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lunedì 12 marzo 2018

Il cancro invade le alpi

L'Ecomostro "Porta della Neve" nel Cuneese
Il grigio cancro del cemento sta invadendo tutta la pianura padana, le altre pianure italiane, le coste ridotte ad una continua devastante muraglia di case. Relativamente indenni dalla devastazione erano rimaste le Alpi, in cui la patina grigia del cancro si era estesa principalmente alle valli. Ora sta cambiando tutto anche li' e l'antropizzazione si sta per mangiare le vette innevate, i boschi verdi con gli ultimi cervi e scoiattoli. L'assalto e' violento, passato sotto silenzio dai media, ma violento con consumo di suolo rapido e privo di scrupoli(un suolo di grandissimo valore naturalistico). Progetti piccoli e grandi sono in corso di realizzazione, con le infrastrutture connesse, gli abusi, i condoni che si tirano dietro, mentre la ferita e lo sfregio al territorio montano prosegue devastante in un doloroso silenzio. Cinquantamila chilometri quadrati, dalle alpi Marittime alle Giulie, sono stati cementificati quasi al 50 % negli ultimi sette anni con 205 mila ettari di territorio montano urbanizzati (dati dell'Ispra). Un insieme di strade, di villette a schiera, di palazzi degni di megalopoli, di palazzi alti come grattacieli che c'entrano con il paesaggio montano come i cavoli a merenda, di centri commerciali, di villaggi turistici, di case sparse, di impianti sciistici e strutture di risalita, di hotel, di parcheggi multipiano, di deforestazioni, di strade tra i boschi, di piazzali, di sventramenti di terreno, di lottizzazioni ai margini dei centri abitati in espansione continua come metastasi della malattia umana. Il Ministero dell'ambiente che dovrebbe tutelare il tesoro naturalistico delle Alpi e' silenziosamente complice. Nei Comuni montani non esistono disposizioni che attuino la tutela del paesaggio e limitino il consumo di suolo . L'applicazione della Convenzione delle Alpi e' lettera morta, e il governo nazionale e' preso dall'interesse su ben altri fronti (come lo ius soli). Nel 1991 infatti gli otto stati che hanno le Alpi nel loro territorio, firmarono un accordo con l'obiettivo di proteggere il patrimonio naturalistico montano. L'Italia se ne e' bellamente fregata ed ha pensato ad altro, favorendo costruttori e speculatori. Ci ha messo venti anni ad approvare i protocolli che rendono valida la Convenzione delle Alpi. Anche quei protocolli sono rimasti inapplicati. Il monitoraggio degli interventi edilizi e infrastrutturali, preciso nel trattato, non e' stato mai realizzato, lasciando le alpi al loro destino: soffocare sotto un manto grigio e impermeabile, sostituendo i boschi con il cemento, preparando così' future tragedie. Ma la tragedia più' grande e' la bruttezza, lo sfregio antropico basato sull'ideologia dominante al tempo della globalizzazione: la stupidità di Homo. Al posto delle cime innevate, dei boschi e delle valli verdi abbiamo così' il frutto di tanta solerzia antropica: inutili colate di cemento con affaccio sulle piste da sci - tra l'altro desolate per la mancanza di neve, per la crisi, per l'eccesso di offerta, per la mancanza di una base economica alla speculazione pura-. Rimangono degli osceni ecomostri in luoghi dove uno si aspetterebbe la natura incontaminata, i camosci, gli scoiattoli, i cervi montani, le bianche vette. Ecomostri dai nomi accattivanti: Betulla, Genziana, o divertenti come Pisolo, Brontolo; nomi che nascondono una realtà' orrenda: giganteschi casermoni di cemento dai muri scrostati e crepati, strade dissestate, vetrate frantumate e il tutto in degrado e abbandono tra macchie di umidità', pozzanghere e muri crollati. Vengono abbattuti boschi, asfaltati prati fioriti, traforate montagne, disseccate fonti millenarie.
Gli antichi Greci consideravano le fonti tra i boschi o alle pendici di montagne come divinità, e ne facevano delle dee che veneravano con rispetto. Noi con la nostra evoluta società consumistica ne facciamo delle fogne ostruendone le polle con colate di asfalto o inscatolandole in condotti di cemento. Alla stupidita' e alla mentalità' criminale si aggiunge la beffa: questi speculatori sono incapaci di speculare, ma sono bravissimi nel devastare inutilmente i luoghi più belli in un delirio di pura malvagità' fine a se stessa. Il complesso "Porta della Neve" a Viola nel cuneese era destinato, alla fine degli anni 70, a divenire uno dei centri turistici più' grandi d'Europa con cinema, teatro, pizzerie, centro benessere, palestre, farmacia. Poi vennero i fallimenti, i sequestri, la mancanza di neve, l'abbandono con lo sfregio permanente e irrecuperabile all'ambiente. La regione penso' all'abbattimento. Poi la saggia decisione: risparmiare i soldi necessari all'abbattimento o al rilancio e lasciare le cose come stanno. E su tutta la valle e' come se ci fosse passato un conflitto, una specie di Mosul sulle Alpi, rovine abbandonate e un territorio divenuto oscena testimonianza della capacita' umana di assassinare la natura. Assassinare Inutilmente. In Val Tanaro villette a schiera affacciate sulle discese degli sciatori vicine al mare ligure. Il mercato ha condannato tutta l'operazione lasciando il progetto realizzato a dimostrazione perenne di quello che era: pura speculazione cementifera con una crosta di cemento e asfalto a lastricare la valle alpina. Il tutto preda dell'abbandono e del fallimento: le villette non hanno trovato compratori e non le vuole nessuno, nemmeno regalate. Ma le imprese costruttrici non si sono arrese, basta spostarsi di alcuni chilometri e riprendere a costruire nelle verdi valli boscose e vicino alle vette, distruggendo tutto. L'orrore antropico prosegue senza soste, mai imparando dagli errori passati. La cementificazione delle alpi prosegue come nulla fosse e decine di migliaia di progetti sono in via di attuazione senza che nessuno (ne' stato, ne' regione, ne comuni) si oppongano. Così ai mostri e ai fallimenti del passato si aggiungono sempre nuove devastazioni delle Alpi, nel silenzio generale.

29 commenti:

  1. Credo invero che quello che indichi sia un rigurgito tardivo della cementificazione in Italia, mentre vedo sempre di più il fenomeno inverso, cioè lo sgretolamento dei vecchi edifici e delle strade. Invero l'unico cemento che servirebbe per mantenere abbastanza energia elettrica nei prossimi lustri è la costruzione in seri di microdighe, ma non sembra che il pubblico italiano sia capace di riformarsi quel tanto che basta per sopravvvivere a se stesso e spostare risorse a questo settore così termodinamicamente importante. Ricordiamo che il pubblico italiano è quello capace di proibire l'uso delle macchine a gasolio d'inverno ma non agli impianti di riscaldamento a gasolio, ben più inquinanti, tanto delle abitazioni private che soprattutto edifici pubblici! Prima l'italia si compartimentalizza in aree economiche omogenee meno peggio sarà per chi non vive in quelle più densamente popolate...Per inciso parlo dalle Marche, una delle pochissime aree in Italia autosufficienti sul piano alimentare, almeno con l'attuale agricoltura con fertilizzazione azotata dei campi a cereali. Per inciso le aree alpine del nord-est stanno conducendo una battaglia contro il lupo che mi auguro contribuirà a diminuire le entrate da turismo in questi ultimi (ultimo?) lustri di turismo di massa.

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    1. "è quello capace di proibire l'uso delle macchine a gasolio d'inverno ma non agli impianti di riscaldamento a gasolio"

      Guarda che il massimo dell'inquinamento oggi, come misurato dalle centraline, e' quello provocato dalla combustione della legna, anche nelle supertecnologiche e ad altissimo rendimento stufe a pellet... se il combustibile piu' ecologico e rinnovabile, in uso da quando esiste l'uomo, e' ora considerato quello piu' inquinante vuol dire che c'e' qualcosa che non va nella zucca degli ambientalisti.


      Per il resto, per quanto riguarda la deturpazione edilizia, il principale responsabile, in italia, e' da ricercarsi nella politica dei divieti generalizzati che ha avuto l'effetto prevedibilissimo di far andare alle stelle, col rovesciamento dello jus edificandi nel 1970, il prezzo dei suoli edificabili e quindi i valori immobiliari. Accoppiato cio' alla politica di continua svalutazione della lira da quel periodo in poi, nulla ha potuto fare argine al convergente interesse economico del pubblico e del privato nell'edificazione continua a scopo di lucro.

      Oggi la catastrofe continua sotto forma della tassazione patrimoniale che spinge gli enti locali a rendere edificabili sempre nuovi territori per aumentare gli incassi. Ha prodotto sfracelli, ed e' ben noto agli addetti ai lavori, pure la politica di concedere cubature in cambio di lavori pubblici (tipo stadi, per intenderci, che portano sempre molti voti, se avete notato oggi come oggi per avere successo nella politica bisogna essere o bravi attori o personaggi di grande successo nel mondo dello sport).

      Volendo essere tranchant, bisogna dire che insistere su ancora piu' divieti e vincoli significa non aver capito nulla: l'italia e' il paese con le leggi urbanistiche ed edilizie di gran lunga piu' oppressive d'europa se non del mondo, eppure i risultati sono davanti agli occhi: se con tutti questi divieti si fanno lievitare i prezzi, si fanno solo regali agli speculatori, fra i quali sono da annoverare appunto gli stessi enti pubblici che dall'edificazione e urbanizzazione incassano, dall'epoca 1970, grandi quantita' di denaro, che gli permette di continuare nei clientelismo ed evitare la bancarotta.

      Il problema e' che la casa dovrebbe tornare ad avere valore d'uso e non valore di riserva monetaria: il fatto che per avere l'uso di 60 mq in un condominio di periferia oggi bisogna indebitarsi per una vita intera e' una vergogna antropologica di dimensioni smisurate, e coll'insistere con queste politiche miopi e cocciute da polpottismo sessantottino si peggiora sempre di piu' la situazione.

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    2. R ""è quello capace di proibire l'uso delle macchine a gasolio d'inverno ma non agli impianti di riscaldamento a gasolio"

      Guarda che il massimo dell'inquinamento oggi, come misurato dalle centraline, e' quello provocato dalla combustione della legna, anche nelle supertecnologiche e ad altissimo rendimento stufe a pellet... se il combustibile piu' ecologico e rinnovabile, in uso da quando esiste l'uomo, e' ora considerato quello piu' inquinante vuol dire che c'e' qualcosa che non va nella zucca degli ambientalisti."

      Ti rispondo che nelle città gli impianti di riscaldamento a gasolio inquinano più del trasporto privato a gasolio, e fra i primi la parte del leone la fanno le grosse caldaie degli edifici pubblici : quindi perchè di grazia non chiudere il riscaldamento a gasolio degli edifici pubblici, che può essere facilmente controllato, ed invece vietare solo il transito delle auto a gasolio meno moderne? Rispondimi qua, se sei capace,visto che hai spostato la palla in corner, nel tuo commento, peraltro tutto da verificare.

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    3. Ecco qua il riferimento, che non dovrebbe esserti sfuggito:
      https://aspoitalia.wordpress.com/2015/12/30/inquinamento-il-colpevole-nascosto/

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    4. Non c'è inquinamento senza inquinatori. Chi non esiste non brucia né pellet né gasolio. Chi non esiste in Italia non brucia né pellet né gasolio in Italia. Chi non esiste nel Nord Italia non brucia né pellet né gasolio nel Nord Italia. Quanti tra coloro che inquinano il Nord Italia sono persone del posto? Quanti non lo sono? Come sarebbe la situazione locale (anche bruciando pellet e gasolio) senza le torme di forestieri e discendenti di forestieri?

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    5. L'inquinamento che c'e' oggi e' comparabile a quello del fondo naturale di un'italia che vivesse con meno regole e divieti, che avesse anche solo un decimo degli abitanti che ha oggi, e che dovesse arrangiarsi per sopravvivere nel bruciare quello che trova disponibile.
      In un villaggio che si scaldasse a legna, staresti per tutto l'inverno in mezzo a un fumo leggero ma tale da far urlare impazzite tutte le centraline antinquinamento, con l'"europa" che scatena multe, sanzioni, e galera per gli amministratori inadempienti.
      Il fatto e' che viviamo in una societa' di isterici che si sentono in dovere di essere degli "indignati" in servizio permanente effettivo, sempre a squillare la tromba dell'allarme e della catastrofe imminente. Un giorno, quando magari succedera' qualcosa che ci fara' male davvero e che adesso nemmeno immaginiamo, ce ne vergogneremo.

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    6. Mi permetto di non credere proprio che, a parità di condizioni, sei milioni di persone inquinino tanto quanto sessanta milioni. Affermarlo è quanto meno un minimo fantasioso.

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    7. Come se tutto ciò non bastasse, le Forze politiche uscite vincitrici dalle ultime Elezioni politiche nazionali affermano di avere tra i loro principali obiettivi (e purtroppo non c'è motivo di ritenere che stiano mentendo...) quello di un massiccio RILANCIO della natalità autoctona in pieno stile clerico-nazionalista, ovvero (in prospettiva) un'ulteriore crescita di disoccupazione, povertà/miseria, deficit spending, sovraffollamento, cementificazione "selvaggia", distruzione degli habitat naturali, dissesto idrogeologico, inquinamento atmosferico, emissioni climalteranti, ecc. ecc.
      Occorre peraltro aggiungere che qualcosa di affine era rintracciabile anche nei Programmi dei Partiti a vario titolo afferenti all'area di Centro-sinistra...

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    8. "Mi permetto di non credere proprio che, a parità di condizioni, sei milioni di persone inquinino tanto quanto sessanta milioni. Affermarlo è quanto meno un minimo fantasioso."

      Non hai colto il riferimento all'"isteria degli indignati in servizio permanente effettivo": cio' che intendevo sottolineare e' che essi si lamenterebbero anche dell'inquinamento di 6 persone, non di 60 milioni. Qualsiasi situazione per loro non va bene. Sono uomini, percio' incontentabili, e fra l'altro l'incontentabilita' che li spinge a non essere mai soddisfatti della purezza dell'aria, e' la stessa che li spinge per altri versi ad inquinarla data la loro inestinguibile smania di progresso. E' il loro mestiere e la loro condanna.

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  2. Il tema mi sta particolarmente a cuore perché ho deciso di vivere in montagna e vedo tutti i giorni l'effetto di cui parla l'autore, con il paradosso aggiuntivo che tutti danno la colpa della scomparsa dei pascoli all'avanzare del bosco, e nessuno all'avanzare del cemento che ha trasformato un bel paese in una specie di Tokyo in cui non passa neanche il sole tra le case. Qui il problema è che gli emigranti hanno usato i soldi guadagnati per rifarsi o alzarsi la casa, però poi tanti si sono trasferiti in pianura, o lo hanno fatto i loro figli, per cui le case non le voleva più nessuno ma sono rimaste; come se non bastasse, turisti e residenti vogliono la casa con vista, per cui sono andati a costruire fuori dal paese, e ancora cemento! E guai a farlo notare. Ci sarebbe da lamentare anche la trista sorte delle bellissime stalle trasformate in anonime case, ma non mi allargo.
    Un danno ulteriore che l'autore non ha sottolineato è che per costruire case la montagna viene distrutta due volte: una per il consumo di suolo, e l'altra a causa dell'abbattimento o sventramento di montagne con cave per cemento e pietre, e di alberi per gli altri materiali. Ci sono montagne che sono state letteralmente distrutte per ricavarne materiali da costruzione!!! Almeno si riciclassero!!
    Non sono invece per niente d'accordo con Fra e Winston Diaz. Fra si sbaglia a pensare che le microdighe siano una soluzione: rappresentano anzi l'ultimo assalto alle Alpi. Vengono deviati piccoli fiumi e torrenti per ricavare pochissima energia, ma con impatti enormi per quantità di cemento, distruzione di habitat ed ecosistemi, impatto acustico e luminoso, e persino rischi idrogeologici. Il paese in cui vivo sta rischiando di perdere il suo fiume, in cui tra l'altro tutti vanno a fare il bagno d'estate, per colpa di uno di questi progetti. E l'amministrazione comunale non può fermarlo! Si sta veramente raschiando il fondo del barile. I microidroelettrico di fatto è sostenibile solo grazie ai contributi pubblici, altrimenti l'investimento non sarebbe mai ripagato. Sarebbe meglio ridurre i consumi o pensare a cose come isolamento delle case, pannelli solari...
    Riguardo al lupo, io vivo nel Nord-Est e qui non c'è nessuna battaglia. Il lupo sicuramente è un animale da proteggere, però bisogna anche tenere conto degli interessi degli allevatori, altrimenti l'alternativa è la distruzione di habitat come pascoli e malghe, che comunque hanno il loro ruolo, e di un sistema di allevamento più ecologico e rispettoso del benessere degli animali, che è quello brado o semibrado. L'alternativa è chiuderli in capannoni, dove il lupo non va ma fanno una vita orribile. Bisogna confrontarsi in modo pratico, non solo ideologico, perché poi tutti dobbiamo mangiare qualcosa e non penso che eliminare completamente l'essere umano dalla montagna sia una gran soluzione.
    Piuttosto, facciamo tornare un po' di bosco in pianura, riequilibriamo le cose!
    A Winston Diaz vorrei invece dire che il suo ragionamento è completamente assurdo: come fa il divieto a permettere una cosa? Il divieto non è la negazione del permesso per definizione? Semmai il problema è che si è PERMESSO, non VIETATO, di costruire tutto quello che si voleva dove si voleva. Nei paesi in cui si proibisce di costruire in certe zone, almeno la campagna è in parte salva. Inoltre la tassazione bassa sulle seconde case ha fattoha contribuito alla cementificazione ulteriore. Sarebbe meglio che ognuno avesse solo la casa che gli serve, o almeno fosse costretto ad affittare quelle in più, altrimenti è inutile stare a lagnarsi se l'Italia viene cementificata.
    Infine, se chi ha sbagliato costruendo cose che non servono dovesse pagare tasse sull'invenduto e non avere più credito dalle banche, forse a certa gente passerebbe la voglia di lanciarsi in speculazioni immobiliari sperando di farla sempre franca.

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  3. Non mi sono spiegato: se l'effetto di una legislazione e' di rendere prezioso un bene, cio' lo rende ambìto, e quindi un sacco di gente, in tutti gli ambiti, si dara' da fare per entrarne in possesso, a scopo di lucro e di lustro. Quando quel "sacco di gente" diventa tutto il mondo, autorita' comprese, non puoi andare da sola contro il mondo. Puoi solo chiederti se, in origine, non hai sbagliato qualcosa creando il contesto per un evolvere della storia in senso opposto a quello desiderato.

    La casa, in italia, e' coi primi divieti draconiani che risalgono al 1970 che diventa un bene con valore diverso da quello d'uso e oggetto di speculazione: valore di riserva monetaria, bene da investimento. Io c'ero, e mi ricordo. E' da quel momento in poi che l'edilizia diventa oggetto di speculazione vera e propria, mentre fino a quel momento, tutto sommato si trattava ancora di dare un tetto, bello o brutto, ad un paese uscito distrutto dalla guerra e che, con l'avvento della modernita', si trasferiva in massa dalle campagne alle citta'.

    Studiate la legge Sullo: quando si discuteva di eliminare lo jus edificandi, negli anni '60, il democristiano Sullo gia' previde che la casa e la terra edificabile, beni resi scarsi e preziosi dalla legge, sarebbero diventati oggetto di tremenda e irrefrenabile speculazione. E aveva ragione, solo che aveva proposto, come soluzione, l'esproprio automatico dei terreni resi edificabili, soluzione evidentemente impraticabile in clima democratico.

    Il resto segui' automaticamente, fino ad arrivare al quotidiano, in cui la prassi dei comuni e' di rendere edificabili ogni anno porzioni del proprio territorio per cominciare ad incassare l'IMU che e' dovuta anche sui suoli edificabili in base ai metri cubi concessi, per cui il proprietario si trova, specie se povero, costretto a rivolgersi a speculatori e strozzini vari per la vendita e l'edificazione.

    Questa e' la realta'!!! Siamo stati presi in giro.

    Chiediamoci come mai i vecchi borghi e le vecchie case, cresciuti per aggiunte successive dove e quando servivano agli utilizzatori, senza alcuna anticipazione (speculazione vuol dire anticipazione), ne' pianificazione, permesso ne' progettazione, sono bellissimi e ora li consideriamo da preservare?

    Il problema e' culturale, la mentalita' del divieto sul tempo lungo non solo non serve a nulla, ma ha effetto contrario. Si puo' fare coi bambini (che comunque, non a caso, nell'adolescenza si ribellano violentemente) non con gli adulti. Con gli adulti, anche quando ci sembrano bambini, bisogna ragionare da pari a pari e cercare di creare il contesto culturale: essere civili insomma.

    Ma mi rendo conto che specie di questi tempi di inferocito moralismo giustizialistico, sono parole al vento.

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    1. Dimenticavo: chiunque conosca un minimo il settore sa che l'italia e' il paese con le piu' restrittive, prescrittive quando non folli leggi relative all'edilizia del mondo, e lo e' proprio a partire dagli anni '60...

      Uno dei problemi, storicamente, e' che con una moneta in continua svalutazione quale era la lira, sono venute su' un poche di generazioni col concetto che il risparmio e' possibile solo congelando la ricchezza in termini di "mattone" (inoltre eravamo un popolo di muratori, tutti sapevano fare malta e tirare su' muro): e' da qui che segue l'enorme quantita' di edificato INUTILE come valore d'uso, e utile solo come presunta riserva di valore. Perche' cambi questa mentalita' ci vuole tempo, ma con le nuove generazioni lentamente sta cambiando. Solo se cambia la mentalita' (=la cultura) avremo effetti duraturi e meritevoli di essere conseguiti: meglio un posto bruttino ma libero e a misura di chi ci abita che un lager bellissimo (agli occhi di chi, poi), questa e' la mia opinione.

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  4. La situazione peggiora di minuto in minuto. Ogni giorno si estinguono da duecento a cinquecento specie. Siamo la specie più inquinante del pianeta. Perché una specie dovrebbe dominare e portare all’estinzione le altre?

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    1. Perche' e' quello che cercano di fare tutte, solo che di solito non ci riescono.

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    2. Risposta errata.
      È la pressione antropica che sta gradualmente distruggendo le altre specie animali e l'ambiente naturale.

      La morte umana mi è quasi sempre indifferente, dunque accoglierei con gioia le politiche più coercitive in materia di controllo delle nascite.

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    3. Mi preme sottolineare un fatto che pare sfuggire ai più: evitare delle nascite non induce morte, la evita. Non tralasciate mai di ricordare che per poter morire occorre prima nascere, dal che deriva che chi non nasce, non muore. Ergo, è chi dona la vita ad infliggere la morte, non altrimenti.

      Buona riflessione.

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    4. Non a caso, alcuni pensatori fanno notare che parlare del "dono della Vita" sia alquanto inesatto, paradossale, scellerato, triste, ecc.

      Comunque, io reco poca importanza alla filosofia. Guardo alla morte in modo meramente biologico.
      La filosofia ai filosofi, la scienza agli scienziati. Altrimenti è un pasticcio popperiano.

      "Procreare è oggi un delitto ecologico" [P.P. Pasolini]

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  5. Risposte
    1. Una malattia sconosciuta ma presente nei laboratori segreti...

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    2. Chi vivrà vedrà.

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  6. Gustatevi questa trasmissione di rai radio 3, "tutta la citta' ne parla", del 23 marzo, dedicata a "i cambiamenti climatici e la fame nel mondo":

    http://www.raiplayradio.it/audio/2018/03/TUTTA-LA-CITTAapos-NE-PARLA-1e077330-49f0-48ca-aa4c-8fe4572e8fa9.html

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  7. Molta filosofia è da cestinare poiché essa si fonda sui perversi concetti dell'antropocentrismo. Invece, anche per salvaguardare la propria salute, le masse umane farebbero bene ad adottare una concezione ecocentrica, basata sulla ecosofia.

    L'ecologismo odierno è assolutamente superficiale e non vuole mettere in discussione il sistema politico-economico sviluppista. Piuttosto, i cosiddetti ecologisti s'impegnano soltanto a mitigare gli effetti più orridi del capitalismo industriale. Tremende conseguenze che stanno già avendo un impatto globale. È in corso un ecocidio.

    Gli Homo sapiens sono padroni di nulla. Voi tutti siete stati contagiati da questa maledetta malattia umanocentrica!

    Io ho visto ciò in occasione del terremoto in Centro Italia del 2016. Tutti (politici, giornalisti, opinione pubblica, ecc.) a lagnarsi per la morte di circa 300 umani, ma neppure una parola commemorativa per quei 10mila animali non-umani morti o feriti.

    Mi faccio vanto di essere insensibile o indifferente alla sofferenza umana.

    A causa della specie umana, questo pianeta è divenuto infernale.

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    1. R "Molta filosofia è da cestinare poiché essa si fonda sui perversi concetti dell'antropocentrismo" Concordo, ma direi che più che altro si fonda sui limiti invalicabili dell'identità individuale, perchè su quella si misurano i diritti individuali, cioè "la roba". La stessa filosofia post-umana si è basata in buona parte sulle trasformazioni, ibridizzazioni sull'individuo indotte dai gadget tecnologici: oggi è la stessa biologia sociale a vedere l'individuo come una costruzione di comodo, pià che ben definita biologicamente, vedi anche Dawkins. Sul rapporto fra morale individuale e di comunità, nuove scienze e neopaganesimo ti segnalo il mio libro https://www.amazon.it/Ritorno-al-bosco-sinestesie-morali/dp/152063157X/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1522174725&sr=8-1&keywords=ritorno+al+bosco

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    2. K:
      "Mi faccio vanto di essere insensibile o indifferente alla sofferenza umana.
      A causa della specie umana, questo pianeta è divenuto infernale."

      E' per questo che vi chiamano, apparentemente a ragione - dai sentimenti che esprimi, nazi-animalisti.
      Tipico che il gestore del blog si guardi bene dal prendere le distanze, tanto tutto fa brodo, l'importante e' attirare adepti, non importa come, e quali.

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    3. Sì chiama libertà di espressione, Winston. In un momento (il pianeta sta andando alla catastrofe...)in cui tutti debbono e possono parlare

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