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martedì 10 novembre 2015

La legge inutile sul consumo di suolo

Giorno dopo giorno viene annacquata la legge in discussione alla Commissione Ambiente della Camera sulla difesa del suolo verde in Italia. Il vino ora è talmente annacquato che è quasi diventato acqua. Le potenti lobby dei costruttori e dei proprietari terrieri, con un consenso generalizzato di tutti quelli che ci speculano, in particolare i comuni e la classe politica locale, hanno fatto pressioni e hanno raggiunto lo scopo di neutralizzare la legge. Il testo unificato che ora passa al vaglio delle altre commissioni per approdare poi in aula ha l’obiettivo teorico di azzerare entro il 2050 il consumo di suolo, introducendo una serie di vincoli progressivi sull’utilizzo dei terreni agricoli ed incentivando il riuso e la rigenerazione urbana, ma una serie di aggiunte e modifiche hanno di fatto azzerato l'efficacia della legge. L'Italia ha uno dei record mondiali sul consumo di suolo verde: 7 mq al minuto, una superficie che nell'arco di una giornata corrisponde a circa 80 campi di calcio. Nel 2014 il suolo “consumato” ha così raggiunto il 7% del territorio nazionale, contro il 6,4% del 2006, il 5,7% del 1996 ed il 2,7 degli anni ’50. Parliamo di qualcosa come 21mila chilometri quadrati, ovvero 345 metri quadri per ogni abitante. Uno dei punti deboli della legge è la genericità: non esiste infatti alcun dato certo e sarà un decreto del ministero delle Politiche agricole, di concerto con Ambiente, Beni Culturali e Infrastrutture e trasporti, a definire «la riduzione progressiva vincolante di consumo del suolo» a livello nazionale. Criteri e modalità verranno definite dalla Conferenza unificata (alla quale partecipano anche le regioni), che dovrà tenere conto delle specificità territoriali, delle caratteristiche dei suoli, delle produzioni agricole e dell’estensione delle coltivazioni (anche in chiave di sicurezza alimentare nazionale), della sicurezza ambientale, della pianificazione territoriale e dell’esigenza di realizzare opere pubbliche e fornire il suo parere entro 180 giorni dall’approvazione della legge, altrimenti subentra il governo. Il risparmio di suolo verde viene così diluito nel tempo e sottoposto ad una serie di vincoli e di pareri che renderà difficile opporsi alla cementificazione, la quale invece avanza rapida e senza vincoli, se non quelli minimi sulle licenze, spinta dal vento in poppa della speculazione e dei facili guadagni per costruttori e per i comuni che concedono le licenze.
Intanto restano fuori dalla nuova legge le infrastrutture e gli insediamenti produttivi strategici e di preminente interesse nazionale e le opere di interesse statale e regionale. L’attuazione concreta del provvedimento compete alle Regioni che devono fissare criteri e modalità da rispettare nell’ambito della pianificazione urbanistica a livello comunale. Anche in questo caso a fronte di enti inadempienti decide il governo esercitando il proprio potere sostitutivo. Ma rimandare i criteri alla pianificazione urbanistica comunale apre la porta a qualsiasi appetito dei costruttori, che attraverso i legami interessati con i politici locali, faranno le solite pressioni per inserire "varianti" e "aggiunte" come in passato. La nuova legge prevede anche che entro il termine di 180 giorni le Regioni «dettano disposizioni per incentivare i comuni, singoli e associati, a promuovere strategie di rigenerazione urbana anche mediante l’individuazione negli strumenti di pianificazione degli ambiti urbanistici da sottoporre prioritariamente a interventi di ristrutturazione urbanistica e di rinnovo edilizio, prevedendo il perseguimento di elevate prestazioni in termini di efficienza energetica ed integrazione di fonti energetiche rinnovabili, accessibilità ciclabile e ai servizi di trasporto collettivo, miglioramento della gestione delle acque a fini di invarianza idraulica e riduzione dei deflussi». Come dire: "state calmi cari costruttori, la torta anziché ridursi si amplia" con nuove cementificazioni di aree già urbanizzate.
Le Regioni dovranno dettare anche le disposizioni per la redazione di un «censimento comunale degli edifici sfitti, non utilizzati o abbandonati esistenti», al fine di creare una banca dati del patrimonio edilizio pubblico e privato inutilizzato, disponibile per il recupero o il riuso. Spetta invece ai comuni segnalare ogni anno al prefetto, che raccoglie le segnalazioni in un apposito registro, le proprietà fondiarie in stato di abbandono o suscettibili di arrecare danno al paesaggio o ad attività produttive a causa dello stato di degrado o incuria nel quale sono lasciate dai proprietari. Questo significa che ogni rudere abbandonato in aree verdi anche di alto valore paesaggistico sarà la scusa per aprire la strada a ruspe e gru e alle gettate di cemento dietro il paravento della riqualificazione dell'area.
La legge assegna una delega specifica al governo, da esercitare entro nove mesi, per "semplificare attraverso uno o più decreti le procedure per gli interventi di rigenerazione delle aree urbanizzate degradate da un punto di vista urbanistico, socio-economico e ambientale, innanzitutto attraverso progetti organici relativi a edifici e spazi pubblici e privati, basati sul riuso del suolo, la riqualificazione, la demolizione, la ricostruzione e la sostituzione degli edifici esistenti, la creazione di aree verdi, pedonalizzate e piste ciclabili, l’inserimento di funzioni pubbliche e private diversificate volte al miglioramento della qualità della vita dei residenti, garantendo elevati standard di qualità, minimo impatto ambientale e risparmio energetico, attraverso l’indicazione di precisi obiettivi prestazionali degli edifici, di qualità architettonica, di informazione e partecipazione dei cittadini". E' così che la legge consentirà in maniera generica e con criteri aleatori l'edificazione di aree non ben definite, coprendo il vizio della speculazione e della corruzione dei politici locali dietro la virtù della riqualificazione ambientale e del risparmio energetico e della partecipazione dei cittadini - tutte parole vuote dietro cui tutto è consentito.
La legge fissa criteri "molto precisi e rigidi" per i compendi agricoli neorurali e sui mutamenti di destinazione. Vietati per 5 anni, in particolare, per le superfici coltivate che hanno beneficiato di aiuti comunitari. Ma come dimostra la storia passata delle leggi in Italia, se vengono inserite deroghe regolamentari o temporali, il "criterio rigido" viene subito aggirato e reso nullo. Dall’entrata in vigore della legge e fino all’adozione dei piani regionali, e comunque non oltre il termine di tre anni, non è consentito il consumo di suolo tranne che per i lavori e le opere inseriti negli strumenti di programmazione urbanistica e per le opere prioritarie. Ma sono fatti comunque salvi i procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della legge che consentono il consumo di suolo inedificato, nonché gli interventi ed i programmi di trasformazione previsti nei piani attuativi. Nel caso il termine di tre anni dovesse trascorrere inutilmente "regioni e province autonome non potranno autorizzare il consumo di suolo in misura superiore al 50 per cento della media di consumo di suolo di ciascuna regione nei cinque anni antecedenti". E' ovvio che questa parte della legge in realtà consente l'edificazione in modo pressoché indiscriminato in quanto i parametri rimangono vaghi e indeterminati e salva in ogni caso tutte le procedure di edificazione in corso o già autorizzate o addirittura soltanto pianificate. Il fatto che poi si possa edificare su suolo verde col vago criterio del 50 % della edificazione nei cinque anni precedenti apre il vaso di pandora della cementificazione a tappeto e rende ridicola e inefficace tutta la legge.
Secondo il ministro dell’Ambiente Galletti e quello dell’Agricoltura Martina ora occorre passare rapidamente all’aula «per fermare lo scempio del territorio» e «preservare i suoli fertili». Mentre il Pd, col presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci e la relatrice Chiara Braga difendono il provvedimento, alla Camera non mancano i malumori. «L’intervento del partito del cemento ha peggiorato il testo» denuncia Adriano Zaccagni di Sel, che punta il dito contro «la delega in bianco» assegnata al governo sulla rigenerazione urbana. «ll ddl è mutato, negli ultimi due anni è andato avanti a singhiozzi e a ogni ripartenza c’è stata una sorpresina che l’ha svuotato progressivamente – dichiara Samuele Segoni, ex M5s ora deputato di Alternativa Libera -. Da un provvedimento che avrebbe dovuto contenere il consumo di suolo, si è tramutato in un testo per il rilancio dell’edilizia».
I costruttori dell’Ance invece ovviamente apprezzano la nuova legge soprattutto perchè «il mercato è fortemente cambiato, la domanda di case si è dimezzata rispetto al 2006 e le imprese sono consapevoli che si debba intervenire sul costruito, andando a intercettare una domanda che è sempre più selettiva ed esigente». Però chiedono al governo «più coraggio - spiega il presidente Claudio De Albertis -. Ci vogliono strumenti operativi, sia di tipo normativo che fiscale, poche cose che potrebbe essere adottate molto rapidamente e altrettanto rapidamente dare buoni risultati, che consentano di realizzare interventi di vera rigenerazione urbana». Ma dietro il paravento della "rigenerazione urbana" si nascondono ben altri intenti dei costruttori, i quali chiedono un rilancio della attività edilizia anche con sgravi fiscali, in un paese che ha già gran parte del territorio urbanizzato.
Con il passaggio di molte competenze dalle province ai comuni si rischia un ulteriore assalto alla diligenza (suoli verdi delle aree in passato competenza delle province che andranno alla competenza dei comuni) a cui parteciperanno al solito con voracità anche le regioni. Troppi interessi girano intorno alle aree verdi, e finché una seria legge sui suoli non intervenga sui facili guadagni del cambio d'uso, tutto sarà inutile. Una legge che blocchi in maniera efficace il consumo di suolo dovrebbe intervenire proprio alla base del problema: la speculazione sul cambiamento di destinazione del suolo verde. In un altro post su questo blog ho proposto quella che potrebbe essere una soluzione efficace: assoggettare tutti i suoli non edificati in Italia al regime delle concessioni di Stato. La proprietà privata di un suolo rurale (sia esso ad uso agricolo o meno) dovrebbe divenire una concessione dello Stato, una specie di affitto pluridecennale,che obbliga il proprietario pro tempore a mantenere il suolo nell'uso cui è stato concesso dallo Stato il quale detiene la proprietà effettiva del suolo. Questo è quanto prevede ad esempio la legge in Inghilterra. Ogni cambiamento di destinazione di quel suolo dovrebbe essere autorizzato dallo Stato: in particolare la vendita di un terreno da parte di un privato cocessionario dovrebbe essere esclusa da ogni speculazione passando per una transazione obbligatoria con il proprietario effettivo, lo Stato. Eventuali apprezzamenti di valore derivanti dal cambio di destinazione verrebbero così incamerati dallo Stato e sottratti alla speculazione. Nel frattempo la nuova legge rischia di essere un nulla di fatto e di mantenere il tasso di cementificazione del suolo immutato o addirittura aumentato.

11 commenti:

  1. Alternative alla follia. Per esempio.

    "Anche l'edilizia e l'urbanizzazIone selvaggia contribuiscono al Pil, ma pure allo scempio del paesaggio e alla distruzione dell'equilibrio ecologico. In Bhutan dunque due terzi del territorio sono stati dichiarati zone inedificabili, e le costruzioni nel rimanente terzo devono rispettare lo stile del paese e gli standard ecologici.
    Il risultato è che il Bhutan si è preservato come un paradiso terrestre nel mondo della globalizzazione. E poiché ha capito, fra l'altro, che uno dei cancri intellettuali e morali del mondo occidentale è la pubblicità, l'ha dunque bandita totalmente, con un effetto inebriante per chi proviene dalla patria di Pubblitalia e del suo padrone.
    Un paese del genere, che ha preservato la propria identità culturale e le proprie meraviglie naturali e artistiche, rischiava naturalmente di diventare vittima di un altro ambiguo fattore di incremento del Pil: il turismo delle orde barbariche. Per tutelarsi, il Bhutan ha saggiamente seguito una politica di "massimo reddito ma minimo impatto". Ogni straniero non indiano deve infatti spendere almeno 250 dollari al giorno, da pagare in anticipo prima di ricevere il visto. E non può girare per il paese se non accompagnato da una guida. che gli tiene gli occhi addosso per impedirgli di comportarsi da selvaggio come a casa propria."

    Da:

    http://odifreddi.blogautore.repubblica.it/2014/11/11/lezioni-dal-bhutan/

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Da un lato interessante e affascinante, dall'altro impossibile non notare l'afflato dirigistico-platonico con netta definizione del bene contro il male, del giusto contro l'ingiusto, che e' proprio cio' che si vorrebbe esorcizzare. Odifreddi, alla fine, e' un idiot-savant piu' o meno come noi, poveri, tutti, se non di piu'.

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  2. "L'Italia ha uno dei record mondiali sul consumo di suolo verde"

    Qualcuno avrebbe la bonta' di spiegare cosa vuol dire esattamente "consumo di suolo verde"?
    Perche' temo che significhi una cosa del tutto diversa da quella che si crede di primo acchito, e che non ha nulla a che vedere col significato normale della parola.

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  3. Se lo scoprite vedrete come viene usato quel fraintendimento per produrre la legge francamente delinquenziale e mascalzona ben oltre ogni immaginazione, descritta nell'articolo (piste ciclabili, riuso, riqualificazione... neolingua orwelliana col chiaro obiettivo di espropriare per cementificare ulteriormente e dal lavoro agli amici degli amici, a spese dei coglioni che hanno avuto la disgrazia di essere nati in questo maledetto paese... delinquenti!)

    Non credevo potessero arrivare a tanto. Siamo proprio all'epilogo.

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  4. Per comprendere appieno l'estremo grado di buzzurraggine dei cialtroni citati nell'articolo, e per parlare a ragion veduta dell'argomento in questione da un punto di vista veramente naturalista e non ecologist-speculativo, vi raccomando la lettura del libriccino:

    Clement, Gilles - Manifesto del terzo paesaggio - Quodlibet - 2005

    che forse trovate anche sul mulo.

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  5. Riguardo alla dubbia definizione di consumo di suolo verde, mi riferivo al fatto che man mano che i vecchi contadini muoiono e i loro beni immobili e pertinenze passano di mano, essi vengono automaticamente e immediatamente trasferiti burocraticamente dal catasto agricolo (nessuna tassazione) e al catasto urbano (tassazione da rapina specialmente se divengono "seconde case") dai comuni di appartenenza, perche' cosi' aumenta drasticamente il gettito fiscale che danno. Probabilmente una parte non irrilevante del dato di consumo di suolo verde deriva da questa variazione che e' solo burocratica, e a scopo, tanto per cambiare, di rapina fiscale, per cui invito a non prendere per oro colato quei dati, sballati, che vengono periodicamente diffusi, anche se il problema della cementificazione esiste eccome.

    Peraltro, come l'articolo correttamente nota, alla fine la diffusione di queste notizie terroristiche ha l'unico risultato di spingere, con l'ausilio appunto dell'"utile idiozia" ecologistica, verso altre leggi che incrementano ulteriormente l'antropizzazione e lo sfruttamento del territorio, a causa della DISPERATA ricerca di sempre maggiore gettito fiscale delle amministrazioni di ogni ordine e grado, che sta distruggendo il nostro paese sia nel suo aspetto territoriale che della devastazione psicologica dei suoi abitanti.

    Leggete il Clement citato sopra che e' fondamentale in un paese ignorante e ipocrita come il nostro dove tutti sono ecologisti pero' se c'e' un filo d'erba e un albero vicino casa se e' proprio lo eliminano, se e' di altri o del "pubblico" non hanno pace e fanno denunce ed esposti finche' non viene eradicato. Questa e' la squallida realta'.

    I comuni peraltro tendono ad eliminare completamente il verde pubblico cementificando perche', in un paese ricco come il nostro, la sua manutenzione, che gli italiani ormai di plastica e tutti perfettini pretendono accuratissima e continua, e' divenuta costosissima: pensate invece che fino a diversi anni dopo l'ultimo dopoguerra il taglio dell'erba e le potature degli alberi venivano dati in appalto con gara dai comuni, cioe' per fare quei lavori pagava chi li faceva non chi li commissionava, perche' portandosi a casa l'erba e le ramaglie risultanti, guadagnava dalla loro vendita... Ora la potatura di un albero costa uno sproposito, centinaia di euro.

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    1. Sopra c'e' un "e" di troppo, eliminatelo mentalmente.

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  6. << pensate invece che fino a diversi anni dopo l'ultimo dopoguerra il taglio dell'erba e le potature degli alberi venivano dati in appalto con gara dai comuni, cioe' per fare quei lavori pagava chi li faceva non chi li commissionava, perche' portandosi a casa l'erba e le ramaglie risultanti, guadagnava dalla loro vendita... Ora la potatura di un albero costa uno sproposito, centinaia di euro. >>

    Confermo, per esperienza famigliare.
    E' uno dei tanti (piccoli) sintomi che il mondo naturale sta andando alla rovescia (finchè può, naturalmente).

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    1. Lo dico anch'io per testimonianza familiare diretta di prima mano, non per "sentito dire".

      Per quanto riguarda i sintomi, ma no, non c'e' niente che va alla rovescia, e' semplicemente che siamo diventati "ricchi", e non solo non ce ne rendiamo conto, ma non ci rendiamo conto nemmeno del fatto che questa "ricchezza" tanto ci da' quanto ci ha tolto, per nostra insipienza a gestirla. E secondo me non vogliamo renderci conto neanche del fatto che le cose che ci rovinano la vita sono diretta conseguenza del modo che abbiamo noi stessi di interpretare la razionalita' oggi (cioe' in senso tecnocratico-ragionieristico-meccanicistico, che e' il contrario a mio avviso di saggio e, oltretutto, "scientifico")
      Comprate il Clement citato sopra o scaricatelo dal mulo e mandategli 5 euro in contanti in busta chiusa che ci guadagna di piu'.

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  7. Non e' strano che la legge contro il "consumo di suolo" finisca cosi': "consumo di suolo" ha un significato simile a "spreco di suolo", e per "spreco" si intende comunemente di qualcosa che non e' economicamente utilizzato con profitto. Leggo su "H2O" di Ball che uno dei modi che ha israele di confiscare le terre ai legittimi proprietari, e' proibendo anche il riposo periodico a maggese, la coltivazione deve essere continua ed intensiva, specialmente se si e' proprietari palestinesi. Nel nostro prossimo mondo di 10 e piu' miliardi di uomini in movimento frenetico come criceti sotto anfetamina, questa diverra' necessariamente prassi, come del resto e' gia' ricorso nella storia al raggiungimento dei limiti di sostenibilita'. I famelici comuni italiani, d'altra parte, continuano imperterriti nel rendere edificabili e cementificabili i terreni, anzi nell'obbligare i proprietari alla cementificazione e stradalizzazione e sfruttamento in ogni modo immaginabile, al solo scopo di incassare oneri di urbanizzazione, tasse varie, e IMU. Siamo alla frutta, siamo prossimi al collasso del sistema, la cui continua e inevitabile crescita di complessita' da' valori marginali di utile sempre piu' negativi, siamo alla lettera nella situazione descritta da Tainter sulla fine dell'impero romano (ma l'energia non c'entra, non e' solo quello il problema, anzi semmai il problema e' creato dall'eccesso di disponibilita'). Su radioradicale ho scoperto recentemente una trasmissione, Fatto in Italia, che occupandosi di problemi architettonici e urbanistici in generale, finisce per trattare solo di questo tema, sebbene non riconosciuto esplicitamente: che qualsiasi intervento ha come scopo fondamentale quello di far girare sempre piu' soldi con il pubblico che se ne trattiene sempre di piu', in un circolo vizioso esponenziale: strano... ma non si deve dire, omerta' totale.

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