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domenica 14 gennaio 2018

La fusione diventa italiana

"Basterà un solo kg di gas di isotopi di idrogeno per produrre l'equivalente di migliaia di tonnellate di carbone, gas naturale, petrolio"
Riporto questo articolo di Umberto Minopoli pubblicato sul foglio. L'articolo e' interessante perché' illustra in maniera completa, per i non specialisti, lo stato della ricerca sulla fusione nucleare. E' recente la notizia di una importante novita' per il nostro paese: sarà' localizzato da noi il Dtt (Divertor Tokamak Test) una macchina sperimentale che dovrà' studiare le condizioni ingegneristiche del reattore per ottimizzare la produzione di energia. Il fatto comporterà' 500 milioni di investimento occupazione per 1600 persone e una ricaduta di due miliardi di euro sul territorio. Tra poco partita' la gara tra le regioni per aggiudicarsi la realizzazione dell'impianto. Ma già' la rivista ufficiale dell'ambientalismo militante (Nuova Ecologia) ha cominciato a strepitare contro il laboratorio che dovrà' sorgere in Italia. Il motivo non e' ridicolo, ma comico: e' una impresa superata dalle rinnovabili. Inoltre la fusione e' sporca e inquinante. E si augurano che nel 2050, quando l'energia da fusione dovrebbe essere disponibile per tutti, ci siano solo i mulini a vento e gli specchietti solari. Ovviamente secondo gli ideologi del nuovo medioevo a quella data non ci dovrà' essere nessuna fonte energetica che produce carbonio. I cosiddetti verdi prospettano così' uno scenario apocalittico: una popolazione mondiale che sarà' di 12 (nella migliore delle ipotesi) o di 15 miliardi di umani (il doppio di oggi) in un mondo senza energia sufficiente, e quindi senza industrie e senza tecnologia senza innovazione e senza speranza. Uno scenario da incubo, da film horror. Ma tant'e' questa e' la follia umana e la distruttiva' nichilista di questo movimento cosiddetto ambientalista che, rifiutando tra l'altro ogni ipotesi di controllo delle nascite, sta lavorando alacremente alla distruzione catastrofica del pianeta terra. Qui di seguito l'articolo di Minopoli.
Per anni, finché era solo un’ipotesi teorica, la fusione nucleare è stata un intellectual dream ambientalista: l’utopia di una fonte di energia pulita e sicura, senza scorie e disponibile in quantità illimitata. Cosa di meglio da opporre, declamavano gli ecologisti ufficiali, al mostro della fissione nucleare, la tecnologia delle centrali nucleari esistenti? Oggi il dream sta per diventare realtà sperimentale. A Cadarache, nel sud francese, il consorzio internazionale Iter, una joint di tutti i maggiori paesi industrializzati (Europa, Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone, India e Corea del sud) ha iniziato la fase avanzata di costruzione dell’impianto sperimentale di fusione. A una potenza di 500 mw, esso dovrà provare (2025) la fattibilità della fusione e procedere al successivo impianto, il dimostratore Demo che genererà la prima energia elettrica da fusione. In tutto il mondo sono attive macchine di sperimentazione di test e prove di fusione che serviranno a Iter per affinare la fisica del futuro reattore, per raccogliere dati e decidere le scelte finali, costruttive e ingegneristiche, dell’impianto. Nell’orizzonte di una generazione la prospettiva di una nuova fonte di energia nucleare, cheap, intrinsecamente sicura e a rilascio ambientale zero, diventerà realtà. Una fortunata congiuntura, non casuale vista la storia della fisica nucleare italiana, la credibilità dei nostri centri di ricerca pubblici (Enea, Cnr e università) e dell’industria impiantistica ed energetica nazionale, ha consentito all’Italia di ottenere la localizzazione del più importante e significativo dei laboratori di test e centri di ricerca che dovranno sostenere Iter nella fattibilità della fusione. Si chiama Dtt (Divertor Tokamak Test). Tra pochi giorni partirà la gara tra le regioni per la localizzazione dell’impianto: 500 milioni di investimento (cofinanziati dalle istituzioni europee), 7 anni di costruzione, lavoro a 1.600 persone e ricadute sull’economia del territorio che lo ospiterà di 2.000 milioni di euro. Dtt posizionerà l’Italia ai vertici della realizzazione della fusione e dello sfruttamento futuro di questa fonte di energia. Tutto accattivante e pagante per il paese. Troppo, forse, per non suscitare il ripensamento dei Verdi sulla fusione nucleare. E suggestioni di un’ennesima campagna nimby. Stavolta contro l’investimento nella tecnologia più promettente del secolo. Tanto è bastato perché “Nuova Ecologia”, la rivista ufficiale dell’ambientalismo militante, aprisse ufficialmente la campagna contro il Dtt e annunciasse il voltafaccia sulla fusione nucleare, definita ora inutile, tardiva e, ovviamente, “niente affatto pulita”.
Basterà un solo kg di gas di isotopi di idrogeno per produrre l'equivalente di migliaia di tonnellate di carbone, gas naturale, petrolio L’argomentazione “verde” fa leva su un dichiarato pessimismo: “la fusione nucleare, sostengono, è in ritardo sui tempi previsti. E’ sopravanzata da nuove tecnologie (quali?). Il primo Kw arriverà solo nel 2050. Troppo tardi per sostituire, secondo gli accordi sul clima, i combustibili fossili. L’investimento nella fusione, continua la rivista, “drenerà risorse alle urgenze vere, incentivare le tecnologie rinnovabili”. Troppe bugie in poche frasi. Intanto: i tempi previsti del primo Kw da fusione non sono mai, sostanzialmente, cambiati. Il 2050 per la prospettiva di una sorgente di energia illimitata è in termini di pianificazione energetica perfettamente in linea con le esigenze. Nel 2050, le previsioni ufficiali indicano il marcato declino delle fonti fossili, il netto aumento della domanda di energia e l’insufficiente copertura dei consumi attraverso le rinnovabili. La decarbonizzazione come totale sostituzione delle fonti fossili comincia ad apparire non solo terribilmente costosa ma, soprattutto, infattibile. Persino negli scenari “militanti”, avventurosi e azzardati, della letteratura verde. Greenpeace presume, al 2050, una penetrazione delle energie rinnovabili all’80 per cento del consumo energetico globale. Intanto: non c’è totale sostituibilità delle fonti fossili. E c’è un non detto. La plausibilità dei numeri di Greenpeace sconta tre condizioni implicite: il contenimento dei consumi di energia ai livelli attuali (una catastrofe per i poveri del mondo e per i paesi in sviluppo); il mantenimento del contributo attuale dell’energia nucleare da fissione (17 per cento); una decrescita del Pil. Le fonti rinnovabili, si conferma, non sono sostitutive delle fonti convenzionali. La prospettiva di un contenimento dei consumi e di un freno allo sviluppo, nella visione dei Verdi, fa assumere al 2050 i caratteri di una deadline avvilente e sconfortante. Ancor più se ci si arriva senza la prospettiva, per la seconda parte del secolo, di una nuova fonte di energia, veramente sostitutiva di quelle convenzionali. Un mondo lento e al buio.
Per fortuna c’è la fusione nucleare. A che punto è? Nel 2025 l’impianto Iter di Cadarache avvierà l’ignizione del primo plasma, il fluido di atomi di idrogeno ionizzato che è il motore della fusione. L’obiettivo è raggiungere una reazione di fusione stabile, a una potenza di 500 mw, che duri più di 60 minuti e che sia esotermica: rilasci, cioè, più energia di quanta ne occorre per produrre il plasma e farlo autoalimentare. Le prove a Cadarache dureranno 10 anni. Nel 2035 si passerà al prototipo Demo che testerà la generazione di energia elettrica in rete. Energia pulita per definizione. Cos’è, in buona sostanza, la fusione nucleare? Niente di più, come in ogni centrale di generazione, che produzione di calore (da un fluido caldo) che, trasformato in vapore, alimenta una turbina e converte energia cinetica in elettricità. Banale. Solo che, nella fusione, il meccanismo di produzione del calore cambia. E riproduce quello, efficiente e copioso, del motore delle stelle: la fusione di due nuclei leggeri di idrogeno (il primo elemento della tavola atomica) che produce elio (il secondo elemento della tavola atomica, un gas inerte e innocuo) e rilascia un quantitativo libero di energia (sotto forma di neutroni veloci ed energia termica). Cosa ha in più un reattore di fusione rispetto a ogni altro reattore termico, a combustibili fossili o nucleare di fissione? L’enorme efficienza.
La reazione di fusione di due nuclei leggeri di idrogeno, sotto forma dei due isotopi di esso, deuterio e trizio, libera circa l’80 per cento dell’energia contenuta nei due nuclei originari (energia di legame). Si tratta di una quantità di energia enorme se paragonata a quella rilasciata dalle reazioni atomiche (ogni energia è atomica) nei processi chimici di combustione (gas, carbone, olio) o dalla fissione dell’uranio (centrali nucleari tradizionali). In queste ultime, ad esempio, che pure rilasciano energia in quantità imparagonabile ai processi combustivi convenzionali (centrali fossili) la reazione di fissione rilascia appena l’1 per cento dell’energia di legame degli atomi di uranio. Nulla paragonato all’80 per cento della reazione di fusione degli isotopi di idrogeno. Di qui il miraggio della fusione nucleare: ancor più che nella fissione nucleare, una minuscola quantità di materia libera un immenso contenuto di energia. Basterà un solo chilogrammo di gas di isotopi di idrogeno per produrre l’equivalente di migliaia e migliaia di tonnellate di carbone, di gas naturale, di petrolio. Efficienza immensa in termini energetici. E combustibile disponibile in quantità illimitate: il deuterio è nell’acqua degli oceani, il trizio si ricava dal litio, elemento diffusissimo nella crosta terrestre. E senza prodotti di scarto. A differenza delle centrali termiche convenzionali una centrale a fusione non ha emissioni inquinanti. Nel reattore a fusione non reagisce altro che idrogeno, l’elemento più semplice in natura. E le cui reazioni energetiche, non essendoci in gioco composti chimici, come idrocarburi, carbone, o elementi pesanti come l’uranio, non producono scarti, prodotti tossici, scorie radioattive o altri composti. L’elio, il solo prodotto della fusione, è un gas leggero, inerte e innocuo. La radioattività, in una centrale a fusione, è limitata al trattamento, già in operazione, dei materiali del reattore attivati dal flusso neutronico e allo stoccaggio del trizio (che decade con un tempo di 12 anni): un’operazione, questa riguardante gli isotopi radioattivi leggeri, che è oggi comune a ogni ospedale o servizio che utilizza isotopi per diagnosi e cura. Infine, le reazioni nucleari di fusione non funzionano a catena come quelle di fissione: se non è alimentato il flusso del plasma, si blocca. Basta staccare la corrente. Si realizza il principio della sicurezza intrinseca e passiva.
E' ormai acclarato: le fonti rinnovabili non sono sostitutive delle fonti convenzionali. Le stime di Greenpeace sono implausibili I problemi che la fusione deve risolvere non riguardano, dunque, pulizia e sicurezza. Ma residui dilemmi fisici, meccanici e di ingegneria. E, fondamentalmente, uno: la gestione delle enormi temperature che si raggiungeranno nel plasma. Su questo si concentrerà l’attività dell’impianto italiano. Il problema principale è l’impatto del calore sui materiali del reattore. Nel reattore solare la fusione nucleare è il concorso di quattro fattori: l’immensa gravità, la temperatura e il tempo (probabilità) a disposizione per le reazioni. Il motore stellare impiega, infatti, un tempo enorme per ogni singola fusione. Il Sole vivrà 10 miliardi di anni, prima di esaurirsi, proprio per la lentezza con cui brucia i nuclei atomici di cui dispone. Potendo contare sul tempo, sulla gravità che schiaccia e avvicina i nuclei, sulla energia cinetica che porta i nuclei a toccarsi vincendo la repulsione elettrostatica, il Sole ha bisogno di una temperatura di “soli” 15 milioni di gradi per la fusione. Ma sulla Terra? Il reattore terrestre non avrà’ a disposizione la stessa gravità, pressione e tempo di una stella. Dovrà contare, per avere reazioni di fusione, su un solo fattore producibile artificialmente: la temperatura. I calcoli dicono che occorrerà, nel reattore terrestre, raggiungere i 100 milioni di gradi, una temperatura sei volte superiore a quella del centro del sole. Nessuno spavento. Si intende la temperatura locale del plasma e quella delle particelle puntuali che devono reagire tra loro. La fisica insegna sul come ingabbiare, isolare e contenere, in modo inesorabile, il plasma caldo, la ciambella di fluido di idrogeno ionizzato (atomi dissociati in nuclei ed elettroni) in cui avverranno le fusioni.
Nei reattori tokamak (il nome russo della tecnologia prescelta per Iter e Dtt) il plasma caldissimo fluisce racchiuso entro un contenitore toroidale (a forma di ciambella), avvolto, imprigionato e irregimentato da campi magnetici (come quelli che guidano i fasci di particelle ad alte temperature che corrono nei grandi acceleratori, come l’Lhc del Cern di Ginevra). Una tecnologia, tra l’altro, in cui l’industria italiana primeggia. L’impianto Dtt, cui si candida l’Italia, dovrà testare questo fattore decisivo: la capacità delle pareti della macchina di fusione di sopportare gli enormi carichi elettrici e termici. A partire dal divertore, il componente in tungsteno a diretto contatto con il plasma nel reattore. Non esistono attualmente materiali testati alle temperature del plasma di fusione. Immaginiamo le incredibili ricadute industriali (paragonabili a quelle derivate, ad esempio, dall’avventura lunare dei programmi Apollo alla fine degli anni 60 o dell’industria dei semiconduttori, dei compositi e delle nuove plastiche). Ogni vera rivoluzione tecnologica e dei consumi è segnata, innanzitutto, dall’innovazione di nuovi materiali. La fusione nucleare non è solo una innovazione radicale in campo energetico. E’ una rivoluzione che pervaderà l’intero spettro degli utilizzi tecnologici di nuovi materiali. Sarebbe davvero mortificante e delittuoso lasciarsi scappare, per il consueto e provinciale nimby, questa enorme opportunità.

7 commenti:

  1. "a rilascio ambientale zero"

    "senza prodotti di scarto"

    "una centrale a fusione non ha emissioni inquinanti"

    "le reazioni energetiche [...] non producono scarti, prodotti tossici, scorie radioattive o altri composti"

    Nel frattempo, la marmotta incartava la cioccolata.

    "Una fortunata congiuntura [...] ha consentito all’Italia di ottenere la localizzazione del più importante e significativo dei laboratori di test e centri di ricerca"

    Più probabilmente, il fatto che si tratta di un impianto pericoloso, unito alla "congiuntura" che fa dell'Italia uno degli zerbini del cosiddetto mondo occidentale. Per dire, la sperimentazione dei farmaci dall'esito incognito, si fa sul Presidente del Consiglio o sui topi di laboratorio? Come mai?

    Non avendo vent'anni ed avendo già avuto modo di vedere una discreta quantità di cose, mi permetto di pregiarmi di due qualità di grande valore: sono molto provinciale e per niente fiducioso.

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  2. Mi sa che anche questo tipo di energia fa parte di quel fenomeno psicologico che ben conosciamo per cui l'energia che va bene e' sempre qualche altra: sono 50 anni che ci girano attorno e, nonostante l'enorme investimento economico e culturale, con macchine sempre piu' poderose, non combinano nulla. Anche se arrivassero a produrre la fusione, quanto costerebbe un impianto? Di piu' o di meno di quanto riuscirebbe a produrre nella sua vita utile? Una centrale per essere remunerativa deve anche essere relativamente economica da costruire, e mi pare che, anche se fossero superati i problemi tecnologici, cosa da cui siamo ben lontani, ci sarebbe il problema economico che la renderebbe comunque del tutto inutile, un futile virtuosismo.

    Quello che forse dovrebbero fare e' cercare strade diverse, aumentare la posta insistendo sempre sulla stessa e' fallimentare, serve solo a a bruciare soldi e cervelli.

    Mi sa che bruciare soldi e' l'unica cosa che gli interessa davvero: ma su questo hanno ragione i verdi, per ottenere tale scopo e' molto piu' semplice e efficace usare il fotovoltaico. :)

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  3. Al di là della "nazionalità" della fusione e senza cieco ottimismo tecnologico, condivido l'approccio non-ideologico e (tutto sommato) razionale dell'Articolo: contrariamente a quanto sostengono determinati personaggi, istituzioni e movimenti, non possiamo (cercare di) risolvere i gravi problemi ambientali, demografici ed economico-sociali contemporanei richiudendoci "a riccio" in un atteggiamento sostanzialmente anti-illuminista e misoneista: in tale ottica, (anche) OGNI serio contributo alla sostenibilità ecologico-energetica è benvenuto...

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    1. Qualsiasi soluzione richieda livelli tecnologici tipo quelli prospettati non è una soluzione, è la creazione di una nuova (ulteriore) prospettiva affaristica, finalizzata ad altro rispetto al dichiarato.

      LA soluzione è mettersi in testa che siamo animali come tutti gli altri (pur che le nostre peculiarità) e che la sovrappopolazione dei piccioni o quella delle meduse non sono diverse da quella degli homo, se non per l'intenzionalità del fenomeno. Ammesso che si voglia continuare a millantare l'essere sapiens (cosa che non mi spiacerebbe fosse vera, ma lo sviluppo degli eventi pare suggerire il contrario).

      Mi capita di chiedermi come sia possibile (alla luce dell'attributo sapiens di cui sopra) essere tanto ciechi. Non è che basti costruire la cupola d'un Duomo o un batiscafo per toccare il fondo del mare per potersi dire sapiens. Le termiti costruiscono monumenti non meno ammirevoli di quelli umani, e certe specie di gamberetti vivono sul fondo del mare in ambienti con temperature di centinaia di gradi. Le une non hanno neppure bisogno i picconi, gli altri non hanno certo una muta termica.

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  4. Bene la fusione, ma non cambia una virgola dei dilemmi morali, (il più terribile è senz'altro quello che ci spinge ad agire troppo timidamente per non risultare "nazisti"), che ci aspettano già oggi e nei trenta anni a seguire per l'uso dell'energia elettrica da fusione: fra l'altro energia elettrica illimitata non cambia una virgola del rapporto fra rese agricole, sovrappopolazione, deforestazione. A meno che non vogliamo riequilibrare il rapporto fra il 3% di biota selvatico ed oltre il 50% di quello umano come pura massa a forza di scariche elettriche. Ad ogni modo buon voto a tutti: io mi turerò il naso, (parecchio) e voterò per chi sembra promettere reimpatri coatti.

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    1. Purtroppo come ben sai, la generazione attualmente al comando (politicamente e culturalmente) e' quella che ha subito lo "shock primario" della crisi petrolifera del '73, motivo per cui tende a ricondurre TUTTO al problema energetico. Passeranno anche loro.


      "Ad ogni modo buon voto a tutti: io mi turerò il naso, (parecchio) e voterò per chi sembra promettere reimpatri coatti."

      Potremmo convincerli ad accompagnare i "reimpatriati", e poi rifiutarci di riaccoglierli in patria. C'e' gia' anche troppa gente. Due piccioni con una fava.
      Scherzo, ma solo per meta'.

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  5. Ciao signore e signora
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