ma terrena, una specie di cancro o di muffa che mangia suolo verde e intossica ogni cosa. Non è più paesaggio ma artificio, una sussistenza aliena che indica una estraneità distruttiva di qualche specie infestante: è duro ammetterlo ma quella specie è Homo.
A nord ovest del delta dell'indo si estende su una ampia pianura circondata da modeste alture, una delle manifestazioni piu chiare di cio che aspetta il mondo in preda alla sovrappopolazione: la devastazione ambientale, naturale e sociale di Karachi, una delle megalopoli piu popolose del mondo. Nel 1947 la città aveva 400 mila abitanti, oggi ne ha 24 milioni con il suo interland, in rapida crescita (ogni anno si aggiungono circa un milione e mezzo di nuovi abitanti). Se conideriamo che nel 1921 la città aveva 240 mila abitanti, la città ha moltiplicato per 100 volte la sua popolazione in un secolo. La cosiddetta citta' e' un ammasso informe di edifici costruiti a risparmio e nella maggioranza dei casi spontaneamente al di fuori di qualunque programmazione, con cemento, legname e poco ferro, con cunicoli e viuzze senza alcun piano regolatore, sull'onda di una richiesta demografica in crescita esponenziale e rapidissima sia per nascite (sette figli per donna in media) che per l'immigrazione dalle aree rurali. Alla crescita ha contribuito la forte immigrazione islamica dall'India per le guerre di religione che hanno interessato il continente. Ma la crescita esponenziale degli abitanti delle città-megalopoli è un fenomeno globale del pianeta, alimentato dall'eccesso di nascite e dalla riduzione della mortilità dovuta al fenomeno tecnico-scientifico. Di fatto la popolazione di Karachi cresce ancora oggi del 5% l'anno. Il nucleo originario si trova tra il porto di Lalazar dove è anche il principale scalo ferroviario e la città "vecchia" posta tra gli sbocchi a mare dei fiumi Lyari e Indo. Lungo la Jnnah Road si affacciano alcuni dei più noti palazzi cittadini come il municipio, la torre Merewether, una reliquia del periodo coloniale in stile gotico e il mercato Bolton.il quartiere di Saddar è costituito dal vecchio centro coloniale di Karachi, con il Club Road — il prolungamento della precedente edificazione verso est. Il nome si riferisce al tratto dell'arteria che attraversa il quartiere coloniale di Saddar. Nelle sue vicinanze stanno gli alberghi Sheraton, Marriot e l'ambasciata USA. Tra "Jinnah Road" e "Moulvi Tamizuddin Khan", Chundrigar Road è una delle strade più famose del centro di Karachi, nota nel periodo coloniale come "McLeod". Vi si affacciano alti grattacieli (in genere costruiti da ditte cinesi), sedi di istituti finanziari e di importanti quotidiani. Vi si trova di tutto, dagli accattoni ai negozi di computer. Quando gli uffici chiudono per la pausa del pranzo, lunghe code si formano fuori dei ristoranti. Dopo le 8 di sera si svuota divenendo una strada fantasma. "Defence Housing Colony", la zona benestante di Karachi, costruita dall'esercito per i dipendenti.Saddar Town è il centro di Karachi sin dal tempo del dominio britannico, come attestano i suoi numerosi edifici in stile coloniale. Il distretto comprende i vecchi quartieri di Kharadar e Mithadar. È un'area commerciale; entro i suoi limiti sono situati lo storico Empress Market, la stazione ferroviaria e quella degli autobus extraurbani. Una delle strade più note è l'affollata "Zaib-un-nissa" intitolata a un famoso giornalista pakistano. In epoca coloniale era nota come Elphinstone Street e di quel periodo conserva ancora molti edifici, oggi sede di consolati o trasformati in alberghi di categoria inferiore. Clifton — Il quartiere di Clifton si estende sul lungomare a sud di Saddar Town. È il luogo tradizionale della passeggiata domenicale degli abitanti di Karachi. Qui si trova la casa di Zulfikar Ali Bhutto, presidente del Pakistan dal 1971 al 1973 e padre di Benazir. Davanti alla casa dei Bhutto a Clifton fu assassinato nel 1990, Murtaza, il fratello di Benazir. La nuova Karachi si estende parecchi km a sud-est dal convulso centro cittadino, su terre sottratte al mare. Vi sono sorti nuovi alberghi tra i quali il Carlton e sta per essere completato (2008) un porticciolo turistico, il "Marina Creek". "Crescent Bay" è un progetto portato avanti dalla società Emaar di Dubai. Il piano urbanistico prevede la realizzazione di un quartiere residenziale con grattacieli sul lungomare che accoglieranno alberghi e condomini di lusso.Come al solito ci sono interessi cinesi e, in minor misura, iraniani. La Cina è il principale partner che assicura mezzi e imprese per la costruzione di grattacieli, edifici, strutture portuali e areoportuali nella zona. Separato dal centro dal corso del fiume Lyari,Gulberg Town è abitato soprattutto da Muhajir, termine con cui si indicano i discendenti di quegli indiani di credo musulmano fuggiti dall'India dopo il 1947, anno che sancì la spartizione della colonia britannica in due stati indipendenti. Situato a nord del centro, oltre il fiume Lyari, Gulshan Town è quartiere degli spazi fieristici del "Karachi Expo Centre" e degli edifici dell'Università statale di Karachi, la più grande del paese. Verso est sud est si trovano i vasti concentrati umani come Hazara Colony e Hill Town o Green Belt , vere baraccopoli dove si sono concentrati le immigrazioni di gruppi etnici sia dell'interno che di nazioni vicine negli ultimi decenni. Il territorio vasto più del lazio è fortemente antropizzato ed ha subito una deforestazione totale con una superficie fangosa in cui scorrono fiumi che sono fogne a cielo aperto e le sponde del tutto prive di vegetazione per l'alta concentrazione di tossici e veleni. Per enormi distese di chilometri quadrati intorno al nucleo centrale si estende una città sparsa fatta di agglomerati senza alcun piano regolatore e cresciuti solo in funzione della crescita demografica di tutta l'area.
La composizione e multietnica: munhajir (musulmani di lingua urdu),Pathani,beluchi, immigrati bengalesi, arabi, afghani (due milioni), africani. La grande maggioranza vive in una sconfinata bidoville alla periferia della citta, periferia popolosissima senza fognature, senza servizi, spesso con discariche sparse tra le baracche, e atraversata da fiumi come il Malir e il Lyari ridotti a discariche, neri di inquinanti e schiumosi per sostanze organiche e prodotti chimici, ma soprattutto carichi di plastiche, bottiglie, contenitori, sacchi, barattoli, residui chimici e organici ed altri inquinanti che vanno rapidamente a scaricare in mare dove formano strati galleggianti che si estendono per miglia verso il mare aperto e lungo la costa. Le foto satellitari mostrano grandi macchie giallastre in corrispondenza della foce dei fiumi che si espandono a distanza nell'oceano.Il fiume è il principale immissario di sostanze reflue nel mar Arabico, con un importo stimato di 909.000.000 di litri al giorno.[8][9] L'unica entrata non-salina è il locale di deflusso delle precipitazioni. Un gran numero di settori economici, tra cui il farmaceutico, il petrolchimico, il chimico, il tessile, le raffinerie e le industrie cartarie, opere di ingegneria e centrali termoelettriche che si trovano lungo il fiume, scaricano regolarmente i loro rifiuti industriali non trattati nel fiume.[10] Con la crescente quantità di sostanze organiche fertilizzanti nell'acqua del fiume, l'ecologia marina lungo la scarpata costiera è stata colpita in modo definitivo.[11] Le sostanze inquinanti insieme ad altre perturbazioni ambientali hanno anche dimostrato di essere dannosi per la biodiversità di specie marine lungo il porto peschereccio di Karachi[12], tra cui le tartarughe verdi, gli uccelli e i mammiferi marini.[13]
Karachi e la capitale economica e sociale (quella amministrativa è Islamabad) del Pakistan, il sesto paese piu popoloso al mondo, con un tasso di natalità che lo porterà a divenire entro il 2050 il terzo paese piu popoloso al mondo.
La città è stata definita "la metropoli più pericolosa del mondo" secondo un rapporto pubblicato sulla rivista americana Foreign Policy. Questo triste primato è dovuto al tasso di omicidi che è del 25% più alto rispetto a quello della media del paese. Tra i motivi di questa criminalità record c'è la sovrappopolazione, secondo il rapporto di Foreign Policy. Tra il 2000 e il 2010 gli abitanti di Karachi sono aumentati dell'80%, "l'equivalente della popolazione di New York" nota lo studio. Decine di migliaia di pachistani provenienti dalle aree pashtun del nord ovest sono confluiti nella metropoli a causa del conflitto con i militanti islamici estremisti. Da tempo inoltre la città è controllata da bande criminali che si spartiscono il traffico di droga e di armi, sequestri di persona e altre attività illegali nei diversi quartieri. Come fece notare Lorenz nei suoi studi sul comportamento animale, dove la concentrazione demografica di qualunque specie raggiunge livelli estremi e insostenibili, si scatenano aggressività e conflitti, mascherati da lotte (e persino guerre) per le risorse o da odi religiosi. Odi reali, non virtuali, che spesso sfociano in aggressioni, uccisioni e stragi.
(Continua nella seconda parte)

8 commenti:

  1. Benvenuti all'inferno sul pianeta Terra. Inferno che... cresce assai bene!

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    1. Chissà cosa direbbe l'anonimo scemo del tuo blog che ha fatto il politecnico e ne sa una più del diavolo (non so come fai a sopportarlo, ti dà continuamente dell'idiota). Forse anche la nostra piccola Europa coi suoi 600-700 milioni di abitanti diventerà una discarica come Karachi. Un piccolo assaggio ce l'abbiamo già in certi posti, anche a Roma il degrado è ben visibile (bisogna essere masochisti per candidarsi a sindaco in questa città).

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    2. Non ti cura di loro ma guarda e passa.
      Non possiamo che ignorare le intemperanze che giungono; preferisco tenere il buono e lasciare andare via il resto.

      Le citta' europee sono ormai delle cloache e multietniche (ai pisciatori nostrani se ne sono aggiunti a migliaia di stranieri - sempre la genialata di importare problemi in massa quando non riusciamo a risolvere neppure i nostri!) e multicanine (una stima di un cane ogni tre umani e' ragionevolmente realistica, una citta' come Firenze ca 357k abitanti potrebbe avere 100k cani, il che significa almeno 100k x 2 pisciate canine in giro, una vera e propria latrina - senza considerare le feci).
      Questo solo per considerare il degrado biochimico; se andassimo su reati e violenza diffusa, si aprirebbe un altro bubbone pure peggiore.

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  2. complimenti per l'articolo, foto perfetta della demofollia che ci sta portando all autodistruzione

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  3. Che dire? Resto senza parole. È un quadro terribile, la situazione non può che peggiorare. Bisognerebbe deportare a Karachi i nostri Verdi e Rossi per i quali non esiste alcun problema demografico, la Terra può nutrire anche 50 miliardi di individui, è tutto un problema di distribuzione delle risorse, ce n'è per tutti.
    Io non vedo - mi dispiace - altra soluzione dell'asteroide o di un virus davvero micidiale, altro che questo stupido covid che ha finora fatto fuori la miseria di 4,5 milioni di esseri umani in un anno e mezzo (a fronte di oltre 100 milioni di morti per altre cause). Ovviamente mi si accuserà di cinismo, insensibilità, disumanità.
    Ma tu Agobit come la vedi in concreto? Credi che si possa davvero fare ancora qualcosa? La piccola Europa coi suoi 600-700 mln di abitanti diventerà anch'essa una discarica?
    Però un po' di allegria in questo fosco scenario: i trilioni di dollari falsi pompati nell'economia favoriranno la ripresa, la creazione di posti di lavoro e i consumi e la pace sociale.
    P.S. Da noi gli insetti stanno scomparendo e di conseguenza anche gli uccelli. Non si potrebbero importare un po' di mosche da Karachi? Scherzo ovviamente.

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  4. Qualche giorno fa il giornalista dell’avvenire Morosini ha scritto sul suo giornale, in risposta ad una affermazione contro la sovrappopolazione del ministro Cingolani, che il pianeta terra potrebbe sopportare benissimo una popolazione di mille miliardi di umani. Prima dei Verdi a Karachi dovrebbero deportarci i cristiani…dove peraltro sono perseguitati e indotti ad emigrare.

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    1. Mille miliardi .... Quando non si riesce a gestirne nemmeno otto ... Miliardi che devono non solo bere e mangiare, ma anche fare qualcosa, insomma lavorare, perché senza lavoro o occuapazione si impazzisce. Il lavoro è una necessità e fa bene al corpo e all'anima. Ovviamentente non lavori massacranti, da schiavi.
      Siamo alle prese con problemi fondamentali insolubili, come garantire acqua potabile e cibo sano e buono agli attuali otto miliardi di esseri umani, e questi deficienti di cattolici sognano altri miliardi. Dalle nostre parti, in Europa, si apre il rubinetto e viene fuori acqua - se sapeste cosa ci vuole per far sgorgare acqua pulita dai rubinetti! E i liquami! Se i depuratori si fermano (per guasti o mancanza di corrente) buona notte, altro che covid. Le infezioni e il colera dilagherebbero, si morirebbe come mosche.
      Ma che importa, quelli di Avvenire sono convinti: Dominus providebit (sta scritto sul bordo della moneta da cinque franchi svizzera).

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  5. Il modello Karachi qui delineato esemplifica in maniera adeguata l'inquietante Società ardentemente bramata/teorizzata/promossa dai natalisti di ieri e di oggi (a qualunque "credo" ideologico-politico-religioso essi afferiscano): un mondo in cui i Grandi Numeri, il (proprio) Collettivo, la (propria) Tribu' sono tutto e il singolo individuo e l'ambiente naturale contano praticamente zero...

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