Translate

domenica 11 gennaio 2015

Lo scontro delle civiltà




“Quello che per l’Occidente è universalismo, per gli altri è imperialismo”  S.P.Huntington:  Lo Scontro delle Civiltà, 1996. Garzanti

 E’ senza dubbio uno dei libri più importanti scritti negli ultimi decenni ( edito nel 1996). E’ stato subito osteggiato dai “politically correct” di tutto il mondo, ma l’analisi della società mondiale e delle sue dinamiche dopo il crollo del muro di Berlino rimane di una lucidità insuperata. Le previsioni su quello che sarebbe accaduto nei venti anni successivi sono impressionanti per esattezza, comprese le dinamiche che hanno portato all’attacco dell’11 settembre e alle guerre successive. Huntington, esperto di “Foreign Affairs”, professore alla Harvard University e direttore dell’Institute for Strategic Studies, non trascura l’importanza dell’economia e degli scenari energetici. Su questa base spiega gli enormi cambiamenti in atto negli anni 90 nella società Cinese e la crescente importanza che la Cina  e l’India e gli altri paesi asiatici, avrebbero acquisito sul quadro mondiale degli equilibri strategici. Ma quel libro ha una importanza staordinaria anche per un altro fondamentale motivo: per la prima volta in maniera così esplicita un osservatore tanto acuto pone in evidenza il ruolo della demografia nel disegnare gli scenari strategici del mondo futuro, mostrando come i sollevamenti e le rivoluzioni in atto nei paesi islamici e i consistenti flussi migratori già in atto ( e di cui era possibile prevedere il successivo grande aumento) fossero tutti collegati agli alti tassi di natalità di quelle popolazioni.

“La Rinascita islamica, è stato sostenuto, è stata anche un prodotto del declinante potere e prestigio dell’Occidente…Via via che l’Occidente perdeva il proprio ascendente universale, i suoi ideali e le sue istituzioni hanno perso attrattiva. Più specificamente, la Rinascita islamica è stata stimolata e alimentata dal boom petrolifero degli anni Settanta che ha enormemente accresciuto la ricchezza e il potere di molte nazioni musulmane e ha consentito loro di rovesciare il tradizionale rapporto di dominio-asservimento con l’Occidente…Il sopraggiunto benessere ha introdotto nei musulmani un cambiamento da un sentimento di attrazione nei confronti della cultura occidentale a un profondo coinvolgimento nella propria cultura, nonché al desiderio di incrementare la presenza e l’importanza dell’Islam nelle società non islamiche…Se la grande spinta generata dal rincaro del petrolio venne ad affievolirsi negli anni Ottanta, lo sviluppo demografico ha continuato a fungere da incessante motore propulsivo. Se l’ascesa est-asiatica è stata alimentata da spettacolari tassi di crescita economica, la Rinascita dell’Islam è stata sostenuta da altrettanto spettacolari tassi di crescita demografica. L’aumento di popolazione nei paesi islamici, in particolare nei Balcani, nel Nord Africa e in Asia Centrale, è stato molto maggiore  di quello registrato nei paesi confinanti e nel mondo in generale. Tra il 1965 e il 1990, la popolazione complessiva del pianeta è passata da 3,3 a 5,3 miliardi, e il tasso di crescita annuo è stato dell’1,85 %. Nelle società musulmane il tasso di crescita è stato quasi sempre di oltre il 2 per cento, e ha spesso superato il 2,5 e a volte anche il 3 per cento. Pakistan e Bangladesh hanno avuto un tasso di crescita demografica di oltre il 2,5 per cento annuo, e l’Indonesia di oltre il 2 per cento. Nel complesso, i musulmani costituivano grosso modo il 18 per cento della popolazione mondiale nel 1980; nel Duemila supereranno probabilmente il 20 per cento, e nel 2025 raggiungeranno il 30 per cento. 
(“Lo Scontro delle Civiltà, 1996, Garzanti pag. 166-167).

Con esattezza e preveggenza Huntington descrive poi come il forte aumento di numero dei giovani musulmani avrebbe portato allo sviluppo di movimenti di protesta, instabilità, estremismi e cosidette rivoluzioni (in questo caso identitarie e regressive). I giovani islamici si sarebbero rivelati l’asse portante della Rinascita islamica, fungendo da serbatoio delle organizzazioni e dei movimenti politici islamisti. Non per nulla i fondamentalisti finanziati dai proventi del petrolio hanno basato la loro azione di proselitismo e rinascita politica sulle scuole islamiche e sullo spostamento di milioni di giovani dalle campagne nelle città e  nelle migrazioni verso l'occidente infedele. Anche in occidente la formazione religiosa dei giovani islamici è stata accentrata dagli imam delle scuole affiliate alle moschee.
A questi scenari ha contribuito l’esaurirsi della spinta ideale e politica dell’Occidente. Paradossalmente la fine della guerra fredda con il mondo comunista ha portato l’Occidente a perdere la massa critica della propria cultura basata sugli ideali di libertà dell’individuo e sul progresso sociale, mostrando invece il lato deteriore del consumismo fine a se stesso. L’arroganza  dei gruppi finanziari come il Fmi e le grandi banche e l’uniformizzazione del modello occidentale su cui si è realizzata la globalizzazione degli anni 90 e i primi anni del nuovo secolo,hanno portato all’acuirsi di quello scontro tra culture, su cui sia la Cina, le altre culture asiatiche e sia il mondo musulmano hanno basato la loro azione di opposizione al modello unico americano-occidentale. Un modello che risultava spesso distruttivo per le  tradizioni e la cultura locale degli altri popoli.
L’importanza della cultura e di quell'aspetto particolare di essa che è l'appartenenza religiosa era stata dimenticata dall’illusione universalistica degli intellettuali occidentali, specialmente di sinistra. Marx aveva relegato la cultura ad una sovrastruttura derivata dall’economia, ed aveva addirittura rifiutato la religione come un aspetto decadente (l'oppio dei popoli). Kant aveva creduto possibile sostituire alle varie culture di appartenenza una ragione universale astratta, in teoria in grado di unificare il mondo in un'epoca di pace, in realtà foriera di numerose conseguenze nefaste: dai conflitti del novecento alla uniformizzazione tecnico-scientifica del pianeta.    Huntington, nel suo libro, fa notare questo errore di fondo, e riconosce invece nelle tradizioni e nella appartenenza alla propria cultura una delle forze fondamentali in azione da sempre nella storia e a maggior ragione dopo la fine della guerra fredda. La cultura di appartenenza di un popolo, lungi da essere una sovrastruttura, rimane quella struttura identitaria di fondo che guida l'azione e il modo di vedere di quella popolazione, ne genera le aspettative e ne spiega le motivazioni dei conflitti. Purtroppo la storia di questi giorni è la conferma che il lavoro degli intellettuali occidentali si basava su una arroganza e su certezze che si sono rivelate dannose e inconsistenti. La cultura occidentale sia nella versione europea sia in quella dominante angloamericana, non solo non è stata in grado di assicurare il controllo politico ed economico del pianeta, ma è andata incontro ad una crisi che ne mostra tutte le fragilità e le false certezze. Mentre il nostro mondo è sempre più in crisi, le forze che si delineano sulla scena mondiale in qualità di future potenze geo-politiche  e del dominio economico e militare,  si basano su visioni opposte o comunque incompatibili, ad esempio con il sistema democratico occidentale, e  sul controllo delle fonti energetiche, sul conseguente potenziale  economico e commerciale, sulla demografia. I tassi di natalità da alcuni decenni sono entrati coscientemente tra i fattori di lotta di nazioni in conflitto (come è avvenuto nello scenario arabo-israeliano, ma non solo). Insieme alla esplosione demografica i conseguenti fenomeni di inurbamento massiccio, creazione di sacche di povertà e disagio sociale,  migrazioni, degenerazione consumistica, aumento delle disuguaglianze e dei conflitti per le risorse, hanno portato all’aumento della violenza e allo scontro tra civiltà contrapposte. Tutto questo mentre le risorse ambientali del pianeta sono in via di esaurimento e una crisi ecologica dirompente incombe sul futuro di tutta l’umanità. Eppure il dibattito sul libro di Huntington è stato presto soffocato dall’ondata di buonismo e di politicamente corretto che rende mellifluo e inutile il dibattito su ciò che bisogna fare per tentare, almeno tentare, di salvare il pianeta. Finché non sarà troppo tardi.

13 commenti:

  1. Grandissimo libro, quello di Huntington, di una lucidità e di una preveggenza uniche.
    Le critiche che gli avevano lanciato a suo tempo i buonisti di tutto il mondo non mi hanno mai stupito, perchè la cruda verità fa sempre paura.
    Quella che invece continua a sorprendermi è la faccia tosta di coloro che, anche oggi, affermano che Huntington non aveva capito niente e che i fatti gli stanno dando torto.
    A che punto si arriva con il "wishful thinking"...

    RispondiElimina
  2. Non ho letto i libro e quindi questo commento potrebbe essere del tutto sbagliato. Ma direi che ci siano due cose da osservare. La prima è che non c'è uno scontro di civiltà fra occidente e mondo islamico. Direi piuttosto che c'è un processo di disintegrazione violenta di alcune società islamiche (in gran parte causato dalla crescita demografica). Noi ci siamo marginalmente coinvolti per la nostra ingerenza nei fatti loro (a causa ovviamente del petrolio). Insomma, non gli lasciamo fare le loro guerre in santa pace.
    In secondo luogo, la folle crescita demografica (costituita da soggetti prevalentemente da piccoli pozzi di ignoranza e frustrazione) non sta determinando una rinascita islamica, ma la disintegrazione violenta di intere società.
    Jacopo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Commento lucidissimo e direi quanto di più vicino alla realtà dei fatti mi sia stato dato di leggere in questi giorni.

      Elimina
    2. Interessante commento di Simonetta. Nemmeno io ho letto il libro di Huntington, anche se ne ho ovviamente sentito parlare: di "scontro di civiltà" si parla da tanti anni. Sinceramente non ci ho creduto mai troppo, mi è sembrata una tesi ad effetto, difficile da verificare.
      Però quello che mi sorprende è l'assoluta cecità della comunità internazionale sul problema demografico. Siamo circondati da masse enormi di disperati, di disoccupati e sottoccupati che è praticamente impossibile tenere a freno. Se la crescita demografica in Africa sarà quella prevista - 4 miliardi per fine secolo, dal miliardo attuale - non so come andrà a finire. Il filosofo Severino ipotizzava già molti anni fa l'impiego di armi atomiche come ultima ratio ...
      Addirittura osserviamo in alcuni paesi un cambio di mentalità verso l'immigrazione selvaggia. Manifestanti in Germania portavano cartelli con la scritta: "I like immigration". E nelle scuole italiane ci sono insegnanti che danno come tema da svolgere cose del genere: "Cerca di convincere un leghista che gli immigrati non sono un problema ma una risorsa." E l'immarcescibile Emma Bonino ci ricorda che nei prossimi decenni l'Europa avrà bisogno di 50 milioni di immigrati. (ha confessato ieri di avere un tumore al polmone e non potrà perciò candidarsi alla presidenza della repubblica. A meno che non la facciano presidente non sapendo chi scegliere: sarebbe probabilmente una presidenza breve ...).

      Insomma l'esplosione demografica è un'opportunità, ragazzi!

      Elimina
    3. All'interno di un paese, le persone tendono ad andare dove ce ne sono gia' molte altre, non dove non c'e' nessuno, e piu' ce ne sono piu' ne attirano altre. Se tutto il mondo dovesse divenire paese...

      Elimina
  3. Molto intrigante davvero il commento di Jacopo Simonetta, al quale vorrei solo aggiungere 2 piccole cose.

    La prima è che l'ingerenza USA nelle faccende islamiche non è solo figlia del petrolio, ma anche della pressione della propria comunità ebraica (molto ricca ed influente), che non può lasciare Israele al suo destino.
    La seconda è che le macro-civiltà di cui parlava Huntington nel suo libro sono diverse, e quindi lo scontro tra l'Occidente e l'Islam è solo una delle tante combinazioni possibili.

    RispondiElimina
  4. Consiglio gli amici che non lo hanno fatto di leggere il libro di Huntington e di non fermarsi al titolo più o meno gradito. E basato su fatti concreti e non su teorie preconcetti. Consente di dare una interpretazione logica e coerente alla storia degli ultimi anni. Non è un libro anti-illuminista, ma svela la nostra illusione che il nostro universali so riguardi il mondo intero. Ci ricorda che il liberalismo e la democrazia sono minoritarie e fragili. Ci ricorda anche di non essere arroganti e che al mondo ci sono altre macro culture.

    RispondiElimina
  5. Infatti solo i cretini hanno pensato l'idea della "universalità". Questo libro dovrebbe essere preceduto da un altro che esamini le ideologie cretine prodotte dal cosiddetto "occidente", ad uso e consumo dei cretini.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' vero. L'occidente sta attraversando un rincitrullimento generale. Quando l'uomo non è più capace di riflettere vuol dire che sta diventando subumano.

      Elimina
  6. C'è un fiume di denaro che arriva in Africa, ma tra le tante inizitive contro la miseria propagandate manca quella fondamentale e cioè il controllo delle nascite. Evidentemente la miseria rende. Rende alla Chiesa perché il disagio estremo porta l'uomo al ritorno all'irrazionale, rende al capitalismo per il reperimento del lavoro a basso costo e perché l'aumento dei consumi porta al moltiplicarsi dei rendimenti in una spirale disastrosa senza limiti, rende a tutti coloro che sulla miseria basano le loro carriere. Possibile che la qualità della vita non abbia alcuna attrattiva? Sovrappopolazione significa distruzione dell'ambiente, riduzione degli spazi vitali, distruzione delle risorse. Nessuno che abbia mai pennsato di attribuire i disastri e le inondazioni in Liguria ed altre parti d'Italia all'intensità abitativa. L'Italia con 2/3 di territorio montuoso è una delle nazioni più densamente abitate. Cos'è questa demenziale politica dell'accoglienza?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "ma tra le tante inizitive contro la miseria propagandate manca quella fondamentale e cioè il controllo delle nascite."

      Bisogna vedere se propagandare il controllo delle nascite produce davvero il controllo delle nascite: in fin dei conti il paese con la piu' bassa natalita' del mondo e della storia e' l'Italia.
      La vita, in genere, tende a reagire agliimpedimenti con rinnovato vigore contro l'impedimento stesso: quando si potano le piante, il ramo che si vuol far crescere di piu' e' quello che va accorciato maggiormente.

      Elimina
    2. "Cos'è questa demenziale politica dell'accoglienza?"

      Buona domanda. Chi la vuole tutta questa gente disperata, in un paese in più con milioni di disoccupati e di poveri? Il papa è per l'accoglienza, Napolitano e Renzi sono pure per l'accoglienza, la sinistra è a favore della società multiculturale, multietnica, multireligiosa, multilingue ecc. ecc. Renzi sta per istituire lo jus soli (chi nasce in Italia è italiano), le donne incinte faranno la fila per entrare in Italia (sei incinta, non ti possono respingere).
      Stiamo subendo una vera invasione che è poi solo all'inizio. Ma ci dicono che saranno una risorsa, faranno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, nemmeno quelli di sinistra e buonisti (mica un plurilaureato del Manifesto può mettersi a raccogliere pomodori, per questi lavori il Manifesto importa i negri - e poi chiama razzisti gli italiani che non sono d'accordo con questa invasione).
      Abbiamo anche un papa scemo che si fa bello col culo degli altri, disposto anche a fraternizzare con l'islam. A quando una bella discussione sulla trinità o sulla fede. Quale fede? Quale Dio? Adesso vogliono farci credere che Dio è Dio, Jahvè Allah e Gesù sono la stessa cosa.

      Elimina