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venerdì 27 febbraio 2015

L'Etiopia in esplosione demografica




Il sito World Bullettin del febbraio 2015 pubblica l'ultimo report dell'Agenzia Centrale di Statistica dell'Etiopia  ( CSA) in cui si riferisce che alla data del luglio 2014 il paese ha raggiunto gli 88 milioni di abitanti. Quest'anno dovrebbe già essere a quota 90 milioni. Il paese diviene così il secondo più popoloso dell'Africa dopo la Nigeria con i suoi 164 milioni. Il paese si conferma al centro di una esplosione demografica che riguarda tutta l'Africa e in particolare i paesi della fascia sub sahariana.  Ma il dato preoccupante sono le prospettive per il futuro: con i suoi tassi di fertilità di 7,7 figli per madre
presto il paese si avvia a superare i 100 milioni di abitanti e a raggiungere in qualche decennio i 150. Purtroppo a preoccuparsi del problema non sono le varie Onlus che operano nel paese, né le chiese cristiane locali, o le organizzazioni missionarie, cattoliche o riformate che siano. Tutti costoro anzi invitano incoscientemente al crescete e moltiplicatevi, sperando forse -in maniera più o meno cosciente- di mantenere così il paese in stato di estrema povertà e poter continuare la bella politica della missione "umanitaria" tra i poveri e gli emigranti. E' chiaro infatti che gran parte dei nuovi nati in un paese estremamente povero sarà costretta ad emigrare in Europa o a sopravvivere nella fame e nella indigenza. Chi si preoccupa del problema è il governo etiope che ha cominciato da anni una campagna per l'informazione sulla procreazione responsabile ed il controllo delle nascite specie nelle aree rurali del paese. La classe dirigente etiope infatti, a differenza delle anime belle europee che vanno a predicare la crescita demografica in mezzo ai poveri, si rendono conto che le possibilità del paese di uscire dal sottosviluppo e dalla povertà sono legate ai tassi di natalità: più si riuscirà a mettere sotto controllo la crescita demografica, più ci saranno risorse da investire nell'ammodernamento del paese, nelle infrastrutture, nelle scuole, nell'agricoltura, nelle imprese che faticosamente cercano di farsi strada in una economia arretrata, e meno dovrà essere speso per acquistare cibo e prodotti di sussistenza (ad esempio medicine e prodotti sanitari) per una popolazione in forte crescita.  Il rappresentante del CSA nella conferenza stampa che ha seguito la pubblicazione dei dati, ha detto che si cominciano a vedere i risultati dell'opera del governo per il controllo delle nascite e che i tassi di natalità sarebbero scesi dal 7,7 figli per donna in media, a 4,1. Ma anche con questi tassi, avvisa il rappresentante dell'agenzia governativa, l'Etiopia raggiungerà i 140 milioni di abitanti tra qualche decennio; bisogna dunque proseguire il lavoro di informazione ed educazione alla procreazione responsabile. "Questo dimostra che, mentre la popolazione dell'Etiopia continuerà a crescere in futuro, il tasso di crescita sarebbe però in costante diminuzione", ha aggiunto. Ha poi specificato che il governo prevede di incrementare al 19 per cento della popolazione etiope la quota di abitanti delle città -favorendo così il fenomeno di inurbamento attualmente in corso e che ha portato in un decennio ad aumentare di molto la popolazione urbana che era al 16 per cento. E' previsto che nel 2029 la popolazione delle città sarà al 31 per cento. Nel 2018 l'Etiopia effettuerà un nuovo censimento nazionale  in linea con una clausola costituzionale che obbliga il paese a condurre il censimento ogni 10 anni, in maniera da verificare se ci sono variazioni positive nel senso di un maggiore controllo dei tassi di natalità, tale da consentire un certo sviluppo economico. Per adesso le politiche di controllo demografico, pur con le buone intenzioni di tanti governi africani che sono coscienti del problema, si rivelano essere ancora troppo timide e con risultati limitati. Di fatto la crescita demografica in tutto il continente è ancora in piena corsa e i risultati si vedono: interi sistemi ambientali con la loro biodiversità stanno rapidamente scomparendo, lasciando il posto a coltivazioni destinate alla produzione di cibo per la sussistenza della popolazione in crescita, alla cementificazione, allo sfruttamento economico intensivo, all'estrazione di minerali o idrocarburi, all'espansione delle infrastrutture, all'inquinamento, alle discariche, alla industrializzazione senza i minimi criteri di salvaguardia ambientale. I dati del CSA etiope non fanno che confermare, per ora, i dati allarmanti di un disastro che continua.

7 commenti:

  1. Pare siano noti e praticabili metodi di "sterilizzazione permanente infettiva" (non è una sparata). Sarebbe il caso di usarli, perché sono il male minore giacché "colpiscono" i non nati prevenendone la nascita, non i vivi ammazzandoli come mosche. Perché se lo scenario è realmente quello descritto, quello è l'orizzonte assai prossimo -- la morìa generalizzata. Evidentemente c'è chi la preferisce...

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  2. Un testo incredibile sul blog di Grillo:

    http://www.beppegrillo.it/m/2015/03/del_clandestino_non_si_butta_via_niente.html

    Incredibile, si badi bene, non per il contenuto (che è semplicemente ovvio), bensì per il contenuto abbinato al luogo.

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  3. Congratulazioni al governo etiope, ma se risulterà vero che il picco di tutti i petroli è stato il 2014, la propaganda denatalista cesserà di essere demograficamente rilevante nel giro di uno e due decenni al massimo. Forse meno.

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  4. Caro agobit,

    come vedi nessuno commenta. E sai perché? Perché è finita, non c'è più niente da fare. Che vuoi commentare? Prendiamo atto che l'esplosione demografica non toglie il sonno a nessuno dei "grandi", anzi più siamo più si produce e si creano posti di lavoro assicurando una specie di pace sociale.
    Questo post potrebbe essere la puntata finale di un discorso che non ha fatto presa su nessuno, a parte quattro gatti che erano già al corrente. Sono troppo pessimista, come direbbe Lumen? Be', rileggiti questo post e poi dimmi cosa possiamo ormai più aspettarci. Ieri tutti felici che "l'auto tira di nuovo", la "ripresa" è forse dietro l'angolo. La ripresa de che? Dei consumi. Lo dice anche Il Foglio: se i consumi non ripartono è un guaio. Per fortuna, dice sempre Il Foglio, c'è di nuovo voglia di SUV, di grosse cilindrate, alla faccia dei menagramo della decrescita felice.

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  5. Di interessante nel post fra le altre cose c'e' la constatazione delle classi dirigenti etiopi del problema tipico della transizione fra modello di vita tradizionale e quello industriale organizzato: mentre nel primo i figli sono una ricchezza (garantiscono non solo forza lavoro ma soprattutto allargamento del clan che in assenza di una forte organizzazione statale garantista e' fondamentale per la sopravvivenza), nel secondo sono un costo, per la famiglia e la societa' nel suo insieme, esorbitante, a fronte di nessuna utilita' se non, nel lontano futuro e in forma generale e molto indiretta, come contribuenti. Per carita', cosi' si aumenta il pil (avete notato come quando reiniziano le scuole il traffico e il movimento aumentano? c'e' una notevole parte di economia che e' alimentata dall'obbligo scolastico e dalla incredibile struttura che lo assicura), ma allo stesso modo dei terremoti e delle catastrofi: il pil aumenta in quanto si viene costretti a correre come trottole, nel caso delle castrofi per un motivo ben evidente, nel caso della scuola per obbedienza al cosiddetto "contratto sociale".

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  6. Che l'Africa stia esplodendo lo vediamo tutti i giorni con le migrazioni che sono un fenomeno strutturale e non una emergenza con tutti i drammi e problemi che comportano ed in un mondo che va verso l'automazione sempre più spinta tutti questi nuovi nati non saranno una risorsa perché soltanto una piccola parte forse la metà di loro avrà un lavoro che l'economia reale potrà offrirgli. Se noi Occidentali invece di appoggiare i vari dittatori di turno avessimo fornito tecnologia e cultura a quei paesi invece di lasciar crescere le scuole coraniche come funghi che sono diventate in molti di questi stati le uniche fonti di cultura e non lamentiamoci poi dell'avanzata dell'islam radicale e del terrorismo che si combatte certo con leggi severe e risposte militari nell'immediato ma nel lungo termine se noi occidentali invece di esportare armi non esportiamo il nostro modo di vivere saremo perdenti

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