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venerdì 18 maggio 2018

La battaglia africana

(Il trasporto del cadavere di un gorilla di montagna ucciso dai bracconieri)
E' l'area del pianeta dove più' evidente e' il conflitto tra uomo e natura selvaggia. Si trova nell'angolo orientale della Repubblica Democratica del Congo, al confine con Ruanda e Uganda. E' il parco più' antico dell'Africa: il parco Virunga, con gli ultimi esemplari del gorilla delle montagne. Il parco e' al centro del conflitto tra crescita eccessiva di Homo e ambiente naturale con la sua biodiversita'. Conflitto non solo metaforico: sabato 12 maggio 2018 la guardia forestale Rachel Katumwa, di 25 anni, e' stata uccisa da quattro uomini armati mentre scortava due turisti britannici verso il vulcano Nyragongo. Da gennaio sono otto le guardie del parco uccise dai bracconieri, 170 negli ultimi 20 anni. Praticamente un conflitto aperto in cui a perire non sono solo le persone: nel 2007 vennero ritrovati una decina di gorilla di montagna fucilati come nelle esecuzioni di massa. Si tratta dei rari "gorilla beringei beringei " di cui rimangono 800 esemplari, 400 dei quali nel parco Virunga. Il parco e' come uno specchio che riflette la sostanza dei problemi dell'Africa: una popolazione umana in rapidissima crescita che va ad impattare sulla natura originaria del continente. Il parco Virunga con le sue montagne innevate, vulcani, savana, paludi foreste tropicali e' un paradiso di biodiversità', dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanita', che tuttavia e' da considerare una delle zone più' instabili del pianeta. La pressione demografica sul parco e' immensa e ormai difficilmente compatibile con la sopravvivenza del parco. E' difficile proteggere l'ambiente in una delle aree rurali più' densamente popolate: 400 abitanti a km quadrato! Nel 1994 il conflitto scoppiato in Ruanda si e' esteso al Congo: più' di un milione di civili sono fuggiti dal paese, insediandosi in campi incredibilmente sovraffollati ai margini del parco. Una situazione divenuta terreno fertile per gruppi di milizie armate che reclamano, con la forza, di poter usufruire delle risorse naturali di cui dispone il Parco di Virunga. Immaginate milioni di abitanti affamati, e sotto i loro piedi 2 milioni di fertilissimi acri che pero' devono essere preservati (non coltivati) in nome di gorilla e della biodiversità'. Il risultato e' l'odio della popolazione umana verso i gorilla, gli ippopotami(crollati a poche centinaia dai 27.000 della meta' degli anni ottanta), gli elefanti e gli altri animali selvaggi rimasti.Il bracconaggio imperversa e decine di animali rari vengono uccisi ogni mese, alcuni persino bruciati per disprezzo. E la lunga sfilza di guardaparco che sono rimasti uccisi in agguati e aggressioni da parte di bande armate. In questo precario equilibrio, le innumerevoli specie protette presenti nel Parco vengono utilizzate come pedine di una sanguinosa partita a scacchi; e primi tra tutti, i gorilla di montagna
Ulteriore elemento di instabilità è rappresentato dall’industria petrolifera, che attraverso metodi più o meno legittimi cerca di estrarre le risorse del Parco. Nel 2010, per esempio, la Soco International di Londra ha ottenuto il permesso di perlustrare circa metà del Parco. Solo l’insurrezione degli ambientalisti e dell’opinione pubblica ha, per il momento, bloccato qualsiasi tentativo di estrazione petrolifera. Ma la storia del futuro dei gorilla di montagna, degli elefanti, degli ippopotami, della vegetazione e della biodiversità' e dell'ambiente originario del parco Virunga, e in verità' di tutta l'Africa, e' già' scritta nei tassi di crescita demografici di Homo. La povertà', la fame, i conflitti per le risorse e per gli interessi che questa crescita spropositata comporta, non lasciano scampo. Anche perché' intorno al parco, intorno a tutti i parchi dell'Africa, crescono megalopoli e bidonville, accampamenti e infrastrutture, pozzi petroliferi, tralicci, disboscamento e cementificazione. I terreni servono per nutrire gli Homo e non certo per le specie viventi di un ambiente originario sempre più' precario. L'esercito dei ranger del parco ha già' perso la sua battaglia e i 170 morti nelle sue fila non basteranno. Mantenere un ambiente incontaminato con la sua biodiversità' in un territorio sovraffollato e' impossibile, e la repubblica del Congo non farà' molto: l'esercito regolare ha spesso le mani sporche di sangue e le tasche piene di bustarelle. Onore a Rachel Katumwa ennesima vittima dell'aggressività' umana, ma la sua battaglia per proteggere il mondo naturale e' persa.

14 commenti:

  1. Ho rivisto il film con Sigourney Weaver che reinterpreta la vita di Diane Fossey, Gorilla nella nebbia: nel film si inscena una finta impiccagione per spaventare i bracconieri che avevano ucciso i gorilla: ecco il problema sta qui: i ranger dovrebbero ucciderli sul fatto e bruciare le capanne ed allontanare i familiari, come fanno gli israeliani con i terroristi, Nel frattempo annuncio che sono arrivato terzo al premio nazionale di filosofia nella categoria paradossi e che l'anno prossimo porterò un libro di filosofia ed etica etologica che tratta dell'empatia fra l'uomo ed animali, ed indirettamente di sovrappopolazione. Complimenti per il tuo blog. Continua, non mollare! è un dovere morale.

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  2. Sì, Agobit, apprezzabile che ci ricordi quel che accade in Africa. A me però interessa di più quel che mi succede direttamente intorno, nelle immediate vicinanze.

    Affermazioni come "E' difficile proteggere l'ambiente in una delle aree rurali più' densamente popolate: 400 abitanti a km quadrato! [...] Mantenere un ambiente incontaminato con la sua biodiversità' in un territorio sovraffollato e' impossibile, e la repubblica del Congo non farà' molto [...]" sono perfettamente valide anche per l'Italia (in particolare per alcune sue aree per le quali la densità di 400 ab/km2 è un lontano ricordo, essendo quella densità ormai abbondantemente superata).

    Resto dell'idea che prima di guardare quel che succede "altrove" occorre tenere gli occhi ben puntati sui propri piedi e darsi da fare per (far) capire cosa succede direttamente intorno a noi, nella ristretta area ove dobbiamo vivere (non ne abbiamo altre e sempre meno ne avremo). Diversamente, l'illusione che la sovrappopolazione non tocchi l'Italia continuerà, nell'indifferenza collettiva dovuta a un'ignoranza intenzionalmente indotta, a generare politiche di gestione territoriale che peggiorano la nostra situazione già grave (incluse quelle che riguardano "l'accoglienza", che è una questione che impatta anche, se non soprattutto, sull'ambiente).

    Ci sono forti resistenze nell'accettare questo tipo di osservazioni, e concrete operazioni di sviamento che mirano a distogliere da esse puntando continuamente il dito in qualche altrove o su questioni globali (il modo migliore per indurre a non fare nulla di concreto e di immediatamente verificabile nella quotidianità di ciascuno). Non lasciarti arruolare tra le schiere di questi sviatori seriali, particolarmente se sei in buona fede.

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  3. << Mantenere un ambiente incontaminato con la sua biodiversità' in un territorio sovraffollato e' impossibile >>

    Caro Agobit, ho l'impressione che ben poche cose (positive) siano compatibili con un territorio sovraffollato.

    Ed ha ragione Mr.Key quando afferma che la campana sta suonando anche per noi.
    E' meglio che ci prepariamo.

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  4. Capisco chi spera nell' "Hortus conclusus", ci spero anche io e mi batto contro il consumo di suolo dove risiedo. Ma come ci ha insegnato James Lovelock la Terra e' un sistema unitario che funziona come un organismo complesso. Il riscaldamento infatti non si limita ai luoghi di maggior consumo energetico ma interessa tutto il globo. E così' la sovrappopolazione che genera interconnessioni economiche, conflitti, competizioni sulle risorse, epidemie, migrazioni globali e non localizzate. Io abito a Roma. Chi visita il centro storico o Prati o la Balduina non si rende conto. Ma appena giri per le estreme periferie ti accorgi che intorno all'orto romano e' nata un'altra città' più' simile a Nairobi che alla Roma che noi conoscevamo. E' inutile chiudere gli occhi sull'Africa: Il nostro orto e' già' africano.

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    1. Ah, che meraviglia quando si sceglie l'atteggiamento del tipo "fatto compiuto" per alcuni argomenti e non per altri! Non ci siamo, lasciatelo dire.

      Quanto alla Terra "sistema unitario che funziona come un organismo complesso" lo so bene e sono d'accordo con te. Però, pensaci un attimo: è meglio continuare a guardare alle cose globali e, a causa della scala, non fare niente di concreto, oppure guardare sotto ai propri piedi e fare qualcosa subito verificandone i risultati nel particolare? Senza contare che quella "goccia" particolare, per quanto piccola, è se non altro acqua, laddove le parole sono e restano parole, anche se belle, bellissime.

      Proprio in questi giorni ho installato pannelli di reti sui piselli del mio orto, per tenere fuori quegli stronzoni di piccioni che me li han già fatti fuori due volte. In questo modo, salvo la mia razione di piselli (al prezzo di rendere un po' più tristi quei piccioni che, devo ammetterlo, immaginavo già trasformati in brodo). Ragionando "globale", avrei magari fatto domanda al Comune perché implementasse qualche ardito piano di "contenimento dei volatili nell'area suburbana". Aspetta e spera.

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  5. Mio figlio sta preparando una tesina, per la maturità, sul P R O B L E M A demografico.
    Il capitolo 10 di Collasso - Come le culture decidono di morire o vivere, verte propruo sulla guerra cosiddetta etnica, in Ruanda che invece fu una guerra per sovraccarico antropico.
    Jared Diamond e i due ricercatori belgi affermarono che, data la natura dell'andamento demografico, ancora esponenziale con base superiore a uno (quindi crescente) la probabilità di sanguinose guerre, nel tempo, è uno (certezza assoluta).

    Ancora, stamani, alla radio, la pubblicità pro ottenimento del 5 per mille, di una ONG "che aiuta i bambini a nascere in Africa".
    Beh, capite che siamo alla follia, all'autodistruzione per ecocidio.

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  6. Caro UnUomo, complimenti a tuo figlio per l'argomento della tesina e auguri.
    Purtroppo questo è un problema per il quale non basta la consapevolezza di alcuni, o anche di molti, sarebbe necessaria la consapevolezza di TUTTI.

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    1. Sovrappopolazione, guerra, crescita, invasione islamica, mio figlio inizia ad avere alcune idee che non sono quelle martellate da mane a sera dal pensiero unico ortodosso politicamente corretto, progressista. Ha già avuto dei problemi, ad esempio con una insegnante che non ha apprezzato. Gli ho detto che non sarà facile, che non è facile stare fuori dal gregge.
      Buona forza e costanza a lui e a noi tutti.

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    2. A tuo figlio abbasseranno il voto di maturità per avere espresso idee "razziste" o anche solo per essersi dimostrato poco propenso all'accoglienza e all'integrazione. Vedrai un po' se ho torto.

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  7. Post intelligente e drammaticamente realistico, che evidenzia uno dei casi più emblematici del duro conflitto esistente tra Demografia ed Economia da una parte ed istanze ecologiche dall'altra: non a caso (anche) la nota primatologa e preservazionista J.Goodall ha sottolineato la fondamentale esigenza di porre un freno alla crescita demografica umana che in territori come quelli che attorniano il Parco del Virunga continua ad essere enorme, ma i pochi appelli di questo tipo (sfortunatamente) restano "voces clamantes in deserto", sostanzialmente privi di effettivo 'peso politico' e dunque di ricadute pratiche...

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    1. Ricordo sommessamente che anche dalle nostra parti la crescita demografica umana "continua ad essere enorme", e che pure dalle nostre parti "i pochi appelli" per ricordarlo restano "'voces clamantes in deserto', sostanzialmente privi di effettivo 'peso politico' e dunque di ricadute pratiche". Anzi, dalle nostre parti si lavora attivamente, implementando operativamente progetti per impedire alla popolazione locale di diminuire spontaneamente, come farebbe in assenza di "spinte" organizzate dall'alto a danno della collettività. Tenerlo sempre ben presente è un imperativo imprescindibile per chiunque, in Italia, abbia l'ardire di dichiararsi anche solo lontanamente "ecologista". Chi non lo facesse dovrebbe dichiararsi, piuttosto, "ecologista ipocrita" o (se in buona fede) "ecologista cieco".

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    2. Questa risposta sottolinea un problema oggettivo e drammatico, ma sfortunatamente dalle nostre parti ai crescenti flussi migratori extra-comunitari (che francamente non ritengo etero-diretti ma fondamentalmente "spontanei") si aggiungono costanti geremiadi in merito al (secondo me laicamente provvidenziale) calo della natalità autoctono e in perfetto stile clerico-nazionalista si invocano robusti sostegni finanziari alla produzione di ulteriori disoccupati & poveri e di ulteriore incremento del locale "human ecological footprint" nel prossimo futuro :(

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    3. Claudio: "flussi migratori extra-comunitari (che francamente non ritengo etero-diretti ma fondamentalmente 'spontanei'"

      Non prendertela, col massimo rispetto mi sento di dirti "osserva con più attenzione, girando intorno tre o quattro volte all'oggetto del tuo esame".

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